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(it) Italy, UCAD'I #184 - 26 aprile 1945 (ca, de, en, pt, tr)[traduzione automatica]
Date
Tue, 28 May 2024 08:18:17 +0300
Avete letto bene, 26 aprile. Non è un refuso. Quest'anno siamo al 79°
anniversario dalla liberazione dal fascismo e dal nazismo e dal
tentativo di costruire un paese diverso. Se le cose non cambieranno (ma
forse lo faranno e in peggio) l'80° dalla liberazione sarà celebrato
dagli stessi eredi di quelli che furono sconfitti. Un paradosso
spazio-temporale. I figli diretti dei fascisti dovranno presenziare (ma
lo faranno?) alle manifestazioni per ricordare quando l'Italia si liberò
dei loro padri. Una trama degna di un libro di Philip Dick. Ma perché
stupirsi?
In questo paese la resistenza è diventata un peso per tutti. Tolte le
celebrazioni, i fiori e le corone, quel periodo rimane scomodissimo. Per
la destra, certo (contro di loro combattevano) ma anche dall'altra parte
non si scherza, in quanto a fraintendimenti. Si ricordano partigiani
ultranovantenni (a cui si dà tutti il dovuto omaggio) ma si evita di far
mente locale su quello straordinario percorso di disubbidienza, di
rifiuto non solo del fascismo e del nazismo, ma anche e soprattutto,
dello sfruttamento che quei regimi portarono avanti. Ma quello che pesa
di più è la scelta individuale e collettiva di ribellarsi senza
aspettare comandi, oltre e al di là degli eserciti.
È ben comprensibile la paura, il timore, di questa forza popolare armata
che ci si incaricò al più presto di disarmare.
Il 26 aprile è quello che c'è stato dopo. Una lotta pluridecennale per
affermare quei valori che erano stati alla base della resistenza. Ma
dopo la fiammata degli anni '70 del secolo scorso, il revisionismo
antipartigiano è diventato moneta comune, a destra ma anche a manca
(scrivere "sinistra" mi pare inopportuno). Il successo dei libri di
Pansa, un condensato ben orchestrato di falsificazioni, mezze verità e
vere e proprie bufale, ha consegnato a molti benpensanti l'arma che
attendevano. Libri che molti non hanno neppure letto ma che sono stati
branditi come un'ascia contro i partigiani.
Buon ultimo il Ministro Sangiuliano che non ha mancato di celebrare un
"martire dei partigiani" additando l'ANPI chissà per cosa (senza che
nessuno lo abbia additato ricordando che militava con il fascista
Almirante, repubblichino e "giornalista" Sulla
Difesa della Razza) per poi passare alla eterna lamentatio per
l'uccisione di Giovanni Gentile a cui si è dedicato un francobollo.
Ma anche basta con questa storia. Gentile non fu ucciso perché filosofo
in tempo di pace, ma in quanto sostenitore della RSI, dei nazisti e di
tutto quanto ne consegue all'interno di un conflitto mondiale che portò
via 60 milioni di vite umane.
Quindi come scrive giustamente lo storico Santomassimo, un
collaborazionista, del quale nessuno discute la sua importanza come
filosofo. Ma, nel corso delle vicende umane, può capitare che si venga
giudicati per quello che si fa in quel momento.
Filosofi, operai, contadini, poveri o ricchi.
Nel mondo capovolto i fascisti al governo danno di antisemita a chi
condanna il genocidio che Israele (lo Stato di Israele, il governo di
Israele) sta commettendo contro i palestinesi. Ricordare che ebrei e
Palestinesi sono entrambi semiti non serve a nulla, ma vedere i
rappresentanti delle comunità ebraiche difesi dai nipoti di quelli che
nelle camere a gas mandarono i loro avi, continua a colpire per una
spregiudicatezza senza alcun limite.
L'intera stampa italiana e tutto l'"archetto" costituzionale, compresi i
fascisti, hanno poi usato il termine "resistenza" per indicare la difesa
dell'esercito ucraino contro la Russia. Una evidente, e non innocua,
falsificazione che ha portato nuovamente accuse all'ANPI (che ormai è di
moda prendere di mira. Cominciò Renzi nel 2016).
Sono curiosi questi amici dei partigiani. Gli vanno bene tutti ma non
quelli veri e storicamente determinati, che combatterono non solo per
cacciare fascisti e nazisti ma per un futuro mondo progressista ed
egualitario.
Ma il governo in carica, è il caso di dirlo, della carica ha fatto il
proprio segno. Chiunque osi protestare o criticare è preso a
manganellate, oppure, come nel caso del Prof. Canfora querelato
direttamente dalla Presidente del Consiglio.
Un'attitudine intimidatoria non da poco. Ma che sta nel silenzio
generale perché il patto, l'abbiamo scritto altre volte, è chiaro:
"sovranismo (all'acqua di rose)" interno in cambio di adesione totale al
diktat neoliberista esterno e totale sdraiamento sulle
politiche belliche della NATO.
Del resto, a scanso di equivoci è la stessa strada che seguì Benito
Mussolini, che già prima di salire aveva le idee abbastanza chiare,
tanto che ad Udine il 20 settembre del 1922 le esplicitò:
«Noi siamo per la collaborazione di classe, specie in un periodo come
l'attuale di crisi economica acutissima. Vogliamo spogliare lo Stato da
tutti i suoi attributi economici. Basta con lo Stato ferroviere, con lo
Stato postino, con lo Stato assicuratore, Basta con lo Stato esercente a
spese di tutti i contribuenti italiani ed aggravante le esauste finanze
dello Stato.»
Avvicinandosi il 25 aprile poi ci hanno avvertito che non è opportuno
chiedere il "cessate il fuoco". Come sempre, i poteri politici e
mediatici amano la guerra....ma la fanno fare agli altri.
E il buon Mentana dice che è una vergogna l'equidistanza dell'ANPI
(ancora!) e non solo fra Ucraini e Russi ma a Gaza, dove in risposta ad
un attentato che nasce dalla situazione specifica, Israele ha eliminato
decine di migliaia di civili.
Chissà che lezione di equidistanza può venire da chi in questi anni ha
sdoganato i fascisti dichiarati di CasaPound invitandoli nelle
trasmissioni o andando direttamente nelle loro sedi.
Allora? Che 25 aprile dobbiamo ricordare? Quello che aveva come
obiettivo l'eliminazione dei fascismi in quanto ideologie nate dentro
l'occidente capitalista e ad esso intimamente e strettamente legate,
oppure una specie di "liberazione" sotto l'egemonia USA, la Nato, e di
nuovo i fascisti, a braccetto con il neoatlantismo oggi dichiaratamente
guerrafondaio?
Andrea Bellucci
https://www.ucadi.org/2024/04/25/26-aprile-1945/
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