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(it) Italy, FDCA, Cantiere #25 - "E' finita la lotta di classe" - Tommaso Santino (ca, de, en, pt, tr)[traduzione automatica]
Date
Sat, 11 May 2024 08:29:26 +0300
Con questo auspicio governo e padronato, coadiuvati dalla Compagnia
delle Opere, associazione imprenditoriale italiana d'ispirazione
cattolica, direttamente legata al movimento Comunione e Liberazione* e
dalla CISL, si apprestano all'ulteriore battaglia contro le ultime
garanzie rimaste al movimento delle lavoratrici e dei lavoratori ----
Mercoledì 20 marzo alle ore 21 a Milano si è tenuto l'incontro, dal
titolo sopramenzionato, organizzato da "Tempi", rivista di riferimento
di Comunione e Liberazione e Compagnia delle Opere (CdO), per la
presentazione e dibattito sulla proposta di legge per la
regolamentazione e promozione della partecipazione dei lavoratori nella
gestione delle imprese proposta dalla CISL, con la partecipazione di
Lorenzo Malagola, deputato di Fratelli d'Italia, Andrea Dellabianca,
presidente nazionale della CdO, Giorgio Vittadini, presidente della
Fondazione per la Sussidiarietà, oltre che fondamentale organizzatore
della kermesse estiva del "Meeting di Rimini", appuntamento annuale di
Comunione e Liberazione.
Abbiamo già affrontato e stigmatizzato nelle nostre pagine l'iniziativa
della CISL e della raccolta di firme per la proposta di legge di
iniziativa popolare intitolata "Partecipazione al Lavoro" (1) culminata
a novembre dello scorso anno con il deposito alla Camera di quasi 400
mila firme, proposta poi fatta propria anche dalla attuale maggioranza
governativa con un progetto analogo firmato dai capigruppo di Fratelli
d'Italia, Forza Italia e Noi Moderati.
In questa proposta di legge in sostanza si presuppone di dare piena
applicazione all'articolo 46 della Costituzione che formalmente sancisce
il diritto dei lavoratori a collaborare alla gestione delle aziende ed
all'introduzione di meccanismi promozionali e incentivanti che
convincano le imprese a scommettere volontariamente sul confronto con i
dipendenti e sulla loro collaborazione per una maggiore competitività
dell'impresa stessa, offrendo loro la possibilità di esprimersi sulle
scelte strategiche e di gestione, di contribuire al miglioramento di
prodotti e dei processi e quindi di condividere anche i risultati
economici, prevedendo una partecipazione economica e finanziaria da
parte dei lavoratori nelle aziende.
Una strategia esplicitamente e dichiaratamente interclassista, tutta
interna e subalterna al sistema economico mercantile e liberista, che
ci faceva arrivare a scrivere: "come si vede l'arretramento è
sostanziale ed è figlio di quella cecità dell'analisi della società che
si ostina a non riconoscere l'inevitabile contrapposizione di interessi
fra le classi:padroni e masse lavoratrici".(2)
Una presunta cecità che nella realtà è voglia di rivincita se non
proprio di revanscismo di gruppi di potere economico e finanziario, con
tutti i suoi collaterali apparati governativi, sindacali, culturali ed
ideologici, nei confronti di una classe lavoratrice che periodicamente e
soprattutto testardamente riafferma i suoi interessi di classe
inevitabilmente contrapposti al padronato ed ai governi.
A fronte di un tale e sempre più esplicito attacco alle rivendicazioni
di affrancamento del movimento dei lavoratori, ed alla vastità della
battaglia ideologica e culturale che le classi possidenti costantemente
brandiscono contro la nostra classe, nel presunto schieramento
progressista ancora si balbetta su "campi larghi" con alterne vicende
legate alle manie di potere e di leadership di personaggi che vanno da
Renzi a Fratoianni, passando per Conte e Schlein e dove la chiarezza e
l'evidenza dello scontro di classe in atto è costantemente ottenebrato
se non ideologicamente rifiutato, al pari della controparte padronale e
governativa.
Ma ciò che vogliamo prendere in considerazione con queste note sono
alcuni aspetti, per noi salienti e significativi della condizione
lavorativa, a cui nessuna coalizione alternativa, ne organizzazione
sindacale, compreso la CGIL, da risposte concrete.
L'ipotesi di nuovo contratto dei meccanici 2024/2027 che la categoria
sta discutendo proprio in questi giorni pur richiedendo una cifra che
all'apparenza può sembrare finalmente significativa, essendo 280 euro la
richiesta di aumento nel triennio, in realtà arriva dopo due contratti,
quello del 2016/2019 e quello rinnovato nel 2020 che scadrà giugno di
quest'anno 2024 con scarsi recuperi salariali e che pur con la clausola
di salvaguardia, che prevede l'adeguamento degli importi degli aumenti
concordati, qualora l'indice "IPCA al netto degli energetici importati"
producesse incrementi superiori, non sono stati all'altezza di recupero
dell'inflazione reale.
Questo meccanismo ha infatti determinato aumenti relativamente alti nel
2023 e forse a giugno 2024, dovuti all'impennata dell'inflazione nel
2022, a fronte di aumenti del tutto inconsistenti negli anni precedenti:
44,75 euro in 4 anni, tra il 2017 e il 2020.
Ma non solo. La revisione della nuova scala classificatoria, attuata nel
contratto precedente che ha abolito i livelli introducendo le nuove aree
e le cosi dette "soft skill", cioè le abilità personali per i passaggi
di livello, rende sempre più discrezionale il passaggio di livello da
aria ad aria e quindi meno certi gli aumenti dei livelli salariali,
indeboliti oltremodo dalla oramai consuetudine sindacale di penalizzare
e congelare gli scatti di anzianità.
Ma l'aspetto più problematico rappresenta la richiesta di riduzione
d'orario che ancora una volta viene lessicalmente riconfermata come
generico obiettivo, ma mai indicando una temporalità precisa ed
soprattutto non rivendicando una riduzione effettiva degli orari
giornalieri.
L'eventuale riduzione d'orario è infatti direttamente collegata
all'aumento della produttività e della competitività oltre che ad una
generica e progressiva richiesta di sperimentazione a cui si associa il
classico uso di fondi precedentemente stanziati in ammortizzatori sociali.
Nel capoverso dell'ipotesi contrattuale alla voce riduzione d'orario si
legge testualmente:
"L'obiettivo principale è garantire l'occupazione aumentando la
produttività e la competitività grazie agli investimenti tecnologici di
prodotto e di processo, attuando forme di riduzione dell'orario di
lavoro a parità di salario.
Chiediamo una riduzione dell'orario di lavoro che implementi quanto già
previsto per il lavoro a turni e che si applichi anche in
settori/aziende coinvolti in processi di transizione, riorganizzazione o
crisi e di consistente riqualificazione professionale. Chiediamo che si
avvii una fase di sperimentazione contrattuale con l'obiettivo di
raggiungere progressivamente una riduzione dell'orario di lavoro a 35
ore settimanali, facendo salve le intese aziendali esistenti.
Al termine della fase di sperimentazione le parti si impegnano a
valutare, modificare, implementare ed estendere nei settori e/o
nell'industria metalmeccanica e delle installazioni la riduzione oraria
stabilita. Le Parti si impegnano a coinvolgere il governo per
individuare un idoneo ed efficace strumento legislativo che favorisca la
riduzione contrattuale dell'orario di lavoro anche attraverso le risorse
oggi impegnate in ammortizzatori sociali, anche per favorire un sostegno
alla formazione" (3)
Inoltre pare poco credibile se non impossibile rivendicare una effettiva
riduzione d'orario se non si recupera il controllo effettivo sugli
straordinari, quelli che le direzioni aziendali possono imporre senza
alcuna interlocuzione con le stesse RSU e che possono arrivare fino a
120 ore complessive, colpevolmente accettate nel vecchio contratto del
2016, quello in cui alla guida della FIOM vi era l'attuale segretario
nazionale.
Così come la richiesta di maggiorare il contributo mensile a carico
aziendale di 4 euro a dipendente, finalizzato a sviluppare prestazioni
di carattere integrativo e mutualistico erogate dal Fondo sanitario, e
l'aumento dell'importo da 200 a 250 euro annui per il welfare
integrativo, con la possibile richiesta di conversione del Pdr (Premio
di risultato) in ulteriore welfare integrativo, testimoniano che la
posizione e riflessione sull'attacco alla sanità pubblica, contrastato
formalmente dalla stessa organizzazione, in particolare dal sindacato
pensionati SPI CGIL, subisce una sorta di dissociazione schizofrenica
quando si declina nelle singole realtà produttive di categoria.
Dovrebbe oramai essere chiaro ai più che tutte queste somme contrattate
ed ottenute per i vari "benefit" in quanto somme defiscalizzate oltre ad
essere profittevoli per il padronato, nei fatti determinano meno
introiti per la stessa sanità pubblica, ripristinando un meccanismo
simile alle vecchie mutue, quelle precedenti alla riforma del sistema
sanitario nazionale del 1978, minando la sua universalità e portando
inevitabilmente il sistema sanitario pubblico alla sua privatizzazione.
Analoghi ragionamenti valgono per la proposta di legge presentata dal
M5Stelle sulla riduzione del tempo di lavoro, presentata il 15 marzo
2023 e arrivata in Commissione Lavoro alla Camera che ha come primo
firmatario il leader Conte.
Anche in questa proposta l'indicazione è quella di ridurre in "via
sperimentale" l'orario di lavoro da 40 a 32 ore a parità di
retribuzione,arrivando alla settimana lavorativa di 4 giornate,
sull'esempio di sperimentazioni, già svolte o in fase di svolgimento in
vari paesi europei e nel nostro stesso paese.
Esperimenti in tal senso sono stati realizzati infatti in Spagna, Gran
Bretagna e in Belgio, ed ulteriori sperimentazioni su stanno svolgendo
in Francia, in Germania, nei Paesi Bassi, in Danimarca, in Norvegia e in
Svizzera.
Nella presentazione della proposta di legge si ricorda che attualmente
"alcuni contratti aziendali, in Italia e non soltanto, stanno già
prevedendo la possibilità di articolare la prestazione lavorativa su
soli quattro giorni settimanali:"(4) indicando che a carico dei datori
di lavoro che volessero aderire a questa sperimentazione "sia concesso
l'esonero dal versamento dei contributi previdenziali e assicurativi a
loro carico, nel limite massimo di 8.000 euro su base annua, ferma
restando l'aliquota di computo delle prestazioni pensionistiche".
Lo stesso esonero "è altresì concesso, anche in via cumulativa rispetto
ad altri e diversi benefici, ai datori di lavoro che procedano a nuove
assunzioni correlate alla riduzione dell'orario di lavoro".
A tale riguardo, la proposta di legge, stabilendo "un limite massimo di
spesa pari a 250 milioni di euro per ciascuno degli anni 2024, 2025 e
2026", incarica l'Istituto nazionale della previdenza sociale di
monitorare l'andamento della spesa prevedendo che,"qualora emerga, anche
in via prospettica, il raggiungimento del predetto limite, l'Istituto
non prenda in considerazione ulteriori domande".(5)
Su questa sperimentazione della riduzione dell'orario di lavoro a parità
di salario arriva anche il consenso della segretaria del Partito
Democratico, Elly Schlein la quale afferma:"Noi facciamo una proposta
molto semplice: allarghiamo il Fondo nuove competenze - cofinanziato dal
Fondo sociale europeo - introducendo anche la sperimentazione della
riduzione dell'orario di lavoro a parità di salario. Scommettiamo sul
modello della contrattazione collettiva tra imprese e sindacati per
incentivare la settimana corta " "Un fondo che aiuti chi stipula
contratti per la riduzione dell'orario di lavoro attraverso un esonero
contributivo del 30 per cento dei contributi previdenziali che si
allarga al 40 per le prestazioni lavorative usuranti e gravose".(6)
Come si vede anche in queste ulteriori proposte non viene richiesta e
declinata una riduzione effettiva del tempo di lavoro giornaliero a
parità di paga, unico obiettivo reale per affrancare i lavoratori dallo
sfruttamento del loro tempo di vita e conseguentemente ottenere
effettive e maggiori possibilità di lavoro sia per le nuove generazioni
che per le donne.
Nelle realtà produttive che in Italia già stanno sperimentando la
settimana lavorativa di 4 giornate come l'Istituto Bancario Intesa
Sanpaolo l'orario di lavoro giornaliero non è affatto diminuito, ma
concretamente si lavora un ora in più tutti e quattro giorni, cioè 9 ore
invece che le 7 e mezzo giornaliere previste.
Inoltre i dipendenti che vogliono usufruire della settimana corta,
possono "individualmente accedere a queste modalità" ma solo se ciò è
compatibile"con le esigenze tecniche, organizzative e produttive
aziendali". E quindi, di fatto, il lavoratore deve vedere ogni sua
richiesta di settimana corta approvata dal proprio responsabile,
lasciando a quest'ultimo una grande discrezionalità.
Ad oggi, sono infatti circa 17mila i lavoratori che hanno inoltrato la
richiesta di svolgere l'orario su 4 giornate dei circa 100mila effettivi
del gruppo Intesa Sanpaolo e non si hanno ancora dati certi su quanti
effettivamente svolgono un tale orario. Così come in Luxottica, dove le
riduzioni d'orario sono anche qui volontarie, ma hanno comportato una
riduzione delle giornate di ferie disponibili durante tutto l'anno,
esattamente 5 giornate di permessi retribuiti, oppure nell'industria
Lamborghini, sito industriale unico e di eccellenza con 1900 lavoratori.
Tutte queste realtà economiche e produttive sono altamente competitive
in mercati oligopolistici come Intesa Sanpaolo o in Luxottica di fatto
la più grande produttrice mondiale di montature per occhiali da vista e
da sole, oppure settori economici e produttivi di nicchia e di fascia
alta dell' "automotive" come Lamborghini, saldamente controllata dal
1988 dalla consociata Audi società facente parte del Gruppo Volkswagen.
Continuare a non impostare quindi una battaglia generalizzata per la
riduzione d'orario a parità di paga, ma legare una futura riduzione
d'orario ad una sperimentazione aziendale per lo più evanescente e non
possibile nella stragrande maggioranza delle realtà produttive ed
industriali, in particolare nella miriade di aziende della piccola e
media industria, legando per di più eventuali riduzioni discrezionali ad
ulteriori incentivi e sgravi fiscali per il padronato, significa
frammentare oltre modo il tessuto solidaristico complessivo della classe
lavoratrice, già profondamente logorato dalla scarsità di offerta di
lavoro e dalle innumerevoli e diverse condizioni normative e salariali
esistenti.
Migliori condizioni salariali, normative e di orario che si possono
ottenere in singoli casi o singole realtà produttive, se non
generalizzate sono inesorabilmente destinate ad essere riassorbite a
secondo delle diverse vicissitudini del mercato capitalistico.
Note:
(1) il CANTIERE "Tra una brutta copia e l'originale alla fine si sceglie
sempre l'originale" n°18 giugno 2023
(2) Idem
(3) ipotesi di piattaforma per il rinnovo del contratto collettivo
nazionale di lavoro industria metalmeccanica e dell'installazione di
impianti | 1° luglio 2024/30 giugno 2027 | FIOM CGIL FIM CISL UIL UILM
(4) Atti parlamentari - 1 - camera dei deputati xix legislatura -
disegni di legge e relazioni - documenti camera dei deputati "proposta
di legge d 'iniziativa dei deputati Conte, Carotenuto, Aiello, Barzotti,
Tucci"
Disposizioni sperimentali concernenti la riduzione dell'orario di lavoro
mediante accordi definiti nell'ambito della contrattazione collettiva.
Presentata il 15 marzo 2023
(5) Idem
(6) Il Sole 24 Ore "Lavoro, Conte rilancia proposta di legge per la
settimana corta. Da 40 a 32 ore a parità di stipendio" di Andrea
Gagliardi 22 febbraio 2024
* La Compagnia delle opere (CDO) è un'associazione imprenditoriale
italiana d'ispirazione cattolica, direttamente legata al movimento
Comunione e Liberazione. È presente principalmente in Italia con 40
sedi, affiancate da 16 estere ed associa circa 36.000 imprese, per
maggioranza piccole e medie aziende, e circa 1000 organizzazioni non
profit, fra cui opere caritative ed enti culturali.
https://alternativalibertaria.fdca.it/
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