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(it) Italy, Umanita Nova #23/25 - Educazione sessuale: un affare di famiglia. Ritiro immediato del DdL Valditara (ca, de, en, pt, tr)[traduzione automatica]
Date
Thu, 9 Oct 2025 09:46:22 +0300
Nella scuola procede a grandi passi l'opera reazionaria e repressiva del
ministro Valditara. Alle imposizioni contenute nelle nuove Indicazioni
nazionali, al codice disciplinare per i lavoratori, alla riforma del
voto di condotta, alla caccia al telefonino, alle sanzioni per chi
decide di sostenere un orale poco brillante alla maturità si aggiunge
infatti la partita dell'educazione sessuale, recentemente giunta in una
fase calda del dibattito.
Lo scorso febbraio i deputati Sasso (Lega) e Amorese (FdI) presentavano
una proposta di legge a testa, entrambe finalizzate all'introduzione del
consenso informato delle famiglie per attività scolastiche inerenti
sessualità e affettività. In pratica per svolgere attività didattiche di
educazione sessuale e affettiva, e solo di un certo tipo rigidamente
delineato, serve il placet delle famiglie.
A maggio le proposte di legge venivano recepite in un disegno di legge
organico presentato dal ministro dell'istruzione Valditara, il DdL 2423.
E nell'estate è stato avviato il relativo iter.
Proviamo a contestualizzare questi interventi legislativi.
Il dilagare della violenza sessuale e dei femminicidi, e la particolare
eco mediatica che soprattutto alcuni di essi hanno avuto negli ultimi
due anni, ha generato un dibattito pubblico in cui ha assunto rilevanza
la questione della violenza sessuale come fenomeno sistemico della
società patriarcale: una sollecitazione correttamente arrivata dal mondo
femminista e transfemminista, ma poco correttamente rielaborata a
livello mainstream o comunque in ambito riformista. In particolare,
l'insistenza nell'attribuire il fenomeno delle violenze sessuali ai
giovani (ricordiamo che l'età media degli autori di femminicidi è 54
anni), enfatizzando una loro incapacità di gestire l'affettività e le
relazioni, ha sollecitato da più parti la necessità di un'adeguata
educazione alla sessualità e all'affettività a partire dalle scuole.
Aldilà di ogni legittima considerazione su cosa significhi, in generale,
educare la sessualità in una società sessista tramite l'istituzione
scolastica, va considerato che cosa significhi, nello specifico, avviare
questo processo all'ombra di un ministero e di un governo come quello
attuale e quali enormi problematiche si aprano.
Infatti all'inizio del 2025 l'associazione Pro Vita & Famiglia lancia
una campagna dal titolo "Mio figlio no!" espressamente finalizzata a
"fare pressione su Governo e Parlamento affinché si arrivi ad una Legge
sulla Libertà Educativa dei genitori". Ciò allo scopo esplicitamente
dichiarato di opporsi all'educazione alla sessualità e all'affettività
nelle scuole, ritenuta veicolo di indottrinamento all'ideologia gender.
A sostegno dell'iniziativa, oltre alla trista cordata già vista in
azione al Family Day di Verona di qualche anno fa, anche le associazioni
"Non si tocca la famiglia" e "Generazione famiglia", ma soprattutto
insigni rappresentanti del governo come Sasso e Amorese che con
sincronismo perfetto recepiscono il tutto in specifiche proposte di
legge. A giugno la campagna, ormai robustamente sostenuta da due
proposte e un disegno di legge del ministro dell'istruzione Valditara,
viene rilanciata in un evento pubblico, il Festival dell'"Umano tutto
intero", sostenuto dal network "Ditelo sui tetti" giunto alla sua
seconda edizione e quest'anno strettamente collegato al Giubileo.
Ma vediamo i contenuti degli atti legislativi in questione.
La proposta di legge 2271 Amorese, sottolineando il primato assoluto
della famiglia nella scelta di far partecipare o meno i figli ad
attività di educazione sessuale a scuola, specifica in premessa qual è
l'obiettivo dell'introduzione del consenso informato delle famiglie:
arginare e contenere la trattazione dei temi dell'educazione sessuale e
affettiva nelle scuola, veicolo per la "diffusione di modelli culturali
distorti e contaminazioni ideologiche che appaiono intollerabili (...)
evitando imposizioni culturali e indottrinamenti su temi di così grande
e profonda sensibilità."
La proposta di legge 2278 Sasso, sempre finalizzata all'introduzione del
consenso informato delle famiglie, spazia più ampiamente sulla materia.
Sono vietate tutte le attività "in qualsiasi modo connesse ai temi
concernenti l'identità o la fluidità di genere o l'orientamento sessuale
ovvero che possano promuovere anche implicitamente la transizione
sessuale o di genere". Un docente- guardiano presente in classe vigilerà
sull'osservanza di questo diktat, con sanzioni per i trasgressori
(sospensione fino a un mese dall'insegnamento). Come se non bastasse, la
foga omofoba viene estesa anche a pratiche e comportamenti quotidiani,
andando a colpire qualche blanda esperienza inclusiva introdotta da
alcune scuole. La proposta di legge Sasso, infatti, prevede che siano
aboliti i percorsi di carriera Alias, tranne i casi in cui si dimostri
l'avviamento formale di un percorso di "rettificazione di attribuzione
del sesso". Aboliti anche i cosiddetti "bagni neutri": distinzione
tassativa tra bagni e spogliatoi maschili e femminili, con l'obbligo per
gli studenti di "utilizzare esclusivamente quelli del sesso attribuito
alla nascita". Analogo obbligo per la partecipazione alle manifestazioni
sportive nella categoria maschile e femminile.
Valditara ha integrato queste proposte in un disegno di legge che nel
ribadire l'impianto omofobo e sessista indica ulteriori "dispositivi di
chiusura", come lui stesso li definisce.
Innanzitutto, esclude dalle attività di educazione sessuale scuola
dell'infanzia e scuola primaria. Specifica poi che tutti i materiali
didattici delle attività in questione devono essere consegnati con
considerevole anticipo e messi a disposizione delle famiglie che devono
visionarli ed esprimere consenso oppure no almeno una settimana prima
dello svolgimento. Seguono quindi rigide indicazioni per la selezione di
soggetti esterni che possono essere coinvolti nelle attività, di cui
verrà elaborato un albo e saranno valutati i titoli. Sono infine
definiti i passaggi per rendere attuativo il meccanismo del consenso
informato preventivo delle famiglie.
È chiaro infatti che sottoporre un'attività didattica al consenso
familiare è operazione inedita e pesantissima, anche soltanto dal punto
di vista normativo, che implica una grave limitazione della libertà di
insegnamento, tra l'altro costituzionalmente tutelata, e delle
competenze del Collegio dei docenti, a cui spetta la definizione del
Piano triennale dell'offerta formativa (PTOF), oltre a rappresentare
una grave limitazione al diritto all'educazione e alla formazione,
sottoposto al veto delle famiglie con conseguente discriminazione fra
studenti.
Consapevole di un'operazione estremamente attaccabile anche sul piano
formale, Valditara ha dunque pensato bene di blindare l'acquisizione del
consenso delle famiglie riformando unilateralmente il PTOF e
introducendovi un'apposita sezione denominata "Attività sensibili
riguardanti la sfera personale", contenente il modulo da compilare
obbligatoriamente per esprimere consenso.
Attualmente il disegno di legge sta seguendo il suo iter nella
Commissione Cultura della Camera, presieduta - merita sottolineare - dal
fratello d'Italia Federico Mollicone, assurto agli onori della cronaca
qualche tempo fa per i suoi attacchi a una puntata della serie di
cartoni Peppa Pig in cui c'era una famiglia omogenitoriale con un
orsetto polare che aveva due mamme.
La gravità dell'atto legislativo in discussione è evidente. A parte la
violazione contemporanea di una decina di disposizioni legislative che
dovrebbero tutelare diritti di studenti, docenti, cittadinx, istituzioni
scolastiche e loro organi collegiali etc., quello che è odioso e
gravissimo sta sul piano specificamente politico e repressivo. Che una
proposta di legge ci dica addirittura quale bagno usare non è
demenziale, è violenza. È violenza negare a giovani persone transgender
la possibilità di cercare di capirsi, nominarsi, definirsi, anche a
scuola, nella relazione quotidiana di un ambiente di studio e di lavoro,
al difuori di un percorso di medicalizzazione. È violenza sottoporre
l'educazione sessuale al controllo ideologico di famiglie sotto la
spinta di nuclei della destra organizzata ultraconservatrice e omofoba.
Tra l'altro il familismo è un tratto che ritorna anche in altri contesti
di politica scolastica. Basti pensare che è appena entrato in vigore una
procedura di nomina di supplenza annuale che, in barba alle graduatorie,
prevede la conferma degli insegnanti di sostegno precari dell'anno
precedente sulla base della richiesta delle famiglie dei disabili: tutto
questo nella scuola pubblica.
rUna retorica familista dilagante e deleteria, che investe non solo la
scuola e che appare tanto più grottesca se accostata al dato del 90% dei
femminicidi che si consumano in famiglia o, tanto per fare un esempio,
ai casi di piattaforme o gruppi social come "Mia moglie".
Ovviamente, riguardo al disegno di legge Valditara, non c'è da stupirsi
del portato sessista, omofobo, discriminatorio e reazionario che lo
caratterizza. Dobbiamo però evitare qualsiasi banalizzazione e
sottovalutazione di una problematica che è di estrema rilevanza. Già
alcuni sindacati di base, lavoratori della scuola, collettivi,
associazioni, studenti hanno preso posizione e chiesto a gran voce il
ritiro del DdL Valditara. È necessario comprendere la portata violenta
di questo disegno di legge e i suoi legami con le più generali politiche
governative. Ed è necessario contrastarlo realmente sia nei luoghi di
lavoro e di studio che nei contesti di più generale lotta sociale.
Patrizia Nesti
https://umanitanova.org/educazione-sessuale-un-affare-di-famiglia-ritiro-immediato-del-ddl-valditara/
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