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(it) Italy, FDCA, Cantiere #36 - Camusso Legge Partecipazione - Cristiano Valente (ca, de, en, pt, tr)[traduzione automatica]
Date
Fri, 15 Aug 2025 09:09:11 +0300
Mentre la crisi economica sprofonda, sempre di più, masse di lavoratori,
lavoratrici e nuove generazioni nella precarietà e nella miseria, la
logica corporativa e di collaborazione di classe avanza. L'ultimo
tassello è l'approvazione definitiva al Senato della legge sulla
partecipazione dei lavoratori proposta dalla Cisl. ---- Con il sì
dell'Aula del Senato è stata trasformata in legge la proposta di
iniziativa popolare promossa dalla Cisl, "Partecipazione al Lavoro" che
aveva raccolto circa 400mila firme per una disciplina attuativa
dell'articolo 46 della Costituzione, che sancisce il diritto dei
lavoratori a un coinvolgimento attivo nella vita e negli utili delle
imprese. (1)
A sostegno della legge si era già espressa la premier Giorgia Meloni che
all'assemblea nazionale della Cisl aveva rivendicato lo stanziamento in
legge di Bilancio 2025 di 72 milioni a titolo di copertura degli
incentivi fiscali previsti a favore dei dipendenti per rendere più
conveniente la partecipazione economico e finanziaria dei lavoratori.
A detta della nuova leader della Cisl, Daniela Fumarola "si scrive una
pagina storica per il mondo del lavoro e per l'Italia. Dopo 77 anni,
l'articolo 46 della Costituzione trova finalmente attuazione grazie a
una mobilitazione durata due anni". (2)
Vediamo, sinteticamente gli aspetti salienti della nuova disciplina. La
partecipazione economica e finanziaria è prevista per i soli lavoratori
dipendenti privati ed è prevista una modifica transitoria della
disciplina sull'imposta sostitutiva dell'Irpef e delle addizionali
regionali e comunali, sugli emolumenti retributivi costituiti da Premi
di risultato e da forme di partecipazione agli utili d'impresa.
Per il 2025 viene elevato da 3mila a 5mila euro lordi il limite di
importo complessivo a cui si applica l'imposta sostitutiva, in caso di
distribuzione ai lavoratori dipendenti di una quota degli utili di
impresa non inferiore al 10% degli utili complessivi, in attuazione di
contratti collettivi, aziendali o territoriali.
Per l'applicazione del regime fiscale sostitutivo il reddito da lavoro
dipendente non deve superare 80mila euro, nell'anno precedente a quello
di percezione degli emolumenti, e l'aliquota dell'imposta sostitutiva è
pari, fino al 2027 al 5% e, a regime, a 10 punti percentuali.
Nelle aziende possono essere previsti piani di partecipazione
finanziaria dei dipendenti che possono individuare gli strumenti di
partecipazione dei lavoratori al capitale della società attraverso
l'acquisto di azioni, anche in sostituzione di premi di risultato. Nel
2025 i dividendi corrisposti ai lavoratori derivanti dalle azioni
attribuite in sostituzione del Premio di risultato fino a 1.500 euro
annui sono esentasse per il 50% del loro ammontare.
Passando alla partecipazione gestionale, la nuova disciplina prevede due
opzioni. La prima riguarda le società per azioni (o in accomandita per
azioni) organizzate secondo il cosiddetto modello dualistico, nel quale
figurano un "consiglio di gestione", a cui spetta la gestione
dell'impresa, e un "consiglio di sorveglianza" a cui spettano vari
compiti in materia di atti di ordine generale e di sorveglianza.
Gli statuti societari possono prevedere, se la fattispecie è
disciplinata dai contratti collettivi, la partecipazione nel consiglio
di sorveglianza di uno o più rappresentanti dei lavoratori dipendenti,
individuati sulla base delle procedure definite dai contratti, nel
rispetto sia dei requisiti di professionalità e onorabilità richiesti
per i componenti del consiglio che delle disposizioni sulle cause
soggettive di esclusione della relativa nomina.
Può essere prevista anche la presenza di almeno un rappresentante dei
lavoratori aderenti ai piani di partecipazione finanziaria.
La seconda opzione riguarda le società non organizzate secondo il
modello dualistico. In questo caso gli statuti possono prevedere,
qualora la fattispecie sia disciplinata dai contratti collettivi, la
presenza nel consiglio di amministrazione e, ove costituito (in base al
cosiddetto modello monistico) nel comitato interno al consiglio
(comitato per il controllo sulla gestione), di uno o più membri
rappresentanti gli interessi dei lavoratori dipendenti e individuati dai
medesimi lavoratori.
In tema di partecipazione organizzativa dei lavoratori, le aziende
possono istituire commissioni paritetiche, composte in eguale numero da
rappresentanti dell'impresa e dei lavoratori, per la predisposizione di
proposte di piani di miglioramento e di innovazione dei prodotti, dei
processi produttivi, dei servizi e dell'organizzazione del lavoro.
Le aziende possono anche prevedere nel proprio organigramma, in
attuazione di contratti collettivi aziendali, le figure dei referenti
della formazione, dei piani di "welfare", delle politiche retributive,
della qualità dei luoghi di lavoro. Le imprese con meno di 35 lavoratori
possono favorire, anche attraverso gli enti bilaterali, forme di
partecipazione dei lavoratori all'organizzazione delle imprese.
Infine la partecipazione consultiva dei lavoratori, che avviene
attraverso l'espressione di pareri e proposte sul merito delle decisioni
che l'impresa intende assumere. Nell'ambito di commissioni paritetiche,
le rappresentanze sindacali unitarie o le rappresentanze sindacali
aziendali o, in mancanza, i rappresentanti dei lavoratori e le strutture
territoriali degli enti bilaterali di settore possono essere
preventivamente consultati sulle scelte aziendali
Presso il Cnel viene istituita la Commissione nazionale permanente per
la partecipazione dei lavoratori. La Commissione esprime pareri
interpretativi, non vincolanti, sulle procedure relative alla
partecipazione dei lavoratori (proponendo agli organismi paritetici
eventuali misure correttive), procede alla raccolta e alla
valorizzazione delle buone prassi (in materia di partecipazione dei
lavoratori) attuate dalle aziende, redige ogni due anni una relazione
sulla partecipazione dei lavoratori nei luoghi di lavoro, presenta al
Cnel proposte volte a incoraggiare la partecipazione dei lavoratori alle
imprese.
Come si evince tutta la filosofia che sottende l'iniziativa di Legge
Popolare presentata dalla Cisl e la legge scaturita e rubricata non
casualmente "Disposizioni per la partecipazione dei lavoratori alla
gestione, al capitale e agli utili delle imprese" parte dalla convinta
adesione ad una strategia interclassista, tutta interna e subalterna al
sistema economico mercantile capitalista, figlia di una analisi della
società che non riconosce l'inevitabile contrapposizione fra gli
interessi dei lavoratori e interessi del padronato, pubblico o privato
che sia.
Si palesa una evidente volontà di chiudere e rompere con un modello
conflittuale, segnato e legato alla lotta fra le classi, fra padronato e
organizzazioni di resistenza dei lavoratori, sviluppando e favorendo un
terreno di collaborazione per una maggiore competitività dell'impresa,
offrendo la possibilità di esprimersi sulle scelte strategiche e di
gestione, contribuire al miglioramento dei prodotti e dei processi
produttivi e quindi condividere anche i risultati economici, prevedendo
una partecipazione economica e finanziaria da parte dei lavoratori nelle
singole aziende.
Niente di nuovo si potrebbe dire rispetto alla cultura del cattolicesimo
sociale di cui la Cisl è espressione e figlia, gemmata a sua volta da
quella enciclica papale, la Rerum Novarum, emanata nel 1891 da Leone
XIII°, nella sua ferma condanna della lotta di classe e del socialismo,
allora in fase ascendente, nella tenace difesa della proprietà privata e
che l'elezione del nuovo Papa, Leone XIV°, ha inevitabilmente rievocato.
Ciò che più meraviglia non è quindi tanto l'impostazione corporativa
della Cisl, fatta propria dai partiti di governo, (e non poteva essere
altrimenti), ma l'astensione dichiarata dal gruppo del Partito
Democratico e soprattutto le motivazioni di questa astensione, enunciate
nell'aula del Senato, proprio dalla ex Segretaria della CGIL Susanna
Camusso.
Per costei la motivazione dell'astensione parte, in massima parte, dalla
esclusione dei lavoratori della Pubblica Amministrazione e dalla
discrezionalità padronale di istituire eventuali commissioni paritetiche
con presenza dei rappresentanti dei lavoratori e dall'esclusiva
possibilità di partecipazione finanziaria da parte dei lavoratori,
rispetto alla "governance" effettiva.
La senatrice nella sua dichiarazione di voto si spinge addirittura ad
affermare che il risultato finale della discussione, quindi la legge poi
approvata, rappresenta un tradimento di un "testo molto interessante ed
importante (3) motivando il voto di astensione dei senatori proprio per
"l'origine tradita di questa legge" (sic!). Arriva ad affermare, senza
carpirne l'involontaria schizofrenia, che l'articolato di questa legge
sarebbe addirittura arretrata rispetto all'accordo intersindacale fatto
con le controparti nel 2018, il "Patto della Fabbrica", che non
casualmente rappresenta il grimaldello con cui a tutt'oggi,
Federmeccanica e Assistal, le due associazioni datoriali, non stanno
firmando l'ipotesi di nuovo contratto della maggiore categoria di
lavoratori, i metalmeccanici.
Appare qui evidente l'inadeguatezza della strategia politica sindacale
della stessa CGIL, seppur enunciata da interposta persona, ma ribadita e
confermata più volte nei suoi documenti ufficiale e congressuali,
relativa ad una fumosa e mai organicamente definita "codeterminazione",
di fatto ammiccante se non sovrapponibile alle stesse conclusioni della
Cisl e dell'attuale legge licenziata dal Parlamento.
A fronte di una tale contesto la situazione reale della nostra classe è
altamente peggiorata e profondamente deteriorata. Il recente Rapporto
annuale dell'Istat ha confermato che tra il 2019 e il 2024, le
retribuzioni contrattuali hanno perso il 10,5% del loro potere
d'acquisto, a causa della forte crescita dei prezzi.
La contrazione del potere d'acquisto è stata particolarmente
marcata alla fine del 2022, quando ha raggiunto il 15%, per poi
attenuarsi nel 2023 e risalire al 10% a marzo 2025. Anche le
retribuzioni lorde di fatto per dipendente, che tengono conto degli
accordi aziendali e individuali, hanno subito una perdita, seppur più
contenuta, pari al 4,4%. Questa perdita del potere d'acquisto ha avuto
ripercussioni significative sul tessuto sociale italiano. Il fenomeno
dei "working poor", ovvero persone che pur lavorando rientrano nella
povertà assoluta, è in crescita. Tra il 2014 e il 2023, l'incidenza di
povertà assoluta individuale tra gli occupati è passata dal 4,9% al
7,6%, con un incremento più rapido tra gli operai, passando da poco meno
del 9% al 14,6%.
Come si evince dalla tabella sottostante sono 6,2 milioni (35,7%) i
dipendenti del settore privato che nel 2023 hanno percepito un salario
inferiore ai 15 mila euro lordi annui, guadagnando nel migliore dei casi
mille euro netti al mese. Nel complesso, i lavoratori che guadagnano
meno di 25mila euro lordi annui sono circa 10,9 milioni di dipendenti
(62,7%). Questo significa che i salari netti, al massimo, non superano
le 1400/1500 euro il mese. (4)
Tabella 1 - Numero di lavoratori dipendenti del settore privato
(esclusi settore agricolo e domestico) e incidenza percentuale
per classe di importo del salario lordo annuale (in euro), 2023
Fonte: elaborazione Ufficio Economia CGIL su dati INPS
Inoltre i lavoratori con contratti a termine e part-time hanno salari
lordi annuali medi rispettivamente di 10,3 mila e 11,8 mila euro. I
lavoratori che cumulano le due condizioni vedono ridursi ulteriormente
il loro salario lordo annuale medio a 7,1 mila euro.
Tabella 2 - Salario lordo annuale medio (in euro) nel settore privato
(esclusi settore agricolo e domestico) per tipologia contrattuale e tempo
di lavoro, 2023
Fonte: elaborazione Ufficio Economia CGIL su dati INPS
Altri fattori che determinano i bassi salari sono l'alta incidenza
delle qualifiche più basse nel mercato del lavoro italiano, oltre il 3%
maggiore alla media europea e la forte discontinuità lavorativa.
Basti pensare, che l'83,5% di tutti i rapporti di lavoro cessati ha
avuto una durata inferiore all'anno, di cui il 51% fino a novanta
giorni. Inoltre circa 2,8 milioni di lavoratori dipendenti hanno una
retribuzione oraria inferiore a 9,5 euro lordi.
Nonostante questi dati, per altro testimoniati dagli stessi studi della
CGIL, che evidenziano la necessità urgente di una battaglia salariale
generalizzata e del superamento di tutte quelle normative che facilitano
la precarietà e quindi la ricattabilità dei lavoratori, da parte del
gruppo dirigente, ancora non c'è la volontà di unificare la battaglia
salariale, con il risultato che buona parte dei contratti nazionali
devono essere ancora definiti. quali quelli della sanità, cosi come i
lavoratori della scuola, che aspettano ancora la chiusura del contratto
2022/2024, mentre quelli definiti e chiusi variano rispetto alla loro
collocazione strategica nel processo produttivo, passando dalle 435 euro
a regime dei bancari, passando dalle 220 del commercio anch'esso chiuso
lo scorso anno dopo aver saltato quasi due trienni dal 2019, ai pochi
spiccioli per quelli della vigilanza, alle 230 euro dei ferrovieri
chiuso in questi giorni ma con contratto scaduto dal 2023, a quelle del
pubblico impiego funzioni centrali relativo al triennio 2022/2024 per
165 euro di aumento, che pur non vedendo la firma della CGIL, resta
valido per l'approvazione della Cisl e dei sindacati autonomi.
Così come per gli altri contratti ancora in campo, come quello anche
politicamente significativo dei metalmeccanici, con una richiesta per
ora unitaria da parte di Fiom Fim e Uilm di 280 euro, e di cui ancora
non si vede la chiusura, visto il muro che Federmeccanica ha alzato
contro le richieste sindacali.
Anche in questo settore il rischio di una "debacle" e frammentazione è
reale. Due sono, a nostro avviso, le circostanze che si possono
determinare e che visto i tempi di questa Rivista riprenderemo nel
numero di settembre.
Una sconfitta secca della campagna referendaria dell'8 e 9 giugno sui
quesiti che la CGIL ha lanciato rappresenterebbe una ulteriore sconfitta
per le masse lavoratrici, portando ad un ulteriore mutamento dei
rapporti di forza fra governo, padronato e movimento dei lavoratori a
favore dei primi due, con la prevedibile chiusura totale delle
associazioni padronali alle cifre proposte e ad un rinnovo contrattuale
che possa difendere il potere di acquisto di oltre un milione e mezzo di
lavoratrici e lavoratori metalmeccanici.
Oppure una ulteriore frammentazione normativa e salariale della
categoria in quanto settori ed industrie con utili e profitti
riguardevoli come Leonardo con la vendita di armi, spingono per chiudere
il contratto, desiderose di "calmierare" le iniziative di sciopero e di
blocco degli straordinari, contrariamente alle piccole e medie aziende
meccaniche, così come in tutto il settore dell'automotive, da tempo in
crisi e che non vogliono affatto cedere sulle richieste sindacali.
L'insieme di queste tendenze potrebbe essere altamente pericoloso per la
tenuta della solidarietà nella stessa categoria e di conseguenza, di
tutto il movimento operaio.
Sarà necessario per questo, dopo aver analizzato i risultati del
referendum, che nell'editoriale in parte abbiamo svolto, una profonda e
franca discussione fra i lavoratori, i delegati e nelle stesse Camere
del Lavoro, per riprendere con l'autunno prossimo una strategia più
chiara e definita che le necessità che lo scontro di classe, le reali
condizioni della nostra classe, oggi presuppone.
Non ci appaiono di buon auspicio le parole che lo stesso studio, da cui
abbiamo tratto alcuni dati e tabelle, mette in epilogo: "Solo attraverso
un impegno condiviso tra istituzioni, imprese e parti sociali sarà
possibile restituire fiducia e potere d'acquisto ai lavoratori italiani"
che ci riportano, come in una estenuante gioco dell'oca, dove la pedina,
al termine del percorso, torna alla casella di partenza per iniziare una
nuova partita, alle riflessioni iniziali di queste note.
Cristiano Valente
Note:
(1) Cfr. il CANTIERE n°18 giugno 2023 "Tra una brutta copia e
l'originale alla fine si sceglie l'originale" di Cristiano Valente e
n°25 aprile 2024 "E' finita la lotta di classe" di Tommaso Santino
(2) Il Sole 24 Ore 14 maggio 2025 "Via libera definitivo del Senato alla
legge sulla partecipazione dei lavoratori. Dagli utili ai Cda: cosa
cambia" di Giorgio Pogliotti
(3) Susanna Camusso -Intervento in Senato (14.05.25) You Tube
(4) "La questione salariale e le basse retribuzioni in Italia" Studio a
cura dell'ufficio Economia della Cgil nazionale 24 maggio 2025
http://alternativalibertaria.fdca.it/
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