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(it) Italy, FAI, Umanita Nova #22-25 - Le lotte non si sgomberano. Solidarietà al collettivo di fabbrica GKN (ca, de, en, pt, tr)[traduzione automatica]
Date
Sat, 30 Aug 2025 08:33:35 +0300
Spegnere quella luce in fondo al tunnel. Richiudere il prima possibile
quella breccia che si è aperta e da cui rischia di entrare aria nuova,
aria pulita. ---- Sembra questo l'obiettivo delle ultime manovre
istituzionali intorno alla vertenza dello stabilimento GKN di Campi
Bisenzio che, in questi oramai 4 anni, ha osato lanciare il cuore oltre
l'ostacolo mostrando che i lavoratori e le lavoratrici sanno farsi
alternativa. ---- Facciamo quindi il punto. A dicembre il Collettivo di
Fabbrica ottiene, dopo mesi di lotte, accampate sotto la regione e 13
giorni di sciopero della fame, una nuova legge regionale che consente
l'istituzione di consorzi industriali per intervenire in situazioni di
crisi e l'impegno della Regione Toscana a istituire un consorzio che
avrebbe raccolto, assieme alla cooperativa dei lavoratori, anche altri
investitori pubblici e privati per avviare la produzione.
Uno strumento che, pur con tutti i limiti che lo stesso Collettivo non
nasconde, permetterebbe di invertire l'attuale e sistematica gestione
delle crisi industriali incentrata su speculazioni e delocalizzazioni da
un lato, crisi sociale e disoccupazione dall'altro. In questo caso,
inoltre, lo farebbe dando strumenti alla cooperativa dei lavoratori GFF
(GKN For Future) per implementare il piano di riconversione ecologica
nato dal basso e sostenuto da un ampio azionariato popolare. Manca però
uno spazio per avviare la produzione, ed è per questo che si rivela
centrale il ruolo della Regione e del consorzio.
Mentre questo consorzio tarda a partire - una lungaggine burocratica che
i lavoratori denunciano da mesi come complice del problema - è arrivata
da parte del Tribunale fallimentare l'ordinanza di sgombero. Si sostiene
- in questa ordinanza - che lo sgombero vuole essere a tutela degli
stipendi dei lavoratori, ovvero: permettere ai padroni di liquidare i
loro beni mobili e immobili per pagare finalmente questi stipendi. Ma,
piccolo dettaglio, i proprietari dell'immobile, una serie di società
immobiliari stranamente costituite di recente, non sono quelli che
devono pagare gli stipendi ai lavoratori.
Questa mossa naturalmente ha il fine politico di sottrarre al Collettivo
di Fabbrica - e alla larga comunità solidale che si è costituita intorno
al presidio dello stabilimento - uno dei principali punti di forza
(ovvero controllare i mezzi di produzione) e di socialità, mascherando
l'operazione come volta alla tutela del loro interesse, essendo troppa
la legittimità sociale costruita da questa lotta per poterla
criminalizzare. Inoltre, intrappolando la vertenza operaia in una serie
di tecnicismi e passaggi legali, si cerca di renderla incomprensibile ai
più, così da confondere le acque e aggravare il lavoro del Collettivo di
restituzione dello stato della lotta all'esterno.
Lo diciamo oramai da 4 anni: l'avversità di istituzioni e privati
rispetto alla questione GKN non è legata ad una mera questione di soldi.
Il problema non è trovare qualche milione di euro, che sarebbero
briciole se guardiamo ai bilanci pubblici o ai portafogli degli
investitori, ma lasciare che i lavoratori si facciano alternativa
strappando dalle mani delle élite politico-economiche la prerogativa di
porsi come unica opzione in campo. Si pensi al solo fatto che in questi
anni sono stati spesi per la cassa integrazione più soldi di quelli che
sarebbero serviti agli operai per la reindustrializzazione. Il punto qui
non è quindi strettamente economico, ma fortemente simbolico.
Se all'improvviso un gruppo di operai pensa di poter sfidare
l'imperativo del "there is no alternative", liquidando un'intera classe
dirigente e imprenditoriale, che cosa può succedere? E se poi qualcun
altro si mette in testa di poter fare lo stesso? E se, nel mezzo di un
riarmo generale, le fabbriche dell'automotive in crisi si rifiutano di
essere convertite alla produzione bellica perché vogliono produrre per -
e non contro - la collettività? E se poi vincono?
È intorno a questo che oggi si sta giocando una partita cruciale. Ed è
tanto più cruciale tanto più si pianifica la guerra e si prevede di
piegare la società alla logica bellicista, che non consente vie di fuga,
dubbi, dissensi, alternative.
Oggi i lavoratori hanno un piano per ripartire. È un piano per una
fabbrica socialmente integrata al territorio. E non hanno intenzione di
retrocedere di un millimetro. Se buona parte del sindacalismo
confederale decanta vittorie su vittorie mentre subiamo una sconfitta
storica, gli operai sono stati chiari: avanti, sconfitta dopo sconfitta,
fino alla vittoria, senza la paura di mettersi in gioco.
Per farlo ci chiamano a raccolta, non con la pretesa di essere una lotta
più importante di altre, di avere qualche diritto di priorità su altre
istanze, ma per spingere più forte insieme in questo momento delicato e
cruciale nella consapevolezza che se vinciamo, che, se questa breccia la
sfondiamo, abbiamo creato un precedente: ci siamo fatti alternativa nel
mondo in cui ogni alternativa ci viene negata. Ed è una vittoria che
moltiplica le energie, le speranze, le possibilità.
L'11 e 12 luglio abbiamo il compito di spingere insieme a loro per
invertire i rapporti di forza e respingere questo sistematico tentativo
di chiudere le vertenze con sotterfugi tecnici e comprimere lo spazio
dell'immaginario nei loro ristretti confini.
Sabato 11 luglio h.18 ritrovo in P.za Poggi a Firenze per concerto e
corteo, il 12 luglio h.10 a Firenze "Assemblea generale dell'azionariato
popolare: verso il punto di rottura?" che sarà un momento importante di
discussione collettiva per decidere i prossimi passaggi sulla
reindustrializzazione dal basso, una reindustrializzazione che al
disegno di riconvertire l'economia alla guerra oppone l'idea di una
economia fondata sull'utilità sociale.
Paola Imperatore
https://umanitanova.org/le-lotte-non-si-sgomberano-solidarieta-al-collettivo-di-fabbrica-gkn/
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