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(it) Italy, FDCA, Cantiere #36 - Recensione - ESSERI UMANI UGUALI - Paola Perullo (ca, de, en, pt, tr)[traduzione automatica]

Date Wed, 13 Aug 2025 07:18:33 +0300


L'idea di sviluppare una ricerca sulle radici del razzismo nasce dall'esigenza degli autori di questo libro, di comprendere che le origini del razzismo, inteso sia nella sua espressione individuale che in quella sociale e culturale, non è nel comportamento violento, ma nel pensiero, in cui si nasconde una dinamica di aggressione non cosciente e non materiale, consistente nello svalutare (negare) e rendere inesistente (annullare), quanto nell'altro viene percepito come diverso. ---- Questo tipo di reazione di fronte alla diversità, spesso non manifesta, attraversa la cultura e le società occidentali, in maniera trasversale. Il libro, infatti, è rivolto allo studio del razzismo in Occidente con particolare riferimento all'Italia e all'Europa. Questo scaturisce dalla convinzione che l'Occidente sia l'unica parte del mondo che ha sviluppato, sistematizzato e perpetuato convinzioni razziste che hanno avuto gravi conseguenze quali lo sfruttamento, la schiavitù, la tratta e ulteriori forme di violenza contro i popoli "altri", evidenti nella storia coloniale europea così come in quelle successive, fascista e nazista. Si sostiene così la tesi che a oggi il razzismo abbia un'influenza determinante all'interno della società europea, sia in una modalità plateale, come quella ostentata da molti politici di estrema destra, sia in forma subdola, strisciante e molto diffusa a cui è più difficile sottrarsi.
Il fine che gli autori si propongono con questa ricerca è legato alla speranza di poter fornire alcune chiavi di lettura per la versione più subdola del razzismo, poiché meno facilmente visibile e al tempo stesso così radicata e interiorizzata da manifestarsi spesso senza aver alcuna espressione eclatante nel comportamento e nelle parole. Interessante il tema trattato di quanto ci si possa ammalare a causa delle idee razziste. Questo contributo parte da uno studio effettuato sulle ripercussioni del razzismo sulla salute mentale dei richiedenti asilo e rifugiati. Si afferma la convinzione che il razzismo sia prima di tutto, un errore di pensiero, purtroppo collettivo, che come un morbo affligge parte degli esseri umani, influenzando negativamente l'umanità tutta.
Quotidianamente nel nostro paese assistiamo a episodi di razzismo da parte di cittadini, media e istituzioni come gli insulti agli sportivi afrodiscendenti da parte degli stessi tifosi, i titoli dei giornali che indicano anzitutto l'origine non italiana dell'autore di un reato e in tutta Europa vediamo i governi spendere miliardi per "difendere i confini dagli invasori". Sappiamo che in Italia l'immigrazione cosiddetta "regolare" da paesi extraeuropei è costituita ad oggi, in gran parte, da persone che chiedono protezione (RPI), unico canale per la regolarizzazione di coloro che fuggono da situazioni di rischio per la propria e altrui incolumità psicofisica, (che sia violenza o povertà), cercando rifugio da noi.
Inoltre il numero di coloro che giungono in Italia è limitato. Si definisce, non si capisce perchè "invasione" l'ingresso di meno di 135000 richiedenti protezione internazionale (stima dell'anno 2023). Se si analizzano i numeri degli sbarchi in mare, si tratta di 158000 persone arrivate via mare nel 2023. I migranti, in particolar modo i rifugiati, che scappano da situazioni estreme, non chiedono altro che di lavorare per ricostruirsi una vita, tanto che si approfitta della loro disperazione e finiscono per ritrovarsi ancora sfruttati e costretti a nuove forme di schiavitù, di cui il capolarato in Italia è quella più strutturata. In ogni caso la tanto sbandierata influenza negativa di queste persone sul mercato del lavoro viene smentita da studi economici che dimostrano che l'immigrazione al contrario, crea posti di lavoro e riduce la disoccupazione incrementando le casse dell'Inps. Invece si continua a rendere la loro vita difficile, perpetuando comportamenti che ostacolano la loro integrazione come l'iter burocratico per avere la cittadinanza. Un report dell'OMS sulla salute mentale dei rifugiati in Europa, evidenzia che al momento dell'arrivo la prevalenza del disturbo da stress post-traumatico (PTSD) è 10 volte più alta rispetto a quella del paese ospite, mentre le altre patologie hanno la stessa prevalenza nelle 2 popolazioni. Tuttavia, dopo 5 anni, la prevalenza di tutte le malattie, inclusi PTSD, depressione, ansia e disturbi psicotici, aumenta nei rifugiati.  Come mai? Fino a pochi decenni fa gli studi affermavano che la maggior incidenza di disturbo da stress post-traumatico, fosse legata solo a traumi preimmigratori importanti, come la guerra, le torture o i disastri ambientali.
Oggi dobbiamo dire che lo sviluppo di un disturbo da stress post-traumatico può essere legato a eventi traumatici importanti, ma anche a ripetuti microtraumi che possono avvenire in tutte le fasi del percorso migratorio, compresa la permanenza nel nostro paese.
In questa fase l'esposizione a condizioni di rischio dipende solo da noi. Quando si tratta di eventi esplicitamente razzisti e come tali identificabili, è certamente più semplice per la vittima comprendere il rapporto di causalità tra lo stimolo e il conseguente malessere.
Invece quotidianamente, può accadere qualcos'altro che più sottilmente danneggia la psiche di queste persone, ovvero l'esclusione, la negazione della loro identità e a volte della loro esistenza. Sono state chiamate microaggressioni quegli atteggiamenti o frasi apparentemente innocui che vanno dalla non considerazione fini ad apparenti apprezzamenti che fanno star male le persone che li subiscono, perchè la violenza evidente è più semplice da individuare e rifiutare, mentre i pregiudizi razziali non espressi, confondono la mente, si sta male ma non si comprende perchè.
Essere razzista dunque, non significa necessariamente avere atteggiamenti e comportamenti dichiaratamente violenti, ma avere un pensiero, (a volte non cosciente) alterato e alterante rispetto all'altro essere umano diverso, un pensiero d'inferiorità-superiorità, un pensiero per cui l'essere umano diverso non sarebbe umano come chi lo accoglie. Da questo punto di vista credo sia importante una riflessione su che cosa in noi stessi produce il continuo martellamento dell'idea per cui nello straniero ci sarebbe qualcosa di pericoloso, senza nemmeno conoscerlo e il richiamo conseguente a un riunirsi dietro a un'identità di appartenenza per sentirsi forti e difendersi dalla potenziale aggressione dell'altro. Questa falsa unione basata sulla paura (legata a una percezione delirante del diverso), porta la società ad allontanare lo straniero e chiudersi al confronto irrigidendosi e appiattendosi sulle proprie posizioni e impoverendosi sempre di più dal punto di vista umano e culturale. E a proposito di arricchimento culturale , Dudù Kouatè è un musicista di fama internazionale, griot, figlio di griot, custode ed erede di una tradizione millenaria che ha portato in Italia, sbarcando a Messina nel 1988. E' diventato un mediatore interculturale e ora è mediatore museale a Brera. Viene raccolta una sua intervista in questo libro sulle origini del razzismo. Alla domanda " Cos'è il razzismo per te?", Dudù risponde: " Razzismo è un termine sul quale ho avuto modo di riflettere e ragionare insieme ad altre persone, colleghi durante le diverse fasi di formazione come mediatore interculturale e museale. Mi sono confrontato con persone di diverse culture e provenienze e ognuna di loro aveva avuto una propria esperienza di razzismo. Spesso ci si riferisce al colore della pelle, quando si affronta l'argomento, ponendo in primo piano il concetto di razza, che non esaurisce il tema perchè di razza ce n'è una sola, la "razza umana", ed è soltanto chi perde la propria umanità che insiste su questo fatto, perchè è incapace di andare oltre e più in profondità. In realtà esistono diverse forme di razzismo: istituzionale, generazionale, politico, e poi c'è il razzismo "istintivo" che è il più comune e il più diffuso tra tutti, conseguenza del condizionamento dell'ambiente sociale, familiare, scolastico nelle quali le persone vivono.
Visto che il razzismo molto spesso ha un forte carico di odio, credo che qualcuno debba avere un valido motivo per essere razzista, purtoppo non è questo il caso, se persone della stessa appartenenza politica o culturale seguono un'ideologia o la tendenza del gruppo di appartenenza e il loro comportamento dimostra che neanche loro sanno giustificare in alcun modo il loro essere razzista. Evidentemente, com'è noto, i governi dei vari paesi si rapportano a una dimensione politica ed economica che è ben diversa dalle relazioni umane tra le persone.
Volendo essere onesti con la propria coscienza non possiamo ignorare il passato e il presente pesante e violento della nostra storia. Sovente il sentimento di superiorità precede l'azione razzista che provoca ovvie reazioni: odio, violenza verbale e fisica. Per me il razzismo è quel pensiero che dà alle persone la sensazione di essere a rischio, di perdere qualcosa di materiale o di immateriale, oppure che la loro comfort zone è minacciata dall'arrivo o dalla presenza di estranei e stranieri. La sensazione che dice "loro ci portano via il lavoro, le donne..." perchè la cultura mista gli fa paura. Alla domanda "Ma tu adesso sei italiano?", risponde;" Sono un cittadino del mondo con un passaporto senegalese. Da molti anni lavoro nelle scuole con i più piccoli e la mia missione è quella di smontare tutti i pregiudizi inculcati dagli adulti, cerco d'insegnare loro a pensare con la propria testa, a interagire con i compagni per quello che hanno in comune, la loro umanità e sensibilità"
( Dal libro ESSERI UMANI UGUALI una ricerca sul razzismo a cura di Carolina Carbonari, Rossella Carnevali, Filippo Montanelli, Ada Montellanico, Simone Roffi. Edizioni L'Asino d'oro ).

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