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(it) Italy, FDCA, il Cantiere #23: LA GUERRA E LA MILITARIZZAZIONE DELLA SOCIETA' (ca, de, en, pt, tr)[traduzione automatica]
Date
Mon, 4 Mar 2024 10:25:46 +0200
Sono passati due anni da quando il 24 febbraio del 2022 le forze armate
della Federazione Russa aggredirono l'Ucraina, dando luogo a una
drammatica escalation del conflitto già in atto dal 2014. ---- Oltri a
quelli già in atto, anche altri sanguinosi conflitti si sarebbero poi
susseguiti imperversando in tutto il pianeta: in Africa, in Medio
Oriente e nel mar della Cina le principali potenze si scontrano per il
controllo del mercato mondiale riaccendendo conflitti latenti, e la
guerra si ripresenta anche nel cuore dell'Europa imperialista.
Tutti gli stati si riarmano: l'aumento delle spese militari non è una
caratteristica solo delle principali potenze imperialistiche (Stati
Uniti, Unione europea, Russia e Cina), ma anche di quelle di area come
la Turchia, e la corsa al riarmo riguarda anche le nazioni che uscirono
battute dalla seconda guerra mondiale: Germania e Giappone investono
cospicue risorse nella corsa al riarmo.
Negli USA "il bilancio militare di Biden per il 2024 batte tutti i
record, raggiungendo almeno 1500 miliardi di dollari di spese per il
Pentagono, CIA, sicurezza interna, programmi di armi nucleari non del
Pentagono, vendite di armi all'estero non sovvenzionate, altre spese
legate al settore militare e pagamento degli interessi sui debiti
pregressi legati alla guerra".(1)
In tutto il mondo la guerra non è quindi solo sangue, distruzione, fame
e tragedia per la nostra classe ma, soprattutto, è creazione e accumulo
di nuovi profitti per il capitale, i cui interessi sono ormai saldamente
insediati nelle istituzioni statali dei vari paesi. Sul piano
internazionale l'inizio del 2024 riconferma uno scenario allarmante per
il futuro: la competizione imperialistica per il controllo del mercato
mondiale ha impresso un drammatico incremento dei conflitti e della loro
intensità; in molte parti del mondo continuano a mietere successi
elettorali le destre radicali; l'aumento medio della temperatura del
nostro pianeta nel 2023 ha registrato un drammatico incremento molto
vicino a quel limite di 1,5° C oltre cui il riscaldamento globale
dispiegherà i suoi peggiori effetti. Dopo il brutale e sanguinoso
attacco di Hamas del 7 di ottobre 2023 alle forze militari di Israele e
alla sua popolazione civile, la rappresaglia scatenata dallo stato di
Israele nei confronti della popolazione di Gaza ha ormai superato le
25.000 vittime, registrando una drammatica escalation che non sembra
trovare al momento sbocchi positivi e che ha completamente oscurato gli
altri teatri di guerra: in particolare sembra passare in secondo piano
il conflitto interimperialista per interposta persona tra Russia e
Ucraina, una guerra che continua a mietere vittime e a distruggere e
inquinare pesantemente quei territori.
ll massacro di Gaza si sta realizzando nel più assoluto silenzio dei
media europei, con l'evidente complicità dell'UE, degli USA e della NATO.
DUE POPOLI NESSUNO STATO CONTRO L'IMPERIALISMO E LE SUE GUERRE ---
VIVA L'UNITA' INTERNAZIONALE DELLE CLASSI OPPRESSE
Gli attacchi di Hamas hanno per anni oscillato tra la reazione
impotente di fronte alla spietata repressione Israeliana e il
tentativo di mantenersi come i difensori del popolo palestinese; la
sanguinosa rappresaglia israeliana contro la popolazione civile
difficilmente porterà alla scomparsa di Hamas e comunque dovranno essere
i Palestinesi a decidere della loro rappresentanza politica.
Israele ha provveduto e messo in atto la soluzione finale per Gaza:
ancora una volta nella storia serve la divisa istituzionale per coprire
questi orribili crimini.
E se ora il governo Israeliano invita a considerare Hamas il nuovo Isis
caricando di falsità la propria propaganda militarista e guerrafondaia,
come dimenticare che Hamas è stato originariamente sostenuto dallo Stato
israeliano per indebolire la più laica Organizzazione per la Liberazione
della Palestina (OLP)?
Sono ormai migliaia le vittime civili di questa guerra le cui
conseguenze sono sempre più atroci e l'invasione su larga scala di Gaza
ha generato ondate di profughi che nessun governo arabo, al di fuori
delle sempre più vuote dichiarazioni di solidarietà, è disposto ad
accogliere. Hamas è una forza politico-militare reazionaria, fautrice di
una visione integralista e antisemita, finanziata da potenze regionali
che hanno altri obiettivi rispetto a quelli dell'autodeterminazione del
popolo palestinese, così come Netanyahu è oggi espressione delle spinte
nazionalistiche più estreme. Entrambi stanno sguazzando nel sangue delle
vittime di questi mesi.
Insieme alla guerra tra Russia e Ucraina, al conflitto tra Armenia e
Azerbaigian per il Nagorno-Karabakh e alle crescenti tensioni tra Cina,
Taiwan e Stati Uniti nel Pacifico, l'eventuale allargamento del
conflitto Israele-Palestina, ad esempio in Libano con Hezbollah,
costituisce l'ennesimo tassello di una instabilità mondiale che minaccia
tutti noi.
Ciò che emerge univocamente è il ruolo totalmente subalterno dell'Unione
Europea ai dettami che arrivano dall'altra parte dell'Atlantico, nonché
la sua incapacità di sviluppare una propria politica estera e militare e
di configurarsi in tal modo compiutamente come autonoma potenza
imperialista a livello mondiale.
Ma il mondo in guerra fa molto bene ai produttori di armi: le spese
militari sono in grande crescita su tutto il pianeta; già lo scorso anno
in Europa è stato raggiunto il valore più alto in termini di spesa
militare, e le previsioni per l'anno in chiusura non sono da meno.
La Russia ha previsto per il triennio 2024-2026 un preoccupante aumento
del 70% delle spese militari rispetto al 2023, che andranno a costituire
il 29% delle spese totali.
Anche in Cina la spesa militare continua la sua parabola ascendente, con
un incremento che per il 2023 è stato di circa il 7%, più dei recenti
valori di crescita del PIL che si attesta ormai sul 5%.
Contestualmente al rimpinguarsi degli arsenali militari si assiste
anche, e non certo casualmente, alla polarizzazione degli schieramenti,
con i paesi del Sud del pianeta che si compattano dietro le insegne dei
BRICS, ponendosi come soggetto alternativo e autonomo al blocco occidentale.
È necessario quindi sgomberare totalmente il campo da tutte quelle
deviazioni che vorrebbero i BRICS paladini dell'antimperialismo,
ricordando che si tratta di un progetto dai chiari connotati imperialisti.
In questa situazione di difficoltà stenta comunque a emergere
un'opposizione di massa e radicale all'offensiva della borghesia, mentre
si manifesta una crescente ondata di reazione che si consolida
nell'affermazione delle formazioni di destra ed estrema destra che
stanno risalendo alla ribalta della politica di molti paesi europei e
americani: in Brasile con Bolsonaro, in Argentina con Milei, negli Stati
Uniti con Trump (che rischia la rielezione!) e in Europa con il governo
di Orban, i successi dell'Afd in Germania, Le Pen in Francia e Vox in
Spagna, oltre ai nostrani Fratelli d'Italia e Lega. Al di là dei loro
successi elettorali e del loro consolidarsi come forze politiche di
primo piano, ciò che costituisce grande fonte di preoccupazione è che
questi schieramenti coinvolgono ovunque parti consistenti delle classi
oppresse.
La ricetta adottata da costoro non brilla certo in originalità:
individuare un nemico esterno a cui attribuire la responsabilità delle
sventure della nazione.
E' una scelta che si dimostra estremamente efficace anche perché può
contare sulla quasi totale subalternità delle sinistre riformiste, nelle
loro componenti politiche e sindacali, alle politiche di compatibilità
imposte dal capitale.
A tal proposito giova ricordare che i brandelli di ciò che rimane della
sinistra si sono allineati alle politiche militari imposte dalla Nato
senza nessun segno di contrarietà.
Ma c'è molto altro: si tratta della definizione di un nuovo paradigma
ideologico in cui c'è posto per il razzismo; per la stigmatizzazione di
chi vive condizioni di povertà causate dalle stesse politiche di
distruzione dei diritti del lavoro e delle misure di protezione sociale;
per l'insorgere di processi di militarizzazione nella società; per il
riemergere del patriarcato e dell'omofobia, della violenza sulle donne
anche nelle sue configurazioni omicide; per teorie negazioniste sul
clima; per gli attacchi anche violenti alle minoranze sessuali, il tutto
condito da un linguaggio aggressivo e diretto, da una presenza pervasiva
sui social e dalla promozione di una stile di vita "occidentale" nella
peggior accezione del termine, che non può assolutamente esser messo in
discussione.
Tutto ciò per mascherare la sostanza di queste politiche, cioè un
attacco senza precedenti alle conquiste che la classe lavoratrice ha
duramente acquisito nei decenni.
In un quadro di arretramento del lavoro in molte parti del pianeta, si
registra il fallimento preannunciato della Cop28.
In quel di Dubai, nel cuore delle petro-monarchie arabe, si è sancito
che è importante agire contro i cambiamenti climatici e limitare
l'innalzamento della temperatura a 1,5 °C rispetto ai livelli
preindustriali, ma la sostanza è purtroppo ben diversa: si farà un po'
come pare a ciascuno, eventualmente facendo ricorso anche ai cosiddetti
"combustibili di transizione" (leggasi gas naturale).
Inoltre si metterà qualche spicciolo per finanziare gli interventi di
mitigazione, adattamento e il fondo di riparazione per danni e perdite,
pur riconoscendo che per questo tipo di interventi ci sarebbe bisogno di
alcune migliaia di miliardi di dollari.
Il capitalismo non si fa scrupoli ad aumentare la distruzione del
pianeta, al di là della propaganda "green".
Il variegato movimento, disceso nelle piazze di buona parte del mondo
contro le guerre del capitale e che vede la presenza e la
partecipazione anche dell'opposizione antisionista israeliana al governo
di Netanyahu, richiede fermamente l'immediata sospensione dei
bombardamenti e dei crimini di guerra attualmente in corso e la fine
dell'embargo a Gaza; il rispetto delle risoluzioni internazionali e una
soluzione politica per la Palestina.
Facciamo nostro quanto sostenuto dalle compagne e dai compagni
israeliani, che per quasi venti anni hanno combattuto il Muro in
Cisgiordania costruendo comitati popolari con gli abitanti dei villaggi
palestinesi e sostenuto i Refusnik, contrari all'occupazione
militare. Perché la soluzione al conflitto può essere, in ultima
analisi, solo una società comune, senza classi e senza Stato, in cui le
diverse estrazioni religiose, atee e etniche possano coesistere
pacificamente.
Siamo consapevoli che se la priorità è la fine delle ostilità in tutte
le aree di guerra per la salvaguardia delle popolazioni civili, l'unica
soluzione politica reale di lungo termine consiste nel
rafforzamento della lotta sociale unitaria e internazionalista contro il
capitalismo e le sue guerre, che porti al superamento della logica
nazionalista, fondamentalista e statalista.
La via per raggiungere questo obiettivo può essere solo attraverso la
lotta di classe al fianco delle lavoratrici e i lavoratori che si
uniscono da entrambe le parti per migliorare le loro condizioni di vita
e superare così i risentimenti di lunga data.
A noi, militanti comunisti anarchici, attivisti libertari e di classe
spetta dare il nostro contributo, oggi come ieri, a chi sostiene la
possibilità di una società di liberi ed uguali, di una pace giusta, di
una convivenza oltre i confini, oltre le religioni e le nazionalità.
Note
1) (Jeffrey Sachs:
https//www.commondreams.org/opinion/biden-foreign-policy-failure).
http://alternativalibertaria.fdca.it/
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