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(it) Italy, UCDI #183 - Regionali come sondaggi elettorali (ca, de, en, pt, tr)[traduzione automatica]
Date
Mon, 15 Apr 2024 09:39:34 +0300
L'ultimo sondaggio elettorale per il tramite delle elezioni regionali si
è concluso per il momento con un pareggio, ma l'andamento del voto
merita di essere analizzato perché fornisce interessanti chiavi di
lettura della situazione politica nel paese. Il primo e più evidente
dato che emerge è che a recarsi alle urne è stato solo il 50 % circa
degli elettori, con il risultato che bisogna fare la tara sul consenso
raccolto dagli eletti e quello attribuito agli sconfitti e intanto
ammettere che i vincitori dell'una e dell'altra parte hanno il consenso
di non più di un quarto degli elettori aventi diritto al voto. Ciò
evidenzia la crisi della politica e della partecipazione dei cittadini
al voto, fenomeni dettati dalla convinzione che "questo o quello per me
pari sono", ovvero che nulla c'è da attendersi dagli eletti, perché, in
fondo, fra di loro le differenze sono poche. Ciò detto non si può fare a
meno di sviluppare alcune considerazioni che riguardano i casi specifici.
La Sardegna Meloni e la sindrome di Caligola
Designando il candidato per la Sardegna, nel suo delirio imperiale, la
Presidente del consiglio non ha trovato di meglio che emulare Caligola,
il quale amando sommamente incitatatus, il suo cavallo preferito, decise
di nominarlo Senatore, imponendolo ai padri coscritti. a dimostrazione
palese del suo disprezzo per loro e a misura del suo personale
incontrastato potere. Similmente, la Meloni, calata a Cagliari, ha
scelto Paolo Truzzu, indesiderato sindaco di Cagliari, predestinandolo
alla carica di Governatore dell'isola.
La scelta era stata attenta e ponderata, cementata dal rapporto di
fiducia costruito durante le bicchierate nell'osteria vicina a via della
Scrofa, nella sezione della Garbatella, a fantasticare di marce di
Ascari alla conquista dell'Africa, delle glorie dell'impero, e
soprattutto sulla messa a punto di una strategia per individuare un
percorso comune di uscita dalle fogne. La "nana bionda", come la
definisce Salvini, ha rispolverato i frequenti viaggi a Roma del
camerata cagliaritano quando negli anni '90 Truzzu e Meloni erano
ambedue studenti e militanti fascisti e ambedue militavano in Alleanza
nazionale e poi in Azione studentesca; quella comune militanza si è
consolidata nelle feste nazionali di Atreju e perciò Truzzu è stato
scelto come perfetto sodale del gruppo dei fedelissimi della premier, e
meritando di fare il proconsole in Sardegna. Il solo merito di Truzzu
era quello di essere il cavallo del capo, ma alla Meloni, come a
Caligola, è andata decisamente male. Ancora una volta le soluzioni in
formato famiglia non hanno funzionato,grazie al voto disgiunto sulla
presidenza della regione. L'8,5 % dei voti andato a Soru ha reso chiari
e visibili gli schieramenti.
In Abruzzo si replica
A prima vista l'Abruzzo sembrava una replica perfetta del caso Sardegna:
il candidato della premier, Marco Marsilio è uscito dalle fogne come la
premier e il candidato sardo, anzi era il segretario della sezione nella
quale la Meloni si iscrisse al partito. Più intensamente di Truzzu, ha
fatto parte dello sviluppo del gruppo dirigente romano e già in
occasione delle scorse elezioni, è stato inviato come proconsole nella
vicina Abruzzo, mantenendo la residenza romana.
Lo stato disastroso della sanità in regione, i ritardi nella
realizzazione delle infrastrutture (basta citare per tutti la ferrovia
Roma Pescara), lo stato di degrado degli edifici scolastici, l'assenza
di consultori, di servizi, la mancanza di sviluppo, facevano pensare che
fosse necessaria e ben accetta ai cittadini una svolta nella gestione
del governo della regione.
Ma queste previsioni mancavano di una conoscenza più approfondita del
territorio nel quale il partito della premier ha un insediamento
radicato che in Sardegna, soprattutto se si guarda alla provincia
dell'Aquila, che è il suo collegio elettorale. In Abruzzo i fascisti
conoscono bene i gruppi di interesse e ad essi l'amministrazione uscente
ha distribuito nei 5 anni di governo vantaggi e prebende, abbattendo i
vincoli che impedivano la speculazione edilizia, lasciando spazio ad un
insieme di gruppi clientelari che trovano la loro rappresentazione nel
consiglio regionale e che non avevano nessuna intenzione di abbandonare.
Emblematico di questa situazione lo spostamento su Forza Italia di una
parte di quelle che erano state clientele e sostegni elettorali dei 5
Stelle intorno alla candidata Sara Marozzi.
Nell'organizzare la sua campagna elettorale sul territorio la destra ha
adottato strategie differenziate nelle 4 province. Nei 108 comuni
dell'aquilano ha puntato sulle catene familiari, particolarmente
efficaci per il controllo del voto nei piccoli centri dove tutti si
conoscono, sulle politiche di deregulation dei vincoli di edificazione
nei territori occupati dai parchi naturali. Meno efficace la strategia
messa in atto nella provincia di Teramo, dove la struttura produttiva si
è caratterizzata per la realizzazione di aree di investimento produttivo
nei piccoli comuni.
Il centro - sinistra confidava sulla crisi sembra più evidente della
Lega - peraltro confermato dai risultati elettorali - ma soprattutto sul
fatto che il candidato civico D'Amato, ritenuto di grande qualità ed
equilibrio, fosse in grado di raccogliere il sostegno di un carpo
larghissimo. Proprio questa circostanza - a nostro avviso - è una delle
cause più vere della sconfitta delle forze sedicenti riformiste perché,
riunendo tutte e tutti, ha dimostrato nei fatti che fra i due
schieramenti non vi erano poi sostanziali differenze e ha fornito un
motivo razionale a chi ha deciso di astenersi, di non partecipare,
consapevole del fatto che le grandi ammucchiate non convincono nessuno,
tanto più se coloro che ne fanno parte non tralasciano occasione per
criticarsi a vicenda e per dire l'uno dell'altro tutto il male
possibile, mentre dovrebbero comportarsi da alleati. Per una volta
occorre dare ragione alla premier e ammettere che per vincere non è
importante un campo largo o larghissimo, ma coeso.
G. L
https://www.ucadi.org/2024/03/17/regionali-come-sondaggi-elettorali/
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