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(it) Italy, FAS, Sicilia Libertaria #460 - Trump e l'emigrazione venezuelana negli USA (Seconda parte) (ca, de, en, pt, tr)[traduzione automatica]
Date
Wed, 20 Aug 2025 07:55:25 +0300
Nel numero di giugno di Sicilia Libertaria, abbiamo tratteggiato la
situazione migratoria latinoamericana, particolarmente quella
riguardante gli afflussi degli ultimi venti anni verso gli Stati Uniti
la cui popolazione si è andata conformando attraverso ondate di migranti
provenienti, durante la seconda metà del secolo XX, da paesi
latinoamericani, soprattutto messicani, gli hispanos, come sono definiti
sia dalla componente bianca della popolazione che dal sottogruppo di
origine africana, i discendenti degli schiavi. Chiudevamo, alludendo
alla nuova presenza venezolana negli Stati Uniti a partire dal 2015,
anno dell'inizio della grande crisi politica ed economica, aggravata
ulteriormente dalle sanzioni nordamericane, decise tanto da governi
"democratici" che "repubblicani". In questo modo, la presenza venezolana
negli Stati Uniti è aumentata esponenzialmente, soprattutto per le
entrate clandestine dalla frontiera messicana, circa 800.000 mila
individui, tra "legalizzati" e "illegali". È precisamente in questo
aspetto che si differenzia il nuovo governo di Trump: non distinguere
tra differenti status e quindi prendere di mira, nella sua politica di
espulsione indifferenziata, tutti gli immigranti, sia quelli appena
arrivati che quelli già stabiliti, con lavoro, casa e figli, anche se in
possesso di un qualche tipo di permesso di residenza o di lavoro (per
esempio, la Green Cart).
Il caso degli emigranti venezuelani è particolarmente importante perché
Trump li ha presi di mira usandoli come "laboratorio" per sperimentare
il suo modello di soluzione del "problema" rappresentato, secondo la sua
percezione, dall'arrivo incontrollato di individui da altre nazioni
povere, soprattutto dello stesso continente americano, dimenticando
pretestuosamente l'uso lavorativo che se ne fa: manovalanza a basso
costo. Il problema non è nuovo per l'amministrazione statunitense e
risale all'arrivo di Chávez al potere alla fine degli anni novanta, con
un esplicito programma politico di opposizione all'influenza gringa
sull'America Latina, derivato da una mescolanza di nazionalismo
populista e progetto rivoluzionario di sinistra, influenzato da Fidel
Castro. Come sempre, il problema di fondo era economico e riguardava gli
enormi giacimenti di petrolio che il Venezuela possiede, e che
tradizionalmente erano affidati a compagnie petroliere nordamericane, a
cui Chávez impose un aumento di quasi il 50% ai gravami destinati allo
stato venezolano. Come i suoi predecessori democratici, Trump impose o
aumentò le sanzioni al Venezuela, in un tentativo di isolare lo stato
latinoamericano impedendo la vendita del petrolio, senza riuscirci
completamente (Cina e Russia appoggiano il Venezuela), tanto che, per
esempio, la Chevron nordamericana è riuscita ad ottenere esenzioni da
Trump per continuare a sfruttare i pozzi petroliferi, anche se in grado
minore che nel passato. Il risultato di questi processi imperialisti è
stato l'aumento della povertà in Venezuela, da cui derivano direttamente
i nuovi flussi migratori.
Come direbbe il bardo, c'è un metodo nella follia Trump, cosa che non
sembra essere percepita da molti. Aveva promesso una mano molto dura
sugli immigrati, ed è quello che sta portando avanti, facendo trapelare
che il suo piano è ben più ampio: rendere nuovamente grande l'America...
dei bianchi! (piano ben visibile anche nei suoi emuli europei). Infatti,
nel caso dei venezuelani non si tratta solamente di espellere i
clandestini, ma anche quelli che i documenti ce l'hanno, e se la cosa
gli funzionerà, continuerà con altre minoranze. Nel caso Venezolano,
giacché si è visto frenato dai alcuni giudici statali, mentre continuava
a caricare in catene i catturati per strada dalla polizia e dai militari
su aerei diretti a un carcere di massima sicurezza in El Salvador, (le
cui condizioni non hanno niente a che fare con quelli in Albania della
Meloni, rimasti nuovi per assenza di espatriati), si è inventato una
ritorta strategia: ha risuscitato una legge del diciottesimo secolo che
permetteva al governo nordamericano di deportare fuori dal paese i
cittadini di paesi esteri in situazione di guerra con gli Stati Uniti. E
siccome non era facile far passare nei tribunali l'esistenza di una
guerra con il Venezuela, hanno tirato fuori una storia che potremmo
definire ridicola se non fosse tragica: l'invasione degli Stati Uniti da
parte del Tren de Aragua (il treno di Aragua).
Mi spiego: questo nome si riferisce a un'organizzazione criminale
venezuelana, di stampo mafioso, il cui capo e molti membri stavano
rinchiusi in un carcere di "Massima sicurezza", si fa per dire, in una
regione venezuelana chiamata Aragua. Alcuni anni fa si scoprì, grazie ad
alcune denunce parodistiche, che questo carcere stava completamente in
mano dei criminali, evidentemente con la connivenza delle guardie, che
lo avevano trasformato in una specie di resort di lusso. Il governo
decise di intervenire, ma prima che questo avvenisse, buona parte dei
reclusi scapparono attraverso un lungo tunnel che sfociava in una casa
del vicino paese. Pressati dalle forze di polizia e militari, una buona
parte dei componenti del Tren di Aragua, nome che i banditi si erano
dati, emigrarono clandestinamente all'estero, attraverso la frontiera
porosa con la Colombia. Da qui, si sono distribuiti in vari paesi di
America Latina e, sembra, anche negli Stati Uniti, dove avrebbero
ricostruito la loro rete (anche coinvolgendo venezuelani presenti nei
vari territori).
Anche se non è stato dimostrato che il Tren de Aragua tenga attività
negli Stati Uniti, Trump ha prima accusato il Venezuela di inviare
coscientemente criminali per mettere disordine, fino a considerarla una
vera e propria invasione, per cui diventava legittima l'applicazione
della legge di guerra. Questa ridicola telenovela ha avuto le sue
drammatiche conseguenze reali. Prima di tutto: come fai a differenziare
un venezuelano appartenente al Tren da uno che non ha niente a che fare
con questo gruppo criminale? Si crea un gruppo di esperti, giornalisti,
sociologi o antropologi, che studiano il caso e in poche settimane
sfornano dei criteri da fornire alle polizie dei vari stati. E siccome
per i gringos, tutti quelli che abitano a sud della frontiera con il
Messico sono meticci, il primo criterio sembra essere stato quello del
colore della pelle e naturalmente la auto-identificazione di essere
cittadino venezolano (certamente non chiedi in strada se appartieni o no
a una banda internazionale di criminali!). Evidentemente si sono accorti
che questa genericità non favoriva la loro identificazione, così hanno
sfornato una serie di nuovi criteri: dieci tatuaggi che hanno
identificato, non si sa bene come, caratteristici di quella banda (per
esempio, un orologio o una tigre). In questo modo, retata dopo retata,
hanno cominciato a espellere "legalmente" e portare in El Salvador o a
Guantanamo (Cuba) migliaia di uomini e donne (dei figli nessuno si
occupa o vengono rinchiusi in carceri infantili), molti dei quali
venezuelani, ma anche messicani o ecuadoriani, colpevoli di avere un
tatuaggio simile a quelli indicati dagli esperti.
Infine, considerando che la reazione di molti giudici è stata quella di
tentare di bloccare l'espulsione, Trump ha appellato alla Corte Suprema
e ha appena ottenuto due sentenze che allargano il suo potere sul
sistema giudiziario: la priorità degli ordini presidenziali sulle
decisioni dei giudici locali (è quello che pretende la Meloni in Italia)
e la parziale deroga dello ius solis, cioè la sospensione della
quattordicesima emenda alla costituzione, sancita nel 1968, che veniva a
risolvere definitivamente le controversie storiche della federazione
nordamericana, derivate dall'infame sentenza del 1857, quando la Corte
di allora negò agli afroamericani il diritto alla cittadinanza. La
gravità di questa sentenza è enorme, giacché gli permette di colpire le
seconde generazioni di immigrati, che teoricamente, avendo la
cittadinanza, sono a tutti gli effetti cittadini nordamericani, con un
lavoro, una casa e dei figli, magari già adulti. Ci sembra chiaro che il
piano di Trump e la sua messa in pratica ci da una chiara indicazione
della direzione presa da alcuni governi europei, Italia compresa.
Emanuele Amodio
https://www.sicilialibertaria.it/
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