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(it) Italy, UCAD'I #184 - Putin e Zelensky per noi pari sono (ca, de, en, pt, tr)[traduzione automatica]
Date
Tue, 21 May 2024 08:12:56 +0300
Per Charles Michel, presidente del Consiglio europeo, bisogna preparare
i cittadini dell'Unione europea alla guerra e perciò questo burocrate,
criminale e irresponsabile, ha rispolverato il broccardo romano "Se vuoi
la pace prepara la guerra". Il primo passo in questa direzione è di
convincere le popolazioni europee che bisogna mobilitarsi per difendersi
dall'aggressore, un dittatore sanguinario che ha aggredito un paese
sinceramente democratico: l'Ucraina. Il paese aggressore, la Russia, è
animato da aspirazioni imperiali, è retto da un governo dittatoriale,
che muove guerra a un paese democratico e liberale, che garantisce ai
propri cittadini le libertà civili tipiche delle democrazie occidentali.
Questa narrazione è falsa, perché se è vero che la Russia è retta da un
autocrate che è stato appena rieletto plebiscitariamente da un voto
senza oppositori, è rigidamente controllata ed orientata dalla
propaganda di regime e dal timore di rappresaglie verso i cittadini
dissenzienti; se è vero che le truppe di questo paese, nel corso di un
conflitto già in atto dal 2014, il 24 Febbraio 2021 hanno invaso il
territorio dell'Ucraina, è anche vero che l'Ucraina è un paese
tutt'altro che democratico, molto simile alla Russia, nel quale le
minoranze linguistiche, etniche e religiose sono represse, dove le
libertà democratiche di stampo liberale sono negate, dove ben 11 partiti
politici sono stati posti fuori legge prima dell'inizio della guerra,
dove imperversano milizie e formazioni di destra che alimentano l'odio
religioso, quello etnico, quello politico; dove vige la legge marziale,
dove il Presidente della Repubblica opera in regime di prorogatio,
avendo rinviato le elezioni, malgrado che il suo mandato sia scaduto. In
ambedue questi paesi una profonda disuguaglianza sociale divide i
cittadini, mentre l'economia dei due paesi è completamente controllata
da oligarchi che banchettano sui resti di quello che fu lo stato
socialista, spartendosi le sue spoglie; alla disuguaglianza economica e
sociale si accompagna la negazione dei diritti individuali e delle
libertà civili.
A fronte di questi dati di fatto vi è chi afferma che la degenerazione
dello Stato liberale in atto in Ucraina è frutto della guerra; che il
paese è stato costretto ad adottare la legge marziale per fronteggiare
il conflitto, a rinviare le elezioni sine die per le difficoltà nel
tenerle; che in tempo di guerra le libertà civili, compresa quella
religiosa, sono sospese come pure i diritti delle minoranze;che vi è
insomma una situazione di emergenza che richiede regole speciali. Ma non
è così perché l'Ucraina, già prima del 24 Febbraio 2021, era retta da un
regime illiberale, caratterizzato dalle stesse violazioni dei diritti
che abbiamo segnalato, poiché reprimeva le minoranze linguistiche ed
etniche,;era in corso nel paese una guerra fra confessioni religiose
senza esclusione di colpi; proliferavano le formazioni paramilitari di
destra che si distinguevano per azioni di rappresaglia nei confronti
delle minoranze interne al paese, prova ne sia che la guerra civile nel
Donbass era già in corso.
In nome della difesa di questo regime, tutt'altro che democratico e
liberale, la leadership politica dell'Unione europea sta dissanguando le
risorse dei popoli dell'Unione, impegnandoli in una guerra per procura
contro la Russia che ha il solo risultato di far massacrare la
popolazione ucraina e quella russa sui campi di battaglia e di mandare a
morte migliaia di giovani, uomini e donne, con l'aggravante che sul
campo di battaglia si scontrano i popoli di due paesi un tempo fratelli,
che hanno tradizioni e origine comuni e che le popolazioni sono
bersagliate da bombardamenti senza esclusione di colpi.
Bisognerebbe inoltre avere l'onestà di dire che mentre l'Ucraina dispone
di una popolazione quattro volte inferiore a quella russa, con il
risultato che un'intera generazione di ucraini che va dai 19 ai 27 anni
(l'età della leva) è cancellata dalla storia o dispersa in quello che
resta del paese, mutilata da ferite orribili per effetto della guerra
sui campi di battaglia e dei bombardamenti; la Russia, invece, che ha
144 milioni di abitanti, può alimentare il massacro con un numero
infinitamente maggiore di vittime reclutate in gran parte fra le fasce
più povere e diseredate del paese.
Prendendo atto da questo radicale disequilibrio di forze noi non siamo
così cinici da desiderare la morte per procura del popolo dell'Ucraina
né di quello russo e di fronte alla richiesta di schierarsi in difesa
degli interessi degli oligarchi dell'una o dell'altra parte, dell'uno o
dell'altro Stato, diciamo no alla guerra e rifiutiamo il gioco di
scegliere tra "aggrediti e aggressori". Siamo convinti che la sola
verità relativa all'Ucraina è che ci sono due vittime della guerra: i
popoli di ambedue i paesi.
I popoli si difendono come possono
Trascinati in guerra, sia il popolo ucraino che quello russo, si
difendono come possono. Gli ucraini, vessati dall'invasore e dai
bombardamenti, hanno abbandonato il paese ben 8 milioni. Certo, questa
prima reazione è stata il frutto del bisogno di mettersi in salvo, ma
per molti di loro questa scelta si è consolidata e si calcola che ben
300.000 ucraini, potenziali soldati arruolabili, si rifiutino oggi di
rientrare nel paese, prova ne sia che il governo ucraino, a corto di
uomini e donne da inviare al fronte, ha chiesto ai paesi ospitanti di
rispedirli coattivamente in patria, inutilmente. Né va meglio in patria,
perché il governo ucraino non riesce a far approvare una legge che
estende il reclutamento al di sopra dei 27 anni. Nel tentativo di
reclutare comunque truppe da mandare al fronte la Rada i ha ristretto il
reclutamento ai venticinquenni; mentre in Parlamento si discute le ronde
dell'esercito reclutano forzosamente uomini e donne, per spedirli a
fronte e moltissimi sono coloro che per sfuggire alla mobilitazione
forzosa vivono di fatto in clandestinità nel paese, approfittando delle
difficoltà di controllo del territorio da parte delle autorità statali,
ostacolato dallo stato di guerra.
Molti sono coloro che per lo stesso motivo ricorrono alla corruzione e
pagano medici e reclutatori per essere esentati dalla chiamata alla
armi. Anche se è cosa poco nota, altrettanto avviene in Russia dove chi
ha potuto è espatriato prima che le frontiere venissero bloccate: i
renitenti alla leva russi sono presenti in Serbia come nelle ex
Repubbliche sovietiche dell'Asia, in Georgia come in Armenia o si sono
rifugiati nelle Repubbliche turcofone ex sovietiche dell'Asia.
L'incidenza del fenomeno è certamente inferiore numericamente in Russia
di quanto non lo sia in Ucraina a causa del fatto che esiste una
sproporzione enorme tra la popolazione mobilitabile nei due paesi, ma
questo non significa che le popolazioni siano così propense alla guerra.
Aggrediti ed aggressori
Ad Occidente si suole giustificare il sostegno all'Ucraina affermando
che essa è vittima di un'aggressione, frutto di una palese violazione
del diritto internazionale. Questa narrazione è fuorviante e funziona
solo a patto di iniziare a narrare i fatti partendo dalla data d'inizio
della cosiddetta "operazione speciale", messa in atto dalla Russia,
trascurando il fatto che il conflitto tra i due paesi era iniziato già
dal 2014, con la secessione delle province orientali ucraine, colpite
dallo spostamento ad Occidente dell'economia del paese e dalla crisi del
settore industriale e minerario situato in quelle aree dell'Ucraina che
vivevano e prosperavano grazie a materie prime fornite a prezzo politico
dalla Russia e avevano come sbocco il mercato di quel paese. Il
sacrificio dell'economia di quei territori ha dunque alimentato le
tendenze secessioniste delle popolazioni, accresciute dagli attacchi di
milizie e formazioni politiche di destra, formatesi prevalentemente
nelle aree occidentali del paese. (vedi formazione paramilitare
neonazista Azof e simili). Infatti un ruolo importante nell'esplosione
del conflitto è stato svolto dal nazionalismo ucraino, fortemente
sostenuto da quella parte del clero ortodosso legato al Patriarcato
ecumenico di Costantinopoli e all'uso che il Dipartimento di Stato ha
fatto di questa struttura ecclesiastica ai fini di assumere il controllo
dei paesi a maggioranza ortodossa dell'Est Europa, sottraendoli
all'egemonia esercitata dal Patriarcato di Mosca.[1]
Ma la crisi Ucraina è esplosa soprattutto quando il nazionalismo ucraino
e le sue strategie finalizzate a portare il paese nell'Unione europea e
nella NATO si sono congiunte con gli sforzi di destabilizzazione della
politica dell'Unione Europea intraprese dalla Gran Bretagna al momento
della progettazione della Brexit e accentuatesi dopo la sua
realizzazione. Non è da sottovalutare il ruolo della diplomazia inglese
da un lato nel far fallire gli accordi di Minsk e dall'altro nello
sforzo segreto e mascherato di armare l'Ucraina, addestrandone i sevizi
secreti e le truppe speciali,
soprattutto dopo il 2014 e in conseguenza degli eventi seguiti agli
scontri di Piazza Maidan, nell'interesse statunitense a mettere in crisi
l'economia europea, recidendo i rapporti economici e commerciali di
questa con la Russia.
Gli obiettivi della Gran Bretagna di destabilizzazione dell'asse euro russo
La realizzazione della Brexit separava definitivamente i destini della
Gran Bretagna da quelli dell'Europa continentale. La politica estera
inglese, da quel momento, riassumeva come prioritario il suo obiettivo
storico: dividere l'Europa continentale, indebolirla, in modo che non
potesse mai e comunque costituire un pericolo per l'Inghilterra, un
tempo dal punto di vista militare oggi sul piano economico e
finanziario. Diveniva perciò prioritario minare l'economia continentale,
basata all'epoca su un costo contenuto dell'energia - gas e petrolio -
frutto di una partnership con la Russia che otteneva in cambio
investimenti e diveniva di fatto il partner commerciale e politico
favorito dell'area continentale europea. Da qui l'avversione inglese (e
americana) per l'ingresso in esercizio del Nord Stream 2 che avrebbe
consentito approvvigionamenti di petrolio e gas dalla Russia a prezzi
contenuti conferendo un'alta competitività alle merci prodotte in
Europa. Sarebbe stato possibile ridurre al minimo i costi di produzione
e ridurre quello di importazione di energia, evitando di pagare i
diritti di passaggio degli oleodotti e gasdotti i paesi
transfrontalieri, conferendo al gasdotto del nord Atlantico un'autonomia
operativa a costi minori. L'occasione per incidere su questo assetto
viene offerta dalla fine del mandato politico di Angela Merkel, grande
protettrice e garante di questi rapporti, prova ne sia che il terminale
del Nord Stream 2 in terra tedesca era situato non a caso nel lander di
provenienza della ex prima ministro.
Il mancato rispetto degli accordi di Minsk, dopo il secondo tentativo
compiuto per darvi corso, induce Putin a giocare la carta dell'invasione
punitiva, confidando su una insufficiente conoscenza della situazione
politica nel frattempo evolutasi in Ucraina, sottovalutando i legami
profondi intessuti sia dagli Stati Uniti che dalla Gran Bretagna, di
concerto con il Patriarcato ecumenico per rafforzare la tenuta sociale e
politica del nazionalismo ucraino.[2]
L'invasione, concretizzatasi nel tentativo di prendere Kiev, attuando
una sorta di colpo di Stato sul modello di quelli dell'URSS verso i
paesi satelliti, le rappresaglie, i massacri conseguenti al fallimento
dell'operazione, come quello di Buca, perpetrato nel marzo 2022. non
hanno fatto altro che rafforzare il nazionalismo ucraino nella prima
fase della
guerra e alimentare la chiamata alle armi in difesa della nazione aggredita.
L'imprevista resistenza del governo Zelensky induceva sia la NATO che
gli Stati Uniti e la Gran Bretagna a tentare la carta della guerra per
procura. Da qui il crescente sostegno in armi e in finanziamenti alla
guerra ucraina e l'impegno dei paesi NATO nell'alimentare il conflitto,
fornendo sempre nuove armi all'esercito ucraino, mentre una attente
propaganda di guerra alimentava l'idea che la Russia poteva essere
sconfitta dalla eroica resistenza di un popolo e veniva alimentata la
narrazione che la difesa dell'Ucraina era essenziale per difendere
l'occidente aggredito.
La ritirata del corpo di invasione che era penetrato nel paese, diretto
verso Kiev, è stata sostituita dalla Russia da una rimodulazione
dell'intervento, calibrato sulla difesa della Crimea e sull'annessione
degli oblast secessionisti, muovendosi su un fronte lungo più di 1000 km
che parte da Kharkiv per spingerci fino ad Odessa, mentre i
bombardamenti continui colpiscono le infrastrutture del paese,
riducendolo ad un cumulo di macerie, inquinandone il suolo e le acque,
minandone il territorio e trasformando la guerra in uno scontro di
posizioni che in due anni ne ha letteralmente distrutto il tessuto
connettivo e ha fatto emergere la sproporzione esistente tra le
potenzialità dei due contendenti.
Dal punto di vista strategico la Russia è riuscita ad occupare le coste
del mar d'Azov fino a quasi raggiungere il porto di Odessa e l'estuario
del Dnepr e ad acquisire il controllo pressoché completo di 4 oblast
orientali.(Donnes'k, Lugans'k, Zaporizzja, Kerson) anche se la linea del
fronte è incerta e mobile. Le truppe ucraine attraversano grandi
difficoltà a causa della scarsezza di munizioni, dell'inferiorità delle
truppe da schierare, della mancanza di copertura aerea.
Da parte occidentale gli unici ad avere raggiunto i loro obiettivi sono
i britannici e i loro alleati che utilizzando i servizi segreti ucraini,
proprie squadre di sabotatori addestrati, sono riusciti a far esplodere
il Nord Stream 2 e a decretarne l'abbandono. Le sanzioni varate nei
confronti della Russia come atti di ritorsione per l'invasione
dell'Ucraina hanno pressoché azzerato le importazioni di petrolio e gas
dalla Russia, reindirizzando l'approvvigionamento europeo verso altre
aree del mondo e rendendo competitivo il gas liquefatto di produzione
statunitense verso il quale molti paesi europei sono stati costretti ad
orientarsi, dovendo accettare il maggior costo del prodotto.
L'economia europea ha dovuto sopportare gli effetti di questa
ristrutturazione dei costi di produzione e quello del sostegno alla
guerra d'Ucraina, causato dal flusso dei migranti a causa della guerra,
dal costo delle armi occorrenti al conflitto, dal mantenimento dello
Stato ucraino, di fatto fallito, con il risultato di dover rinunciare a
larga parte dei progetti green per la sua economia, l'ingresso in
recessione tecnica del paese economicamente più avanzato, la Germania,
l'assunzione di una politica generale di riarmo e l'aumento delle spese
militari, una crisi violentissima della politica agricola comune che
costituisce il settore destinato a pagare il prezzo dell'adesione
dell'Ucraina all'Unione europea.
Il fronte interno
Dopo 26 mesi di guerra la situazione sul terreno sembra ormai giunta ad
una svolta. La guerra è costata più di un milione tra morti e feriti;
difficilmente calcolabili le vittime civili dall'una e dall'altra parte;
si è trasformata da guerra di movimento in guerra di trincea. Tuttavia
mentre la Russia continua a mobilitare nuove truppe e a riversarle sul
campo di battaglia l'Ucraina è ormai a corto di risorse umane e la
chiamata alle armi della popolazione dai 19 ai 25 anni vede una forte
renitenza alla leva e il crescente rifiuto di accettare la coscrizione
obbligatoria, la crescita dei disertori, il rifiuto di coloro che sono
espatriati di rientrare nel paese a combattere.
Lo stato di guerra, l'imposizione della legge marziale, la crescita
degli odi e dei risentimenti, l'intersecarsi con la mobilitazione contro
la Russia della guerra tra le diverse confessioni religiose del paese, i
fenomeni di corruzione, di accaparramento dei profitti di guerra, l'odio
crescente tra le diverse etnie e gruppi linguistici che coinvolge ormai
sia le popolazioni di lingua e cultura ungherese che quelle di lingua e
cultura rumena, per non parlare della persistente presenza di
popolazioni russofone, minano dall'interno la resistenza Ucraina.[3]
Gli unici risultati che il governo Zelensky può vantare di aver
raggiunto riguardano la promessa di un'adesione accelerata, senza
condizioni e senza alcun rispetto dei parametri previsti dai Trattati di
ingresso nella comunità europea e nella NATO, la prospettiva di poter
far gravare le spese di ricostruzione del paese su investitori
internazionali e sull'Europa, in considerazione del fatto che è
impensabile che sia la Russia ad accollarsi i danni di guerra; il
vantaggio di disporre di continui finanziamenti a sostegno di
un'economia che ha crescente difficoltà di ripresa e sviluppo, anche in
considerazione della distruzione del tessuto agricolo ed industriale del
paese, del suo dell'inquinamento, della presenza ingente di ordigni
bellici su tutto il suo territorio, a fronte inoltre di una crescente
diminuzione della popolazione del paese. Uno degli effetti sicuri di
questa guerra è infatti una crisi demografica disastrosa e incolmabile
della popolazione ucraina che ha visto perire sui campi di battaglia le
classi fertili della sua popolazione.
Tutto questo avviene mentre l'aggressore russo si rafforza, mobilitando
ulteriori 150.000 uomini, anche se in parte destinati a far fronte
all'espansione dei confini con i paesi della NATO, mentre l'industria
bellica russa è ormai entrata pienamente in funzione, lavorando su tre
turni di 8 ore per 24 ore e producendo nuovi armamenti, al punto che
l'arsenale che il paese possedeva prima dell'inizio delle operazioni in
Ucraina è stato completamente o quasi sostituito da nuove armi prodotte
in questi due anni, il cui uso, sperimentato sul campo di battaglia, ne
ha visto crescere l'efficacia distruttiva, come ad esempio è avvenuto
con le bombe volanti.
Malgrado le decisioni dell'Occidente di procedere al riarmo e alla
conversione delle proprie industrie in produzioni di armamenti i tempi
occorrenti per dare attuazione a questa riconversione richiedono il
prolungamento del conflitto per altri due anni. In ambienti occidentali
- dove si ha tutta l'intenzione di far continuare la mattanza - si pensa
di raggiungere questo obiettivo attraverso la fornitura di un
consistente numero di aerei F 16 da combattimento all'Ucraina che
dovrebbero entrare in linea in coincidenza con l'offensiva russa di
primavera.
Gli esiti di un'eventuale battaglia aerea non potranno tuttavia cambiare
il risultato finale della guerra e questo non perché in ultima istanza
la Russia mantiene l'opzione di poter utilizzare il ricorso alle
atomiche tattiche, ma perché i tempi di mobilitazione e le forze che le
due parti sono in grado di mettere sul campo di battaglia sono così
proporzionate da non poter reggere alla lunga il confronto. È, se non
altro, questa la ragione principale che impone la ricerca della pace e
la necessità di un confronto sulla base di una trattativa credibile che
tenga conto degli interessi reciproci in campo e
soprattutto che non sacrifichi i due popoli indotti a farsi guerra.
La nostra posizione sulla guerra d'Ucraina
La nostra avversione alla guerra non muove solo dalla profonda
convinzione che essa serve alle classi dominanti per spingere quelle
subalterne a massacrarsi a vicenda in nome degli interessi di tutti
coloro che dalla guerra traggono profitti. Perciò nell'analizzare le
ragioni e le cause dei conflitti siamo propensi ad indagarne le cause
economiche e sociali, a prescindere da un astratto rispetto per le norme
del diritto internazionale che dovrebbe regolamentare i rapporti fra i
popoli. È per questo motivo che consideriamo quello ucraino uno dei 60
conflitti attualmente in corso nel mondo, come parte di quella guerra in
corso tra le grandi potenze per pervenire a un nuovo assetto dei
rapporti economici fra le diverse aree del pianeta, e perciò evitiamo di
cadere nella trappola delle valutazioni etiche e morali, precedendo a
guardare ai fatti e agli interessi che questo scontro sottende. Siamo
lontani dall'appartenere alle tifoserie dell'Occidente e del sistema
sedicente democratico-liberale come da quelle facenti capo ai sistemi
autocratici, e abbiamo come stella polare l'interesse dei popoli, il
loro benessere, l'aspirazione alla libertà e alla pace e alla convivenza
reciproca, senza procedere alla distruzione dell'ambiente e del pianeta.
Per questo motivo affermiamo che la guerra in atto tra l'Ucraina e la
Russia ha ragioni economiche profonde e complesse che riguardano sia gli
autocrati e gli oligarchi dei due paesi impegnati a contendersi il
controllo dell'economia e delle materie prime di Ucraina e Russia che
ragioni ed interessi di carattere strategico internazionale concernenti
l'equilibrio tra le diverse aree economiche del pianeta. È perciò, che
muovendo dal punto di vista di cittadini che abitano nell'area europea,
riteniamo che sia interesse dei popoli dell'intera Europa decidere se
organizzare la propria economia avendo come asse di sviluppo di
riferimento un rapporto tra l'area europea e la Russia, come avveniva
prima della crisi Ucraina, oppure guardare ad un rapporto secondo l'asse
nord-sud e intrattenere una parte partnership economica e sociale con
l'Africa.
Consideriamo perciò la difesa della democrazia liberale ancora meno di
una foglia di fico dietro la quale l'Occidente si nasconde per difendere
interessi economici e di potenza e al tempo stesso diamo un giudizio
severo e ci opponiamo con forza alle ragioni etiche e morali delle quali
si fanno portatori sia Putin che il suo cappellano di Stato Kjrill che -
sia detto per inciso - non sono dissimili il nulla da quelli sostenuti
dal sedicente Patriarca Epifanio della Chiesa scismatica Ucraina e dallo
stesso Patriarca di Costantinopoli Bartolomeo, alleati dell'Occidente..
Non abbiamo nessuna preferenza e nessuna simpatia per questo o quel
prete del quale non vogliamo difendere la rapacità e gli interessi
finalizzati al possesso del potere spirituale e materiale, come le
espropriazioni, ad opera dello Stato, di beni ecclesiastici attualmente
in corso in Ucraina, dimostrano. Un profondo disprezzo ci spinge a
rifiutare con forza le trame di questi sciacalli che banchettano sui
morti dell'una e dell'altra parte, ammantandosi di valori che in realtà
mascherano interessi materiali e di esercizio del potere.
Non abbiamo nessun interesse a giustificare ruolo e funzione dello
stolto Stoltenberg, segretario eterno di una organizzazione militare
criminale che ha costellato la propria ingloriosa storia di interventi
ripetuti nei più svariati paesi (Afganistan, Iraq, ecc.), avendo la sola
capacità di perdere le guerre e di massacrare i propri soldati e quelli
nemici, commettendo atroci crimini di guerra, seguendo logiche e
utilizzando metodi il nulla diversi da quelli delle compagnie mercenarie
russe come la Wagner.
Nessun giudizio morale quindi sulle ragioni di questa guerra, nessuna
nessun cedimento camuffato dietro la difesa di valori ideali, siano essi
dell'Ocidente o della democrazia liberale, ma un confronto sulla base di
considerazioni di mero interesse strategico ed economico che devono
essere valutate tenendo conto di quando esse sono compatibili con il
mantenimento della pace e il rispetto degli altri popoli, chiamati ad
una comune lotta per la liberazione dallo sfruttamento dell'uomo
sull'uomo e per la costruzione di una società di liberi ed eguali che
abolisca lo sfruttamento e consenta a tutti un'eguale accesso alle cose
belle della vita.
Siamo fermamente convinti che la sola guerra che è giusto combattere è
quella di classe contro i capitalisti e i padroni sfruttatori, siano
essi travestiti da ricchi e liberali imprenditori che da oligarchi al
servizio di questo o quel dittatore, che dichiarino di agire in nome del
popolo o della libertà di impresa, che siano agenti di uno Stato o di un
regime di autocrati. Sappiamo che la chiara comprensione di quanto
avviene nel quadro politico internazionale è uno dei punti di partenza
per una coerente e razionale visione dei rapporti fra le classi e il
presupposto necessario dal quale muovere per orientare la nostra azione
politica.
[1]G. Cimbalo, L'evoluzione dei rapporti tra Stato e Chiese nella Nuova
Ucraina. Alla ricerca dell'Autocefalia in "Diritto e religioni" 2-2020,
pp. 252-304, https://www.giovannicimbalo.it
[2]G. Cimbalo, ID., Il ruolo sottaciuto delle Chiese nel conflitto
russo-ucraino, in "Diritto e religioni" n. 2 del 2021, pp. 487-512.
[3]Il crollo del fronte interno in Ucraina, Newsletter Crescita
Politica, n. 180, 2023; Due considerazioni sull'Ucraina, Newsletter
Crescita Politica, n. 176, 2023; I guasti della guerra ucraina,
Newsletter Crescita Politica, n. 170, 2023; Le cause economiche della
guerra ucraina, Newsletter Crescita Politica, n. 160, 2023; Guerra in
Ucraina: la pista britannica, Newsletter Crescita Politica, n. 158,
2022; L'Ucraina di Zelesky prima di Putin, Newsletter Crescita Politica,
n. 158, 2022; Il questuante e il dittatore, Newsletter Crescita
Politica, n. 183, 2024.
G. L.
https://www.ucadi.org/2024/04/25/putin-e-zelensky-per-noi-pari-sono/
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