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(it) Italy, FDCA, Cantiere #36 - Re Leone XIV - Gianni Cimbalo * (ca, de, en, pt, tr)[traduzione automatica]
Date
Tue, 12 Aug 2025 07:07:55 +0300
La Chiesa ha scelto Prevost come successore di Francesco. Il testimone
passa da un gesuita ad un agostiniano. Alla ricerca dell'unità la Chiesa
cattolica attinge ai suoi ordini monastici, al pensiero profondo dei
suoi teologi e alla sua esperienza, per dare soluzione ai problemi
attuali. Anche se il mondo laico ha cercato di dare una lettura politica
della scelta del nuovo Papa, pensando ad una risposta al declino
dell'impero statunitense, alle politiche trumpiane e quant'altro, a
nostro avviso, la scelta è stata necessitata soprattutto da ragioni
interne profonde. Il breve ma tumultuoso pontificato di Francesco ha
aperto su più fronti scenari di crisi che il nuovo Papa è chiamato a
risolvere e per farlo ha bisogno di presentarsi come colui che ricompone
l'unità della Chiesa, nella continuità del magistero papale e recupera
la tradizione, innovando.
Il nome
Nel momento in cui i pontefici scelgono un nome sono molto attenti nel
recuperare i tratti caratteristici dei loro predecessori e intendono
lanciare all'intera ecclesia, proprio attraverso l'assunzione del nome,
un messaggio intellegibile, in modo tale che le linee di azione siano
chiare e visibili, ipotizzabili e prevedibili. Dei suoi 13 predecessori
il Papa attuale intende recuperare soprattutto la funzione svolta dal
Leone XIII presentato come il Papa dei laboratori per la sua enciclica
"Rerum Novarum", ma in realtà profondamente conservatore. A ben guardare
Leone XIII fu un grande restauratore, combattente insieme del
liberalismo come del socialismo e dell'anarchismo, sostenitore della
centralità della dottrina sociale della Chiesa, fatta di compromesso tra
capitale e lavoro, di rifiuto della lotta di classe, di collaborazione
tra capitale e lavoro, di sostanziale ritorno all'ordine, un ordine
caratterizzato dalla conservazione dello sfruttamento dell'uomo
sull'uomo, ma, ponderato, addolcito dalla carità e dalla solidarietà
cristiana, in modo da far sì che le eccessive disuguaglianze non fossero
causa di quella ribellione profonda, di quella palingenesi
rivoluzionaria invocata dalle masse. In quella fase storica la risposta
leonina allo sviluppo delle forze produttive e ai mutamenti della
società si risolse in un sostanziale fallimento: proponeva una società
di piccole e medie aziende diffuse di azionariato collaborativa in un
mondo nel quale trionfavano e si affermavano oligopoli giganteschi. Il
risultato fu il prevalere da un lato del fascismo e nazismo e dall'altro
di un capitalismo selvaggio che ebbe bisogno di allearsi con il
comunismo sovietico per sconfiggere il totalitarismo fascista. Furono
necessarie due guerre mondiali perché l'ordoliberismo, ispirato dal
cattolicesimo, trovasse modo di affermarsi e di imporre all'Europa il
proprio ordine; ora che quel ciclo sembra giunto al termine la Chiesa
cattolica si trova di fronte all'insorgere a livello mondiale della
"teologia della prosperità" che costituisce uno dei più grandi pericoli
che essa deve affrontare, perché insidia e corrompe dall'interno i
principi fondanti del cristianesimo, per come è stato letto ed
interpretato dai padri della Chiesa. Il pericolo è grande perché questa
visione del mondo si è insediata, con l'amministrazione Trump, al centro
del residuo potere imperiale, di un impero, quello americano, certamente
decadente, ma pericoloso proprio perché morente. Assumendo il nome di
Leone XIV Prevost sembra voler lanciare il messaggio che egli come il
suo predecessore saprà innovare nel solco della continuità e
ripristinare l'ordine garantendo stabilità.
La nuova sfida
Nell'assunzione di quel nome sembra esservi una nuova sfida da far
tremare le venne ai polsi: quella di voler riformulare una nuova e
diversa visione dei rapporti economici e sociali, che innovi
profondamente la dottrina sociale della Chiesa, che le conferisca
caratteri peculiari di originalità rispetto al messaggio di altre Chiese
e religioni, che faccia i conti col dilagare dell'intelligenza
artificiale e del lavoro, con le questioni connesse alla transizione
ecologica, ai debiti e crediti degli Stati, al condono del debito, ai
problemi posti dalla finanza globale visti in relazione alla povertà
crescente di tutti. Sembra di capire che Leone XIV voglia rispondere in
modo nuovo e originale a quel grido che arriva prepotente dalle
periferie del mondo nelle quali ha prestato servizio durante il suo
magistero, rispondendo alle domande della Dottrina sociale della chiesa,
sul lavoro, sulla giustizia dei salari, sul rapporto tra bene privato e
bene comune, sulla natura dell'impresa, sulla natura del capitalismo,
sulla vocazione dell'imprenditore, sulla pace, e molte altre tematiche
come la questione ambientale, ponendosi nel solco dell'enciclica del suo
predecessore. Ma per fare questo deve prendere atto che oggi il
capitalismo si è spostato dalla fabbrica alla finanza, dal lavoro al
consumo, che lo "spirito del business" ha invaso il mondo e ha
conquistato le anime, il nichilismo delle merci ha desertificato le
anime, imponendo la meritocrazia come valore e la leadership del
capitale finanziario si è imposta, facendosi religione e sostituendo il
cristianesimo con i suoi nuovi dogmi. La consapevolezza di tutto questo
lo porterà inevitabilmente a scontrarsi con quella visione propria del
trumpismo per la quale la tecnologia e la fusione uomo macchina decidono
tutto, per un mondo dove l'oligarchia assume aspetti cangianti e
multiformi di dominanza assoluta nella diversità dei regimi politici e
delle istituzioni dominanti. Questo compito sembra essere quando mai
urgente Tanto più che oggi a fare concorrenza alla Chiesa Cattolica e
alla sua visione del mondo si prospetta un'altra declinazione della
dottrina sociale, non solo quella tecnocratica ma anche quella
dell'ortodossia, sorretta da un rapporto sinfonico tra Stato e Chiesa,
che a sua volta si offre come la vera custode dei valori della
tradizione, pronta a contendere sul piano globale il controllo delle
coscienze, ma soprattutto la gestione della società. Nel mondo
globalizzato, sempre più l'ortodossia, sia nella versione della terza
Roma moscovita e del suo catechismo sociale, che in quella della rinata
seconda Roma di Costantinopoli sede del Patriarcato Ecumenico, che
sgomita per affermarsi; ambedue queste entità si pongono come
antagoniste rispetto alla visione cattolica. Mentre lo scontro si
consuma sul terreno europeo tra queste due entità, plasticamente
riassumendosi nella guerra d'Ucraina, la Chiesa cattolica è chiamata ad
operare sulla dimensione globale del mondo, dovendo affrontare e
risolvere i problemi legati alla sua dimensione internazionale quale
Chiesa universale. Anche su questo versante è quindi necessario dare una
risposta con parole chiare e inequivocabili. Per quanto riguarda
quest'ultimo aspetto del pontificato di Leone XIV sarà importante quanto
dirà e farà il pontefice nel suo probabile viaggio a Nicea,
nell'anniversario del Concilio di 1700 anni fa sul rapporto con
l'ortodossia.
L'unità
In ogni caso la risposta della Chiesa cattolica alla sfida alla quale la
chiama la vastità della sua espansione è quella dell'unità. Un'unità da
declinare attraverso la riscoperta della collegialità, valorizzando la
sinodalità nella Chiesa che passa da un lato per il rafforzamento della
funzione della gestione della Curia e dall'altro per l'accentuazione e
la valorizzazione del ruolo delle Conferenze episcopali, attuando un
decentramento nelle relazioni con gli Stati che passa attraverso la
stipula di contratti di collaborazione, non necessariamente attraverso
Concordati, che sempre più caratterizzano le relazioni tra autorità
civili e religiose. Questa scelta si rende necessaria per riconoscere e
valorizzare le diverse sensibilità, a seconda delle aree geografiche,
delle tradizioni e dei costumi, in un mondo dove la Chiesa cattolica è
sempre più un'istituzione globale. D'altra parte questo orientamento
risponde alla tendenza sempre più diffusa degli Stati a contenere
l'autonomia delle Chiese, posto che in tempi di crescente nazionalismo
ogni Stato vuole la sua Chiesa e considera sempre più superata la
laicità, favorendo l'affermarsi di una sorta di rapporto sinfonico letto
in chiave cattolica. Questa tendenza risulta evidente se solo si
esaminano in dettaglio gli atti giuridici prodotti dalle relazioni
stabilite dalle singole conferenze episcopali con gli Stati nei quali
esse esercitano la giurisdizione, testimonianza di una frammentazione
delle relazioni tra Stati e Chiese, finalizzate al rafforzamento del
controllo degli esecutivi sulla vita che le scelte politiche dei popoli.
Le finanze della Chiesa
Tra i problemi più gravi che Francesco ha dovuto affrontare vi è senza
dubbio quello della gestione delle finanze del Vaticano che si intreccia
con le lobby presenti nella Curia e in particolare con quella che
copre la pedofilia. Gli investimenti spericolati di Carol Wojtyla e di
Marcinkus, i loro rapporti con il Banco Ambrosiano, i maneggi dello IOR,
hanno prodotto una crisi nelle finanze vaticane che la conferenza
episcopale tedesca con i suoi versamenti non è riuscita a colmare. A suo
tempo, per ripianare il deficit si sono offerte organizzazioni
fondamentaliste come i Legionari di Cristo e l'Opus Dei che hanno
chiesto ed ottenuto in cambio la copertura alle lordure che molti dei
prelati che ne facevano parte praticavano nei confronti dei minori,
coprendo i comportamenti criminali di prelati di alto e basso rango.
Francesco ha tentato di sottrarre la Chiesa cattolica a questa umiliante
deriva, disposto a pagare il prezzo del dissesto delle finanze vaticane
a causa del venir meno delle risorse di molti. Oggi il deficit della
Santa Sede sembra oscillare tra i 70 milioni e 1 miliardo di euro. C'è
da dire tuttavia che il disordine è tale che è pressoché impossibile
censire quale sia l'effettivo patrimonio della Chiesa soprattutto se si
considera il valore incalcolabile delle proprietà immobiliari che essa
possiede nella sola Roma. Ne vi è chiarezza nelle proprietà delle
diocesi e delle parrocchie né di quali siano le risorse riconducibili
alla struttura centrale della Chiesa o piuttosto di pertinenza delle sue
articolazioni. Quel che è certo è che il sostegno che dovrebbe venire
all'obolo di San Pietro dalle diocesi degli Stati Uniti, anche se
impoverite dalle grandi penali pagate per chiudere le cause per
pedofilia, dovrebbe riuscire a recuperare il deficit, supplendo al
diminuito contributo proveniente dalla Conferenza episcopale tedesca le
cui finanze sono gravate non solo dal peso della crisi economica della
Germania, ma dal ridursi della partecipazione dei fedeli. Rispetto a
Francesco Prevost ha il vantaggio di avere lavorato per anni alla nomina
dei vescovi, avendo modo di approfondire la conoscenza del tessuto
intermedio del potere ecclesiastico sui territori e può quindi
ragionevolmente contare su una rete di uomini di fiducia, diffusa sul
territorio, forse capace di garantire un maggior controllo tra centro e
periferia, certo funzionale a ricomporre la fratture esistenti
nell'episcopato; inoltre le sue posizioni di moderato centrista, da
prudente innovatore, possono assicurare, anche grazie all'energia che
gli deriva dalla giovane età, a rimuovere quegli ostacoli che si sono
finora frapposti a un'opera di pulizia e razionalizzazione del
funzionamento delle strutture ecclesiastiche, o almeno su questo contano
i cardinali che lo hanno eletto.
Il Papa politico
Certamente, come è stato sottolineato, il nuovo pontefice non poteva che
porsi sulla scia di Francesco nell'invocare la pace, come del resto
hanno fatto tutti i pontefici a partire dalla perdita del potere
temporale, e quindi dopo Leone XIII, una volta ascesi sulla cattedra di
Pietro. Un primo elemento di discontinuità è costituito dalla posizione
del nuovo pontefice sulla guerra d'Ucraina, le sue cause, le
responsabilità, le conseguenze, geo-strategiche, il che esclude per
molti versi la diplomazia vaticana dalle trattative per la pace, mentre
sembra esservi continuità relativamente alla posizione su Gaza e la
questione palestinese. Tuttavia c'è da credere che il pontificato di
Leone XIV si caratterizzerà per interventi sul piano teologico e
magistrale, avendo come obiettivo la pacificazione delle coscienze e gli
aspetti teologici, spirituali ed esperienziali più squisitamente
religiosi del credere. A meno che l'orrore derivante dal genocidio dei
palestinesi non valga a far sollevare alto il grido di orrore del
pontefice regnante e la condanna senza appello degli assassini.
*Da:"Crescita Politica"-Newsletter dell'Unione dei Comunisti Anarchici
d'Italia - n. 197, maggio 2025.
http://alternativalibertaria.fdca.it/
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