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(it) Italy, FAI, Umanita Nova #20-25 - Una filosofa al mese. Un percorso di riscoperta e riappropriazione in dieci tappe più tre. (ca, de, en, pt, tr)[traduzione automatica]
Date
Tue, 12 Aug 2025 07:08:12 +0300
Sabato 28 giugno si terrà il decimo incontro del ciclo "Una filosofa al
mese", un'iniziativa che ha visto collaborare il gruppo Germinal - FAI
di Carrara con il prof. Marco Matteoli, docente di storia della
filosofia moderna e politica all'Università di Pisa e membro di
In.for.male, collettivo carrarese dedito a studi e pratiche sulla
costruzione (e decostruzione) del maschile e della mascolinità. Ogni
incontro del ciclo prevede un intervento dal taglio divulgativo sulla
filosofa del mese, o meglio, sul pensiero filosofico del mese: ogni
relatore o relatrice, infatti, seleziona i temi a lui o lei più cari e
presenta l'autrice in modo personale e originale. A rendere ancor più
stimolante la relazione ci sono letture significative e vivaci
dibattiti; a renderla più suggestiva, invece, ci pensa l'intervento di
Riccardo Solari, che in apertura o in chiusura dell'incontro recita una
o più poesie composte per l'occasione, illuminando con le sue parole gli
snodi più significativi del pensiero della filosofa del mese - pensiero
in cui Riccardo di volta in volta si immerge per poi risalire in
superficie con un'opera d'arte in versi. In questi primi nove incontri
dietro il tavolo dei relatori e delle relatrici si sono alternate una
pluralità di voci, a partire da quella del nostro filosofo-ideatore
Matteoli per arrivare a una polifonia che ha visto il contributo di
Natalia Caprili, Chiara Bottici, Serena Arrighi, Alessandra Canapa ed
Emma Virgilio. La cena sociale a conclusione di ogni incontro ha finora
visto nascere amicizie, progetti e scambi d'idee tra compagne, compagni
e simpatizzanti - il tutto tra una risata e un boccone offerti da Beppe
Caleo, il nostro cuoco di fiducia docente di scienze ed esperto in
etologia, fotografia e golosità.
Quando e come nasce "Una filosofa al mese"? Il percorso è stato
delineato e intrapreso dopo la felice esperienza "Un filosofo al mese",
mini-ciclo di quattro incontri fiorito durante la primavera del 2024: a
marzo il prof. Matteoli ci aveva fatto conoscere Giordano Bruno, ad
aprile Michel de Montaigne, a maggio Baruch Spinoza e a giugno,
attraverso una lettura di John Toland, la geniale e indomita Ipazia.
Matematica, astronoma e filosofa vissuta ad Alessandria d'Egitto tra il
quarto e il quinto secolo dopo Cristo, Ipazia è stata la prima filosofa
"del mese" che abbiamo incontrato come gruppo Germinal. Ma perché questo
ostinato femminile filosofa? Il canone artistico, filosofico e
letterario è ancora fortemente connotato a livello di genere: "fare
filosofia", fin dalla scuola, significa spesso conoscere la storia del
pensiero filosofico degli uomini attraverso un elenco di autori uomini -
e per quanto qualcun? si sforzi di presentarci ancora il maschile come
neutro, la sovraestensione e l'universalizzazione coatta di pensieri,
linguaggi e pratiche conducono al silenziamento e alla
sovradeterminazione delle donne e di tutti i secondi sessi. In questo
senso, "Una filosofa al mese" è stato un percorso di scoperta e
riscoperta del pensiero filosofico femminile - talvolta femminista o
protofemminista - tenuto per secoli ai margini della Storia e fuori dal
Canone. Che poi, a ben vedere, il nostro "filosofa" non abbraccia solo
la filosofia...
In effetti, il nostro percorso non è neppure iniziato con una filosofa:
a settembre, con la calura estiva che si allontanava stanca, Matteoli ci
ha parlato dell'autrice quattrocentesca Christine de Pizan, prima
scrittrice di professione del continente europeo, dedita a opere in
prosa e in versi. Nel suo La città delle dame (o delle donne) de Pizan
propone una contro-narrazione rispetto ai miti, agli stereotipi e alle
idee misogine imperanti, e lo fa intrecciando le voci delle tre dame
Ragione, Giustizia e Virtù alle molte storie di donne che si sono
distinte per la loro intelligenza, sagacia e tenacia.
Ottobre ha visto dialogare Matteoli con la prima relatrice del ciclo,
Natalia Caprili, artista che fin dai suoi studi universitari ha messo in
dialogo filosofia e storia dell'arte, con proficui approfondimenti sul
ruolo delle donne nella Rivoluzione francese. Caprili ci ha parlato di
Olympe de Gouges, drammaturga, scrittrice e attivista francese con
posizioni abolizioniste e protofemministe: nel pieno del fermento
rivoluzionario pubblicò la sua Dichiarazione dei diritti della donna e
della cittadina, in cui rivendicava l'uguaglianza sociale e politica tra
uomo e donna e demistificava coraggiosamente la celeberrima
Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino - che, nonostante le
velleità universalistiche, ancora escludeva e discriminava le donne. I
connazionali di de Gouges erano ben lungi dal togliersi di dosso gli
occhiali azzurri del genere, quelli che fanno coincidere l'essere umano
con l'uomo-maschio, e de Gouges pagò questa e altre rivendicazioni con
la ghigliottina.
Poi novembre ci ha condott? a un'altra Rivendicazione dei diritti della
donna, quella pubblicata dalla protofemminista britannica Mary
Wollstonecraft nel 1792, ancora una volta in risposta a opere sui
diritti civili che ignoravano le donne, mantenendole nella teoria e
nella pratica in uno stato di inferiorità troppo pervasivo (e comodo!)
per essere messo in discussione dai più. Di Wollstonecraft ci ha parlato
Matteoli, insistendo - a ragione - su un aspetto particolarmente
interessante del suo pensiero: lucidissima e solida nella sua
argomentazione, Wollstonecraft riconosce la centralità dell'educazione e
della cultura nella formazione individuale, un'educazione così
differenziata a livello di genere da rendere inconsistente l'assunto
misogino dell'inferiorità femminile come dato di natura. Come
sintetizzerà brillantemente Virginia Woolf quasi un secolo e mezzo più
tardi, "se vuole scrivere romanzi una donna deve avere del denaro e una
stanza tutta per sé. La qual cosa[...]lascia irrisolti il grande
problema della vera natura della donna e quello della vera natura del
romanzo" (da Una stanza tutta per sé, 1929). Mary Wollstonecraft
inoltre, ben due secoli prima di Simone de Beauvoir, già tentava di
smascherare quel prepotente mito dell'eterno femminino che per secoli ha
relegato masse di donne alle frivolezze e all'autodisciplina,
assoggettandole a uno sguardo maschile interiorizzato e quindi
massimamente pervasivo. Di Simone de Beauvoir vi ha parlato a marzo chi
scrive, Serena Arrighi, docente di scuola secondaria e sorella di Non
Una di Meno MS: a partire dall'analisi dell'articolo La femminilità, una
trappola ho toccato alcuni snodi cruciali del pensiero di De Beauvoir,
ponendola in dialogo - tra le altre - con Elena Gianini Belotti, Naomi
Wolf e, soprattutto, la Virginia Woolf di Una stanza tutta per sé.
Nel nostro ciclo di incontri, de Beauvoir è stata preceduta da Louise
Michel, della quale ci hanno parlato Marco Matteoli e Alessandra Canapa
a febbraio, e seguita da Simone Weil, presentata dalla stessa coppia ad
aprile, con Canapa che si è dimostrata ancora una volta relatrice chiara
ed eloquente nel restituirci il ritratto appassionato di quella che è
stata - citando dalla pagina "Una filosofa al mese" - "una mistica, una
filosofa, un'operaia, un'insegnante, una miliziana, una partigiana... ed
anche una rugbista." Aver introdotto la figura di Simone Weil,
combattente nella colonna anarchica durante le prime fasi della Guerra
civile spagnola, ci consente a questo punto di menzionare le due
filosofe che abbiamo conosciuto a dicembre e gennaio, entrambe grazie a
Chiara Bottici, filosofa carrarina attualmente docente alla New School
di New York, studiosa transfemminista e teorica dell'anarcafemminismo.
Attraverso le sue presentazioni, infatti, abbiamo esplorato e
approfondito il pensiero anarchico di Emma Goldman e He-Yin Zhen:
vissuta tra il diciannovesimo e il ventesimo secolo, Goldman fu decisiva
nella diffusione in Europa e Nord America dell'anarchismo, del quale fu
un'esponente di spicco e una teorica brillante e originale; la sua
contemporanea Yin Zhen, invece, con i saggi raccolti ne Il tuono
dell'anarchia ci ha lasciato una preziosa testimonianza di un pensiero
ampio e dirompente che potremmo definire già anarcafemminista prima
dell'anarcafemminismo.
L'incontro del mese di maggio, infine, ha avuto come protagonista Hannah
Arendt e mi ha vista dialogare con Emma Virgilio, studentessa
universitaria attualmente iscritta al corso di laurea triennale in
psicologia e magistrale in filosofia. Di Arendt abbiamo affrontato la
teoria politica fondata sui concetti di autorità, democrazia e
totalitarismo per poi arrivare alla libertà come partecipazione del suo
Vita activa, che abbiamo insieme definito "la cura" dopo essere riemerse
dagli abissi della banalità del male.
A inaugurare invece una nuova prospettiva - di e anzi oltre il genere -
ci sarà l'incontro su Liana Borghi, attivista, anglista, docente
universitaria e teorica femminista-lesbica-queer morta nel 2021:
studiosa di fama mondiale con uno stretto legame con la nostra Carrara,
ha dato contributi di grande spessore e rilievo internazionale alla
teoria e alla pratica femminista, lesbica e queer. Per presentare Borghi
a Carrara avremo il piacere di ospitare due persone che hanno
collaborato e vissuto a stretto contatto con lei: Giuliana Misserville,
scrittrice e critica letteraria in ambito femminista, e Marco Pustianaz,
docente di letteratura inglese e studi di genere e queer all'Università
del Piemonte Orientale. A introdurre l'incontro saremo noi di Non Una di
Meno Massa-Carrara, attraverso la mia voce e quella delle sorelle Chiara
Mazzi e Virginia Sanesi.
E il ciclo di incontri proseguirà con tre appuntamenti proposti proprio
dal nostro nodo di Massa-Carrara: di fronte alla possibilità di una
pausa estiva gli entusiasmi facevano sentire i loro fremiti e così,
grazie alla disponibilità e alla collaborazione dei compagni e delle
compagne del Germinal, abbiamo pensato di aggiungere, intanto, un primo
incontro su Carla Lonzi, attivista e critica d'arte legata ai temi della
sessualità e della corporeità, alla pratica dell'autocoscienza e al
femminismo radicale di Rivolta femminile. Successivamente proporremo un
incontro dedicato allo sfruttamento del corpo, dell'immagine e della
dignità femminile nell'intrattenimento di ieri e di oggi e, infine, un
ultimo appuntamento, questa volta con la filosofia di María Galindo,
attivista, conduttrice radiofonica e psicologa boliviana autrice di
Femminismo Bastardo. L'incontro su Liana Borghi ci introdurrà alla
teoria queer, mentre questi tre incontri ci permetteranno di
attraversare l'estate senza interrompere l'entusiasmante percorso di
riscoperta della nostra tradizione femminile e femminista: da settembre
inizierà un nuovo ciclo, quello di "Un? filosof? al mese", per il quale
inviteremo filosof? da ogni dove per sentirl? parlare anche in prima
persona.
Se vogliamo un mondo libero e libertario dobbiamo ripensare la Storia e
riappropriarci della Tradizione - per risignificare il nostro senso di
comunità e abitare il presente in modo nuovo.
Serena Arrighi
https://umanitanova.org/una-filosofa-al-mese-un-percorso-di-riscoperta-e-riappropriazione-in-dieci-tappe-piu-tre/
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