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(it) Italy, FAS, Sicilia Libertaria #461 - Nella Palermo post-sgomberi: alienazione e invisibilità (ca, de, en, pt, tr)[traduzione automatica]
Date
Tue, 2 Sep 2025 07:37:50 +0300
Nello smagliante capoluogo siciliano, ormai perennemente infiocchettato
per chi viene da fuori e si sollazza, le periodiche pratiche di sgombero
delle persone occupanti costituiscono uno dei passaggi "necessari" per
il mantenimento del decoro e per non arrestare la galoppata verso la
sempre più scellerata gentrificazione.
È quello che è successo anche nel quartiere della Kalsa, nel centro
storico, dove nel 2024 sono state sgomberate nove famiglie che da circa
quindici anni abitavano gli spazi dell'ex convento di Santa Maria della
Pietà nella cerniera tra via Alloro e piazza Kalsa, di proprietà del FEC
(Fondo Edifici di Culto).
Nelle fasi precedenti agli sgomberi si era visto un gran movimento di
realtà e cittadin*, che si erano riunite per sostenere le persone
occupanti: era sorta un'assemblea, chiamata a raccolta soprattutto dalla
comunità educante del quartiere, che si era mossa come uno scudo, per
poi ridursi ad essere mediatrice ipocrita e doppiogiochista. L'unica
presenza, tra tutte le realtà coinvolte, capace di concretizzare azioni
e che si sarebbe mantenuta costante e radicale anche nelle fasi
successive, era stata la CUB (Confederazione Unitaria di Base), che non
avrebbe smesso di accompagnare le persone occupanti in un percorso di
lotta per il diritto all'abitare.
Gli sgomberi, intanto, erano avvenuti nei tempi e nelle modalità
previste, nessun intoppo nemmeno quando le donne di quelle famiglie
erano andate a manifestare il loro disagio presso l'Assessorato ai
servizi sociali di Palermo in occasione della data dell'8 marzo 2023. Il
braccio operativo del Comune, che prendeva voce prima con l'assessora
Antonella Tirrito e poi con Fabrizio Ferrandelli, aveva ignorato
qualsiasi istanza, appena solleticato dai momenti in cui, per
visibilità, le associazioni engagées avevano rilasciato dichiarazioni
vagamente significative, dichiarazioni in cui anche il linguaggio
lasciava intendere un posizionamento nient'affatto militante (vedasi,
fra tanti, quell'uso massiccio del termine "abusivo" a farcire i post
sui social media, i report delle riunioni, le interviste) e tutto era
terminato con le persone sballottate a destra e a manca per la città,
minori compres*, e con la muratura dei due ingressi dell'ex convento.
Oggi dove sono queste persone sgomberate? Cosa stanno facendo quelle
realtà che si erano riunite in loro sostegno? Cosa è cambiato nella città?
Mentre la successiva fase dell'assegnazione delle case popolari si
faceva rocambolesca, torbida e gestita fondamentalmente come un favore,
le famiglie si ritrovavano divise e smistate tra comunità, ospitalità di
lontani parenti in minuscole case, bene che andasse a vivere
improvvisamente in un quartiere nuovo, eccessivamente distante dalle
scuole, dalle amicizie, dai riferimenti sociali e dai luoghi soliti per
il soddisfacimento dei bisogni, mentre aumentava la frustrazione per
l'ingiustizia subita e per tutti quei diritti verbalizzati, ma di fatto
spudoratamente negati.
Intanto la comunità educante tornava placidamente ad occuparsi di
altro, mentre quel movimento assembleare si preparava a trasformarsi
nella beffa di tutto questo. Oggi si chiama APRO, Assemblea Permanente
Resistenza Overtourism, e il suo volto radicale e militante si scioglie
puntualmente come una maschera di cera ogni qual volta non si vergogna
di affermare l'intenzione di scendere a patti con l'istituzione comunale
sciorinando contenuti e slogan incentrati sulla lotta ai bed and
breakfast e agli affitti brevi. Le ragioni di questa assemblea sono
tutte dichiaratamente incentrate sulla tutela di un tenore abitativo
decente, ma nel farlo non considerano in alcun modo che questo tenore
abitativo non è uguale per tutti, rispondendo principalmente alle
urgenze del popolo borghese, spesso tra l'altro straniero e con un
livello culturale medio-alto, quel popolo che in larga parte incarna il
passaggio sfacciato e pericoloso dal turismo all'esperienza residenziale
nel luogo esotico ed economico da cui si può lavorare da remoto, stare
abbronzat*, bere birrette e scimmiottare una partecipazione sociale
elitaria e inconsistente, a patto di veder garantiti quegli standard di
vita europei che i palermitani di estrazione sociale differente non
hanno mai conosciuto.
Nessuna iniziativa, ad oggi, è stata mossa in direzione di altri ceti,
nessuna parola spesa per le persone a cui viene negato il diritto
all'abitare in senso totale, venendo di fatto negata la certezza di una
casa.
L'unica forma di organizzazione che si è potuta riscontrare è quella
spontanea e dal basso, legata al valore dei rapporti costruiti in
quartiere, dove una mano lava l'altra, ci si organizza con chi ha
un'automobile per garantire a* bambin* di poter raggiungere la scuola di
sempre, per effettuare traslochi estenuanti, per fare la spesa in
gruppo, per provare in qualche modo a dare continuità alla propria vita
come un bisogno sano da tutelare.
Ma soprattutto ritorna la voglia di lanciare una risposta attraverso un
chiaro agire verso chi ha tolto e non ha dato niente, inizia a muoversi
nuovamente quella prevedibile forma di riorganizzazione al contrario,
caratterizzata da una nuova ricerca di case da occupare,
un'intramontabile rabbia e la motivazione di fondo del "caviamocela da
sol* perché siamo invisibili".
Custodendo la certezza che a Palermo si vedranno nuove occupazioni e
nuovi sgomberi, rimane insoddisfatto il dubbio atroce su chi, quando e
come deciderà davvero di occuparsi del diritto all'abitare senza
compromessi, accudendo anche i traumi ad esso connessi e rispondendo
concretamente a quanto questo modo di vivere condizioni la vita in tutti
i suoi aspetti.
Désirée Carruba Toscano
https://www.sicilialibertaria.it/
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(it) Italy, FAI, Umanita Nova #22-25 - Anarchismo e transfemminismo (ca, de, en, pt, tr)[traduzione automatica]
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