A - I n f o s

a multi-lingual news service by, for, and about anarchists **
News in all languages
Last 30 posts (Homepage) Last two weeks' posts Our archives of old posts

The last 100 posts, according to language
Greek_ 中文 Chinese_ Castellano_ Catalan_ Deutsch_ Nederlands_ English_ Francais_ Italiano_ Polski_ Português_ Russkyi_ Suomi_ Svenska_ Türkurkish_ The.Supplement

The First Few Lines of The Last 10 posts in:
Castellano_ Deutsch_ Nederlands_ English_ Français_ Italiano_ Polski_ Português_ Russkyi_ Suomi_ Svenska_ Türkçe_
First few lines of all posts of last 24 hours

Links to indexes of first few lines of all posts of past 30 days | of 2002 | of 2003 | of 2004 | of 2005 | of 2006 | of 2007 | of 2008 | of 2009 | of 2010 | of 2011 | of 2012 | of 2013 | of 2014 | of 2015 | of 2016 | of 2017 | of 2018 | of 2019 | of 2020 | of 2021 | of 2022 | of 2023 | of 2024 | of 2025

Syndication Of A-Infos - including RDF - How to Syndicate A-Infos
Subscribe to the a-infos newsgroups

(it) Italy, FAS, Sicilia Libertaria #460 - LUIGI ALVINO (ca, de, en, pt, tr)[traduzione automatica]

Date Tue, 19 Aug 2025 08:06:32 +0300


L'idea insurrezionale, retaggio delle insorgenze risorgimentali che l'insurrezione parigina del 1871 aveva provveduto a rinverdire, è rimasta prevalente nell'anarchismo italiano dai suoi primi vagiti in Sicilia, e nella Prima Internazionale, fino agli anni '20 del Novecento, quando subì un sostanziale ripensamento a seguito della sconfitta patita dai bolscevichi nella Rivoluzione russa. Dietro di essa vi era la convinzione, assai diffusa, che ogni moto insurrezionale, ogni rivoluzione di popolo, avrebbe creato le sue proprie forme di auto-governo. Ancora ai giorni nostri vi è chi considera la comparsa dei soviet nella Russia del 1917 e dei consigli nella Germania spartachista come una conferma di tale assunto, mentre, a un esame più attento, appaiono invece come rielaborazioni e adattamenti di forme organizzative precedenti (dai Mir contadini alle sezioni della Francia rivoluzionaria fino ai comitati di sciopero del sindacalismo rivoluzionario) che precedettero e in parte diressero l'insurrezione prima di finire assorbiti e disarticolati dal potere centrale.

Come ricostruire anarchicamente la società all'indomani della rivoluzione? Contrariamente a quanto si crede, questa domanda venne posta fin da subito da una corposa minoranza di anarchici convinti che la mistica dell'insurrezione bastante a se stessa conducesse al fallimento. Programmi di ricostruzione sociale che avevano come base i liberi Comuni (Saverio Friscia) o le «libere società di produzione» (Antonino Riggio), confederati tra loro, ebbero un'ampia accoglienza nell'ambiente socialista siciliano, ad esempio, all'indomani della Comune di Parigi: entrambe le opzioni non si limitavano a indicare una «futura umanità» ma prevedevano una serie di sperimentazioni da attuarsi ancor prima del fatto insurrezionale. Anche nel resto d'Italia si ebbero elaborazioni più o meno simili: Un comune socialista dell'anarchico pisano Giovanni Rossi, il fondatore della colonia Cecilia, è del 1878.

Del 28 febbraio di quello stesso anno è il manifestino che riproduciamo, fatto stampare clandestinamente da Luigi Alvino (1847-1889), esponente di spicco, oggi misconosciuto, dell''anarchismo napoletano, figura tragica perché finì i suoi giorni, come i ben più famosi Fanelli, Cafiero e Covelli, nel manicomio di Nocera Inferiore (vedine la scheda biografica compilata da Giuseppe Aragno per il DBAI). Alvino era intento in quel periodo, a un anno dai moti del Matese e a un mese dalla morte di Vittorio Emanuele II, a organizzare una vasta rete cospirativa per una nuova insurrezione che sarebbe dovuta scoppiare in Sicilia, estendersi in gran parte del Meridione e toccare persino la Sardegna. Il manifestino doveva fungere da programma.

Esponendo in esso l'organamento collettivo della società post-rivoluzionaria, però, egli incorse, secondo il questore di Napoli, in una «seria divergenza» con Emilio Covelli, alfiere dell'insurrezionalismo più intransigente, e in un raffreddamento dei rapporti con Malatesta e Ceccarelli, con i quali pure coabitava a Napoli (Questore a Prefetto di Napoli, rapporto dell'8 marzo 1878, in AS Napoli, Prefettura Gabinetto, b. 418 f. 16.10 "Manifesti = Giornali").

Lavoratori,

da secoli siamo consunti dalla miseria; da secoli la terra, le officine, e le mille industrie fecondate dal nostro sudore non bastano a soddisfare i nostri più immediati bisogni - La parte maggiore dei prodotti serve a nudrire gli ozii di coloro che si son costituiti proprietari di quei beni cui tutti abbiamo ugual diritto.

Siam forse destinati a vivere solo per lavorare?

Perché essi che nulla producono, tutto consumano?

Spinti da tanta abiezione, più volte tingemmo del nostro sangue le barricate; ma pur troppo non riuscimmo giammai a rivendicare i nostri diritti; ché subito la ragion politica dei borghesi seppe mutarci in mano la bandiera, e trarre vantaggio dai nostri martiri, lasciando a noi, ignorati ed illusi, una sola libertà: morire di fame.

Eppure queste sconfitte ci hanno dato alfine coscienza intera dei nostri veri bisogni, delle nostre forze, e, più di tutto, delle arti nemiche da evitare. Fu il difetto di quella coscienza, che dalle mostruose rovine dell'89 sorse il passato, reintegrando, con altri nomi e forme, i privilegi delle minoranze - di gaudenti.

Vogliamo oggi ricadere nello stesso errore? Vogliamo noi, incalzati dalla miseria impugnare le armi, senza un programma, senza un concetto del nuovo possibile organamento sociale?

Lavoratori,

La imminente rivoluzione è per risolvere il problema economico; e appunto per questo è sociale. Ma è storica necessità che le rivoluzioni abbiano fine immediato in che si concretano: fine di questa è il collettivismo, che si esplica nell'anarchia. Nel seguente organamento collettivo son raccolti sommariamente, i varii momenti del suo primo sistemarsi.

Considerando:

che tutti gli uomini sono uguali dinnanzi alle leggi di natura.

che tutti hanno uguale diritto a godere dei mezzi di cui dispone la società onde dar pieno sviluppo alle proprie facoltà fisiche e morali.

che la libertà, senza questa assoluta uguaglianza economica ed indipendenza individuale, è ironia.

che tutte le passate forme di costituzione sociale, ossia governi, sono violazioni delle leggi di natura, in quanto tendono solo a proteggere e mantenere le disuguaglianze sociali.

che anche la repubblica è governo come gli altri e certo il peggiore, poiché nasconde tra le spire della legalità i più sordidi interessi della borghesia.

che il lavoro è una necessità sociale, esso, diviso tra tutti gl'individui senza eccezione, non solo si rende meno grave, ma assicura loro il maggior benessere in quello della collettività.

È proclamata:

L'assoluta uguaglianza di tutti i membri della umana famiglia: non più ricchi e poveri, padroni e servi, tutori e tutelato, ecc. ecc. ma una sola e libera associazione in cui il lavoro sia natural legge per tutti. Così avrà libero svolgimento la tendenza umana all'Armonia spontanea dei contrarii: l'Anarchia.

Le leggi, i decreti, le cariche, l'autorità, il governo, in una parola tutte le presenti istituzioni sociali, manifesta violazione delle leggi di natura, sono abolite.

La terra, gli strumenti del lavoro, le abitazioni, i mezzi di viabilità o qualunque altro capitale sociale è dichiarato proprietà collettiva della società intera.

I comuni avranno l'esercizio collettivo del capitale sociale esistente nel proprio perimetro.

Gli strumenti del lavoro si eserciteranno collettivamente; i lavoratori della terra, dei stabilimenti, laboratorii, industrie, arti, mestieri esistenti in ciascun comune costituiranno singole associazioni con norme proprie.

Queste associazioni in periodiche riunioni o congressi provvederanno al maggior sviluppo della produzione e stabiliranno il valore dei boni di lavoro.

Così pure i membri d'ogni comune si raccoglieranno in riunioni o assemblee e provvederanno al benessere della collettività comunale, al sorteggio delle abitazioni ecc.

In ogni comune vi sarà un Banco di scambio che terrà conto dei depositi d'ogni fabbrica o laboratorio, girerà i boni scambiandoli coi prodotti richiesti, porrà in relazione di scambio i varii stabilimenti, associazioni di lavoratori, e depositi di materie prime, dirigerà l'esuberante prodotto ove maggiore è il bisogno, ecc. ecc.

Le associazioni depositeranno al Banco di scambio i prodotti della loro industria.

Gli ospedali, il servizio sanitario, l'educazione dei fanciulli, la posta, i telegrafi, le ferrovie, i Banchi di scambio, i teatri, ecc. ecc. saranno dichiarati servizii pubblici, i cui addetti saranno retribuiti con boni pubblici.

Ogni individuo, ovunque si trovi, ha diritto di essere immediatamente ammesso a prestar l'opera sua in quella associazione di lavoratori che meglio preferirà.

Gl'infermi, gli inabili al lavoro per vecchiaia o impedimenti fisici, i nuovi nati fino all'età di 18 anni, hanno diritto a soddisfare gratuitamente i loro bisogni e all'uopo ritireranno boni di scambio pubblici del servizio pubblico di sanità o educazione.

Cessate le cause al mal fare naturalmente cesseranno i delitti, pure in ciascun comune il popolo potrà eleggere arbitri per rendere giustizia o per speciali incombenze, ma questi saranno sempre revocabili ed al popolo potranno appellarsi i giudicati.

L'unione della donna con l'uomo non è consacrata che dalla libera volontà d'entrambi. I nuovi nati conviveranno con la madre almeno fino ai 7 anni, ma su di essi invigilerà tutto l'essere collettivo che fornirà i mezzi al loro mantenimento dal nascere fino ai 18 anni.

Al 16° anno ciascuno sceglie una professione e a 18 anni provvede con quella alla propria esistenza.

Chi non lavora deve naturalmente morire di fame. - Viva la Rivoluzione Sociale.

Pur nella loro «sommarietà», le soluzioni proposte da Alvino appaiono in larga parte originali. Solo quando parla di «boni di lavoro" e di «Banco di scambio» il pensiero corre al libretto di James Guillaume, Idées sur l'organisation sociale, pubblicato in Svizzera nell'agosto del 1876, che fa dei bons d'échange e del comptoir d'échange le architravi della futura organizzazione economica della società. Ma mentre Guillaume prevedeva, una volta cessata la penuria dei prodotti, un successivo passaggio, dallo «scambio» alla «distribuzione» secondo i bisogni (quella che Kropotkin chiamerà «presa nel mucchio») - cioè dal collettivismo al comunismo -, Luigi Alvino, proprio da Napoli, il centro di elaborazione del comunismo anarchico, insisteva invece sullo scambio in ragione del lavoro svolto - cioè sul collettivismo -: altra cosa che non dovette andare particolarmente a genio al buon Covelli.

Natale Musarra

https://www.sicilialibertaria.it/
________________________________________
A - I n f o s Notiziario Fatto Dagli Anarchici
Per, gli, sugli anarchici
Send news reports to A-infos-it mailing list
A-infos-it@ainfos.ca
Subscribe/Unsubscribe https://ainfos.ca/mailman/listinfo/a-infos-it
Archive http://ainfos.ca/it
A-Infos Information Center