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(it) Italy, FDCA, Cantiere #25 - Gianni Bosio e Mario Lodi - Acquanegra sul Chiese, 5 novembre 2023 nel centenario della nascita di Bosio (ca, de, en, pt, tr)[traduzione automatica]
Date
Tue, 21 May 2024 08:12:10 +0300
Oltre ad Acquanegra sul Chiese, dove Bosio è nato e vissuto, credo
esista solo un altro centro nel quale la sua influenza ha operato in un
modo così profondo da continuare ancora oggi, a oltre cinquant'anni
dalla sua scomparsa, a muovere iniziative e stimolare la riflessione sul
passato e sull'attualità. Mi sto riferendo a Piadena. ---- L'inizio del
rapporto tra Bosio e Piadena coincide con quello tra l'intellettuale
mantovano e Mario Lodi e si può far risalire a una data ben precisa: il
20 giugno 1959. È in quel giorno, infatti, che Lodi scrive una lettera a
Bosio, direttore delle Edizioni Avanti!, per proporgli la pubblicazione
di Cipì. La lettera è la dimostrazione che i due non si conoscevano
personalmente, nonostante la comune adesione al Partito Socialista e la
vicinanza tra Piadena e Acquanegra.
La risposta di Bosio non si fece attendere. Tre giorni dopo, si diceva
disponibile a discuterne in occasione di un suo imminente viaggio ad
Acquanegra.
I due si incontrarono e Lodi gli parlò di Cipì e di un diario in cui
andava raccogliendo le sue esperienze didattiche, ma anche dei primi
"quaderni" della Biblioteca Popolare di Piadena fondata da Lodi nel
1945, a pochi mesi dalla Liberazione, nell'ambito della ricostituita
cooperativa di consumo.
Bosio aveva immediatamente compreso il valore di quella favola "vera"
scritta da Lodi insieme ai suoi alunni e della rivoluzionaria esperienza
scolastica in corso nella piccola scuola di Vho, ma sicuramente ciò che
lo aveva colpito maggiormente fu scoprire che quel maestro di Piadena
non era un isolato, che attorno a lui operava un gruppo impegnato in un
originale e vivace lavoro di ricerca e produzione culturale di base
dall'interno della classe operaia e contadina. Un lavoro che faceva
ricorso alle fonti orali, al magnetofono, alla fotografia e alla
cinepresa; un insieme di attività che partivano dal riconoscimento della
dignità e del valore della cultura "altra", quella espressa dalle classi
subalterne.
Tra Bosio e Lodi iniziò una fitta corrispondenza e un'assidua
frequentazione.
Nel 1956 la lista di sinistra uscì sconfitta dalle elezioni comunali
piadenesi, a causa di divisioni interne al Partito Comunista. Fu un
evento traumatico, che venne a fatica superato proprio grazie ad un
lavoro sul piano culturale imperniato sulle attività della Biblioteca
Popolare e in modo particolare sulla pubblicazione dei primi quaderni.
Nell'introduzione a I quaderni di Piadena, pubblicato nel '62 dalle
Edizioni Avanti!, a cura di Lodi e Morandi, libro che raccoglieva sei
dei primi quaderni della Biblioteca popolare e che venne posto sotto
sequestro dalle autorità per contenuti ritenuti osceni, Mario Lodi scriveva:
"[...]Se i primi quaderni coincidevano con lo sforzo del movimento
operaio per ritrovare se stesso e uscire da uno stato di prostrazione,
d'ora in avanti essi dovranno risentire del nuovo ruolo della classe
operaia nel piccolo paese, nel quale essa ha oggi compiti direttivi, e
nel più vasto Paese che si chiama Italia. A nuove prospettive perciò,
diverso lavoro, più approfondito: a compiti nuovi mezzi nuovi, che
contribuiscano a rendere il popolo cosciente, attraverso un'educazione
da conquistarsi da solo, del suo ruolo di protagonista della storia."
Del breve brano appena letto, sottolineo il passaggio in cui si dice che
il popolo deve prendere coscienza del suo ruolo, "attraverso
un'educazione da conquistarsi da solo". Certamente Lodi non intendeva
fuori o contro i partiti e le organizzazioni dei lavoratori, ma quel "da
solo" tendeva in qualche modo a ridimensionarne il ruolo accentuando nel
contempo il peso e il valore delle autonome spinte provenienti dalla base.
Alla fine degli anni Cinquanta, Lodi, e con lui il gruppo dei giovani
della Biblioteca Popolare, tra i quali cominciava a distinguersi
Giuseppe Morandi, era già pienamente consapevole sia delle straordinarie
esperienze maturate nel laboratorio piadenese sia delle profonde
trasformazioni in atto, al tempo stesso conseguenza e causa del boom
economico, che nel volgere di pochi anni avrebbero inesorabilmente
portato alla fine della cultura del mondo contadino.
L'annuncio ai collaboratori sull'intenzione di dar vita alla collana dei
libri per ragazzi fu dato da Bosio in una riunione svoltasi alle
Edizioni Avanti il 5 gennaio 1961.
La prima riunione organizzativa si tenne a Piadena l'11 giugno 1961
presso la Biblioteca Popolare.
In quell'incontro Lodi disse chiaramente che era ormai tempo di passare
da una posizione di critica nei confronti della tendenziosa,
storicamente inesatta o addirittura falsificatrice produzione della
editoria borghese per ragazzi, alla produzione di strumenti culturali
che, con nuovi contenuti, parlassero un linguaggio aderente alla
psicologia del bambino e lo stimolassero a ragionare con la propria
testa e a formarsi un abito critico.
La maggior parte dei manoscritti era improntata al concetto del
fanciullo-bambolo senza problemi, né ragionamenti, creatura da
sollazzare con le più sciocche parole.
Il coordinamento della Collana, che si decise di chiamare "Universale
Ragazzi", fu affidato a Lodi che aveva ben chiaro in testa quali
obiettivi ci si dovesse porre, come emerge da questo intervento:
"l'editoria dovrebbe chiamarsi popolare non solo per i bassi prezzi dei
libri, ma per la forza di penetrazione e di educazione ideologica che
essi contengono.[...]la funzione delle Edizioni Avanti! dovrebbe essere
quella di rilanciare i principi ideologici e di classe del socialismo su
tutti i piani, a tutti i livelli, a cominciare dai ragazzi e via via
sino al piano universitario e di ricerca."
La necessità di ridurre ulteriormente i costi, portò presto a porre fine
alla Collana. Con la sua chiusura cessò, "anche per ragioni di salute",
la collaborazione di Lodi .
Nei due anni di vita della "Universale Ragazzi", vennero pubblicati
soltanto sei titoli, ma nel piatto panorama della letteratura dei primi
anni Sessanta si trattò di proposte che rompevano nettamente con la
tradizione e dalla forte carica anticonformista e provocatoria, anche
per certi ambiti della sinistra: basti pensare a Come nascono i bambini,
un libretto di educazione sessuale per bambini secondo un'impostazione
laica e moderna, ma anche a Il soldatino del pim pum pà, una sorta di
raccontino, scritto da Lodi .
Gli stimoli offerti da Lodi e l'influenza esercitata da Bosio in
occasione delle sue frequenti visite a Piadena aprirono al gruppo che
ruotava attorno alla Biblioteca Popolare e ai Quaderni nuove piste di
lavoro e nuovi orizzonti. E fu proprio come conseguenza della nascita
del Nuovo Canzoniere che a Piadena prese corpo l'dea di costituire un
gruppo di canto popolare. Fu Sergio Lodi a prendere l'iniziativa
riunendo attorno a sé Bruno Fontanella e, in seguito, Delio Chittò e
Amedeo Merli. Il "Gruppo Padano di Piadena", questo il nome della nuova
formazione, dopo una fase iniziale di riproposizione dei canti incisi
nei "Dischi del sole", iniziò, stimolati dal lavoro di Bosio e Leydi, un
intenso lavoro di ricerca sul campo al quale contribuì fattivamente
anche Mario Lodi.
Il Gruppo partecipò al Festival dei Due Mondi di Spoleto nello
spettacolo del Nuovo Canzoniere Bella Ciao che scatenò, com'è noto, la
rabbiosa reazione di militari, borghesi e benpensanti, seguita da
denunce e interrogazioni parlamentari.
Nei primi mesi del '67 cominciarono a manifestarsi all'interno della
Biblioteca Popolare differenti punti di vista sull'azione culturale e
politica.
Poco tempo dopo, il 14 aprile, Morandi e Gianfranco Azzali (Micio)
diedero vita alla Lega di Cultura, sulla scia di quanto era già avvenuto
ad Acquanegra nel settembre dell'anno prima con la nascita della Lega
Culturale. Era il secondo distacco dalla Biblioteca Popolare dopo la
scelta di Delio Chittò e Amedeo Merli, esponenti della prima ora del
Gruppo Padano, di intraprendere la carriera da professionisti con il
nome di "Duo di Piadena".
La nascita della Lega fu preceduta, accompagnata e seguita da tensioni,
discussioni, scambi di lettere.
Tra la Lega di Cultura e Lodi i rapporti divennero via via più freddi
fino ad arrivare allo scontro aperto e senza esclusione di colpi e con
una conseguente ricaduta sui rapporti tra Lodi e Bosio che divennero
sempre più sporadici .
Di Bosio conosciamo bene la sua formazione politica, il suo
posizionamento interno con l'adesione alla sinistra di Lelio Basso e
l'azione condotta per orientare la linea politica del Partito. E
conosciamo bene, anche grazie al suo lavoro di storico, a quale idea di
socialismo si ispirasse: un socialismo libertario, non dogmatico, con
una marcata aderenza alle lotte e alle istanze di base.
E del socialismo di Lodi, che in proposito ha lasciato ben pochi
scritti, che cosa sappiamo?
Era figlio di un socialista, che era stato anche cooperatore e
amministratore del Comune di Vho, inserito, durante il fascismo, nel
novero dei sovversivi. Sulle orme del padre, Mario si iscrisse al PSI,
allora Psiup, nel 1946. Ne uscì nel 1965, in seguito alla sua adesione,
non condivisa dal Partito, al manifesto antimilitarista, il cui testo
definitivo per altro fu scritto dallo stesso Lodi, affisso in occasione
del passaggio da Piadena del Monumento al Bersagliere per celebrare il
50° dell'entrata in guerra dell'Italia.
La sua attività politica si è svolta per intero all'interno della
sezione piadenese, senza mai ricoprire incarichi a livello provinciale.
Per conto del Partito si candidò ben 5 volte, delle 8 complessive, alle
elezioni comunali, venendo sempre eletto e ricoprendo più volte la
carica di assessore; fu segretario di sezione, partecipò a incontri e
riunioni, scrisse e intervenne pubblicamente. Sappiamo inoltre che in
occasione delle elezioni del 1964 il Partito avrebbe voluto la sua
elezione a sindaco.
Dopo l'uscita dal PSI, Lodi aderì al MAS, o MDSA (Movimento dei
Socialisti Autonomi), il piccolo gruppo staccatosi dalla sinistra
lombardiana quando venne decisa l'unificazione con i socialdemocratici.
Come esponente del MAS si candidò alla Camera nelle elezioni politiche
del 1968 nella lista del PCI e in quelle amministrative del 1970.
Il suo era un socialismo di stampo umanitario e libertario, venato di
romanticismo e di una forte motivazione etica dalla quale probabilmente
non era estranea l'influenza della religiosità umile e semplice della
madre. Di certo, era lontano da una visione dogmaticamente marxista e da
una concezione leninista del Partito, rispetto al quale mantenne sempre
ampia autonomia di giudizio e di scelta.
All'interno del Partito si riconosceva nelle posizioni della corrente di
sinistra e l'unità dei lavoratori e delle forze di classe era quanto gli
stesse più a cuore.
Tanto basta per poter affermare che Lodi e Bosio avevano un'idea di
socialismo con molte affinità.
Ma vi sono altri aspetti, non secondari, nei quali è possibile
rintracciare forti tratti comuni. Uno di questi è il tema della
partecipazione e del rapporto con il potere.
Per Lodi era fondamentale stimolare e favorire in ogni ambito la diretta
partecipazione dei cittadini e dei lavoratori, partecipazione che toccò
l'apice nella prima metà degli anni Settanta, con l'Assemblea Popolare
decisionale, un istituto da lui proposto, voluto e sostenuto con tutte
le sue energie e che ebbe fine solo dopo che il PCI ritenne che quella
esperienza rappresentasse un ostacolo all'attuazione della politica del
compromesso storico.
Lodi propone alla coalizione di sinistra di presentarsi alle elezioni
comunali del 7 giugno[1970]con la proposta di istituire l'assemblea
popolare. Nel pieghevole elettorale distribuito ai cittadini la proposta
viene motivata con uno scritto, sicuramente attribuibile a Lodi, in cui
si dice: "Piadenesi, in questi ultimi anni sono circolate le idee nuove
degli operai e degli studenti intorno al modo di essere liberi e di
gestire il potere. Per quanto riguarda il Comune, vecchi concetti sono
andati in crisi.
Per esempio si è capito che chiamare i cittadini ogni cinque anni a
eleggere venti uomini che li rappresentano, anche se questi sono stati
scelti dai partiti politici locali, non è partecipazione alla cosa
pubblica, non è reale democrazia. Infatti limitarsi a delegare altri ad
amministrare per noi è in sostanza un atto di rinuncia a interessarsi ai
problemi che giorno per giorno si presentano nel piccolo paese come
nella realtà più vasta che è l'Italia.
Tutta la vita della nostra società è praticamente fondata sulla delega,
ricevuta la quale gli eletti possono addirittura governare contro gli
interessi degli stessi cittadini che li hanno votati. La dimostrazione è
che la maggioranza dei cittadini è costituita da lavoratori ma i governi
hanno sino ad ora fatto leggi a favore dei padroni.
Anche nei piccoli paesi, dove il potere è limitato, gli eletti si
comportano talora come se fossero stati chiamati a comandare, mentre
dovrebbero "servire" la base, cioè interpretare la esigenza e la volontà
dei cittadini e deliberare dopo aver consultato la popolazione su ogni
problema di fondo.
Così può accadere che gli assessori si sentano piccoli padroni
nell'ambito del piccolo potere e il sindaco diventi il tattico che tiene
in equilibrio precario il gruppo dei piccoli padroni.
[...]Il Comune deve essere al servizio del cittadino che ha il
diritto-dovere di controllarlo e dirigerlo ai suoi fini. L'assemblea
aperta a tutti è il mezzo con cui il cittadino interverrà direttamente
nella gestione del Comune."
È sorprendente come Nenni, l'anziano leader socialista, in gioventù
agitatore libertario e protagonista nel 1914 della "Settimana rossa",
Bosio, attratto nei suoi studi dalle prime organizzazioni anarchiche e
socialiste, e Lodi, refrattario a ogni forma di delega e critico verso
la sovrapposizione dei partiti ai cittadini, restino legati dalla
medesima lettura delle lotte della fine degli anni Sessanta e dalla
stessa idea di partecipazione diretta, al di là delle profonde
divaricazioni determinatesi tra loro a causa delle scelte politiche
compiute da ciascuno di essi.
Per la radicalità, l'intensità e la durata, l'Assemblea Popolare di
Piadena rappresenta a tutt'oggi l'esperimento più avanzato di democrazia
diretta realizzato in Italia.
Sull'idea che Lodi aveva dei partiti e del loro ruolo è interessante
un'intervista del 1978, nella quale, riflettendo sulle cause che avevano
determinato la fine dell'esperienza dell'Assemblea Popolare decisionale,
affermava:
"a) Non era possibile avere il metodo dell'assemblea popolare con potere
decisionale in Comune e, nello stesso tempo avere ancora una struttura
di tipo gerarchico all'interno dei partiti.
b) In un quadro più ampio, il compromesso storico, porterebbe a un
incontro con forze che non l'accetterebbero. Perciò in questa situazione
così difficile e delicata è tutto fermo e si tende a fare, da parte di
chi ha la delega, degli accordi di vertice invece di discutere tutto
alla base."
Il fermento culturale e politico che ha caratterizzato per decenni il
microcosmo piadenese è stato in gran parte l'esito del felice incontro
tra queste due grandi personalità.
Per Piadena si potrebbe parlare di una vera e propria epopea. In un
centro di nemmeno 4.000 abitanti, nel corso di un quarantennio o poco
più, sono fiorite cooperative (negli anni Cinquanta la Cooperativa di
consumo di Piadena aveva in paese ben 8 spacci), gruppi e centri
culturali, l'elenco dei quali è lunghissimo. A partire dalla
Liberazione, sono stati prodotti centinaia e centinaia di volantini,
manifesti, giornalini, quaderni, pubblicazioni, film, mostre,
spettacoli, registrazioni sonore. Si pensi che i soli volantini della
Lega di Cultura, raccolti e pubblicati, formano due corposi volumi.
Impressionante il numero di incontri e iniziative di ogni tipo, che
hanno visto la partecipazione di intellettuali di fama, registi,
musicisti, attori, giornalisti, scrittori, artisti, politici. Di Piadena
si è parlato in libri, riviste, film, convegni, servizi televisivi, al
punto che qualcuno ha iniziato a ritenerlo una sorta di luogo mitico.
Ebbene, tutto quel fermento è ormai spento da tempo, cancellato dalla
desertificazione, non solo metaforica, che ha investito il Paese Italia
e che non ha risparmiato questa terra di pianura che pure sembrava avere
salde e profonde radici nelle lotte e nelle prime organizzazioni del
proletariato contadino e operaio sviluppatesi a partire dalla metà del
diciannovesimo secolo.
-Mario Lodi
Piadena, 17 febbraio 1922 Drizzona, 2 marzo 2014 è stato un insegnante,
pedagogista e scrittore italiano.
Le sue metodologie educative furono inizialmente ispirate da quelle di
Célestin Freinet, seguendo un indirizzo che lo fece diventare esponente
del Movimento di cooperazione educativa. (Sul MCE vedi "Storia del
Movimento di cooperazione Educativa" ne "il CANTIERE" n.16 aprile 2023,
pag. 28)
Gianni Bosio
Acquanegra sul Chiese,
20 ottobre 1923
Mantova, 21 agosto 1971
è stato uno storico, editore e curatore editoriale italiano, ricercatore
musicale ed esponente del Partito Socialista Italiano.
https://alternativalibertaria.fdca.it/
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