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(it) Italy, FAI, Umanita Nova #21-25 - Rovesciare il tavolo. Liberiamoci da guerre oppressione e sfruttamento. (ca, de, en, pt, tr)[traduzione automatica]
Date
Wed, 20 Aug 2025 07:55:15 +0300
Dove si aprirà il prossimo fronte di guerra? A Taiwan? Nei Balcani? In
Asia oppure in Africa? Il processo di ridefinizione delle aree
d'influenza non conosce arresti. Le grandi e le medie potenze sono
all'opera per assicurarsi le fonti energetiche, fondamentali per
garantirsi la forza necessaria ad imporre il proprio dominio. Mentre si
teme l'esplodere di un devastante conflitto mondiale che riproponga gli
immani massacri delle due guerre che hanno provocato nel Novecento
decine di milioni di morti, la guerra continua il suo fluire
nell'adozione di forme e di parole che vogliono essere tranquillizzanti.
La guerra non si proclama più, non si presentano più dichiarazioni
d'inizio del conflitto agli ambasciatori; le si cambia piuttosto il
nome. L'invasione delle truppe russe dell'Ucraina diventa 'operazione
militare speciale', gli attacchi statunitensi e israeliani all'Iran (e
le risposte missilistiche) non sono 'atti di guerra', così come i
bombardamenti periodici sul Libano e la Siria. Le guerre per procura
sono diventate il mezzo per ridefinire le aree senza doversi esporre
direttamente. Coloro che stanno dietro al conflitto civile in Sudan sono
gli stessi che su altri fronti si propongono come mediatori di 'atti di
guerra'.
Intanto oggi nel mondo sono ben 123,4 milioni le persone costrette ad
abbandonare la propria casa a causa di una guerra o di una crisi
ambientale (dati UNHCR, l'Agenzia dell'ONU che si occupa di profughi e
rifugiati): una persona ogni 67, con un aumento del 6% rispetto l'inizio
del 2024. Ovviamente si tratta di civili, le vittime privilegiate delle
guerre moderne. Come quella che è passata in secondo piano, dopo
l'attacco all'Iran, e che si continua a chiamare guerra mentre è un vero
e proprio massacro pianificato e finalizzato al trasferimento forzato di
chi sopravviverà. Ovviamente parlo della striscia di Gaza dove insieme
ai bombardamenti e alle cannonate si è inaugurato un sistema di
distribuzione del cibo, gestito da agenzie controllate dalle truppe
israeliane, strutturato in modo tale non solo da non soddisfare i
bisogni dei gazawi, sia per le modalità che per le quantità (i pacchi
alimentari - per chi riesce ad averli - contengono solo 1750 calorie a
persona); ma soprattutto congegnato per essere usato come arma di
pressione per spingere la popolazione al sud. Il risultato è che dal 27
maggio ad oggi più di 200 persone sono state uccise mentre cercavano di
procurarsi del cibo. Poca roba, verrebbe da dire, nei confronti delle
cifre che hanno segnato questo lembo di terra dall'ottobre del 2023
nell'apatia della gran parte della popolazione mondiale. D'altronde è la
stessa mancanza d'empatia che si coglie nei confronti delle popolazioni
vittime di altri conflitti e di altri massacri, alimentata e fomentata
dagli opinionisti di regime, dai pennivendoli a libro paga, dalle classi
dirigenti, da tutti coloro che sono preoccupati unicamente da una
possibile saldatura delle classi oppresse a livello internazionale e
sono fortemente impegnati nell'agitare il feticcio nazionalista e
identitario, funzionale alle divisioni e agli antagonismi.
Armi sempre più sofisticate e potenti si accompagnano a metodologie
antiche; gli omicidi mirati fanno il paio con i massacri indiscriminati;
legislazioni repressive affiancano l'illegalismo delle squadre in
passamontagna (come negli USA con la caccia agli immigrati): la difesa
della Democrazia e dell'Occidente passa da qui. Come passa dalle
decisioni del recente incontro della NATO, dove si è concordato su un
aumento della spesa militare al 5%, a scapito di chi è facile immaginarlo.
Mai come oggi democratici e autocratici mostrano il loro vero volto, e
vien da dire, parafrasannatdo una frase di un vecchio film, 'quando il
gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare'. Quando si tratta di
spartirsi il mondo, quando si tratta di uscire dalle proprie crisi e
dalle proprie contraddizioni economiche, le grandi potenze - USA, Cina,
Russia, UE - abbandonano progressivamente i vecchi strumenti di
controllo e di imbonimento sociale per mostrare ed esercitare i loro
muscoli. Esemplare la vicenda che ha visto coinvolti Israele, Iran e USA.
Netanyahu, per uscire da una situazione sempre più complicata dovuta
all'emergere di critiche nel campo alleato, alla situazione economica,
all'aumento del dissenso interno, alla sua stessa situazione
giudiziaria, sferra un attacco a 'sorpresa' contro il nemico per
antonomasia, l'Iran dei tirannici ayatollah, prospettando un cambio di
regime; Khamenei, già in preallarme, tanto da aver fatto occultare i
pezzi più importanti dell'industria nucleare del paese, risponde con i
missili mostrando tutti i limiti della difesa israeliana; Trump, dopo
aver orchestrato la manfrina dei tavoli di trattativa sul nucleare con i
persiani, accorre a sostegno dell'alleato con i super bombardieri e le
super bombe; l'Iran minaccia allora la chiusura dello stretto di Hormuz
da dove passa il 20/30 % del trasporto su nave di petrolio; la Cina
interviene allora su Khamenei e la minaccia decade; a questo punto Trump
si dichiara soddisfatto, non sostiene il cambio di regime voluto da
Israele e concorda con l'Iran un bombardamento farsa per chiudere la
partita e permettere a tutti gli attori del gioco di proclamarsi
vincitori. Netanyahu proclama a gran voce che la possibilità per l'Iran
di costruirsi un armamento nucleare è ormai differita di anni, godendo
del clima di favore popolare creato sull'onda dell'attacco al nemico
storico (perlomeno dalla affermazione della rivoluzione khomeinista nel
1979), favore certificato dagli ultimi sondaggi che danno in salita il
suo partito (mentre la coalizione al governo non raggiungerebbe la
maggioranza necessaria per riconfermarsi); intanto aumentano gli
attacchi dei coloni in Cisgiordania e le uccisioni dei civili a Gaza, in
un processo di accelerazione di annessione dei territori e di
progressiva espulsione dei residenti palestinesi.
Anche Trump - osannato servilmente dall'ex capo della Nato Rutte - si
dichiara vincitore. Come un novello Cesare sembra dire 'veni, vidi,
vici', sono venuto, ho visto e ho vinto imponendo la mia pace, e guai se
qualcuno osa mettere in forse la portata della sua vittoria. Trump non
si può permettere di dimostrare alcuna debolezza; gli USA stanno vivendo
una fase di profonda crisi economica e sociale, il suo debito ha
raggiunto dimensioni stellari e collocare titoli diventa sempre più
costoso e non concorrenziale con altre economie, il dollaro è sotto la
parità con l'euro e sta scivolando sempre più, sollevando un quesito
determinante: fino a quando potrà rimanere valuta di scambio
internazionale e bene di riserva in una situazione nella quale diventa
sempre più difficile stampare moneta per rifinanziare il debito? In un
anno il costo degli interessi è passato da 753 a 1235 miliardi di
dollari, superando la stessa spesa militare. L'imposizione dell'aumento
delle spese militari da parte dei paesi aderenti alla NATO, così come il
braccio di ferro altalenante sulla questione dei dazi, rientrano, nei
piani di Trump, nel tentativo di rimediare ad una situazione sempre più
scivolosa, alla quale l'interventismo militare deve dare il suo
contributo. Anche le misure prese all'interno degli USA dimostrano
quanto Trump tema la crescita di un'opposizione interna alle sue
politiche che inevitabilmente si riversano sui ceti popolari. La Guardia
Nazionale, gli agenti dell'ICE, il Dipartimento di Giustizia dipendono
ormai dalle sue direttive, non dai meccanismi previsti dalla
Costituzione; il Congresso è stato esautorato dal controllo del potere
di bilancio, assunto dal presidente, e numerosi sono i segnali di una
messa in crisi delle istituzioni che hanno contrassegnato la vita di
questo paese. Da un presidente che si dice convinto di essere stato
mandato da Dio per sistemare le cose c'è d'aspettarsi di tutto. L'hanno
capito anche diversi dei suoi che da lui stanno prendendo le distanze.
Il governo iraniano dal canto suo ha approfittato dell'attacco, previsto
e preannunciato, per un'ulteriore stretta repressiva sugli oppositori,
contemporanea ad un compattamento dei suoi sostenitori. Ma più che della
propria forza militare, l'Iran si è avvalso non tanto delle pelose
dichiarazioni di solidarietà del mondo musulmano, per lo più
strumentali, ma della sua condizione di paese chiave in una regione del
mondo essenziale per un'economia mondiale sempre più interconnessa e
interdipendente. Colpire a fondo l'Iran, cercare un cambio di regime,
avrebbe voluto favorire la sua disintegrazione come entità statale
unitaria, stante la sua composizione etnica con quasi il 40% di
popolazione non iraniana (curdi e beluci in primis), generando una
situazione di ulteriore instabilità in un'area nella quale turchi,
sauditi, sceicchi, cinesi e indiani stanno giocando le loro partite per
affermare progressivamente, ma con cautela, il loro 'soft power'. E
allora tutti vincitori!
Quelli che non vincono mai sono quelli che stanno sotto, nella scala
sociale, e purtroppo anche nei bombardamenti. Eppure la forza ci sarebbe
per rovesciare il tavolo se solo si avesse la volontà e la capacità di
riconoscersi eguali in una condizione umana fatta di oppressione e
sfruttamento. Il cammino da fare è lungo e complesso, ma forse la
velocità con la quale stanno avvenendo le trasformazioni potrà favorire
una presa di coscienza collettiva che impedisca gli errori del passato e
sbocchi in un reale processo rivoluzionario antiautoritario. Continuiamo
a impegnarci per questo.
Massimo Varengo
https://umanitanova.org/rovesciare-il-tavolo-liberiamoci-da-guerre-oppressione-e-sfruttamento/
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