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(it) Italy, FAI, Umanita Nova #22-25 - Strage ferroviaria di Viareggio: il treno fischia ancora (ca, de, en, pt, tr)[traduzione automatica]
Date
Wed, 3 Sep 2025 19:02:55 +0300
29 giugno 2009, ore 23 e 48. Il treno merci 50325 (condotto dall'allora
Divisione Trenitalia Cargo appartenente al Gruppo FS) partito da Trecate
in provincia di Novara e diretto a Gricignano in provincia di Caserta,
trasportante 14 cisterne piene di GPL appartenenti alla società GATX,
deraglia nella stazione di Viareggio. Il deragliamento, come risulterà
in tutti questi anni di processi e perizie, fu dovuto a un cedimento di
un asse del carrello del primo carro-cisterna, che uscirà dai binari
urtando poi a terra un picchetto di ferro regolatore delle curve dei
binari, il quale squarcerà la cisterna favorendo la fuoriuscita del gas
nella stazione e nei dintorni di essa. L'innesco successivo del gas (del
quale non sarà mai stabilita l'origine) scatenerà un'immensa esplosione
che devasterà buona parte della stazione e delle case poste nella
vicinanza. Questo olocausto provocherà (in alcuni casi con lunga e
sofferta agonia) la morte di 32 persone - anche bambin? molto piccol? -
il ferimento di un centinaio di persone e un quartiere distrutto.
Quello che è accaduto immediatamente dopo la strage, e cioè
l'avvicinamento dei ferrovieri (che poi daranno origine alla "Assemblea
29 giugno" insieme a parte della cittadinanza) con i familiari delle
vittime, darà vita a quella mobilitazione fatta di solidarietà e ferma
determinazione nel far luce su una vicenda dai contorni foschi. Mauro
Moretti, l'allora Amministratore Delegato della Holding FS e soggetto
apicale del Gruppo FS, esternava infatti da un lato arroganza e
insensibilità di fronte a morti e feriti, dall'altro mostrava
spietatezza nei confronti di quei ferrovieri che stavano iniziando a
denunciare le irregolarità e degli RLS, i rappresentanti dei lavoratori
per la sicurezza. Riccardo Antonini - dipendente di Rete Ferroviaria
Italiana - pagò con il licenziamento lo schieramento a fianco dei
familiari in quel percorso di denuncia. La famosa "zampa di lepre", ad
esempio, che le ferrovie indicavano come elemento scatenante dello
squarcio al posto del picchetto, il fatto che la manutenzione
dell'assile non competeva alle FS italiane: erano tasselli di un mosaico
che usava le scatole cinesi delle società nazionali e internazionali
come mezzo per scaricare le responsabilità che gravavano insistentemente
sulla strage. Il profitto anteposto alla sicurezza, vera origine del
tutto, ha originato una situazione irreversibile per tutt? coloro che
erano mort?, ferit? o che avevano perso persone care. Sicurezza, come
già detto, infilata quasi come fosse un elemento di disturbo in quelle
scatole cinesi dove nessuno era responsabile di niente. Manutenzione,
controlli, tutto lasciato al caso: quello che contava era produrre
ricchezza.
I grandi misfatti non si sono verificati solo prima del disastro, ma
chiaramente anche dopo, nella politica istituzionale e nei processi,
senza dimenticarci di quelle piazze dove le forze "dell'ordine" si sono
permesse di usare violenza, nella fattispecie durante l'inaugurazione
della stazione ferroviaria di Roma Tiburtina, utilizzando spintonamenti
e pratiche repressive contro i familiari che stavano portando avanti una
battaglia che riguarda tutta la collettività. Ricordiamo inoltre la
prima sentenza della Cassazione che ha "cassato" l'incidente sul lavoro
stabilito nei primi due gradi di giudizio permettendo così alle società,
e quindi al sistema marcio capitalista, di farla franca per quanto
riguarda la verità giudiziaria.
I fatti accaduti in questi lunghi 16 anni di mobilitazione sono molti,
ma prima di tutto dobbiamo assolutamente citare i familiari
dell'Associazione il Mondo che Vorrei: Daniela Rombi, mamma di Emanuela,
morta dopo sofferenze indicibili causate dalle ustioni riportate; Marco
Piagentini, padre di Luca, quattro anni, e Lorenzo, due anni, e marito
di Stefania, tutti morti in modo orribile a causa di quella maledetta
esplosione, lui, sopravvissuto nonostante il fuoco, nonostante la
devastazione degli affetti e del suo fisico, che ha dovuto sostenere
sessanta interventi chirurgici di ricostruzione per le gravi ustioni
riportate, una cicatrice vivente che continua a lottare con ostinazione,
insieme agli altri. I familiari, i veri artefici insieme ad Assemblea 29
giugno della condanna di Mauro Moretti e di altri dirigenti apicali
delle ferrovie. Condanne ottenute con una tenacia incredibile: quello
"straccio di giustizia in tasca", come dicono i familiari, che in Italia
rappresenta un fatto storico.
In tutto questo tempo Viareggio è stata, a tutti gli effetti, una scuola
di attivismo per tutti quei ferrovieri e quelle ferroviere che hanno a
cuore verità e sicurezza. Ad esempio, la scorsa domenica 29 giugno, in
occasione del 16° anniversario della strage ferroviaria di Viareggio
eravamo presenti come redazione Cub Rail ma anche come collettivo
"Ferrovier* contro la guerra" (FCG) all'appuntamento, previsto prima
della manifestazione, su "Scuola, ferrovie, pace e sicurezza. Parliamone
con ferrovieri e insegnanti". Un dibattito quindi che legava
militarizzazione a sicurezza, arroganza padronale a arroganza militare,
profitto in contrapposizione ai diritti delle persone. Importante il
contributo del personale scolastico e di quello ferroviario. Tra le
varie cose è stato citato il recente scandalo nella stazione di Tombolo
(situata nella linea tra Pisa e Livorno) dove, per terminare i nuovi
binari e scambi che collegano il Canale Navicelli, l'infrastruttura
ferroviaria e Camp Darby (il più grande arsenale Usa fuori dal suolo
statunitense), le FS hanno soppresso per scopi bellici la circolazione
ferroviaria civile nella fascia della tarda mattinata dei giorni 10-20
giugno. Il volantinaggio che ne è seguito, curato dai FCG insieme al
Coordinamento Antimilitarista Livornese, ha suscitato clamore e
indignazione nella popolazione e anche un certo seguito nella stampa.
Evidente quindi che il contributo dei ferrovieri, anche contro
l'escalation bellica, sarà importante. Nel corso del dibattito Daniela
Rombi - presidente dell'Associazione il Mondo che Vorrei - ha inoltre
citato gli scioperi dei ferrovieri e delle ferroviere quale alto esempio
di lotta sulla sicurezza da sostenere con tutte le forze.
Un momento molto importante, in cui i familiari, come è sempre stato,
aiutano i ferrovieri e le ferroviere nel lungo percorso che hanno
davanti per migliorare le condizioni di lavoro. Familiari che, a
processo praticamente finito con le individuazioni delle responsabilità,
proseguono l'attività sul tema delle morti sul lavoro e della sicurezza
nelle ferrovie, in appoggio alle lotte dei ferrovieri, come forma di
riconversione propositiva e organizzazione del proprio dolore. Un
esempio unico e da abbracciare interamente.
Un abbraccio che del resto ogni anno da quella maledetta strage si
concretizza, il 29 giugno, a dimostrazione che il silenzio si può e si
deve squarciare. Per tutta la giornata, dalle cinque del mattino alla
mezzanotte, e in particolare durante lo svolgimento del corteo serale, i
treni che passano dalla stazione di Viareggio fischiano. Chi ha
assistito sa quanto sia emozionante. È una cosa che i ferrovieri hanno
organizzato non senza difficoltà rispetto a Ferrovie; è una cordata
solidale, un fischio che vuole essere un pugno alzato contro le
ingiustizie e le stragi compiute in nome del profitto, un abbraccio ai
familiari delle vittime.
Andrea Paolini - ferroviere
https://umanitanova.org/strage-ferroviaria-di-viareggio-il-treno-fischia-ancora/
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