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(it) Italy, FDCA, Cantier #24: Gaza, Palestina la guerra, le donne - Meri Calvelli - Capo missione ACS in Palestina. - Associazione di Cooperazione e Solidarietà (ca, de, en, pt, tr)[traduzione automatica]

Date Sat, 13 Apr 2024 10:00:34 +0300


Brevi cenni storici della lotta femminista in Palestina ---- La partecipazione attiva delle donne palestinesi alla vita politica e sociale risale agli inizi del XX secolo, durante il periodo del Mandato Britannico in Palestina. Tuttavia, è con la Nakba del 1948, che segna l'inizio del conflitto israelo-palestinese e la diaspora palestinese, che le donne iniziano a svolgere ruoli sempre più visibili nella resistenza e nel sostegno alle loro comunità. ---- Durante gli anni '60 e '70, con la formazione dell'Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP), le donne hanno partecipato attivamente alla lotta nazionale, anche se spesso i loro contributi sono stati marginalizzati nei racconti storici dominanti. Questo periodo ha visto anche la nascita delle prime organizzazioni femminili che cercavano di affrontare specificamente le questioni delle donne all'interno del contesto più ampio della lotta nazionale.

Nel corso degli anni '80 e '90, durante la prima e la seconda Intifada, le donne palestinesi hanno assunto ruoli di primo piano, non solo come partecipanti attive alla resistenza, ma anche come leader delle comunità, attiviste per i diritti umani e promotrici di iniziative di partecipazione e di pace. Questo periodo ha segnato anche una crescente consapevolezza e mobilitazione attorno alle questioni di genere, con la creazione di ulteriori organizzazioni femminili e femministe volte a promuovere i diritti delle donne con

una nuova generazione capace di

rappresentarsi.

Sfide sociali e contesto attuale

E sono proprio le donne della nuova generazione, che, sia nella Striscia di Gaza che nella Cisgiordania, hanno affrontato una serie di sfide legate sia al contesto del conflitto, sia a strutture patriarcali profondamente radicate che includono violenze domestiche, limitazioni nell'accesso all'istruzione e al lavoro, discriminazioni legali e sociali, e un impatto sproporzionato della violenza dell'occupazione.

Organizzate in associazioni o singole, hanno continuato a lottare, rendendosi protagoniste e partecipi, affrontando al contempo le divisioni interne palestinesi tra Fatah e Hamas, autorità diverse e divisione delle fazioni politiche, nonché le restrizioni imposte dall'occupazione israeliana.

Sono sempre rimaste attive sia nella resistenza non violenta che nel sostegno alle vittime di violenza, nella promozione dell'istruzione e dell'empowerment economico delle donne.

La lotta delle donne in Palestina è quindi caratterizzata da una doppia dimensione: quella contro l'occupazione e per l'autodeterminazione nazionale, e quella per i diritti delle donne e la parità di genere all'interno della propria società.

Sfide queste, che dimostrano una forte e notevole resilienza.

"MARZO e' il mese delle donne

ma in Palestina l'occupazione limita questo diritto"; la primavera che dovrebbe fiorire ovunque, l'8 marzo, che nel mondo rappresenta il "Giorno Internazionale della Donna", sarebbe stata un'occasione globale per celebrare i progressi fatti verso l'uguaglianza di genere, nonché per richiamare l'attenzione sui diritti delle donne e sulle sfide che ancora devono affrontare in molte parti del mondo.

A Gaza per esempio era prevista la costruzione di una struttura molto importante per quel territorio: LA CASA INTERNAZIONALE DELLE DONNE, che avrebbe permesso l'unione e l'organizzazione tra tutte le associazioni e i comitati delle donne, esistenti in quel territorio.

Diritti, partecipazione politica, economica e sociale., organizzazioni locali e internazionali unite per promuovere l'uguaglianza di genere, offrendo programmi di educazione, supporto legale e iniziative economiche.

L'orrore della guerra a Gaza

... Ma poi l'orrore della guerra di Gaza ha distrutto anche questo passaggio insieme alla difficoltà di possibili soluzioni; la Palestina si trova ad affrontare un altra ennesima guerra, un nuovo sconvolgente attacco militare, una nuova Nakba senza precedenti, ancora piu' forte e potente della prima "Nakba", la "Catastrofe" iniziala nel 1948, che decise lo sfollamento di 750.000 palestinesi dalle propriecase e dalla propria terra e mai più né risolta né terminata. Tutto

ciò è una fonte di profondo dolore e sofferenza per le persone coinvolte, per tutta la popolazione civile. Gaza è completamente distrutta e nonostante questa guerra, riempie ormai le notizie delle pagine dei giornali e dei Media da quasi 5 mesi, con il suo carattere di guerra senza precedenti, non può darci l'idea di che cosa possono essere e come si possono

svolgere le intense operazioni militari, sul campo, sulle abitazioni e sulla popolazione. Attacchi aerei, combattimenti di terra e bombardamenti che hanno provocato la morte di decine di migliaia di civili, tra cui 8000 donne (femminicidi?) e bambini, molti bambini (infanticidi?).

Le infrastrutture civili, come ospedali, scuole e abitazioni e infrastrutture logistiche e di vivibilità umana, acqua, elettricità, comunicazione, strade ecc... sono state colpite fino all'abbattimento totale, sbriciolate e fatte sparire dalla mente e il ricordo umano. Sfido chiunque a poter riconoscere quel territorio. (personalmente conoscevo palmo a palmo quella striscia, dopo oltre 20 anni di vissuto la dentro; oggi non riesco a riconoscere, attraverso le foto e i video che ci arrivano, nemmeno un angolo di marciapiede o di strada del lungo mare. )

Se poi passiamo alla situazione umanitaria, la situazione è pressochè indescrivibile; già precedentemente descritta come altamente critica, a causa del blocco imposto e perpetuo, prolungato oltre l'impossibile, dove, sia Israele che Egitto, non permetteva altro che restrizioni di movimento, sia per le persone che per le cose. Una situazione che ogni "organizzazione Internazionale" arrivata sul posto, ha definito disastrosa e invivibile.

Assediata per 16 anni (occupata e sigillata), tutto ciò che è stato costruito al suo interno, e' stato distrutto, la popolazione di nuovo sfollata in tende di fortuna e con un futuro incerto e inconsapevole. Gaza, un luogo dove purtroppo parlano solo le armi e la disperazione prende il posto della ragione e della giustizia.

Ora, dopo l'attacco di Hamas del 7 ottobre, su Israele, che a differenza di Gaza subiva qualche attacco in lontananza, come risposta all'invivibilità, la situazione è gravemente peggiorata:

Accesso limitato ai beni di prima necessità: Le restrizioni imposte sul movimento delle persone e dei beni dentro e fuori dalla Striscia di Gaza hanno gravemen

te limitato l'accesso ai beni di pri

ma necessità, inclusi cibo, medicine e carburante.

- Sistema sanitario sotto pressione: Il sistema sanitario di Gaza è estremamente sovraccarico, con carenze di medicinali, attrezzature mediche e personale sanitario. Le infrastrutture sanitarie sono state danneggiate o distrutte, vengono attaccati quotidianamente i pochi ospedali rimasti, con l'uccisione dei feriti ricoverati e degli sfollati che hanno cercato riparo intorno alle strutture.

- Accesso limitato o inesistente all'acqua potabile: La maggior parte dell'acqua a Gaza è inquinata e non potabile. La crisi idrica è aggravata da infrastrutture idriche danneggiate o totalmente distrutte e da un limitato accesso al combustibile necessario per far funzionare le stazioni di desalinizzazione e di trattamento delle acque.

- Crisi energetica: frequenti interruzioni di corrente, con elettricità disponibile solo attraverso pannelli solari dove è possibile installare in emergenza il sistema per poche ore al giorno.

- Condizioni abitative: la maggior parte dei 2 milioni e 300 mila persone non ha più una abitazione, se sono fortunati, hanno solo le tende di fortuna che si riesce a far entrare o a costruire con legno e plastica. La popolazione vive da 5 mesi in condizioni di sovraffollamento, in spazi ristretti.

Le organizzazioni umanitarie internazionali continuano a chiedere un accesso senza ostacoli per fornire aiuto e sostegno alla popolazione di Gaza ma la risposta continua ad essere evasa e negata.

Il CESSATE IL FUOCO IMMEDIATO è l'unico e primo passo che deve essere imposto dalla COMUNITA' INTERNAZIONALE e rispettato dalle parti per fermare la perdita di vite umane e consentire l'ingresso di aiuti umanitari.

ANCORA, PERÒ, tutto questo NON STA ACCADENDO.

http://alternativalibertaria.fdca.it/
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