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(it) Italy, FDCA, Cantiere #25 - Quando tutt sarà privato saremo privati di tutto - Paola Perullo (ca, de, en, pt, tr)[traduzione automatica]
Date
Mon, 13 May 2024 07:21:40 +0300
Se si vuole capire quanto le idee dominanti abbiano influenzato e
influenzino le scelte pedagogiche, che determinano la cultura
dell'infanzia nelle varie epoche storiche, basta leggersi i programmi
delle scuole d'infanzia, anticamente chiamate "asili", dai Programmi del
1914 agli Orientamenti del 1969. I cosiddetti asili, svolgevano
essenzialmente una funzione assistenziale, con una visione del bambino
in età prescolare, che lo considerava incompiuto come essere umano, e da
"addestrare", per affrontare quella che veniva considerata la vera
scolarizzazione, la scuola elementare. La tappa evolutiva fondamentale
per la concezione dell'infanzia, sarà segnata da Maria Montessori, con
ciò che identificava con "la pedagogia scientifica", in particolare
accogliendo le scoperte in campo medico, psicologico rispetto allo
sviluppo del bambino. Tutto questo per arrivare a un nuovo metodo
pedagogico pensato in funzione del bambino.
Per quello che riguarda la concezione dei servizi educativi per l'età
0-3 anni, si parte da istituti esclusivamente assistenziali, di sostegno
a ragazze madri o comunque a madri che dovevano lavorare, anche con
bambini piccolissimi. Si chiamava OMNI, Opera Nazionale Maternità e
Infanzia, un ente assistenziale fondato nel 1925 e sciolto con la legge
N. 698 del 23 dicembre 1975. Con quest'ultima resteranno attribuite allo
Stato ed esercitate dal Ministero della Sanità, le funzioni di carattere
internazionale già esercitate dall'OMNI, mentre le funzioni
amministrative relative agli asili nido e ai consultori, verranno
attribuite ai Comuni. A partire dalla fine degli anni 70, ci fu un
grande fermento culturale a sostegno di una visione aggiornata dello
sviluppo del bambino dalla nascita a tre anni. E tutte quelle che furono
scoperte scientifiche in campo biologico umano, furono accolte dagli
studi pedagogici, per una trasformazione radicale della concezione dei
servizi per l'infanzia, in particolare degli asili nido. Molte regioni
italiane investirono su questo cambiamento culturale, tra cui anche la
Toscana, dove fu individuato un metodo pedagogico innovativo, che
partendo dalla conoscenza precisa delle esigenze dei bambini e delle
bambine da 0 a 3 anni, andava a revisionare e a costruire tutta
l'organizzazione di questi servizi, nei tempi, negli spazi, nei
materiali e soprattutto nella relazione, per cui si definiva dal punto
di vista normativo, il rapporto numerico tra insegnanti e bambini,
differenziato per età, lattanti, semidivezzi e divezzi. Il metodo si
definiva "a base psicomotoria", ed era un modo preciso di concepire il
bambino, visto come protagonista, costruttore attivo delle sue
conoscenze, attraverso l'espressione libera del suo movimento, del suo
modo di esplorare e di scoprire, del suo modo di inventare pensieri e
parole. Infatti, mentre il ruolo dell'insegnante era fortemente centrato
sull'ascolto e sull'osservazione-rilevazione delle "tracce
significative" che il bambino lasciava come impronta del suo agire, la
regolamentazione avveniva in modo indiretto attraverso la mediazione di
spazi, tempi e materiali, costantemente modificati dall'insegnante, in
base all'osservazione, in una sorta di "regia" educativa. Il momento
cruciale di questa metodologia, e nello stesso tempo, il punto di
partenza, dell'osservazione che determinava strategie pedagogiche
diverse, a seconda delle caratteristiche dei singoli bambini, era la
"seduta di psicomotricità", che si svolgeva in una sala, un luogo
speciale a cui si accedeva attraverso un percorso di desiderio, che si
conosce attraverso il piacere e l'emozione. Un luogo altamente
simbolico, dove il bambino poteva modificare la realtà, attribuire e
comunicare significati. Si può dire, un luogo in cui gli oggetti e lo
spazio "attendevano" i significati del bambino. Una vera e propria
"messa in scena" di una pedagogia aggiustata alla espressività
psicomotoria del bambino, dove il bambino diventava soggetto che può
"dirsi" secondo le sue modalità, e dove questo "dirsi" era riconosciuto,
accettato, aperto alle possibilità della comunicazione e
dell'evoluzione. Così, il bambino ancora piccolo, che ha poche
performance, poteva essere aiutato a proiettare fuori da sé le proprie
immagini, il proprio simbolico.
Era un lavoro sul corpo e le emozioni secondo un modello dinamico,
capace di gestire le disarmonie per produrre un cambiamento. Tutto
questo rappresentava un forte investimento pubblico, anche se riguardava
solo i Comuni, e soprattutto una cultura pedagogica di qualità, offerta
a tutti, senza distinzioni di classi sociali. Un modello per garantire a
tutti un miglior approccio educativo, basato su modalità naturali di
apprendimento e motivazione, come era il progetto a base psicomotoria,
rischia oggi, di diventare un ricordo, perché aver ceduto ai privati
sempre di più, la gestione dei servizi 0-3 anni, ha voluto dire
mantenere la forma ma cambiare la sostanza perché costa troppo mantenere
quel modello, se lo si vuole destinare a tutti. Se invece, come sta
accadendo, si vogliono trasferire anni di ricerche e sperimentazioni
fatte nel pubblico, in ambiti privati ritenuti di eccellenza anche per
la cura di certe problematiche dello sviluppo infantile, lo si può far
diventare un business, perché si fa pagare come una prestazione medica,
un'osservazione fatta col metodo a base psicomotoria. Cosi facendo
invece di divulgare i progetti che migliorano l'evoluzione umana, a
partire dal nido, si privatizzano le conoscenze e le pratiche che
diventano di nicchia.
https://alternativalibertaria.fdca.it/
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