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(it) Italy, FAI, Umanita Nova #22-25 - MAGA e stregone. Papa Prevost e l'amministrazione USA (ca, de, en, pt, tr)[traduzione automatica]
Date
Fri, 29 Aug 2025 09:39:53 +0300
All'avvio del pontificato di R.F. Prevost, è necessario effettuare
alcune considerazioni su questa prima esperienza di governo della Chiesa
cattolica da parte di un esponente del clero nordamericano. Una premessa
fondamentale: l'elezione di un cardinale statunitense è un
riconoscimento dell'importanza della chiesa made in America e riflette
il peso specifico che gli U.S.A. hanno all'interno del mondo cattolico e
dell'apparato ecclesiastico, considerato che gli Stati Uniti
rappresentano il cuore finanziario della cattolicità, occupano il quarto
posto per numero di cattolici al mondo con circa 62 milioni di fedeli,
ed il secondo, dopo l'Italia, per numero di cardinali elettori nel
conclave. Tentiamo dunque di descrivere le caratteristiche del clero
nordamericano da cui Prevost proviene. Allo stato attuale, poco è emerso
sull'orientamento dell'attuale pontefice riguardo a questioni dottrinali
o politiche, per cui ci limiteremo a ripercorrere alcune linee del suo
percorso biografico e pastorale.
Prevost nasce a Chicago, figlio di immigrati europei, con qualche
discendenza creola. Uomo di famiglia europea, nato e cresciuto negli
Stati Uniti, ha diviso il suo percorso di vita tra le due Americhe e il
Vaticano, dove ha abitato come generale dell'ordine degli Agostiniani
per 12 anni. Una parte significativa dell'esperienza ecclesiastica,
oltre un ventennio, la trascorre da missionario in Perù. Ha ricoperto la
carica di prefetto del dicastero per i Vescovi, uno dei dicasteri più
importanti nella Curia romana, snodo chiave per la scelta della classe
dirigente, quindi una pedina apicale della Curia romana in grado di
rappresentare un punto di equilibrio tra il "centro romano" della Chiesa
e il "decentramento" fortemente accentuato dalle nomine cardinalizie
extraitaliane ed extraeuropee di Bergoglio. Tradotto in un linguaggio
più affine ai meccanismi politici, un doroteo del Vaticano. La scelta
del conclave pare quindi essersi orientata non esclusivamente verso gli
U.S.A. ma verso entrambe le Americhe. Apparentemente una nuova sconfitta
per l'eurocentrismo ed in particolare per l'italocentrismo cardinalizio;
ma in realtà Prevost ristabilisce quell'equilibrio di alternanza al
soglio di Pietro, attivo a partire dagli anni Sessanta del secolo XX,
tra un pontefice che proviene dalla curia e chi ne è al di fuori.
Un'alternanza che si verifica da decenni e che è stata rispettata anche
in questo caso.
Non c'è dubbio che, politicamente, l'elezione in conclave di un papa
nato a Chicago ma la cui esperienza si è formata come missionario
agostiniano in Perù è anche una risposta indiretta alla politica
contemporanea statunitense contrassegnata dal messianismo politico che
vede in Trump il salvatore dell'America. Negli ultimi decenni il
cattolicesimo statunitense è sempre stato politicamente e teologicamente
più che conservatore. Infatti, per Steve Bannon, ex stratega di Trump,
l'esito del conclave è risultato più truccato dell'elezione del 2020
contro Trump. Secondo Bannon, Prevost è la figura che serviva per
contrapporsi al movimento Maga (Make America Great Again): un americano
poco americano, che aveva fatto il missionario in Perù, un avversario
del tradizionalismo cattolico. Ancora più esplicita, l'influencer
trumpiana Laura Loomer, che addirittura ha definito Leone XIV «una
marionetta marxista».
Il rapporto tra politica e cattolicesimo negli ultimi decenni negli
U.S.A. è profondamente cambiato. Nel 1960 Kennedy proclamava che non
avrebbe permesso alla sua fede di dettargli la linea politica. il
concetto ora si è ribaltato: la nuova destra recluta cattolici in quanto
tali, meglio se appena convertiti (è il caso di Vance), per combattere
radicali e liberali di sinistra. Le guerre culturali hanno ormai
arruolato un cattolicesimo che si è adeguato alla moda da anni imperante
dei tele predicatori, che hanno la funzione di creare serbatoi
elettorali e di mobilitazioni di campagne d'opinione. In questo rilancio
a tutto campo della fede in chiave di crociata politica Vance, ad
esempio, si propone come nuovo apostolo, a tal punto che si è cimentato
in una formulazione di un nuovo ordo amoris, stabilendo una nuova
gerarchia dell'amore cristiano. Afferma il Vicepresidente: "un concetto
che ritengo molto cristiano, per cui tu ami la tua famiglia e poi ami il
tuo vicino e poi ami la tua comunità e poi ami i tuoi connazionali,
dopodiché puoi pensare e dare la priorità al resto del mondo: molta
dell'estrema sinistra lo ha completamente invertito. (...) Non è un modo
per mandare avanti una società». E prosegue: «America First non
significa odiare tutti gli altri, significa avere una leadership che
mette gli interessi dei cittadini americani al primo posto, esattamente
come il primo ministro britannico dovrebbe preoccuparsi dei britannici e
il francese dei francesi».
A questo proposito il Vaticano ha preso posizione e lo scorso 10
febbraio ha indirizzato una lettera ai vescovi statunitensi
richiamandosi al catechismo: "L'amore cristiano non è un'espressione
concentrica di interessi che a poco a poco si estendono ad altre persone
e gruppi. Il vero ordo amoris è quello che costruisce una fratellanza
aperta a tutti senza eccezioni". Un esempio fra i tanti; ma le dispute
tra amministrazione Trump e Vaticano non si esauriscono qui.
La scelta di Prevost è un chiaro segnale anche sul tema
dell'immigrazione. Già in precedenza vi era stato un messaggio preciso
al Campidoglio, quando da prefetto del dicastero per i Vescovi Prevost
aveva concorso, d'intesa con Bergoglio, a insediare a Washington, in
coincidenza con l'arrivo di Trump, il cardinale Robert Walter McElroy,
fautore delle politiche di accoglienza, inequivocabile segnale politico.
Questo è il clima nella terra di provenienza di Leone XIV, in una
significativa parte del mondo cattolico d'oltreoceano. Quello che è da
evitare è di partecipare al gioco che tanto appassiona i media, ovvero
di misurare il grado di conservatorismo o progressismo degli esponenti
ecclesiastici, spesso valutato solo ed unicamente sulle contrapposizioni
politiche che si vengono a determinare. Tale gioco è stato deleterio
sulla figura di Bergoglio, poiché la contrapposizione con la destra,
specie sul tema dei migranti, ha determinato buona parte
dell'incondizionato positivo giudizio che la sinistra ha espresso su
Bergoglio. Non vorremmo che tale meccanismo si ripetesse nei confronti
di Prevost, considerato, sulla scorta dei primi segnali, dal modo in cui
il mondo Maga statunitense ha accolto la sua nomina a papa.
Ricordiamo infine che Bergoglio già sin dai primi giorni del suo
pontificato fece una sorta di dichiarazione di guerra, amplificata a
dismisura dai media, contro la curia romana, che definiva la "lebbra"
del papato. Questo fu il biglietto da visita con il quale papa Francesco
fece il suo debutto e che probabilmente gli fece guadagnare un enorme
credito di popolarità. Ma se tanto grande fu la grancassa mediatica
riservata a queste dichiarazioni roboanti, altrettanto grande è stato il
nulla in termini concreti, poiché niente durante il pontificato di
Bergoglio è cambiato nella curia, anzi si sono negli anni registrate
promozioni di soggetti coinvolti in vicende non edificanti o in
scandali. Così come le encicliche Laudato si' e Amoris Laetitia di
Bergoglio, propagandate dal mondo non solo cattolico, ma anche laico
come universali messaggi di concordia e pace, sono risultate volutamente
ambigue e non hanno prodotto nessun cambiamento concreto. Lo scopo era
perseguire la strategia comunicativa che poi è risultata vincente,
annunciare un cambiamento che poi non si avvera. Sappiamo che il potere
non può riformarsi, non può rinunciare ai suoi privilegi, ma solo
illudere che abbia intenzione di farlo.
Daniele Ratti
https://umanitanova.org/maga-e-stregone-papa-prevost-e-lamministrazione-usa/
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