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(it) Italy, FdCA, IL CANTIERE #37 - Lavorare per eMAG, la Amazon di Romania - Marco Veruggio (ca, de, en, pt, tr) [traduzione automatica]
Date
Wed, 8 Oct 2025 09:02:40 +0300
Intervista a un lavoratore del gruppo Emag.ro., il “clone“ romeno di
Amazon - 26 Luglio 2025 ---- eMAG, la Amazon di Romania, fattura circa
due miliardi offrendo milioni di prodotti in Romania Ungheria e
Bulgaria. Abbiamo parlato dell’organizzazione del lavoro e della sua
storia con un lavoratore che ha chiesto garanzie sulla protezione del
suo anonimato. ---- La moneta cattiva scaccia quella buona: è una legge
dell’economia che si può applicare anche al lavoro. L’organizzazione del
lavoro di Amazon, ad esempio, ha prodotto in giro per il mondo la
nascita di una serie di aziende-clone, che hanno copiato pedissequamente
l’organizzazione del lavoro del colosso americano e occupato il mercato
dell’e-commerce dove questo ha deciso di non insediare la propria rete
di distribuzione. Tra questi Mercado Libre in America Latina e dal
2001 il gruppo rumeno Emag, che sulla sua piattaforma offre milioni di
prodotti a chi vive in Romania, Ungheria e Bulgaria e dal 2019, grazie
a una partnership con Extreme Digital, vende dispositivi elettronici
prodotti in Romania, Austria, Croazia, Slovenia e Repubblica Ceca. Da
qualche anno il marketplace che permette ad aziende terze di vendere
tramite la piattforma di Emag, che nel 2021 ha generato ricavi per
quasi due miliardi di euro, sta attirando l’attenzione anche delle
imprese italiane: Barilla, Campari, Moretti, Mutti, Rummo alcuni dei
marchi alimentari presenti nello store virtuale.
In Romania Emag ha approfittato del vuoto lasciato da Amazon, che non è
presente col servizio di e-commerce, ma a partire dal 2005 ha aperto
centri di sviluppo a Iași, Bucharest and Timișoara, assumendo circa
4.000 dipendenti per fare ricerca e sviluppo. La Romania, infatti, è un
serbatoio di forza-lavoro qualificata a basso costo, in particolare
nell’IT. Tuttavia l’anno scorso si sono diffuse notizie circa la
possibile chiusura dei servizi di machine learning di Amazon, col
potenziale licenziamento di 400 dipendenti. Il clima di paura tra i
lavoratori è forte, tanto che un dipendente della sede di Iași, che
inizialmente si era dato disponibile per un’intervista in forma scritta
per proteggere la propria identità, al momento di procedere si è
ritirato per timore di avere comunque ritorsioni da parte dell’azienda.
Ci è andata meglio col tecnico di un’azienda del gruppo Emag, fornitrice
di articoli di telefonia, che ci ha concesso un’intervista anche lui in
forma scritta. In un’intervista scritta è difficile andare a fondo, ma
uno degli aspetti interessanti che sembra emergere dalle riposte è che i
bassi salari permettono al gruppo Emag di evitare investimenti cospicui
in tecnologia per portare la catena del valore a valle del magazzino al
massimo dell’efficienza e che tuttavia alcuni passi in direzione di un
efficientamento siano già in corso.
Cos’è Emag.ro? È corretto dire che si tratta di una sorta di clone di
Amazon?
Sì, le sue ambizioni, che si stanno rapidamente concretizzando, sono
quelle di conquistare il mercato dell’e-commerce nell’Europa orientale e
meridionale.
Ok, ora parlaci del tuo lavoro.
Io lavoro come tecnico per Flip.ro, una società affiliata al gruppo di
cui Emag è socio di maggioranza. Il nostro modello di business consiste
nell’acquistare telefoni cellulari usati e rotti, principalmente iPhone,
e ripararli con pezzi acquistati all’ingrosso dal gruppo Shenzen China
per poi rivenderli come prodotto finito ricondizionato in Grecia,
Bulgaria, Ungheria e Romania.
Come sono condizioni di lavoro e salari?
Le condizioni di lavoro erano migliori rispetto alla mia esperienza nel
settore quando sono entrato in azienda l’anno scorso, ma hanno iniziato
a degradarsi rapidamente quando il gruppo Emag ha iniziato a
incrementare il tasso di sfruttamento cercando di tagliare i costi,
utilizzando componenti più economiche o eliminandone alcune del tutto
dall’assemblaggio e offrendo incentivi per il lavoro straordinario e
premi più elevati per aumentare la produzione. I salari sono un po’ al
di sopra della media, ma la maggior parte dei miei colleghi con una
certa esperienza riceve circa il 20-25% del proprio stipendio in forma
di premi, alcuni mesi anche il 50%.
In generale, le condizioni di lavoro sono migliori rispetto ad altre
aziende o no?
La mia esperienza di lavoro precedente è stata in un’azienda di medie
dimensioni dove lavoravamo con fornitori cinesi per procurarci i pezzi
originali e anche la strumentazione, ma spesso eravamo costretti ad
adottare soluzioni estemporanee per completare una riparazione e a volte
dovevamo affrontare ritardi significativi nella consegna dei pezzi
necessari. Come detto prima le condizioni all’inizio erano migliori, ma
col tempo sono peggiorate e ora sono ai minimi storici, un giudizio su
cui tutti i miei colleghi concordano a prescindere anche dall’anzianità
di servizio.
Che tipo di lavoratori scelgono di lavorare nel gruppo Emag.ro: giovani,
immigrati, donne?
Per quanto riguarda la mia azienda la totalità, diciamo il 99%, del mio
reparto è composta da giovani maschi sui 20-30 anni con diverse
provenienze sia in termini di classe sociale che di istruzione. In altri
reparti, in particolare il “Front”, che si occupa di pulire e
igienizzare il telefono dopo che è stato riparato, rendendolo
presentabile per la vendita, e che è anche il reparto con la
retribuzione più bassa dell’azienda, ci sono per lo più giovani, anche
donne e, più recentemente, l’azienda ha iniziato ad assumere lavoratori
nepalesi, che però in generale sono ostracizzati dai miei colleghi.
Puoi dirmi qualcosa sull’organizzazione del lavoro nella tua azienda?
Stiamo iniziando a implementare la filosofia kaizen, che si traduce in
un’intensificazione dello sfruttamento. Le nostre condizioni sono più
simili a quelle di una fabbrica, che riceve un prodotto non finito e
attraverso il nostro lavoro ne realizza uno finito pronto per la
vendita. Al contrario di un normale servizio di assistenza in cui un
cliente arriva con un telefono che ha un problema e viene riparato e
restituito al proprietario. Qui stiamo creando un vero e proprio
catalogo di telefoni, in modo che arrivino ordini di quei particolari
modelli e noi possiamo prepararli e venderli. Inoltre le festività e i
periodi dell’anno in cui le persone sono solite fare dei regali sono
molto stressanti, perché dobbiamo produrre molto di più per soddisfare
le richieste.
Quali sono i principali problemi del vostro posto di lavoro?
Il problema principale in generale sono ovviamente le retribuzioni
misere. Le persone si accorgono che le competenze che stanno acquisendo
qui sono meglio ricompensate altrove, ma non c’è ancora stato un esodo
di massa di colleghi che si sono licenziati e sono andati altrove, come
è successo dove ho lavorato in precedenza. Nel mio reparto, che è quello
tecnico dove ripariamo fisicamente i telefoni, il problema principale è
la scarsa organizzazione del magazzino e la mancanza di strumenti,
materiali di consumo e altre cose che ci rendono la vita più difficile.
Anche l’intensificazione del lavoro si è fatta sentire: ogni giorno
dobbiamo riparare circa 30 telefoni ciascuno e questo rappresenta un
vero e proprio stress per molti dei miei colleghi.
Siete sindacalizzati o almeno avete mai discusso l’idea di iscrivervi a
un sindacato?
Con un collega di un altro reparto ho discusso della creazione di un
sindacato e l’ho invitato a parlare con me e altri lavoratori e
attivisti, ma finora non si è riusciti a concretizzare e quindi sto
ancora cercando di ottenere questo incontro e di porre le basi per avere
un sindacato nel nostro posto di lavoro.
Intervista tratta dalla newsletter
di PuntoCritico.info del 25 luglio 2025.
https://alternativalibertaria.fdca.it/
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