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(it) Italy, FAS Sicilia Libertaria: L'autonomia differenziata e la questione siciliana (ca, de, en, pt, tr)[traduzione automatica]

Date Sun, 28 Apr 2024 11:06:48 +0300


Per trattare delle conseguenze che porterà in Sicilia l'introduzione dell'autonomia differenziata (D.D.L. Calderoli approvato il 23 febbraio 2023 dal governo nazionale e un mese dopo dalla Conferenza delle Regioni, col voto favorevole anche del governatore siciliano Schifani) si deve obbligatoriamente fare riferimento all'autonomia speciale concessa il 15 maggio 1946, con la quale l'Isola assunse competenza esclusiva in materia di beni culturali, agricoltura e foreste, usi civici, industria e commercio, urbanistica, lavori pubblici di carattere locale, miniere e saline, acque pubbliche, pesca e caccia, enti locali, beneficenza e opere pie (art. 14 dello Statuto). L'autonomia differenziata ne aggiungerebbe molte altre, fra le quali di primaria importanza l'istruzione, il lavoro, la mobilità e la salute.

Per sostenere finanziariamente la spesa regionale nelle materie già assegnate, gli artt. 36-38 dello Statuto stabilivano che toccasse alla Sicilia la totalità delle imposte fiscali, comprese quelle relative ad aziende operanti ma non residenti nell'Isola, più una quota che lo Stato avrebbe dovuto versare a titolo di solidarietà nazionale (fondo perequativo). Le prime ammonterebbero a circa 10 miliardi annui, mai versati, la seconda, che non viene corrisposta da un sessantennio, ha creato a favore della Regione un credito incalcolabile (si tratta comunque di parecchi miliardi). Dal 2019 si sono aggiunte, non ancora versate, le accise sull'energia (circa 9 miliardi annui) e, dal 2022, una indennità annua per le difficoltà di mobilità dovute dall'insularità pari a circa 6 miliardi (modifica dell'art. 119 della Costituzione).

Uno Stato così inadempiente, che ha potuto contare per decenni sull'inettitudine e la complicità dei politici siciliani di tutti gli schieramenti, contribuendo pesantemente ad allargare il divario tra il Nord e l'estremo Sud del paese, che garanzia potrebbe fornire introducendo in Sicilia ulteriori comparti che finanzierebbero i siciliani presumibilmente in proprio, o attraverso un ulteriore fondo nazionale perequativo, da costituirsi per di più "in base alle risorse disponibili" (art. 9 del DDL Calderoli)?

Un'autonomia speciale ulteriormente allargata non costituirebbe un'ulteriore beffa per i siciliani? non comporterebbe un nuovo aggravio di imposte, ticket, tasse e povertà? E che autonomia politica in pratica si otterrebbe se, anziché abolire la figura del Commissario dello Stato che già oggi interviene a invalidare gli atti scomodi del Parlamento siciliano, si dà allo stesso governo in carica (art. 10 del DDL Calderoli) la facoltà di attivare il "potere sostitutivo" previsto dall'art. 120, comma 2, della Costituzione?

Piuttosto che parlare di rimpolpare quell'autonomia siciliana che, nata nel 1946 per rintuzzare l'allora minaccia indipendentista, ha portato l'Isola all'attuale fallimento politico-sociale, non sarebbe il caso di risuscitare una rivendicazione sicilianista dal basso, che imponga una diversa organizzazione sociale fondata sull'eguaglianza economica tra tutti i siciliani e sulla libera federazione tra i Comuni dell'Isola e col resto d'Italia? che annoveri tra i suoi obbiettivi di lotta il recupero dei miliardi sottratti alla Sicilia non solo dal secondo dopoguerra ma anche nei decenni precedenti, quando lo Stato unitario ha utilizzato le risorse allora disponibili per finanziare prioritariamente lo sviluppo delle regioni del Nord industrializzato?

Altro che i LEP, i livelli essenziali (leggi "minimi") di prestazione, che il ministro forcaiolo della Lega vorrebbe mantenere nelle regioni autonome più povere consentendo a quelle allo stato attuale più ricche, e ai cittadini più ricchi di esse, di raggiungere livelli sempre più elevati, fomentando diseguaglianze, disparità di diritti e di trattamento, affossando nelle regioni meridionali - ma anche in quelle del Nord, come dimostra la propensione agli investimenti privati - la scuola pubblica, la sanità pubblica, il trasporto e i servizi pubblici in genere.

Non rimane che mobilitarci trasversalmente, al più presto, oppressi di Sicilia e oppressi del continente, per impedire che il progetto dell'autonomia differenziata, che fa tanta gola ai nuovi padroni/predoni d'Italia, possa davvero realizzarsi.

Federazione Anarchica Siciliana

(dal documento presentato al Congresso dell'Internazionale di Federazioni Anarchiche nell'aprile dello scorso anno)

https://www.sicilialibertaria.it/
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