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(it) Italy, FAI, Umanita Nova: La filiera della morte. Vertice NATO (ca, de, en, pt, tr)[traduzione automatica]
Date
Sun, 14 Sep 2025 07:57:31 +0300
"Faremo La NATO ancora più grande. Oggi, tutti noi alleati, abbiamo
posto le fondamenta per rendere la NATO più forte, più equa e più
letale". A conclusione del vertice dell'Alleanza Atlantica tenutosi
all'Aia il 24 e 25 giugno scorso, il segretario generale Mark Rutte ha
enfatizzato i risultati di quello che agli occhi di tanti analisti (si
veda in particolare Gianandrea Gaiani, direttore di Analisi Difesa) è
apparso però come un teatro-pollaio, con un "pavone padrone" - Donald
Trump - e tantissimi "polli adoranti", i capi di Stato degli altri 31
paesi aderenti.
"Gli Stati Uniti appaiono oggi non più il grande alleato ma il vero
padrone, che oltre a spiare gli europei come un grande fratello pretende
anche devozione, cieca obbedienza e glorificazione delle proprie gesta e
di quelle del suo condottiero", scrive Gaiani. "Al vertice dell'Aia la
NATO è di fatto morta come alleanza pur sopravvivendo come una sorta di
impero feudale in cui il sovrano cerca e ottiene sudditanza e adulazione
dai vassalli sottomessi".
Al summit, il presidente USA si è presentato come il cavaliere
pacificatore dell'Apocalisse dopo aver imposto la tregua armata tra
Israele e Iran a suon di superbombe. Ai "vassalli" europei ha ricordato
che non c'è NATO senza lo strapotere militar-nucleare di Washington e se
gli alleati vogliono ancora le forze armate a stelle strisce ai confini
con Russia e Bielorussia, dovranno usare l'Unione europea come un
bancomat per finanziare la riconversione a fini militari dell'economia e
della produzione industriale, ma soprattutto dovranno comprare armi e
munizioni made in U.S.A. e sostenere la folle corsa al riarmo spaziale e
nucleare e le smisurate ambizioni di potenza di Washington
nell'Indo-Pacifico.
Pur di tenersi stretto l'adulato "pavone", i partner NATO hanno
accettato di sottoporsi al più grande shock economico-finanziario e
sociale della storia post seconda guerra mondiale: destinare il 5% del
PIL alle spese militari entro dieci anni, puntando in particolare allo
sviluppo e produzione di sempre più sofisticate tecnologie belliche,
sistemi aero-spaziali e satellitari, droni, carri armati e munizioni,
convenzionali e nucleari. Un'emorragia di denaro pubblico a favore del
capitale finanziario transnazionale che annichilerà il welfare,
l'istruzione e la sanità pubblica, i servizi sociali nel vecchio
continente. "Nella valutazione della Casa Bianca, l'obiettivo del 5% per
la Difesa ha un valore finanziario e commerciale: gli alleati europei
comprino armi statunitensi per riequilibrare la bilancia commerciale tra
le due sponde dell'Atlantico ed evitare i dazi americani che lo stesso
Trump minaccia quotidianamente a tutti gli alleati", annota ancora
Gianandrea Gaiani.
Per gli alleati più recalcitranti, Mark Rutte ha elaborato un escamotage
contabile che cambia di poco il futuro tragico dei paesi UE-NATO: al 5%
del PIL si arriverà sommando la quota del 3,5% da coprire con i bilanci
dello Stato per armi e truppe, con l'1,5% in "spese per la sicurezza
nazionale": cyber-security, protezione delle infrastrutture critiche
(centrali elettriche e reti di telecomunicazione), difesa delle
frontiere, mezzi e personale delle forze di polizia militare, presidi
medici contro attacchi nucleari-chimici-batteriologici, riconversione a
uso militare delle infrastrutture della logistica e del sistema dei
trasporti (ferrovie, autostrade, ponti, porti e aeroporti), ricerca e
promozione innovativa nel settore dell'industria bellica, ecc..
"I nostri investimenti garantiranno la disponibilità di forze, capacità,
risorse, infrastrutture, prontezza operativa e resilienza necessarie, in
linea con i nostri tre compiti principali: deterrenza e difesa,
prevenzione e gestione delle crisi e sicurezza cooperativa", si legge
nella risoluzione finale approvata al summit NATO. "Riaffermiamo il
nostro impegno comune a espandere rapidamente la cooperazione
transatlantica nel settore della difesa e a sfruttare le tecnologie
emergenti e lo spirito di innovazione per promuovere la nostra sicurezza
collettiva. Ci impegneremo per eliminare le barriere commerciali nel
settore della difesa tra gli Alleati e faremo leva sulle nostre
partnership per promuovere la cooperazione".
Dopo aver dato vita al programma DIANA - Defense Innovation Accelerator
per "accelerare l'innovazione dual use delle nuove tecnologie" (milioni
di dollari per centri di ricerca e sviluppo in tutti i paesi; in Italia
a Torino, La Spezia e Capua), la NATO ha varato un Rapid Adopion Action
Plan per "rafforzare e velocizzare" l'adozione e l'integrazione di nuovi
prodotti tecnologici in campo militare. "Gli Alleati si impegnano ad
accelerare le procedure di adozione, compresi i bandi di appalti
accelerati, e ad allocare risorse adeguate a tal fine", si legge nella
risoluzione finale del vertice 2025. "Gli Alleati abbracceranno maggiori
rischi di acquisizione nelle prime fasi di sviluppo e miglioreranno la
comunicazione dei segnali di richiesta in ambito NATO. Il Piano di
azione per la produzione in ambito militare risponde alla necessità di
produrre di più e in maniera più rapida".
Tra le novità più rilevanti specie in termini di risorse ed
"investimenti" va segnalata l'approvazione all'Aia della prima Strategia
commerciale spaziale al fine di consentire ai paesi NATO di "integrare
soluzioni commerciali più flessibili e in linea con i tempi, sia in
tempo di pace che di conflitto", offrendo maggiori "opportunità di
affari" alle aziende che operano nel settore aerospaziale e un sempre
più stretto coordinamento con l'Alleanza.
La NATO business pro capitale privato, uscita dal vertice di giugno nei
Paesi Bassi, ha dato vita ad alcuni progetti multinazionali e
plurimilionari. Belgio, Canada, Danimarca, Germania, Grecia, Norvegia,
Paesi Bassi, Polonia, Regno Unito, Svezia, Turchia e Italia hanno
commissionato l'acquisizione, lo stoccaggio, il trasporto e la gestione
di "scorte di materie prime essenziali per la difesa" (in particolare
litio, titanio e altri minerali delle terre rare), particolarmente
richieste dalle industrie della filiera di morte. Con l'High Visibility
Project - questo il nome del programma per le scorte dei minerali
strategici - la NATO punta a "ridurre la vulnerabilità della domanda,
nonché la dipendenza dai fornitori".
Nuovo impulso è stato dato anche al programma di potenziamento della
flotta "multi-ruolo" dei velivoli cisterna NATO per il rifornimento in
volo dei cacciabombardieri (Multi Role Tanker Transport Fleet - MMF). La
NATO Support and Procurement Agency (NSPA) ha sottoscritto un contratto
con il colosso tedesco Airbus Defence and Space per la fornitura di
altri due velivoli-tanker A330, che si sommeranno ai dodici già
operativi con la flotta alleata. Lanciato nel 2012, il programma MMF
gode dell'aiuto finanziario dell'Unione Europea. Uno dei suoi principali
hub operativi è in via di realizzazione nella stazione aeronavale di
Sigonella, la maggiore base USA e NATO esistente nel Mediterraneo
centrale. Nell'installazione siciliana sono in corso i lavori di
ampliamento delle piste di volo per consentire l'atterraggio dei grandi
velivoli cisterna di US Air Force e dei partner dell'Alleanza, dopo
l'acquisizione di un centinaio di ettari di terreni destinati ad uso
agricolo.
Ulteriori gravi effetti in termini di militarizzazione dei territori
saranno generati da un altro grande progetto del Rapid Adoption Action
Plan, il NATO Innovation Ranges. Nello specifico, Estonia, Finlandia,
Lettonia, Paesi Bassi, Svezia ed Italia creeranno un ampio numero di
"campi-poligoni" per la sperimentazione ed integrazione di nuovi sistemi
militari avanzati. "Si tratta di un intervento chiave finalizzato a
velocizzare l'adozione innovativa e il lancio di nuove tecnologie e ad
accrescere le capacità produttive grazie all'inclusione di fornitori non
tradizionali nella base industriale della difesa", spiegano i vertici
NATO. "Questi poligoni consentiranno ai partner alleati di testare,
perfezionare e convalidare prodotti tecnologici in ambienti
operativamente realistici".
Nonostante l'"apostolo della pace" Trump si sia presentato all'Aia con
il ramoscello d'ulivo relativamente alle future relazioni di Washington
con il presidente russo Putin, il documento finale del vertice NATO
riafferma l'assoluta ostilità alla Russia e il pieno sostegno militare e
politico all'Ucraina. "Uniti di fronte alle profonde minacce e sfide per
la sicurezza, in particolare alla minaccia a lungo termine rappresentata
dalla Russia per la sicurezza euro-atlantica e alla persistente minaccia
del terrorismo (...), gli Alleati ribadiscono il loro impegno sovrano e
duraturo a fornire supporto all'Ucraina, la cui sicurezza contribuisce
alla nostra", concordano i 32 leader dei Paesi NATO.
Ancora più bellicose le parole del segretario generale Rutte. "La Russia
è una minaccia a breve e lungo termine per l'Alleanza e la nostra
intelligence suggerisce che potrebbe essere pronta ad attaccare la NATO
entro i prossimi tre-sette anni; la minaccia della Russia è evidente e
noi dobbiamo essere in grado di poterci difendere", ha ammonito
all'inaugurazione del vertice. I paesi europei della NATO si faranno
ancora più carico delle spese di guerra dell'Ucraina. Nel corso del
primo semestre 2025 sono stati inviati "aiuti militari" al governo di
Kiev per un valore di 35 miliardi di euro, ma Mark Rutte ha ribadito
l'intenzione di superare quota 50 entro la fine dell'anno.
Il governo italiano si è presentato più compatto che mai alla
corte-pollaio di mister Trump. Prima di spiccare il volo verso i Paesi
Bassi, la premier Giorgia Meloni ha espresso in Parlamento la totale
adesione-devozione al programma lagrime e sangue del 5% di PIL annuo in
spese di guerra. Ci ha provato l'Osservatorio Milex sulle spese militari
a quantificare l'ammontare delle risorse finanziarie che saranno
sottratte dal bilancio dello Stato per alimentare il mercato dei sistemi
d'arma. Solo l'obiettivo in cash del 3,5% comporterà una spesa di non
meno di 700 miliardi entro i prossimi dieci anni, circa 220 miliardi in
più rispetto a quello che si spenderebbe nello stesso periodo con la
previsione del 2% del PIL. Nel caso dell'intero obiettivo del 5%, nei
prossimi 10 anni si rischierebbe di spendere 964 miliardi, cioè 445
miliardi in più rispetto al livello del 2%, con una media annuale di
risorse aggiuntive pari a 44 miliardi. Alle tante guerre "esterne" che
vedono cobelligerare il bel paese si sommerebbe così una vera e propria
"guerra interna" contro i ceti sociali più svantaggiati.
Antonio Mazzeo
https://umanitanova.org/la-filiera-della-morte-vertice-nato/
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