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(it) Italy, FAI, Umanita Nova #21-25 - Vizietti sospetti. L'antica arte degli infiltrati (ca, de, en, pt, tr)[traduzione automatica]
Date
Tue, 19 Aug 2025 08:06:11 +0300
Recentemente è stata messa a disposizione in Rete la traduzione italiana
del "Manuale per smascherare un poliziotto infiltrato", il lavoro curato
e adattato a cura del "progettometi.org" è liberamente scaricabile dal
loro sito. Il documento originale è stato scritto in seguito alla
scoperta in Spagna della presenza di un certo numero di persone
infiltrate all'interno di alcuni gruppi di base impegnati nelle lotte
sociali. La cosa ha fatto molto rumore all'interno dei movimenti
spagnoli anche per le somiglianze con i precedenti simili avvenuti nel
Regno Unito, alcuni dei quali risalgono molto indietro nel tempo. In
Italia, alla fine del mese di maggio, "Potere al Popolo" ha
pubblicamente denunciato l'infiltrazione nel Partito di un poliziotto
durata 10 mesi e scoperta quasi per caso.
Non c'è bisogno di essere un esperto per ricordare che da sempre gli
apparati dello Stato sono soliti infiltrare partiti, gruppi, collettivi,
movimenti sia per acquisire informazioni sul loro funzionamento e sulle
loro attività sia per imbastire qualche provocazione. La storia italiana
degli ultimi 50-60 anni contiene un buon numero di esempi e non a caso
la legge da poco approvata in Parlamento prevede una serie di modifiche
alle norme in vigore (art.31ŽŽDisposizioni per il potenziamento
dell'attività di informazione per la sicurezza", Decreto 11 Aprile 2025,
n. 48) che riguardano specificamente le attività in questione. In
pratica vengono resi non punibili un certo numero di reati commessi
dalle persone infiltrate. Superfluo ricordare che non esistono elenchi o
statistiche (pubbliche) a proposito del numero di persone infiltrate (e
dove), per cui non è possibile sapere se queste siano decine o centinaia
e qualsiasi ipotesi si faccia in proposito è sicuramente campata in
aria. Sicuramente però si tratta di una attività che oggi viene
affiancata a quella del controllo fatto attraverso i software spia
installati sui cellulari, come chiaramente dimostrato recentemente dalla
scoperta che il programma "Graphite" (prodotto dalla società "Paragon")
è stato usato per controllare alcune persone le cui comunicazioni
vengono evidentemente ritenute interessanti dagli apparati repressivi.
Premesso quindi che il problema delle infiltrazioni esiste e che non è
il frutto di una banale teoria complottista, sorgono spontanee almeno
tre domande: 1. è possibile scoprire una infiltrazione? Come? 2. se
vengono scoperti è opportuno denunciare pubblicamente questi casi? 3. è
possibile prevenire una infiltrazione? Come?
Il "Manuale" citato all'inizio prova a rispondere soprattutto alle prime
due domande ma fa sorgere alcune perplessità riguardanti la risposta
alla terza domanda. Di seguito proviamo a riassumere il contenuto del
documento e rimandiamo al testo completo le persone maggiormente
interessate. Le citazioni letterali, messe tra virgolette, saranno
seguite dal numero di pagina (racchiuso tra parentesi quadre) dalle
quali provengono.
La prima cosa che viene chiarita è che il testo è stato scritto da
persone che hanno direttamente subito l'attività di infiltrazione e che
gli scopi del documento sono: "Trasmettere l'esperienza e le
conoscenze"[3]acquisite; "Aumentare la cultura della tutela nelle
organizzazioni e nei collettivi."[4]e mettere in evidenza le crepe del
sistema delle infiltrazioni e il fatto che polizia e Stato non sono
infallibili. In definitiva viene ritenuto che sia "indispensabile
rendere pubbliche tutte le informazioni e gli elementi ottenuti"[4]e che
sia necessario che determinate informazioni vengano condivise in quanto
"sarebbe pericoloso e poco incoraggiante lasciare questa possibilità
solo alla nostra discrezione e arbitrio, in quanto questo potrebbe
produrre gerarchie e disequilibri di potere."[5]. Di seguito viene
motivata la decisione di rendere pubbliche certe informazioni; si tratta
probabilmente della sintesi di un dibattito nel quale sono stati
valutati i pro e i contro di questa decisione.
Viene quindi risposto alla domanda: "Perché è importante che ci sia un
gruppo che controlla il processo?"[8]alla quale seguono risposte che
riguardano la "discrezione", la necessità di evitare inutili allarmismi
ma anche quella di evitare che la persona infiltrata venga a conoscenza
che è nel mirino di un "gruppo di indagine iniziale."[9].
Nel corso del testo si farà continuamente riferimento all'attività di
questo "gruppo" formato da un insieme di persone che hanno tra loro
forti legami di fiducia, che si sono trovati a condividere alcuni
"sospetti" e che hanno deciso di approfondirli. Il fine è quello di
fornire "informazioni, modelli comuni, linee guida e raccomandazioni sui
possibili problemi che si possono incontrare quando si avvia
un'indagine, nonché sulle possibili misure di sicurezza per prevenire le
infiltrazioni."[10]
E proprio ai "sospetti" è dedicata la parte principale del documento.
Secondo chi scrive "La maggior parte dei sospetti può nascere osservando
l'abbigliamento[sic!], le idee politiche, le reti sociali, la mancanza
di radici, qualcosa che non torna in una storia di vita o semplicemente
il fatto che ci sono persone che mal si adattano al contesto."[11]a
questi va aggiunto "l'allontanamento brusco, inaspettato e inspiegabile
del/la compagna/o (infiltrato) dalla militanza"[12]un fatto avvenuto in
non pochi casi e anche nel contesto delle infiltrazioni avvenute nel
Regno Unito.
Se i "sospetti" sono solo un punto di partenza bisogna sempre tener
presente che questi, da soli, non costituiscono una prova e che, verrà
ripetuto in più occasioni, è molto meglio sbagliare che seguire un
qualche tipo di pregiudizio. È a partire da questi "sospetti" collettivi
"che possiamo formare un gruppo di affinità per portare avanti
l'indagine."[14]Questo deve comprendere anche una persona della quale ci
si fida ma che non ha legami con la persona sospettata, al fine di avere
un punto di vista non direttamente coinvolto nel problema che possa
servire ad evitare errori di valutazione e/o giudizio e che possa
funzionare come una sorta di "supporto psicologico".
Nel "Manuale" si consiglia di tenere fin dall'inizio una traccia scritta
di quello che viene in mente e delle informazioni raccolte e di valutare
la persona sospetta secondo una serie di domande di base che verranno
poi elencate più avanti nel testo. Arrivati a un certo punto si potrebbe
avere la necessità di acquisire informazioni contattando altre persone e
nel documento viene consigliato in che modo comportarsi in casi del genere.
Alla fine, in un modo o in un altro, si arriverà alla chiusura delle
"indagini".
Nel migliore dei casi non vengono trovate prove sulla persona sospetta e
questa informazione deve essere condivisa con tutte le persone che erano
al corrente delle "indagini" al fine di evitare "che le voci continuino
a circolare."[21]Si pone, in questo caso, il problema se la persona
sospetta debba essere tra quelle informate, decisione che è ovviamente
alquanto delicata. Su questo non viene data un'indicazione precisa
mentre viene esplicitamente scritto che "Alcuni gruppi hanno deciso
semplicemente di non menzionare l'indagine, il che può avere però lo
svantaggio di non chiudere mai definitivamente la vicenda."[21]
Nel caso invece sebbene ci siano dei "sospetti" e delle "prove" queste
non vengano considerate sufficienti o incontrovertibili viene
consigliato di essere prudenti e di "non pubblicare nulla fino a quando
non saranno disponibili prove definitive."[23]
Nel peggiore dei casi, quando non ci sono dubbi sull'infiltrazione,
viene suggerito che è "quasi sempre una buona idea rendere pubblica la
notizia"[23]preoccupandosi di avvisare in anticipo le persone che hanno
avuto maggiori contatti con quella infiltrata assicurandosi di avere a
disposizione "strumenti di sostegno per coloro che saranno maggiormente
colpiti dalle conseguenze."[25]
Nel "Manuale" si accenna appena al problema che potrebbe sorgere quando
una persona infiltrata stringe una relazione con una o un attivista, il
che complica di non poco tutta la faccenda. La questione viene ripresa,
in parte, in un documentario (sulla stessa vicenda) prodotto da una
piattaforma digitale catalana e visibile qui
https://www.3cat.cat/3cat/infiltrats/video/6319194/
Nel "Manuale" vengono poi elencate le "lezioni" imparate dalle persone
coinvolte in nove casi di infiltrazione che sono stati resi pubblici,
più avanti nel testo verranno forniti i link alle pagine web dove sono
pubblicate le storie di questi soggetti. Gli insegnamenti non riguardano
solo le tecniche di infiltrazione ma anche gli effetti che scoperte del
genere hanno a livello delle persone che fanno parte di gruppi,
collettivi, movimenti. Effetti che sono soprattutto negativi e che
potrebbero, se non ben gestiti, portare a danneggiare sia le persone che
le loro relazioni: "Siate consapevoli che qualsiasi indagine,
indipendentemente dal suo esito, può danneggiare le reti di fiducia
all'interno del gruppo."[26]Ai danni di tipo psicologico e relazionale
vengono dedicate alcune pagine del "Manuale" e viene consigliato di
scegliere dei "protocolli di sicurezza" adeguati e che facciano sentire
le persone a proprio agio.
Vengono quindi elencate le 17 "domande" sulle quali dovrebbero basarsi
le "indagini" e che dovrebbero costituire una sorta di griglia di lavoro
utile per smascherare una infiltrazione. Ognuna di queste domande è
corredata da spiegazioni e da esempi tratti da casi reali.
Ecco l'elenco: 1. Storia passata e mancanza di radici; 2. Le loro idee
politiche sono quasi inesistenti o poco sviluppate?; 3. Qualcuno ha
conosciuto la loro famiglia?; 4. La loro vita lavorativa o "personale"
li porta ad assentarsi per lunghi periodi di tempo o per molti brevi
periodi?; 5. Casa loro sembra poco vissuta?; 6. Come è arrivato alla
militanza?; 7. Hanno capacità di guida fuori dal comune o hanno una
patente di guida per quasi tutte le categorie di veicoli?; 8. Qual è il
loro atteggiamento o personalità?; 9. Hanno problemi di denaro?; 10. Le
relazioni si concentrano sulle persone chiave o su quelle che le
circondano?; 11. Stranezze e contraddizioni; 12. Ci sono stati strani
casi giudiziari o scarso interesse da parte della polizia?; 13. Sono
improvvisamente scomparsi e hanno evitato qualsiasi contatto?; 14.
Social; 15. Foto; 16. COVID; 17. Telefoni cellulari.[33-]
Sarebbe troppo lungo analizzare nei minimi particolari ognuno di questi
che potremmo chiamare "indizi" e che dovrebbero aiutare a scoprire una
persona infiltrata. Ma anche solo scorrendo l'elenco si vede che si
tratta di modelli e/o schemi di comportamento che non hanno alcun tipo
di specificità e che quindi possono significare tutto ma anche il
contrario di tutto. Questo vale, in misura maggiore o minore, per quasi
tutti i punti elencati, cosa del resto che viene notata (per fortuna!)
anche in alcune delle note redatte da chi ha scritto il testo.
Verso la fine del documento viene scritto: "dobbiamo avere sempre chiaro
però che la conoscenza di nuove persone dovrebbe essere finalizzata alla
socializzazione di base e non tanto (o non solo) alla sicurezza"[51-52].
Per cui chi ha scritto il testo sembra non escludere la necessità che
vengano fatte delle "indagini" su una qualunque nuova persona entri in
contatto con un gruppo, un collettivo, un movimento. La cosa sembra
confermata dal fatto che il paragrafo immediatamente successivo ha
questo titolo: "Possibili precauzioni utili (ma non infallibili) per
integrare le persone nel gruppo"[52]e viene seguito da una serie di
suggerimenti per ottenere alcune informazioni di base su una persona.
Non viene però precisato chi dovrebbe raccogliere queste "informazioni"
e da quali "sospetti" sarebbe giustificata la raccolta.
Nelle "Conclusioni"[55]vengono ribadite molte delle avvertenze scritte
in più occasioni nelle pagine precedenti del "Manuale" allo scopo di
evitare i "falsi positivi" e gli effetti collaterali negativi per le
comunità in lotta, peccato che poi si finisca per scrivere anche: "Il
fatto che qualcuno non rientri negli schemi non significa che ogni
sospetto debba essere scartato."[57]
Nel complesso si può ritenere che, a parte qualche ingenuità non voluta,
il documento affronta un tema che, come abbiamo ricordato all'inizio, è
ancora attuale e non solo in Spagna. Dal punto di vista politico, il
fatto che siano stati infiltrati gruppi, collettivi, movimenti che
agiscono alla luce del sole la dice lunga sul fatto che questo genere di
pratiche non servano certo a contrastare il terrorismo internazionale ma
piuttosto la lotta sociale di base. Quello che però salta agli occhi è
che in molti casi a far scoprire l'infiltrazione sono stati uno o più
errori, alcuni davvero marchiani, commessi dalla persona infiltrata.
Quello che convince di meno delle proposte fatte nel "Manuale" è la
necessità di creare una struttura segreta che "indaghi" sulle persone
"sospette", una entità che - per come viene presentata nel testo - nasce
in base a un "istinto" e che alla fine risponde quasi solo a se stessa.
Questo non significa certo che sarebbe preferibile avere una sorta di
polizia interna istituzionalizzata ma piuttosto che del problema della
sicurezza si debbano fare carico direttamente tutte le persone che fanno
parte di un gruppo, collettivo, movimento. Se uno degli scopi che si
dovrebbero perseguire è quello di buttar fuori (piuttosto che scoprire)
le persone non gradite, una discussione collettiva aperta su questi
argomenti causerebbe non pochi problemi a una persona infiltrata.
In aggiunta sarebbe bene che i rapporti umani all'interno di una
comunità di lotta non si basassero sul controllo - anche a fin di bene -
che un gruppo (più o meno piccolo) esercita nei confronti di tutta la
comunità. La necessità di difendere le comunità è sicuramente qualcosa
di importante ma questa dovrebbe essere attentamente bilanciata: anche
chi ha scritto il "Manuale" ha sottolineato in più occasioni i danni
collaterali provocati da una "indagine", peccato che però si ha
l'impressione che questi non siano stati adeguatamente valutati e
sicuramente non sono stati messi a confronto con i danni che potrebbe
causare una infiltrazione. E stiamo parlando di danni che si producono
qualsiasi sia il risultato finale di una "indagine". Ovviamente questo
discorso vale (soprattutto) per gruppi, collettivi, movimenti che
operano alla luce del sole e per i quali l'illegalità non è la
principale o unica forma di lotta.
In definitiva un conto è convivere e gestire un pizzico di paranoia,
soprattutto in certe occasioni, altro è farsi prendere la mano da
meccanismi che potrebbero diventare delle prassi comunemente usate.
Nella maggior parte dei casi probabilmente basta condividere anche solo
un minimo di attenzione ai temi della sicurezza interna per provare ad
affrontare il problema in modo collettivo piuttosto che delegarlo,
oltretutto senza nemmeno esserne coscienti, a un piccolo gruppo.
Probabilmente questo sistema non sarà il massimo dell'efficienza, dal
punto di vista della sicurezza, ma sicuramente permetterà di rendere
partecipi tutte le persone di un certo tipo di problemi e questo
diminuirà l'inevitabile impatto degli effetti negativi che sono causati
da una infiltrazione.
Pepsy
Da https://pepsy.noblogs.org/
https://umanitanova.org/vizietti-sospetti-lantica-arte-degli-infiltrati/
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(it) Greece, Protaanka: Pubblicazione del 15° numero del quotidiano politico della periferia occidentale "Bandiera Nera e Rossa" (ca, de, en, pt, tr)[traduzione automatica]
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(it) Italy, FAS, Sicilia Libertaria #460 - LUIGI ALVINO (ca, de, en, pt, tr)[traduzione automatica]
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