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(it) Italy, FDCA, il Cantiere #23: La strada maestra - "Verum velle parum est"* - Di buone volontà è pieno l'inferno - Carmine Valente (ca, de, en, pt, tr)[traduzione automatica]
Date
Wed, 28 Feb 2024 07:41:34 +0200
Nel dibattito e nella elaborazione dei partiti di centro sinistra e con
maggiore enfasi nella elaborazione della maggiore organizzazione
sindacale, la CGIL, si è assunta la difesa della Costituzione come
elemento centrale della opposizione al governo di centro destra di
Giorgia Meloni. Un richiamo non nuovo nella dialettica politica italiana
che si sviluppa di pari passo con il richiamo all'antifascismo e ad un
amarcord di tempi, situazioni e uomini di altre epoche.
Eppure questa struttura portante della democrazia appare insufficiente a
contrastare la deriva che le ultime tornate elettorali hanno registrato
portando alla guida del paese il partito che affonda le proprie radici
in quel passato che Costituzione e Resistenza avrebbero dovuto cancellare.
Difronte a questa constatazione si potrebbe affermare, come spesso ci è
dato sentire che è la conseguenza di un esasperato individualismo e di
una pervicace influenza e condizionamento dei media.
Un tale ragionamento in realtà non ci fa fare un passo in avanti
nella comprensione dei fenomeni sociali che si sono sviluppati in questi
decenni, rimanendo sul terreno della semplice constatazione. Il come, il
perché, le responsabilità, gli errori, non vengono analizzati e si pensa
di contrastare la deriva di destra con un appello "all'unione sacra" di
tutte le forze eterogenee che in vari modi si oppongono alla compagine
di Governo.
Quante volte in questi anni abbiamo sentito i dirigenti sindacali a
tutti i livelli rammaricarsi che i lavoratori non partecipano, non
scioperano, non sono solidali, e queste considerazioni non venivano e
non vengono poste per interrogarsi sul perché, sul "come mai", ma
suonano come stanco refrein assolutorio dell'inefficacia della propria
azione.
Quante volte abbiamo sentito dire che i giovani non hanno ideali, che
sono chiusi nel proprio edonismo quotidiano, che non hanno né passato,
né futuro. E di volta in volta si individuano le colpe nell'assenza
della famiglia, nella scuola lassista, nella mancanza di disciplina.
L'evoluzione o l'involuzione sociale, il rapporto di forza tra le
classi, i sentimenti di solidarietà o di egoismo, la radicalità delle
nuove generazioni, lo sciovinismo e il razzismo, la misoginia dilagante,
tutto ciò in assenza di una lettura critica ed autocritica del passato e
in assenza di una elaborazione della memoria che leghi in un tutt'uno il
passato con il presente fa apparire tutto ciò un fenomeno inspiegabile,
eventi che si auto generano e che pertanto ci sollevano da ogni
responsabilità.
Da tutto ciò il paese reale è assente.
Eppure basterebbero i dati della disoccupazione giovanile, i dati sul
lavoro precario, l'evidenza di un lavoro che scarnificato da ogni
diritto assume sempre più la forma di una nuova schiavitù.
Eppure basterebbe ricordare decenni e decenni di esaltazione di quello
che negli anni '80 del secolo scorso veniva definito yuppismo, ovvero
quella figura di giovane maschio rampante che aveva come unico scopo
della vita il lavoro per fare soldi e lo scialacquarli per soddisfare il
proprio sfrenato egocentrismo in acquisti di lusso e in frequentazioni
di locali alla moda.
Ogni anelito di trasformazione radicale dell'esistente fu bollato di
utopismo e di infantilismo politico. Al coraggio di un'azione che si
ponesse l'obiettivo di una società di liberi ed uguali, l'unica scelta
che poteva rompere il sistema di corruzione dilagante e disarticolare la
commistione tra potere statale e potere mafioso, l'unica che poteva dare
senso al lavoro come elemento costitutivo della dignità delle persone e
non solo fatica e sottomissione, l'unica scelta che poteva aprire un
processo in cui le differenze di genere, di inclinazioni sessuali
potessero svilupparsi liberamente senza esclusioni, giudizi, pregiudizi
e violenze; al coraggio, si preferì il compromesso. Alla tutela del
salario, si oppose la necessità dei sacrifici e la subalternità
all'impresa e al capitale.
Ad un processo di espansione della democrazia, si contrappose il
decisionismo.
Al conflitto si antepose la concertazione, il consociativismo, il
clientelismo, la raccomandazione.
La situazione odierna poggia su questi antefatti.
Nonostante l'Italia sia l'ottava potenza economica mondiale e la decima
potenza militare mondiale, enti pubblici come l'Istat o privati come
Censis e Caritas registrano consistenti fenomeni di povertà e di
disagio sociale.
I "Valori" allora, se non riescono a dare risposte concrete alla vita
quotidiana, appaiono sterili e spesso vissuti dai giovani e non solo da
loro come vuota retorica; la sostanza di questi "Valori" scompare e
rimangono parole prive di senso.
I numeri, nella loro freddezza, ci consegnano una realtà che, se
assunta, potrebbe e dovrebbe smuovere le coscienze ben più
concretamente di appelli generici.
L'Istat registra circa due milioni di famiglie in povertà assoluta (1),
ovvero a 5,6 milioni di persone, in termini percentuali il 10% della
popolazione complessiva. Una situazione in costante peggioramento visto
che nel 2005 si trovava in queste condizioni il 3,3% della popolazione
residente in Italia.
A confermare questo dato che mostra come la ricchezza prodotta non
riesca a contrastare il forte disagio sociale, vi è la situazione degli
espatri che fa rimanere l'Italia un paese di emigranti. Una affermazione
che se associata alla martellante propaganda sulla "invasione" dei
migranti può apparire esagerata, ma ancora una volta i dati raccontano
la cruda realtà di un paese incapace di garantire un futuro a molti
propri cittadini e in particolare alle nuove generazioni.
Il CENSIS ci dice che gli italiani attualmente emigrati, così come
risulta dal registro dell'AIRE (Anagrafe Italiani Residenti all'Estero)
sono 5,9 milioni, mentre gli immigrati in Italia arrivano a 5 milioni.
Nel solo ultimo anno sono espatriati 82.014 italiani di cui tra i 18-34
anni, 36.125, giovani che espatriano anche con la famiglia e con i loro
minori arrivando a circa 50.000 persone, ovvero il 60% degli espatri
riguardano giovani.
Molti altri dati potremmo elencare per raccontare di un paese che fatica
a dare risposte ad emergenze che con il passare degli anni da episodi
saltuari diventano problemi strutturali generando sofferenze quotidiane.
Così è per la sanità dove si assiste ad un progressivo arretramento del
recinto pubblico o alla situazione ambientale dove i disastri
paventati non sono rimandati ad un futuro ipotetico, ma già
nell'attualità fanno sentire i propri effetti come i danni
dell'inquinamento atmosferico che, come accade in questi giorni,
condanna intere città a chiudersi in casa per evitare pericolose
patologie respiratorie.
Se le cose fin qui descritte sono parte di una situazione problematica
il richiamo alla Costituzione come Deus ex machina appare del tutto
inefficace. Inefficace perché la legge fondamentale dello Stato, per
stessa volontà dei "Costituenti" ha unicamente un valore procedurale
di indirizzo ed i suoi articoli non possono assumere immediatamente
valore cogente.
Certo avere articoli della Costituzione che affermano concetti
fondamentali a difesa della dignità della persona come l'articolo 3 (2)
che in particolare nel secondo comma afferma essere compito della
Repubblica rimuovere gli ostacoli di natura sociale ed economica che di
fatto limitano la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, è importante,
ma ad oltre 80 anni dalla sua formulazione tale principio non è riuscito
a tradursi in pratica corrente, ma non solo, la sua portata potenziale
di riferimento ed indirizzo è stata completamente cancellata dalla
modifica costituzionale dell'art. 81, Governo Monti 2012, con la quale è
stato inserito il pareggio di bilancio. (3) Una modifica che prevedendo
l'equilibrio tra entrate e uscite anno per anno, limita la possibilità
di interventi economici tesi al raggiungimento dell'equilibrio in un
intero ciclo economico, uno degli elementi cardini dell'economia
keynesiana. Cioè si è preclusa una strada che pur non muovendosi al di
fuori del contesto dell'economia capitalista, nella lunga storia delle
ricorrenti crisi del capitale è riuscita a dare risposte, sia pure
parziali, alle masse lavoratrici.
Molti altri articoli meriterebbero una riflessione e un raffronto tra
l'enunciato e la realtà attuale, pensiamo all'art. 32 in riferimento
alla salute (4) che già nell'enunciato esprime una contraddizione perché
nel mentre si proclama il diritto alla salute per ogni individuo si
afferma che le cure dovranno essere gratuite solo per gli indigenti,
concetto che in parte venne superato dalla legge 833 che al secondo
comma dell'articolo 3 afferma che i livelli delle prestazioni
sanitarie, fissati per legge dallo Stato,devono essere, comunque,
garantite a tutti i cittadini. Ma sia il dettato costituzionale che la
legge 833/78 nella realtà odierna appaiono chimere irraggiungibili se
secondo l'ISTAT, nel 2020, il 7% della popolazione ha rinunciato a
prestazioni sanitarie necessarie perché ritenute troppo costose o per
liste di attesa troppo lunghe. (5)
Lo stesso all'art. 36 (6) , così tanto richiamato nel dibattito
sindacale che indica in una giusta retribuzione il mezzo per
garantire una esistenza libera e dignitosa, stride palesemente con
l'estendersi di situazioni di povertà anche in costanza di rapporti di
lavoro.
Ed oggi in una situazione che vede il mondo avviarsi a passi spediti
verso una guerra di dimensioni mondiali il rifiuto della guerra che
dovrebbe sancire l'articolo 11 della costituzione si riduce ad un
pallido velo dietro il quale la guerra si sostiene, si alimenta e spesso
la si fa.
Emblematica e chiarificatrice l'affermazione del presidente emerito
della Consulta Cesare Mirabelli, che sgombra il campo dalla possibilità
di invocare quanto messo nero su bianco dai nostri padri costituenti,
per fermare l'invio di materiale di difesa in Ucraina: «Quanto scritto
nell'articolo 11 ha il carattere di un'enunciazione generale - spiega
Mirabelli - e va letto come il ripudio della guerra di aggressione o
intesa come uno strumento di soluzione delle controversie
internazionali. Ma per la Carta la guerra esiste. Può essere deliberata
dal Parlamento e proclamata dal presidente della Repubblica.»(7)
Non è lo scopo di questo breve articolo quello di esaminare la portata
delle norme costituzionali, quanto più semplicemente sottolineare che la
strada maestra da percorrere per provare a contrastare una pericolosa
deriva di destra nel nostro paese passa necessariamente dal
capovolgimento dei rapporti di forza tra capitale e lavoro, dalla
capacità di avviare mobilitazioni che impongano una ripartizione della
ricchezza a favore dei ceti meno abbienti, in sostanza nel dare
centralità alle condizioni di vita e al soddisfacimento dei bisogni.
Da qui bisogna ripartire e non dal ricordo nostalgico che domina la rete
fatta di citazioni e aforismi di uomini che hanno la responsabilità di
questi decenni di disarmo ideologico della classe lavoratrice e di
illusione nelle chimere della concertazione e della collaborazione di
classe .
Sono questi " capi ", che grazie alla loro influenza sul movimento
operaio hanno "rallentato" e spento il conflitto sociale.
Il compromesso storico, la salvezza nazionale, il patto tra produttori,
rappresentano i prodromi della situazione attuale. La soluzione non sta
nel passato. Non nei "capi" della sinistra italiana che da Nenni,
Togliatti, Craxi a Berlinguer si sono adoperati per disperdere ogni
traccia di approccio classista a favore di un'idea nazionale, non nei
leader sindacali da Lama a Trentin che subirono l'onda egualitaria degli
anni '60 e '70, ma lavoravano per spezzare la solidarietà di classe con
lo svilimento delle richieste salariali e sponsorizzando il mito della
professionalità.
Né pensiamo che la riproposizione di un "comunismo statalista" come si è
realizzato nel corso del secolo scorso possa oggi rappresentare un utile
punto di riferimento che possa essere assunto come modello per una
rinascita di un'idea di una nuova società fondata sulla solidarietà e
non sullo sfruttamento, sulla libertà e non nella sottomissione.
Il capitale e l'apparato statale che lo sostiene hanno dimostrato di
essere più duttili e capace di adattarsi alle nuove condizioni
produttive e sociali di quanto pensassero i vecchi teorici del movimento
operaio, sia di estrazione marxista che anarchica, e sia di quanto noi
stessi in anni giovanili pensavamo.
Il ruolo progressivo della borghesia che Marx, non senza ragione,
individuava , è venuto meno e lo sviluppo tumultuoso del capitalismo
convive sia nei regimi cosiddetti democratici, l'occidente
capitalistico, ma anche con regime oscurantisti come i paesi arabi o in
regimi dittatoriali come la Cina.
Da qui bisogna ripartire. La lezione del passato ci fornisce alcuni
strumenti di analisi, ci consegna una strada lastricata di buone
intenzioni, ma trasformata in altrettanti tragici errori, ci lascia in
eredità momenti di esaltante costruzione di una possibile nuova società
durati, però, troppo poco e circoscritti in ambiti territoriali
ristretti, questo è il bagaglio con cui lavorare. Bagaglio che se
diventa manicheismo e nostalgia si trasforma in zavorra che ci inchioda
alla mera funzione di patetica testimonianza.
"Cercando l'impossibile, l'uomo ha sempre realizzato e conosciuto il
possibile, e coloro che si sono saggiamente limitati a ciò che sembrava
possibile non sono mai avanzati di un sol passo." (8)
Questa frase di Bakunin, ripresa nel Maggio francese del 1968, nello
slogan "Siamo realisti chiediamo l'impossibile" proprio perché sfugge ad
una impostazione razionale meglio di tante analisi ci aiuta a
comprendere quello che oggi è necessario per sviluppare un vero processo
di trasformazione sociale. Oggi parlare del rovesciamento della realtà
presente al fine di concretizzare una società in cui l'attività umana
possa autodeterminarsi e in cui sia garantita l'uguaglianza e la libertà
individuale e collettiva, è irrealistico, persino utopico. Ma un'analisi
reale dell'esistente ci mostra che solo un radicale cambiamento
dell'esistente può porre fine all'attuale miseria. Quello che appare
impossibile è l'unica strada per il reale cambiamento.
*Ovidio "Metamorfosi"
Note
1) Si considerano in povertà assoluta le famiglie e le persone che non
possono permettersi le spese minime per condurre una vita accettabile.
https://www.istat.it/it/archivio/289724
2)
https://www.senato.it/istituzione/la-costituzione/principi-fondamentali/articolo-3
3)
https://www.senato.it/istituzione/la-costituzione/parte-ii/titolo-i/sezione-ii/articolo-81
4)
https://www.senato.it/istituzione/la-costituzione/parte-i/titolo-ii/articolo-32
5)
https://www.collettiva.it/speciali/insieme-per-la-costituzione/quattro-milioni-di-italiani-rinunciano-alle-cure-m5d05bcs
6)
https://www.senato.it/istituzione/la-costituzione/parte-i/titolo-iii/articolo-36
7)
https://www.ilsole24ore.com/art/perche-l-invio-armi-kiev-e-linea-la-costituzione-italiana-AEH7dxKB
8) da Considerazioni filosofiche sul fantasma divino, il mondo reale e
l'uomo. M. Bakunin. Traduzione di Edy Zarro, La Baronata, Lugano 2000
http://alternativalibertaria.fdca.it/
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