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(it) Italy, FAI, Umanita Nova #21-25 - S'avanza uno strano soldato. Recensione (ca, de, en, pt, tr)[traduzione automatica]
Date
Sat, 23 Aug 2025 08:40:07 +0300
Deborah Gressani, Giorgio Sacchetti e Sergio Sinigaglia S'avanza uno
strano soldato - Il movimento per la democratizzazione delle forze
armate (1970-1977), ed. DeriveApprodi, Torino 2022. ---- L'esperienza
dei PiD, i Proletari in Divisa, è una di quelle esperienze storiche che
rischiano di non lasciare traccia, perché non hanno chi le ricordi e ne
rivendichi l'eredità. Eppure, pur con le sue ovvie contraddizioni, non
si può negare che ebbe un suo impatto su quegli anni e che seppe
generare conflitti e tensioni all'interno di una delle 'istituzioni
totali' (assieme a carceri e manicomi) che vennero messe in discussione
nel periodo successivo al '68.
La prima di tre sezioni che compongono il testo, a cura di Gressani,
inizia con una necessaria premessa teorica riguardo alle varie posizioni
sull'obbligo di leva nei primi anni '70, quando i giovani formati dagli
scontri a Valle Giulia, nei viaggi in autostop in tutta Europa, negli
slogan come 'vietato vietare', si trovarono chiamati alla leva e
inseriti nell'Esercito, 'istituzione totale', in cui lo Stato è Stato al
100%, più chiaro, più palese nei suoi meccanismi di oppressione:
all'ingresso la recluta perde ogni diritto civile, viene
spersonalizzata, rasata, numerata e rivestita. Viene de-civilizzata.
Al rifiuto totale del tradizionale antimilitarismo anarchico e di alcune
confessioni cristiane, si aggiunsero in quegli anni il pacifismo e la
non violenza mutuate dalla controcultura americana formata
nell'opposizione all'intervento degli USA in Viet Nam. Lotta Continua,
ed in seguito Avanguardia Operaia e il gruppo de Il Manifesto, vedono
invece in questo rifiuto della naja vertenze che porterebbero tutt'al
più all'istituzione dell'obiezione di coscienza, che finirebbe per
togliere dalle caserme elementi rivoluzionari e favorire la creazione di
un esercito professionista borghese. Per loro la naja veniva letta
(almeno in una prima fase) come un'occasione di intervento
rivoluzionario dall'interno. In tal modo la proposta di LC si distaccava
anche dalla linea riformista del PCI, che vedeva nell' <<esercito
popolare>> una garanzia di per sé di presidio democratico, senza alcun
bisogno di intervento militante.
Di seguito Gressani ripercorre la storia dei PiD e degli altri gruppi
con cui si sviluppò una sostanziale collaborazione in caserma, con tanto
di firme collettive o congiunte su volantini e iniziative: i Collettivi
proletari antimperialisti legati ad AO e i Collettivi militari comunisti
connessi a Il Manifesto.
Il primo ambito di intervento fu la caserma, come 'luogo' in cui si
concretizza l'istituzione totale: rancio, esercitazioni pericolose,
condizioni sanitarie. Su questi temi iniziano le prime proteste, le
insubordinazioni, gli scioperi e Lotta Continua inizia a pubblicare le
lettere di denuncia che arrivano dalle caserme, dai compagni arruolati o
in forma anonima.
Nella primavera del '70 c'è un primo caso documentato di ribellione. Al
CAR di Casale Monferrato, 800 soldati si ritrovano in cortile a seguito
di 8 casi di meningite virale, chiedendo opportune contromisure. Di
seguito furono molti gli episodi di protesta per il rancio o le
condizioni igieniche. LC documentava il conflitto, e lo alimentava, con
lo spazio Lettere dai compagni soldati.
Nell'estate del '70 inizia a formarsi una rete e nell'autunno la rivista
di LC tiene ormai una rubrica dal titolo Proletari in divisa, che presto
diventerà un bollettino autonomo. Il 24 novembre, esce il primo numero
autonomo del bollettino dei PiD.
Il secondo passo è la messa in discussione del principio di autorità,
visto come meccanismo di formazione di cittadini obbedienti e
disciplinati. Allora la parola d'ordine diventa rendere consapevoli i
soldati dei propri diritti civili, per contrastare lo "Stato dentro lo
Stato" (e tutto ciò nel contesto della critica antimperialista al ruolo
dell'Esercito Italiano nella NATO). Il punto è anche 'defascistizzare'
l'esercito per rispondere ad eventuali trame golpiste. Tuttavia, se le
rivendicazioni di migliorie nella vita di caserma sfondano ed escono dai
limiti dei militanti, ottenendo peraltro anche un certo miglioramento,
questo secondo passo non attecchirà.
Il Friuli, solitamente marginalizzato, diventa centrale in quanto sede
di 2/3 dell'EI. E così una prima timida apparizione pubblica si ha in
occasione della marcia della pace (antimilitarista e non violenta) in
Friuli nel '72. I PiD, benché distanti dalle premesse non violente degli
organizzatori radicali, e da quelle antimilitariste dei gruppi anarchici
che vi parteciparono in forze, parteciparono alla marcia, e per la prima
volta militari in divisa si videro in piazza con i propri striscioni.
Nel '73, un po' per i fatti del Cile, un po' per l'istituzionalizzazione
di LC in partito, l'entrismo da rivoluzione imminente si muta in
'democratizzazione'. Il tradimento dell'esercito cileno agli ordini di
Pinochet rende impellente trasferire nell'EI pratiche democratiche in
funzione antigolpista. L'anno successivo la Rivoluzione dei Garofani in
Portogallo rafforza questa idea.
Nel '74 a Udine si tiene la manifestazione per l'anniversario del golpe
cileno, l'11 settembre, e un centinaio di PiD sfilano in divisa. La
scena di un centinaio di soldati in marcia, fazzoletto sul volto e pugno
chiuso, si ripete il 14 settembre a Roma. Il 25 aprile del '75 (50esimo
dalla liberazione e anniversario della Rivoluzione dei garofani) in
tutta Italia i soldati partecipano alle celebrazioni. 500 a Milano, 400
a Spilimbergo (comune di 11 mila abitanti).
Ormai si realizza un'unità democratica di intenti con PSI e PCI in
funzione antigolpista e per la revisione del "regolamento di
disciplina". Il 22 novembre '75, 220 PiD in rappresentanza di 133
caserme si riuniscono a Roma. Si parla di diritto di assemblea, salute,
diritto di partecipare alla vita sociale e politica. Il 4 dicembre viene
indetto lo sciopero generale contro un prima bozza di modifica del
regolamento, giudicata insufficiente. La mobilitazione ha successo, ma a
questo punto PCI e sindacati si tirano indietro perché il passo
successivo, un sindacato nell'esercito, era considerato troppo lungo.
L'esperienza si conclude con 'lo sposalizio finale tra l'Italia e i suoi
militari', avvenuto tra le macerie del Friuli a seguito del terremoto
del 6 maggio 1976. Il testo rileva vari lati tenuti in ombra dalla
narrazione istituzionale del terremoto friulano, dal rifiuto della
militarizzazione delle tendopoli da parte dei comitati di autogestione
sorti in esse, al ritiro delle truppe in giugno per arrestare un
'incivilimento' dei militari. Il testo cita il Coordinamento dei
militari democratici e un incontro che organizzarono a Udine il 6
giugno. Nel convegno si rilevò come l'unico rapporto possibile tra forze
armate e popolo, era un rapporto di classe tra truppa e popolo, come è
dimostrato dall'inserimento dei soldati, contrastato dai vertici, nei
meccanismi di autogestione delle tendopoli. Inoltre il convegno poneva
la questione delle servitù militari e chiedeva l'utilizzo sociale delle
caserme, la fine della militarizzazione del territorio ed anzi l'impiego
dell'esercito nella ricostruzione, la sospensione della leva per i
terremotati.
Dopo questo canto del cigno, il movimento subisce la sorte di LC e del
generale riflusso.
La seconda parte del testo, a cura di Sergio Sinigaglia, ex redattore di
LC, raccoglie varie testimonianze di 'reduci' PiD, utili anche a
ricostruire il contesto emotivo, spesso tralasciato nei racconti
storici, un contesto fatto di rapporti umani, solidarietà, ingenuità, gioia.
Conclude il testo Giorgio Sacchetti, professore di Storia culturale e
sociale a Firenze, peraltro noto storico dell'anarchismo, che sviluppa
un discorso interessante, dal punto di vista metodologico e
storiografico, ponendo domande sull'utilizzo delle fonti prodotte dagli
organi di repressione nello studio dei movimenti.
In conclusione, si può dire che il testo è molto significativo perché va
a riempire un vuoto e ha tutti i pregi e i difetti di una ricerca
pionieristica. Si spera sia un primo tassello di una ricerca più ampia
che, ad esempio, superi l'appiattimento sulle sole fonti di LC anche nel
senso (non certo facile) indicato da Sacchetti: fonti giudiziarie, di
polizia, dell'EI. Queste fonti potrebbero essere utili per un'analisi
sociale e demografica dei PiD: quanti sono stati, da che ambienti
sociali venivano, da quali zone, ecc... Un altro ordine di ricerca
potrebbe riguardare il riflesso del movimento nei mass media più
istituzionali, ma anche nella pubblicistica di altri settori del
movimento post '68.
Igor Londero
https://umanitanova.org/savanza-uno-strano-soldato-recensione/
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Per, gli, sugli anarchici
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