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(it) Italy, FAS, Sicilia Libertaria #461 - MUSCHIO RIBELLE (ca, de, en, pt, tr)[traduzione automatica]

Date Sun, 31 Aug 2025 07:58:19 +0300


Dalla fine del secolo trascorso in Sicilia vi sono state innumerevoli iniziative di partecipazione dal basso e di autogestione di spazi che «Sicilia Libertaria» ha puntualmente documentato. Si trattava spesso di «progetti pilota» volti a sensibilizzare e a mobilitare le popolazioni su specifiche problematiche come l'acqua pubblica, la tutela dell'ambiente e del territorio, la gestione dei pubblici servizi, l'occupazione di edifici abbandonati da recuperare alla fruizione collettiva. Non sempre i risultati sono stati pari alle attese e alcune di queste iniziative, anziché rimanere «aperte» verso l'esterno, si sono col tempo chiuse in sé stesse a formare piccoli ghetti dove si rimane in pochi a consumare cultura, parole e poco altro.

«Muschio ribelle", autodefinitosi «gruppo ecologista», attivo nell'ultimo anno tra Alcamo e Castellammare del Golfo, rappresenta in tal senso una novità e un esperimento da assumere a modello. Innanzitutto non si è limitato, il 26 luglio 2024, a sottrarre all'incuria e all'abbandono uno spazio (la cosiddetta «Funtanazza», un ex ostello sul Monte Bonifato) caro agli alcamesi, per farne il punto d'appoggio di una serie d'interventi per la salvaguardia del bosco (la «guardiania» autogestita che lo ha preservato dagli incendi nella scorsa estate e di cui abbiamo parlato nello «Speciale» di Giugno 2024); né al ripristino della fruizione pubblica dello stesso, del parco giochi e del parco avventura annessi; né ancora a farne un luogo d'incontro e dibattito per la cittadinanza, un centro di coordinamento per i gruppi di volontari antincendio della Sicilia Occidentale e di ospitalità per tanti giovani di passaggio; ma con ciò ha anche provveduto, con una consapevolezza che sta crescendo nei mesi successivi allo sgombero, effettuato dalla polizia il 9 ottobre scorso, a portare allo scoperto da un lato la pervasività del sistema di potere politico-mafioso che predomina in quel territorio e dall'altro l'incomunicabilità pressoché assoluta tra le istituzioni e gli attivisti (che su quelle avevano in un primo momento confidato).

Difatti, alla cura «dal basso» che «Muschio ribelle» ha dedicato al bosco di Monte Bonifato (peraltro «riserva naturale orientata» della Regione siciliana!) dopo un quindicennio di degrado ambientale, l'ex Provincia di Trapani, a guida destrorsa, e l'amministrazione comunale di Alcamo, in mano ai «Cinque stelle», hanno risposto con una procedura negoziata, senza bando né trasparenza alcuna, per affidare l'ex ostello a qualche «amico degli amici» e «costruirvi un bar, un hotel, un ristorante, od un qualsiasi attività a scopo di lucro» se non addirittura, come trapelato nel mese di aprile, per trasformarlo in un centro di lusso esclusivo per anziani che vengono, per giunta, dai paesi nordici («Progetto Bonifato Relax»).

Tutte cose che, oltre a non avere «alcuna ricaduta positiva sulla salvaguardia dell'ambiente minacciato», minerebbero alla base quel principio, più volte richiamato nelle assemblee popolari settimanali tenute dal gruppo, e osteggiato dalle istituzioni locali, di un «riconoscimento dell'uso civico e collettivo del territorio basato su un modello decisionale assembleare e una gestione libera da logiche privatistiche e di profitto» (cito da un documento del 14 aprile scorso). Il che significa che alla gestione classica del bene, con valutazione di mercato, bando e affidamento a terzi, «Muschio ribelle» contrappone la sua gestione diretta da parte della cittadinanza, organizzata attraverso assemblee pubbliche, in modo da ricondurlo a un uso civico, dal basso, che ne garantirebbe cura e fruizione da parte di tutta la collettività.

Si tratta di un'indicazione strategica di valore assoluto, che ci auguriamo possa caratterizzare le lotte territoriali in Sicilia nei prossimi anni, dato che vi convergono aspetti ambientali, politici, economici e culturali differenti (dalla riappropriazione collettiva di terreni, fonti d'acqua, boschi e antiche colture, alla tutela del territorio e del paesaggio da parte delle comunità locali, dal contrasto all'emigrazione giovanile alla lotta contro lo spopolamento e la desertificazione) ma accomunati da una prospettiva fortemente antistatalista e anticapitalista.

In tale visione d'insieme risalta l'insistenza sulla pratica assembleare d'ispirazione libertaria. «Muschio ribelle», in realtà, si considera erede di movimenti che l'hanno preceduto, specialmente quello sfociato nella marcia che nel 1980 salvò e impose la costituzione della Riserva dello Zingaro, e quello del Coordinamento «SalviAmo Monte Bonifato», nato nel 2012, che prendevano le proprie decisioni in assemblee aperte a tutta la popolazione, applicando un metodo di ascolto maieutico e di azione non-violenta che si richiamava all'insegnamento di Danilo Dolci. In un documento diffuso il 18 maggio scorso, 45° anniversario della marcia per lo Zingaro, quest'ascendenza appare evidente: «Non vogliamo superstrade, turismo di massa, privatizzazione dei beni comuni, ritorno degli incendi dolosi, mare avvelenato, messa in pericolo di un territorio sempre più sfruttato senza una visione a lungo termine, condannandolo insieme alle generazioni future».

Ancor più esplicita la presa di posizione contenuta nel documento del 14 aprile: «Sempre improntati alla totale inclusività, ossia orientati alla creazione di un spazio in cui chiunque e ciascuno potesse sentirsi benvenuto ed accolto, i nuovi abitanti de "La Funtanazza" si sono cimentati in un innovativo modello di socializzazione ed organizzazione del lavoro e della convivenza basato sul 'consenso', nel quale non ci sono leader, presidenti, cariche assortite, maggioranze o minoranze; in altre parole, non c'è stata alcuna 'istituzionalizzazione' dell'esperienza del "Muschio Ribelle" in un contesto, quello siciliano, in cui "istituzionalizzazione" spesso diventa la campana a morto per ogni slancio di genuino miglioramento ed ogni iniziativa che abbia un impatto sostanziale e positivo per la comunità e l'ambiente».

Speriamo che questi compagni possano continuare a essere - come riportato nel loro motto immaginifico - «le gocce che spengono gli incendi e rigenerano la nostra terra».

Natale Musarra

https://www.sicilialibertaria.it/
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