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(it) Italy, FAS, Sicilia Libertaria #460 - LUIGI ALVINO (ca, de, en, pt, tr)[traduzione automatica]
Date
Tue, 19 Aug 2025 08:06:32 +0300
L'idea insurrezionale, retaggio delle insorgenze risorgimentali che
l'insurrezione parigina del 1871 aveva provveduto a rinverdire, è
rimasta prevalente nell'anarchismo italiano dai suoi primi vagiti in
Sicilia, e nella Prima Internazionale, fino agli anni '20 del Novecento,
quando subì un sostanziale ripensamento a seguito della sconfitta patita
dai bolscevichi nella Rivoluzione russa. Dietro di essa vi era la
convinzione, assai diffusa, che ogni moto insurrezionale, ogni
rivoluzione di popolo, avrebbe creato le sue proprie forme di
auto-governo. Ancora ai giorni nostri vi è chi considera la comparsa dei
soviet nella Russia del 1917 e dei consigli nella Germania spartachista
come una conferma di tale assunto, mentre, a un esame più attento,
appaiono invece come rielaborazioni e adattamenti di forme organizzative
precedenti (dai Mir contadini alle sezioni della Francia rivoluzionaria
fino ai comitati di sciopero del sindacalismo rivoluzionario) che
precedettero e in parte diressero l'insurrezione prima di finire
assorbiti e disarticolati dal potere centrale.
Come ricostruire anarchicamente la società all'indomani della
rivoluzione? Contrariamente a quanto si crede, questa domanda venne
posta fin da subito da una corposa minoranza di anarchici convinti che
la mistica dell'insurrezione bastante a se stessa conducesse al
fallimento. Programmi di ricostruzione sociale che avevano come base i
liberi Comuni (Saverio Friscia) o le «libere società di produzione»
(Antonino Riggio), confederati tra loro, ebbero un'ampia accoglienza
nell'ambiente socialista siciliano, ad esempio, all'indomani della
Comune di Parigi: entrambe le opzioni non si limitavano a indicare una
«futura umanità» ma prevedevano una serie di sperimentazioni da attuarsi
ancor prima del fatto insurrezionale. Anche nel resto d'Italia si ebbero
elaborazioni più o meno simili: Un comune socialista dell'anarchico
pisano Giovanni Rossi, il fondatore della colonia Cecilia, è del 1878.
Del 28 febbraio di quello stesso anno è il manifestino che riproduciamo,
fatto stampare clandestinamente da Luigi Alvino (1847-1889), esponente
di spicco, oggi misconosciuto, dell''anarchismo napoletano, figura
tragica perché finì i suoi giorni, come i ben più famosi Fanelli,
Cafiero e Covelli, nel manicomio di Nocera Inferiore (vedine la scheda
biografica compilata da Giuseppe Aragno per il DBAI). Alvino era intento
in quel periodo, a un anno dai moti del Matese e a un mese dalla morte
di Vittorio Emanuele II, a organizzare una vasta rete cospirativa per
una nuova insurrezione che sarebbe dovuta scoppiare in Sicilia,
estendersi in gran parte del Meridione e toccare persino la Sardegna. Il
manifestino doveva fungere da programma.
Esponendo in esso l'organamento collettivo della società
post-rivoluzionaria, però, egli incorse, secondo il questore di Napoli,
in una «seria divergenza» con Emilio Covelli, alfiere
dell'insurrezionalismo più intransigente, e in un raffreddamento dei
rapporti con Malatesta e Ceccarelli, con i quali pure coabitava a Napoli
(Questore a Prefetto di Napoli, rapporto dell'8 marzo 1878, in AS
Napoli, Prefettura Gabinetto, b. 418 f. 16.10 "Manifesti = Giornali").
Lavoratori,
da secoli siamo consunti dalla miseria; da secoli la terra, le officine,
e le mille industrie fecondate dal nostro sudore non bastano a
soddisfare i nostri più immediati bisogni - La parte maggiore dei
prodotti serve a nudrire gli ozii di coloro che si son costituiti
proprietari di quei beni cui tutti abbiamo ugual diritto.
Siam forse destinati a vivere solo per lavorare?
Perché essi che nulla producono, tutto consumano?
Spinti da tanta abiezione, più volte tingemmo del nostro sangue le
barricate; ma pur troppo non riuscimmo giammai a rivendicare i nostri
diritti; ché subito la ragion politica dei borghesi seppe mutarci in
mano la bandiera, e trarre vantaggio dai nostri martiri, lasciando a
noi, ignorati ed illusi, una sola libertà: morire di fame.
Eppure queste sconfitte ci hanno dato alfine coscienza intera dei nostri
veri bisogni, delle nostre forze, e, più di tutto, delle arti nemiche da
evitare. Fu il difetto di quella coscienza, che dalle mostruose rovine
dell'89 sorse il passato, reintegrando, con altri nomi e forme, i
privilegi delle minoranze - di gaudenti.
Vogliamo oggi ricadere nello stesso errore? Vogliamo noi, incalzati
dalla miseria impugnare le armi, senza un programma, senza un concetto
del nuovo possibile organamento sociale?
Lavoratori,
La imminente rivoluzione è per risolvere il problema economico; e
appunto per questo è sociale. Ma è storica necessità che le rivoluzioni
abbiano fine immediato in che si concretano: fine di questa è il
collettivismo, che si esplica nell'anarchia. Nel seguente organamento
collettivo son raccolti sommariamente, i varii momenti del suo primo
sistemarsi.
Considerando:
che tutti gli uomini sono uguali dinnanzi alle leggi di natura.
che tutti hanno uguale diritto a godere dei mezzi di cui dispone la
società onde dar pieno sviluppo alle proprie facoltà fisiche e morali.
che la libertà, senza questa assoluta uguaglianza economica ed
indipendenza individuale, è ironia.
che tutte le passate forme di costituzione sociale, ossia governi, sono
violazioni delle leggi di natura, in quanto tendono solo a proteggere e
mantenere le disuguaglianze sociali.
che anche la repubblica è governo come gli altri e certo il peggiore,
poiché nasconde tra le spire della legalità i più sordidi interessi
della borghesia.
che il lavoro è una necessità sociale, esso, diviso tra tutti
gl'individui senza eccezione, non solo si rende meno grave, ma assicura
loro il maggior benessere in quello della collettività.
È proclamata:
L'assoluta uguaglianza di tutti i membri della umana famiglia: non più
ricchi e poveri, padroni e servi, tutori e tutelato, ecc. ecc. ma una
sola e libera associazione in cui il lavoro sia natural legge per tutti.
Così avrà libero svolgimento la tendenza umana all'Armonia spontanea dei
contrarii: l'Anarchia.
Le leggi, i decreti, le cariche, l'autorità, il governo, in una parola
tutte le presenti istituzioni sociali, manifesta violazione delle leggi
di natura, sono abolite.
La terra, gli strumenti del lavoro, le abitazioni, i mezzi di viabilità
o qualunque altro capitale sociale è dichiarato proprietà collettiva
della società intera.
I comuni avranno l'esercizio collettivo del capitale sociale esistente
nel proprio perimetro.
Gli strumenti del lavoro si eserciteranno collettivamente; i lavoratori
della terra, dei stabilimenti, laboratorii, industrie, arti, mestieri
esistenti in ciascun comune costituiranno singole associazioni con norme
proprie.
Queste associazioni in periodiche riunioni o congressi provvederanno al
maggior sviluppo della produzione e stabiliranno il valore dei boni di
lavoro.
Così pure i membri d'ogni comune si raccoglieranno in riunioni o
assemblee e provvederanno al benessere della collettività comunale, al
sorteggio delle abitazioni ecc.
In ogni comune vi sarà un Banco di scambio che terrà conto dei depositi
d'ogni fabbrica o laboratorio, girerà i boni scambiandoli coi prodotti
richiesti, porrà in relazione di scambio i varii stabilimenti,
associazioni di lavoratori, e depositi di materie prime, dirigerà
l'esuberante prodotto ove maggiore è il bisogno, ecc. ecc.
Le associazioni depositeranno al Banco di scambio i prodotti della loro
industria.
Gli ospedali, il servizio sanitario, l'educazione dei fanciulli, la
posta, i telegrafi, le ferrovie, i Banchi di scambio, i teatri, ecc.
ecc. saranno dichiarati servizii pubblici, i cui addetti saranno
retribuiti con boni pubblici.
Ogni individuo, ovunque si trovi, ha diritto di essere immediatamente
ammesso a prestar l'opera sua in quella associazione di lavoratori che
meglio preferirà.
Gl'infermi, gli inabili al lavoro per vecchiaia o impedimenti fisici, i
nuovi nati fino all'età di 18 anni, hanno diritto a soddisfare
gratuitamente i loro bisogni e all'uopo ritireranno boni di scambio
pubblici del servizio pubblico di sanità o educazione.
Cessate le cause al mal fare naturalmente cesseranno i delitti, pure in
ciascun comune il popolo potrà eleggere arbitri per rendere giustizia o
per speciali incombenze, ma questi saranno sempre revocabili ed al
popolo potranno appellarsi i giudicati.
L'unione della donna con l'uomo non è consacrata che dalla libera
volontà d'entrambi. I nuovi nati conviveranno con la madre almeno fino
ai 7 anni, ma su di essi invigilerà tutto l'essere collettivo che
fornirà i mezzi al loro mantenimento dal nascere fino ai 18 anni.
Al 16° anno ciascuno sceglie una professione e a 18 anni provvede con
quella alla propria esistenza.
Chi non lavora deve naturalmente morire di fame. - Viva la Rivoluzione
Sociale.
Pur nella loro «sommarietà», le soluzioni proposte da Alvino appaiono in
larga parte originali. Solo quando parla di «boni di lavoro" e di «Banco
di scambio» il pensiero corre al libretto di James Guillaume, Idées sur
l'organisation sociale, pubblicato in Svizzera nell'agosto del 1876, che
fa dei bons d'échange e del comptoir d'échange le architravi della
futura organizzazione economica della società. Ma mentre Guillaume
prevedeva, una volta cessata la penuria dei prodotti, un successivo
passaggio, dallo «scambio» alla «distribuzione» secondo i bisogni
(quella che Kropotkin chiamerà «presa nel mucchio») - cioè dal
collettivismo al comunismo -, Luigi Alvino, proprio da Napoli, il centro
di elaborazione del comunismo anarchico, insisteva invece sullo scambio
in ragione del lavoro svolto - cioè sul collettivismo -: altra cosa che
non dovette andare particolarmente a genio al buon Covelli.
Natale Musarra
https://www.sicilialibertaria.it/
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