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(it) Italy, FAS Sicilia Libertaria: Bandiera bianca o dell'arte della resa (ca, de, en, pt, tr)[traduzione automatica]
Date
Fri, 26 Apr 2024 10:12:02 +0300
I pusillanimi hanno gridato allo scandalo, mentre i costruttori di armi
si sono mossi rapidamente con il ministro accolito per far dichiarare
alla presidente con l'elmetto che non era nei piani italiani ritirarsi
dall'appoggio armato all'Ucraina che lotta contro la Russia di Putin,
l'invasore, a cui vendono armi nuove di zecca (Crosetto ha appena
dichiarato che sono già a 450 milioni di euro), mentre lo stato italiano
gli regala quelle vecchie e quasi inutili. E tutto questo perché il papa
argentino, rispondendo a metà marzo a un giornalista svizzero, parlava
di accordo, mettendoci dentro un riferimento alla "bandiera bianca",
tanto che lo stesso Vaticano si è sentito in dovere di precisare,
alludendo implicitamente all'incomprensione linguistica del papa venuto
da lontano. Come se nella lingua spagnola l'espressione non esistesse e
il papa non fosse gesuita. Persino l'esperto in geopolitica trasferitosi
permanentemente dalla Gruber, Caracciolo, si è premurato a sottolineare
che se uno si arrende, non ha più niente da "dialogare" con il nemico,
dimenticando che accanto alla "resa incondizionata" esiste anche una
figura contraria, la "resa condizionata", in cui a un tavolo, con o
senza mediatori, si discutono i termini in cui questa si possa
realizzare (pensiamo a un armistizio, per esempio). Il fatto è che anche
Caracciolo, come il papa, sa che le possibilità dell'Ucraina di vincere
la guerra non ci sono e nemmeno le speranze che il dittatore russo venga
deposto dalla sua stessa popolazione, e non dopo la vittoria travolgente
nelle elezioni realizzate a punta di mitra.
Agli italiani appassionati di musica, il riferimento alla bandiera
bianca può ben ricordare la canzone di Battiato, quando allude
precisamente a essa di fronte agli uomini di potere: ma in quelli più
antichi la memoria potrebbe andare alla poesia di Arnaldo Fusinato
dedicata a Venezia ridotta allo stremo dopo la lunga resistenza contro
l'Austria: Il morbo infuria, il pan ci manca, sul ponte sventola
bandiera bianca! Questo grido sembra alludere più a un "non ce la
facciamo più" che a una resa, ma questo significato non rimane
completamente in sordina. Storicamente, la bandiera bianca, nel contesto
di un conflitto bellico, può avere vari significati: resa,
evidentemente, ma anche richiesta di tregua o, addirittura, un segnale
di pace. Non sappiamo cosa passava per la testa del papa, ma al di là
delle interpretazioni, più o meno ideologicamente interessate, il
contesto del riferimento ci sembra chiaro quando dice: "È più forte chi
vede la situazione, chi pensa al popolo, chi ha il coraggio della
bandiera bianca, di negoziare. Oggi si può negoziare con l'aiuto delle
potenze internazionali. La parola negoziare è coraggiosa. Quando vedi
che sei sconfitto, che le cose non vanno, occorre avere il coraggio di
negoziare. Hai vergogna, ma con quante morti finirà?".
Sembra che l'argentino, quando vuole, non abbia peli sulla lingua e non
si risparmi di esprimere quello che molti pensano da tempo e che, in
generale, tacciono per non andare controcorrente, rovinoso se sei un
giornalista o un politico, visto l'andazzo governativo. Ma c'è anche un
trasfondo culturale che considera negativa l'idea dell'arrendersi,
attitudine che si cerca di inculcare ai bambini fin dall'infanzia,
insieme alla bontà di una certa aggressività, mentre alle bambine si
procede in senso contrario, accettare di cedere e fare di questo
cedimento un valore. Da questo derivano le liti fra i maschi e i
giochini a chi piscia più lontano, fino alla logica maschile della
stessa guerra, con il suo corollario: arrendersi è un comportamento da
codardi. Il che farebbe ridere, se non ci fossero migliaia di morti in
mezzo, mentre la Meloni si mette l'elmetto, imitando il suo idolo nero.
Al contrario, ci vuole molto coraggio a stendersi a terra disarmati di
fronte ai fucili, vedi la nostra Maria Occhipinti di Ragusa, durante il
Non si parte, o Jan Palach a Praga di fronte ai carri armati russi, o
come i giovani di Tienanmen.
Ce ne vuole di coraggio per rifiutare la guerra e sacrificarsi di
persona contro i soprusi. Non stiamo facendo una apologia della resa o
della passività come stile di vita o lotta, ma insinuare, come insegnano
i manuali della guerra, che una strategia che non includa la possibilità
di un accordo sia tendenzialmente irrazionale, soprattutto quando una
delle parti in causa dispone di molti più uomini e armi sofisticate.
Infatti, in verità, a pochi mesi dall'inizio dell'invasione, ucraini e
russi stavano a un passo dal firmare in Turchia un accordo che prevedeva
di cedere definitivamente la Crimea alla Russia e sedersi a un tavolo
per decidere le sorti del Donbass. Fu in quel momento che il capo del
governo inglese si precipitò a Kiev per dissuadere Zelenski dal firmare.
Che è come dire: il piano delle potenze occidentali e la Nato aveva una
sua razionalità che sacrificava, come stiamo vedendo, l'Europa per
dissanguare la Russia e ridurre la sua influenza mondiale. Come sappiamo
la cosa non sta funzionando e chi sta emergendo come potenza mondiale è
la Cina e, in parte, l'India. Perché delle due una: considerando che le
possibilità dell'Ucraina di vincere la guerra non ci sono, anche con
l'appoggio dell'Occidente, o si arriva presto a un concordato, magari
cedendo i territori russofoni occupati dalla Russia, o la Nato
interviene con uomini e armi più potenti, e l'Europa dietro, e la quarta
guerra mondiale sarà ben servita.
Di questa disgiuntiva anche la Meloni sembra cosciente, per lo meno
quando conversa per telefono con i comici russi, ma non può certo
gridarlo ai quattro venti per non doversi contraddire e frustrare il suo
elettorato e, ancor di più, i suoi finanziatori produttori di armi.
Così, seguendo il presidente del Consiglio Europeo Charles Michel, che
dichiara "se vogliamo la pace prepariamoci alla guerra", la presidente
del nostro governo ripete criminalmente come un pappagallo: "La pace non
si costruisce con i sentimenti e le buone parole, ma con la deterrenza".
Sembra che non abbiamo imparato nulla dalla storia o, meglio, giochiamo
a chi c'è l'ha più lungo, tanto chi ne soffre le conseguenze sono le
masse succubi, che magari li hanno anche votato! (la metafora genitale
si presta bene alla presidenta con l'elmetto!).
Al contrario, quando non ci sono altri sbocchi e la gente continua a
morire a migliaia, "piegarsi", significato incluso nell'etimologia, può
essere paradossalmente un atto intelligente e persino tattico, nel senso
del detto siciliano cálati juncu, ca passa la china (piegati giunco che
passa la piena), per poi rialzarsi quando si è più forti o trovato una
via differente della guerra per risolvere i conflitti. Purtroppo, nel
caso specifico della guerra tra Occidente e Russia, tramite la povera
Ucraina che ci mette i morti e la distruzione del suo territorio, fra i
capi e capetti manca precisamente il coraggio di arrendersi. "In
quest'epoca di pazzi ci mancavano gli idioti dell'orrore...", cantava
Battiato!
https://www.sicilialibertaria.it/
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