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(it) Italy, FAS, Sicilia Libertaria #461 - ABC - AGROECOLOGIA (ca, de, en, pt, tr)[traduzione automatica]
Date
Sun, 24 Aug 2025 08:18:48 +0300
Dal 9 al 12 giugno ad Agrigento si è svolto il primo Congresso di
Agroecologia del Mediterraneo, organizzato dal Coordinamento di
Agroecologia Sicilia, Aida (associazione italiana di agroecologia) e
Aiaf (associazione italiana agroforestazione) a cui hanno preso parte
produttori, cooperative e ricercatori da tutti i paesi del Mediterraneo.
È stata una preziosa occasione di conoscenza e contatto. Il
coordinamento siciliano si è candidato ad ospitare l'incontro alla fine
del lungo percorso per l'approvazione della prima legge regionale
sull'agroecologia su scala europea: la normativa definisce in
particolare i principi e i criteri di riconoscimento delle aziende
agricole del territorio che adottano pratiche agroecologiche, e
incentiva la diversificazione colturale e le policolture, il risparmio e
la fitodepurazione delle acque di produzione, la tutela di specie
arboree e zootecniche autoctone e della flora spontanea per interesse
apistico, la costituzione di gruppi d'acquisto, l'impiego di energie
rinnovabili, e la formazione in agroecologia degli operatori del
settore. La legge dovrebbe dunque orientare l'istituzione pubblica nella
gestione del territorio e nella programmazione di finanziamenti futuri,
in particolare assegnando una premialità alle aziende che si impegnano
nella transizione agroecologica. Questo meccanismo della premialità può
essere un forte incentivo per tutti gli operatori del settore a guardare
verso nuove tecniche, ma rimane al tempo stesso delicato perché rischia
di risolversi in una vuota burocratizzazione opportunistica o
nell'ennesima etichetta a consumo turistico che lascia tutto
sostanzialmente invariato, senza creare il necessario riequilibrio tra
sistema produttivo ed ecosistema. Come molti interventi nel corso del
congresso hanno sottolineato, decisivo è l'impegno che verrà messo nella
formazione e nella promozione di un confronto continuo e orizzontale tra
agricoltori e tra agricoltori, ricercatori e tecnici, che nel tempo si
sono via via sempre più allontanati dalle campagne, e nell'adozione di
nuovi sistemi produttivi senza compromessi.
Un cambio di paradigma, infatti, non può essere inteso e misurato solo
in senso scientifico. L'agroecologia riguarda il rapporto con il
paesaggio che ci circonda e ci sostiene. Semi, persone, piante, animali
sono risorse non in conflitto di un unico ambiente, che esprimono il
loro pieno potenziale nell'interconnessione funzionale: la cooperazione,
dai microrganismi alle grandi foreste, è la base dell'evoluzione e della
vita sulla Terra. L'accento del binomio quindi dev'essere messo
sull'ecologia, di cui l'agricoltura è un'espressione. L'agroecologia
comprende la biologia, l'agronomia, la fisica, la sociologia,
l'economia, la politica: ma in senso generale è anzitutto amore per
l'osservazione ed è guidata dalla meraviglia per la complessità
naturale. È spinta e ci spinge a decentrarci dalla visione
antropocentrica, facendo fiorire una consapevolezza ecocentrica in
ognuno di noi. È un modo altro di abitare, di alimentarci e di dare
alimento ai luoghi che viviamo, riconnettendoci al senso del nostro
lavoro con la terra e ritessendo reti mutualistiche con la natura e con
le altre persone. Il movimento agroecologico si prende la responsabilità
degli scompensi che si sono generati nel corso di millenni di
colonizzazione dei territori, taglio degli alberi e sfruttamento e
impoverimento del suolo e delle comunità rurali, in particolare negli
ultimi settant'anni di monocolture e agro-industria della rivoluzione
verde e blu. Il processo di conversione degli agro-ecosistemi sarà
certamente graduale, ma serve una visione chiara: da produttrici e
produttori sappiamo bene che andare avanti per come si è fatto fino ad
ora e per come ci è stato insegnato in tempi recenti non è più nemmeno
pensabile. Le campagne hanno bisogno di ripopolarsi di alberi, di
insetti, di fauna, e altrettanto di voci, di canti, di cibo buono e
nutriente con un'identità e un radicamento culturale. La sovranità
alimentare ci è sottratta anche nella misura in cui rinunciamo ad
esercitarla.
Serve autoformazione e serve fare esperienza con cognizione e coraggio:
il congresso, a mio parere, ha messo in evidenza da questo punto di
vista un gap generazionale rispetto alla volontà di modificare alcuni
approcci classici. Preconcetti e pregiudizi verso un'agricoltura
rigenerativa e rispettosa del suolo a tratti mi sono sembrati essere
ancora parecchio resistenti. Certamente il potenziale della conversione
agroecologica in Sicilia è poco esplorato, al di là della lentezza del
processo e degli aggiustamenti e adattamenti necessari. Da parte nostra
possiamo essere retro-innovatori e non cedere all'approccio
estrattivista contemporaneo, senza però limitarci al semplice ripristino
del paesaggio agrario tradizionale, anche perché gli effetti del
cambiamento climatico ci dicono che potrebbe comunque non bastare.
Oltre le parole e i propri convincimenti, sta a noi influenzare dal
basso l'evoluzione dei territori e agire da esempio con il nostro lavoro
e la nostra ricerca stando in campo e disarmandoci del potere
distruttivo e prevaricante a cui molta dell'evoluzione meccanica e
chimica hanno vincolato la produzione agricola.
Deleuze scriveva "il desiderio è un paesaggio", che si compone e muta
nel divenire degli incontri e delle relazioni. Con l'agroecologia, la
permacultura e l'ecologia sociale, noi diciamo invertendo i fattori che
"il paesaggio è un desiderio". La nostra utopia, genuinamente incerta e
fragile, è un paesaggio multiforme e stratificato, in cui l'agricoltura
e le relazioni umane siano in simbiosi e costantemente ispirate alla
mimesi dei sistemi naturali e orientate all'equità e alla giustizia sociale.
In questo senso, è significativo il documento che è stato elaborato
collettivamente nel corso del congresso, con due assemblee spontanee, in
risposta alla decisione da parte dei comitati organizzativi di ammettere
alla discussione due ricercatori dell'accademia israeliana. È stato uno
spazio di riflessione critica, probabilmente il più partecipato dei tre
giorni di incontri, che ha voluto esprimere una posizione netta di non
complicità nei confronti delle scelte genocide del governo israeliano e
di tutte le realtà accademiche che collaborano alla distruzione del
popolo palestinese. In questo spazio "non ci siamo chiesti se
l'agroecologia debba essere politica - ma quale politica debba portare
con sé". Il documento, in forma riparatoria, è stato adottato per
consenso nella conferenza conclusiva del congresso e se ne attende
adesso la pubblicazione tra gli atti ufficiali.
Piero Consentino
https://www.sicilialibertaria.it/
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