A - I n f o s

a multi-lingual news service by, for, and about anarchists **
News in all languages
Last 30 posts (Homepage) Last two weeks' posts Our archives of old posts

The last 100 posts, according to language
Greek_ 中文 Chinese_ Castellano_ Catalan_ Deutsch_ Nederlands_ English_ Francais_ Italiano_ Polski_ Português_ Russkyi_ Suomi_ Svenska_ Türkurkish_ The.Supplement

The First Few Lines of The Last 10 posts in:
Castellano_ Deutsch_ Nederlands_ English_ Français_ Italiano_ Polski_ Português_ Russkyi_ Suomi_ Svenska_ Türkçe_
First few lines of all posts of last 24 hours

Links to indexes of first few lines of all posts of past 30 days | of 2002 | of 2003 | of 2004 | of 2005 | of 2006 | of 2007 | of 2008 | of 2009 | of 2010 | of 2011 | of 2012 | of 2013 | of 2014 | of 2015 | of 2016 | of 2017 | of 2018 | of 2019 | of 2020 | of 2021 | of 2022 | of 2023 | of 2024

Syndication Of A-Infos - including RDF - How to Syndicate A-Infos
Subscribe to the a-infos newsgroups

(it) Sicilia Libertaria 2-24: Speciale alerci - SICILIA: CALDO E DESERTIFICAZIONE (ca, de, en, pt, tr) [traduzione automatica]

Date Fri, 8 Mar 2024 08:16:15 +0200


Se è vero che la questione ambientale sembra essere al centro del dibattito pubblico, in realtà pare che ogni giorno di più il problema confonda le pubbliche opinioni. Nelle posizioni di politici e decisori si passa dall'irrazionalismo, al negazionismo, fino, per converso, al cieco catastrofismo: anche chi ancora cerca di seguire l'evolversi di tale dibattito non ha reale percezione di quello che sta per accadere. ---- Sappiamo tutti che, da almeno quattro decenni, il clima è dentro un vortice di cambiamenti inarrestabili. Chi ha ancora memoria ricorda che già negli anni Ottanta del Novecento gli studi sugli effetti dei gas serra erano usciti dalle stanze dell'accademia e cominciavano ad essere parte del dibattito pubblico. Se ne parlava a scuola, durante le ore di scienze. Se ne parlava, ogni tanto, nei telegiornali. E cominciavano a circolare le prime previsioni su cosa dovessimo aspettarci nel futuro più o meno immediato. Per tutta l'area sud del Mediterraneo, si parlò subito di una riduzione progressiva della piovosità sino a una percentuale, spaventosa, del 30%: un ambiente che già era in una condizione di equilibrio molto precario, con estati siccitose, un luogo vicino pochissime centinaia di chilometri al deserto più vasto del pianeta, ebbene questa terra già infelice sarebbe andata incontro ad un cambiamento quasi apocalittico.

Quarant'anni dopo quelle previsioni, siamo arrivati al punto. Nonostante un certo ritardo rispetto ai tempi indicati per gli scenari previsti, probabilmente legato all'inerzia dei sistemi climatici del mare nostrum. Se, infatti, nelle regioni settentrionali il mutamento del clima è devastante già da un ventennio, con i ghiacciai alpini in velocissima ritirata (alcuni hanno perso la metà del volume) a causa soprattutto di temperature estive inedite per quelle latitudini, al sud sino agli anni dieci del Duemila, avevamo avuto una relativa tregua: inverni piovosi il giusto, addirittura nevi abbondanti come non se ne vedevano da tempo (basti pensare alle ondate artiche del 2015, 2017, 2019). Ma era un effetto temporaneo che tra l'altro ci ha fatto capire, se fosse ancora necessario, la differenza tra eventi meteorologici e cicli climatici: se per uno, due, tre anni, ma anche dieci, piove di più o nevica di più (o di meno) nulla conta rispetto alle medie di più lungo termine, nello specifico della climatologia trentennale.

E allora si scopre che quegli scienziati, i quali quaranta e più anni fa ci parlavano di effetto serra, avevano ragione, eccome: se prendiamo come riferimento gli annali climatici delle stazioni della Sicilia interna possiamo registrare un aumento di tre gradi dei valori medi, minimi e massimi. Proprio così, tre gradi, perché un aumento già di un grado della temperatura media globale può significare un aumento anche di cinque e più gradi delle temperature medie di singole aree. E allora ci sta andando ancora bene, ma purtroppo siamo in tempo per vedere di peggio. Il 2021 sembra infatti avere tutte le caratteristiche per segnare un nuovo salto in avanti nella crisi climatica mediterranea: dal 2021 e sino all'ultima estate 2023, stiamo assistendo all'affermarsi definitivo del neo clima mediterraneo. In primo luogo, è stato stabilito in Sicilia il nuovo record di caldo europeo, i 48,8 gradi dell'11 luglio appunto del 2021 in agro di Siracusa. Ma questi picchi in fondo ci sono sempre stati. Ciò che sta cambiando la natura del nostro clima è invece il fenomeno della persistenza. Uno degli effetti maggiormente studiati del cambiamento climatico è infatti relativo al rallentamento delle correnti, sia atmosferiche che marine, con il conseguente affermarsi delle stesse configurazioni meteorologiche per settimane e anche mesi nelle stesse aree. In particolare, l'estate europea è ormai preda di un nuovo tipo di anticiclone, a prepotente matrice sahariana, innescato dalla discesa nel vicino Atlantico di quegli afflussi freddi che in passato scorrevano veloci alle alte latitudini e che ora invece affondano lenti richiamando da noi, giorno dopo giorno, aria sempre più calda. Ebbene, proprio da quell'estate terribile del 2021, i fenomeni appena descritti innescano valori in quota (misurati da appositi sondaggi aerei in libera atmosfera, alla quota di circa 1500 metri sul livello del mare) di 28-30 gradi contro i 25 delle peggiori ondate calde ante riscaldamento, e, soprattutto, una persistenza che se in passato era di 3-7 giorni ora arriva a 12-17 giorni. Con quali effetti? Lo abbiamo visto: temperature diurne di 38 gradi a 1000 metri di altezza per settimane, ininterrottamente, e valori sopra i 44-45 gradi nei fondovalle (da notare che queste ondate di calore, per il fenomeno della compressione delle masse d'aria legata agli altissimi valori di pressione, determinano in proporzione valori più elevati sui monti che sulle coste).

Le estati del 2022 e del 2023 non sono state da meno, del resto. La scorsa estate, ad esempio, nonostante non si siano avuti nuovi record assoluti, è stata caratterizzata dalla più lunga onda calda mai registrata da quando esiste una rete moderna di stazioni meteo in Sicilia, della durata di ben 18 giorni. Durante questi episodi, hanno perso anche la metà delle foglie alberi pur resistentissimi alla siccità, per non parlare della sofferenza delle faggete d'alta quota.

Di fronte a questo scenario, anche precipitazioni abbondanti, anche nevi abbondanti che pur ancora non mancano, poco possono fare per garantire la sopravvivenza degli ecosistemi. E' l'estate infatti la stagione che decide l'andamento climatico sul lungo periodo, non l'inverno; anche autunni e inverni freddi e piovosi non possono garantire gli ecosistemi in presenza di estati lunghe sino a novembre e con valori diurni passati da trenta a quaranta gradi in poco tempo. Figurarsi se, contemporaneamente, diminuiscono piogge e nevi, come sta accadendo ad esempio quest'anno e come continuerà ad accadere. Eppure lo sapevamo, ce lo avevano detto, e lo avevano detto basandosi proprio sullo studio dell'effetto serra, a dimostrazione che il riscaldamento è di natura antropica, perché si sta manifestando nei modi previsti da simulazioni sull'alterazione antropica dei gas presenti in atmosfera, non di chissà quali altre variabili naturali (che possono pur esserci).

Bisogna allora ricordarci dei nostri doveri, direbbe Vittorini. Da un lato è indispensabile ridurre le emissioni dei gas serra, subito, con rinunce e costi inevitabili, che non dovrebbero però gravare sempre e solo sugli anelli deboli delle catene di valore. Lo dobbiamo fare noi per primi e non certamente prendere ad alibi il comportamento dei cosiddetti grandi inquinatori come Cina e India, ai quali in effetti non è facile chiedere di non fare quello che noi abbiamo sempre fatto per secoli. E dall'altro lato dobbiamo pensare a sopravvivere, preparando azioni di mitigazione degli effetti di questi cambiamenti che, anche qualora utopisticamente smettessimo stanotte di immettere gas in atmosfera, sono ormai innescati per decenni o per secoli. Il riscaldamento globale sta già rivoluzionando le nostre vite, i prodotti dell'agricoltura mediterranea sono sempre meno abbondanti, l'olivo, pianta simbolo della nostra cultura, produce sempre meno. Non dobbiamo cambiare pensando al 2050 o al 2100, ma semplicemente ad agosto scorso, quando nelle città siciliane si liquefacevano le reti di distribuzione di energia.

Sempre ricordando che abitiamo a poche centinaia di chilometri dal più grande deserto del mondo.

Luca Alerci

https://www.sicilialibertaria.it/
________________________________________
A - I n f o s Notiziario Fatto Dagli Anarchici
Per, gli, sugli anarchici
Send news reports to A-infos-it mailing list
A-infos-it@ainfos.ca
Subscribe/Unsubscribe https://ainfos.ca/mailman/listinfo/a-infos-it
Archive http://ainfos.ca/it
A-Infos Information Center