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(it) Italy, FAI, Umanita Nova #20-25 - Il fuoco scioglierà il ghiaccio? Oppressione razziale e rivolte in USA (ca, de, en, pt, tr)[traduzione automatica]
Date
Sun, 17 Aug 2025 07:00:05 +0300
L'oppressione razziale e il mantenimento in stato di minorità di parte
della forza lavoro mediante la negazione dei documenti sono due
caratteristiche del sistema economico e politico contemporaneo. ----
L'alternarsi dei governi progressisti e conservatori, in Europa come
negli USA, porta all'allargarsi e al restringersi delle finestre entro
le quali la componente senza documenti del proletariato può aspirare a
ottenere gli stessi o, per lo meno, ad essere un po' meno vessata dalle
forze di polizia. ---- Vi sono diversi motivi per cui nessun governo ha
mai messo in discussione alle radici questo sistema: la necessità di
mantenere una componente fondamentale della forza lavoro, ma
potenzialmente riottosa, in stato di ricattabilità; la volontà di
dividere la classe su linee di
demarcazione imposte dallo stato; il poter agitare lo spauracchio
securitario del "crimine portato degli immigrati" e le banderuole
identitarie.
Fatta questa premessa d'ordine generale passiamo alle specificità del
caso statunitense. Nel corso degli ultimi 40 anni, dalla presidenza
Reagan, il numero di deportazioni è aumentato, con il picco negli anni
della presidenza Clinton, un calo durante il secondo mandato Obama per
poi aumentare con la prima presidenza Trump, e continuare la sua ascesa
durante il mandato di Biden. Possiamo affermare che siamo di fronte a
una politica bipartisan. E affermiamo ciò sia davanti alla propaganda
trumpiana, quella secondo cui Biden faceva entrare immigrati dediti a
cibarsi con animali domestici, sia a quella democratica di questi
giorni, che dipinge le deportazioni come opera di un'amministrazione
apertamente razzista. È da notare come l'aumento della violenza nei
confronti della componente migrante della classe proletaria sia avvenuto
con l'affermarsi definitivo delle politiche neoliberiste,
dall'amministrazione Reagan in poi.
Vi sono delle differenze tra governi progressisti e conservatori: i
primi tentano il più possibile di rendere invisibile, e quindi
accettabile al loro elettorato, la violenza; i secondi la glorificano.
Con ambo gli schieramenti al comando abbiamo visto aumentare il
dispositivo di militarizzazione del confine, la costruzione di centri di
detenzione amministrativa, la pratica di dividere i nuclei familiari
(con il corollario di minori scomparsi), l'aumento del budget a
disposizione dell'ICE. L'aumento dei finanziamenti per le campagne di
repressione e controllo dei lavoratori migranti ha permesso
l'introduzione di sempre più raffinate tecnologie di controllo, ideate e
gestite direttamente da quel complesso militare-digitale che si è
affiancato al tradizione complesso militare-industriale. Palantir ha
venduto i suoi sistemi di analisi e sorveglianza digitale, quelli che
permettono l'integrazione tra basi dati governative e private per
individuare le persone che l'ICE dovrà arrestare. Ma non solo Palantir:
anche Microsoft e Google si sono arricchite fornendo servizi informatici
all'agenzia federale dedita alla persecuzione dei senza documenti. E
anche al di fuori delle grandi aziende del settore esiste una miriade di
imprese che forniscono supporto tecnologico al lavoro dell'ICE, come
quelle che forniscono i braccialetti elettronici che alcuni immigrati in
attesa che la loro richiesta di visto venga validata o meno sono
costretti a indossare. In alcuni casi chi fornisce questi servizi non
fornisce solo la piattaforma tecnologica ma ha anche la delega a gestire
direttamente il rapporto con le persone in attesa di documenti.
In questo si assiste a un cambio di paradigma: nel periodo d'oro
"classico" del complesso militare-industriale, quello dei McNamara, mai
erano state delegate direttamente delle funzioni di polizia o delle
funzioni militari alle grandi imprese del settore, ma queste si
limitavano a fornire materiale, capacità di progettazione e
manutenzione. Ora vediamo sempre più il settore digitale incistarsi in
profondità nella macchina statale. L'abbraccio tra capitale e struttura
statale si fa sempre più ferreo.
Alcune particolarità della situazione statunitense vanno segnalate. Le
città santuario, ovvero le città dove i regolamenti federali che
limitano l'immigrazione non vengono applicati, o meglio, vengono
applicati in forma attenuato, sono le città in cui la componente senza
documenti fornisce parti importanti della forza lavoro in settori quali
quello manifatturiero, agricolo, servizi alla persona e servizi di
pulizia e manutenzione. Queste città sono città a guida democratica, in
stati a guida democratica. Eppure il governo federale anche quando era a
guida democratica ha, tranne nel secondo mandato Obama, proseguito nella
politica di criminalizzazione dei senza documenti. La contraddizione è
solo apparente: le leggi federali che regolano visti di soggiorno e
cittadinanza permettono di mantenere in una posizione di forte
ricattabilità la forza lavoro migrante. Dal momento in cui questa
dovesse alzare la testa o diventare in sovrannumero potrà essere
perseguitata nelle città santuario così come nel profondo Sud saldamento
repubblicano.
Vi sono anche altre considerazioni da fare, sopratutto sul confine
meridionale degli USA. New Mexico, California e Texas sono stati
conquistati dopo la guerra statunitense-messicana a metà del XIX secolo
e buona parte della popolazione di lingua e cultura messicana che viveva
in quei territori è lì rimasta, acquisendo la cittadinanza statunitense
nel corso degli anni successivi ma mantenendo anche legami con il Messico.
Questo ha conferito fin da subito una caratteristica di "porosità" del
confine meridionale, con costanti scambi commerciali e flussi di
migranti messicani richiamati dalle richieste di lavoratori nel settore
agricolo, per quanto concerne la California, e del bestiame (lo stesso
bestiame che poi si avviava verso i macelli di Chicago che sfamavano la
popolazione in crescita) per quanto riguarda Texas e New Mexico, ma
anche scambi culturali che ancora oggi definiscono quella parte degli
USA. Anche le elitè ispanofone di quei territori si sono integrate nel
corso degli anni nella classe dominante statunitense.
Questo fa anche sì che le migrazioni, anche solo su base stagionale,
siano state una caratteristica costante di quelle zone; la situazione si
è modificata negli ultimi decenni quando a fianco dei tradizionali
flussi messicani si sono aggiunti i flussi dai paesi centro-americani,
sud americani e caraibici. La componente chicana della popolazione è
autoctona di quelle parti degli USA e non un corpo estraneo come viene
rappresentato dalla propaganda, sia essa tesa all'assimilazione o alla
segregazione.
Ancora differente è la componente ispanofona di origine cubana presente
sopratutto nello stato della Florida. Per quanto questa, come le altre,
rientri nell'ampia categoria di Latinos, in questo caso si tratta di
persone scappate dal governo cubano, alcune subito dopo la rivoluzione
che depose Batista, altre in anni più recenti. In molti casi si tratta
di persone che hanno ricevuto un trattamento lievemente favorevole in
nome della lotta al comunismo e che hanno acquisito la cittadinanza. In
molti casi votano per il GOP e alcuni esponenti, come Rubio, sono
arrivati ad alte cariche statali e sono stati candidati papabili nelle
primarie del partito dell'elefante.
La componente chicana della popolazione della California meridionale pur
essendo da sempre presente sul territorio, nei fatti sono i primi
insediatisi dopo le tribù native, è stata mantenuta in una posizione
subordinata rispetto all'immigrazione di stampo WASP, come da prassi
nella gerarchia razzializzata tipica della società statunitense. Nel
corso degli anni vi sono stati periodi di lotte piuttosto intensi, come
la Chicano Moratorium, intenso ed esteso movimento di protesta
antimilitarista e pacifista durante la guerra nel Vietnam. Come viene
ben descritto da Davis e Wiener in "Set the Night on fire - L.A. in the
sixties" (Verso Books, London - New York 2020), fondamentale libro che
ricostruisce la storia dei movimenti sociali nella metropoli degli anni
'60 e primi anni '70, la comunità chicana di Los Angeles nel corso del
Novecento aderì con una certa spinta patriottica alle guerre
statunitensi, Prima e Seconda Guerra Mondiale, ma anche al conflitto in
Corea. Questa spinta patriottica tuttavia si esaurì e mutò di verso nel
corso degli anni della guerra del Vietnam, dando origine a un grosso
movimento di contestazione a carattere antimilitarista che sottolineava
come la comunità pagasse un importante prezzo di sangue in una guerra
che non sentiva come propria e che vedeva come di esclusivo interesse
della classe dominante. Una tesi dello stesso segno la si trova nei
gruppi militanti afro americani del tempo così come nei settori
politicizzati, all'epoca però estremamente marginali, della classe
operaia bianca. La presenza di strutture comunitarie che si sono
mantenute nel corso dei decenni ha permesso il mantenimento di forme di
memoria di quelle lotte anche negli anni seguenti.
L'esplosione delle proteste nel giugno di quest'anno è l'emergere di
quel fiume carsico di radicale contestazione della struttura sociale USA
la cui esistenza abbiamo sottolineato già in altri articoli ("Tradire la
razza bianca significa essere leali verso l'umanità", Umanità Nova
numero 21 anno 100, e l'opuscolo "The age of quarrel - la crisi
statunitense vista attraverso la lente dell'anarchismo sociale"
pubblicato nel novembre del 2020).
I movimenti sociali hanno già dimostrato di essere in grado di mettere
in crisi le politiche suprematiste della classe dominante. Il movimento
contro la brutalità della polizia ha mostrato la sua forza all'epoca di
Ferguson ed è riemerso in modo poderoso, e con istanze ancora più
radicali, durante la prima presidenza Trump; da movimento a prevalenza
afro-americano è diventato movimento che ha rotto gli argini della
divisione di classe coinvolgendo settori della classe lavoratrice
bianca, sopratutto nelle sue componenti giovanili.
Durante la Floyd Rebellion, durante la rivolta di Ferguson e durante gli
le sollevazioni di inizio giugno 2025 si è potuto vedere come i
dispositivi di contro-insurrezione non siano stati solamente quelli
polizieschi, oramai sempre più militarizzati, ma anche quelli messi in
campo da parte di quella miriade di organizzazioni e di ONG di attivismo
professionale, dediti alle mediazione e al recupero delle istanze più
radicali, che sono la branca sinistra del capitale.
Negli USA, molto più che in Europa e in altre parti del mondo, il
sottobosco di queste organizzazioni è esteso e ha ampie capacità
economiche e organizzative, essendo legato al Democratic Party. Se
all'epoca di Ferguson avevano avuto ancora qualche legittimità durante
la Floyd Rebellion, sono state molto più messe ai margini e
neutralizzate non solo dalle modalità radicali di appropriazione dello
spazio pubblico messe in atto da chi scendeva in strada, ma dal fatto
che la natura nefasta del loro operato è oramai riconosciuta come tale
non solo dalla minoranza agente militante ma anche da settori sempre più
ampi dei settori razzializzati della classe lavoratrice. Sia a Los
Angeles che a Minneapolis, ma anche nella piccola ma radicale
manifestazione svoltasi negli stessi giorni ad Austin, questi
recuperatori di professione sono stati ignorati e, nei fatti isolati.
Nell'ultima decina di anni si è visto un certo riemergere delle istanze
del sindacalismo di classe negli USA, con importanti lotte sia nel
settore dei dipendenti pubblici (insegnanti), nel manifatturiero(settore
automobilisticoo) e sopratutto nell'economia dei servizi (logistica e
ristorazione) come anche tra i lavoratori in stato di detenzione (vedi
"Questione carceraria e lotta di classe" pubblicato sul Umanità Nova 21
anno 98 e "La lotta degli insegnanti del West Virginia" sul numero 19
anno 98). Ne corso degli anni in molti stati sono stati imposti dalle
lotte salari minimi di 15 USD orari, una conquista ora mangiata
dall'inflazione. È proprio sull'intersezione del piano economico con
quello dell'oppressione di razza, su cui pure era cresciuto il movimento
del 2020, che potrebbe aprirsi una crisi interna difficilmente gestibile
dall'amministrazione Trump. È da vedere se le rivolte di Los Angeles e
Minneapolis, che hanno direttamente messo in crisi l'ICE, garante manu
militari dei principi del suprematismo bianco, sono un modello che si
estenderà a livello federale.
Lorcon
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