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(it) Brazil, OSL: Plebiscito Popolare: Perché non parteciperemo? (ca, de, en, pt, tr)[traduzione automatica]

Date Tue, 2 Sep 2025 07:38:27 +0300


L'OSL dichiara che non indirizzerà i suoi iscritti al Plebiscito Popolare del 2025, un'iniziativa promossa da settori della sinistra filogovernativa che mira a mobilitare l'opinione pubblica attorno a proposte come la tassazione delle grandi fortune e la riduzione dell'orario di lavoro. ---- Sebbene le questioni discusse siano importanti, ci sembra chiaro che l'iniziativa sia subordinata a una logica di legittimazione delle politiche del governo federale e di preparazione al ciclo elettorale del 2026, piuttosto che a una mobilitazione volta a confrontarsi con le classi dirigenti brasiliane. La struttura del plebiscito, caratterizzata dalla forte presenza dei partiti di sinistra che compongono o sostengono l'attuale governo (come il Partito dei Lavoratori (PT), il Partito Comunista del Brasile (PCdoB) e importanti settori del PSOL), nonché dei principali sindacati, dimostra un obiettivo centrale: ricostruire la base sociale del governo e creare un ambiente di "mobilitazione controllata" che funga da capitale politico per le prossime elezioni.

Strumento elettorale contro lotta di classe?

Il plebiscito viene presentato come "popolare", ma la sua natura è fondamentalmente strumentale. La sua intera costruzione - dalla raccolta di voti simbolici alla comunicazione dei risultati al Congresso Nazionale e alla Corte Suprema Federale - è orientata a riaffermare la strategia di conciliazione di classe di Lula, mentre le condizioni di vita oggettive della popolazione continuano a deteriorarsi. Si tratta di un'operazione di marketing politico volta a generare legittimità per il governo in un momento di crisi di popolarità (pur con rinnovato vigore dopo la tassazione di Donald Trump e le manovre del clan Bolsonaro) e di disputa interna sulla successione presidenziale.

Mobilitazione senza confronto e rafforzamento delle illusioni istituzionali

Oltre a essere inefficace dal punto di vista pratico, il plebiscito in questione rafforza le illusioni sulla possibilità di una trasformazione sociale senza una lotta diretta e indipendente. Così facendo, disarma la classe operaia e relega questioni urgenti e legittime - come la lotta per abolire la scala salariale 6x1 - nell'ambito dell'istituzionalizzazione, lontano dagli ambiti del conflitto reale con i datori di lavoro. Questo smobilita i lavoratori e solleva i sindacati, molti dei quali sono guidati dagli stessi settori che hanno organizzato il plebiscito, dall'obbligo di organizzare lotte concrete e scontri diretti con il capitale. Trasferire la lotta al "voto simbolico" funge da valvola di sfogo per incanalare la pressione dalla base senza compromettere la stabilità dell'attuale patto sociale.

Contrasto tra campagna simbolica e realtà concreta

Mentre il governo conduce una campagna politica apparentemente simbolica con il plebiscito, le sue azioni concrete in parlamento e nella pubblica amministrazione continuano a essere contrarie agli interessi della classe operaia. Dati recenti dell'IBGE (Istituto Brasiliano di Geografia e Statistica) rivelano l'aumento della precarietà e dell'informalità: oltre 118 milioni di brasiliani vivono senza un reddito stabile e dignitoso, con giornate lavorative estenuanti, salari bassi e salari minimi ben al di sotto di quanto necessario per la sopravvivenza, inferiori persino a quelli dei paesi vicini. La persistente inflazione sui generi alimentari di base erode il potere d'acquisto, mentre l'80,5% delle famiglie che percepiscono fino a tre salari minimi è indebitato.

Nelle campagne, la violenza e la distruzione ambientale sono in aumento, senza reali prospettive di riforma agraria o di politiche di edilizia popolare. Leggi ed emendamenti costituzionali (PEC) che criminalizzano le lotte popolari rafforzano la repressione statale. Nonostante tutto ciò, il governo Lula rimane fedele agli interessi delle banche, dell'agroindustria e dell'élite al potere, ignorando le richieste più elementari delle classi oppresse.

Il nostro compito: costruire un potere popolare autogestito al di fuori dello Stato

L'Organizzazione Socialista Libertaria (OSL) ribadisce che non esiste una soluzione istituzionale ai dilemmi che la classe operaia e i popoli oppressi si trovano ad affrontare. La via elettorale, anche con una parvenza "popolare", serve solo a incanalare l'insoddisfazione all'interno del sistema. La nostra lotta è per un tipo di politica diverso: costruita dal basso, attraverso l'azione diretta, l'auto-organizzazione e la rottura con lo Stato e l'ordine capitalista.

Non parteciperemo al Plebiscito Popolare del 2025 perché lo consideriamo parte di uno sforzo per ricostruire il patto sociale della classe dirigente e preparare la campagna elettorale del 2026. La nostra non partecipazione non significa che - nel cuore della lotta popolare, nella lotta di classe - smetteremo di discutere e mobilitarci su queste questioni importanti per tutti i lavoratori. La domanda è: perché mobilitare risorse per un plebiscito e non per organizzare uno sciopero generale?

Invece di un plebiscito simbolico, abbiamo bisogno di lotta concreta, indipendenza di classe e azione diretta contro i padroni!

Organizzazione Socialista Libertaria
24 luglio 2025

https://socialismolibertario.net/2025/07/25/plebiscito-popular-por-que-nao-vamos-participar/
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