|
A - I n f o s
|
|
a multi-lingual news service by, for, and about anarchists
**
News in all languages
Last 30 posts (Homepage)
Last two
weeks' posts
Our
archives of old posts
The last 100 posts, according
to language
Greek_
中文 Chinese_
Castellano_
Catalan_
Deutsch_
Nederlands_
English_
Francais_
Italiano_
Polski_
Português_
Russkyi_
Suomi_
Svenska_
Türkurkish_
The.Supplement
The First Few Lines of The Last 10 posts in:
Castellano_
Deutsch_
Nederlands_
English_
Français_
Italiano_
Polski_
Português_
Russkyi_
Suomi_
Svenska_
Türkçe_
First few lines of all posts of last 24 hours
Links to indexes of first few lines of all posts
of past 30 days |
of 2002 |
of 2003 |
of 2004 |
of 2005 |
of 2006 |
of 2007 |
of 2008 |
of 2009 |
of 2010 |
of 2011 |
of 2012 |
of 2013 |
of 2014 |
of 2015 |
of 2016 |
of 2017 |
of 2018 |
of 2019 |
of 2020 |
of 2021 |
of 2022 |
of 2023 |
of 2024
Syndication Of A-Infos - including
RDF - How to Syndicate A-Infos
Subscribe to the a-infos newsgroups
(it) Italy, FDCA, il Cantiere #23: Il mondo sull'orlo di una crisi di nervi - Cristiano Valente (ca, de, en, pt, tr)[traduzione automatica]
Date
Tue, 27 Feb 2024 08:44:31 +0200
La situazione economica, sociale e politica dell'intero mondo è in
questo momento sull'orlo di una "crisi di nervi" nel senso che gli echi
di guerra, mai del tutto sopiti, sono oggi ancor più fragorosi, tali da
inserire nuovamente nello scenario a medio termine la possibilità di
una guerra guerreggiata nonostante tutti i continui ipocriti richiami
da parte delle maggiori agenzie e governi internazionali, a partire
dall'ONU, che avrebbero dovuto garantire una forma di "governance"
mondiale regolante le dispute economiche e sociali.
In tale quadro, immaginandosi più a sinistra e radicale, c'è chi
continua a credere addirittura nelle caratteristiche socialiste della
Repubblica Popolare Cinese o chi ancora si ostina a immaginare un super
imperialismo a stelle e strisce (USA) contro il quale non solo la Cina,
ma addirittura l'attuale Russia possano rappresentare un prospettiva
antimperialista.
Nella ultimo e sciagurato scenario del medio Oriente con l'acutizzarsi
dello scontro armato fra Palestinesi ed Israele queste forze e questi
partiti, in coerenza con questa folle impostazione e con un sillogismo
grossolano, patteggiano e sostengono addirittura organizzazioni come
Hamas che rappresenterebbero la giusta resistenza del popolo
palestinese e non la rappresentazione della borghesia palestinese, per
di più la più retriva e reazionaria,(1) collusa e manipolata a sua volta
da Stati quali Qatar, un emirato e quindi una monarchia ereditaria ed
assoluta di fatto, la cui economia si basa sulle immense risorse
petrolifere e di gas presenti nel suo sottosuolo e lo stesso Iran,
addirittura una teocrazia, anch'essa retta e basata sui proventi del
petrolio, totalmente incuranti delle atrocità che i proletari
palestinesi vivono da oltre settanta anni. Per converso partiti e forze
autodefinitesi progressiste e/o riformiste continuano a indicare la
necessità di un presunto "multilateralismo", in contrapposizione
all'unilateralismo della potenza dominante americana, sponsorizzando e
vagheggiando di un polo economico europeo che possa diventare "player"
economico e politico in contrapposizione con gli stessi USA e la potenza
economica e finanziaria ascendente cinese, nella assurda convinzione e
narrazione della possibilità di un mondo capitalistico pacifico e senza
conflitti.
Tal altri si spingono a disegnare come fattore positivo la creazione
di reti commerciali, finanziarie, di unificazione e di trasporto tra
Stati libere dal controllo dell'Occidente.
In questa direzione la formazione di nuove organizzazione per la
cooperazione come i BRICS (2) rappresenterebbe uno sviluppo del capitale
del ex "sud del mondo" tale da determinare uno equilibrio di forze
garantendo sviluppo e pace nel mondo.
Nella realtà il capitalismo, fin dalla sua comparsa, ha continuato a
generare concorrenza, rivalità e guerre.
La corsa agli armamenti, il militarismo e le guerre sono tutte logiche
intrinsiche del capitalismo che dà loro origine e le sviluppa via via
che i contrasti economici aumentano.
La tendenza alla guerra determinata dalle insanabili contraddizioni che
lo travagliano è irreversibile, e stanno rischiando di portare l'umanità
ad una nuova catastrofe.
E' una pericolosa illusione quella di un imperialismo che si baserebbe
sull'avvento di una fase di cooperazione capitalista e pace diffusa,
stabilendo un clima di fraterne collaborazioni tra potenze economiche
finanziarie statali.
La concorrenza intercapitalistica, madre di tutte le guerre
Vediamo come questa insita ed implicita realtà, si sviluppa in un
settore come l'industria della "automotive"che da sempre ha
rappresentato e rappresenta la punta dello sviluppo di una nazione
capitalista.
Le auto elettriche stanno diventando un nuovo punto di frizione tra Cina
e Occidente, con ricadute che potrebbero farsi sentire ben al di là
della sola industria automobilistica.
Al centro di questa nuova competizione c'è il paradigma della
transizione verde, che negli ultimi anni si è rapidamente imposto nel
settore e che sta spingendo con decisione le case di produzione verso la
riconversione delle proprie linee di automobili. Per questo motivo negli
ultimi anni le tecnologie verdi e i materiali critici che consentiranno
l'elettrificazione dei trasporti hanno attratto tanto interesse
nell'industria.
La produzione di automobili infatti richiede capacità industriali molto
complesse, diversificate e specializzate: dall'elettronica alla
siderurgia, dall'informatica alla chimica, dall'ingegneria al design, le
industrie coinvolte nella filiera produttiva sono numerosissime.
In Europa, per esempio, circa 14 milioni di lavoratori dipendono
direttamente o indirettamente dall'industria dell'auto, il cui futuro è
però reso incerto dal cambio di paradigma tecnologico.
I numeri della sfida cinese
L'anno scorso la Repubblica Popolare Cinese era il più grande mercato al
mondo per le auto elettriche, rappresentando una fetta che si aggirava
attorno al 60% di tutti i veicoli venduti a livello globale. Inoltre il
mercato cinese dell'auto elettrica si sta espandendo a un ritmo
sostenuto: secondo i dati della China Passenger Car Association le
proiezioni di vendita per l'anno corrente dovrebbero raggiungere le 8,5
milioni di unità, un aumento del 30,8% rispetto al 2022.
Nel 2020 il governo aveva posto il 2025 come la data entro cui le
vendite di auto elettriche avrebbero dovuto superare il 20% delle
vendite totali di auto nel Paese, ma quella soglia è stata raggiunta già
l'anno scorso con tre anni di anticipo rispetto a quanto preventivato.
La crescita del mercato interno ha poi conseguenze anche sul piano
internazionale. Al centro di questo boom infatti si trovano spesso
società cinesi che totalizzano l'84,7% di tutti gli acquisti di auto
elettriche nel Paese e hanno fatto da traino alla loro diffusione nel
mercato della Repubblica Popolare.
BYD, la casa automobilistica cinese leader nel settore e focalizzata su
modelli più economici, si appresta a superare Tesla come primo
produttore al mondo di auto elettriche mentre Li Auto, che invece si
focalizza sul segmento premium del mercato,
(quindi in diretta competizione con le auto solitamente associate al
trio tedesco Audi, BMW e Mercedes-Benz) tra gennaio e novembre ha
registrato un +191% di vendite.
Questo sviluppo ha determinato una forte crescita della base industriale
che ha impensierito molti in Occidente.
Secondo il presidente della Camera di commercio UE in Cina, le capacità
produttive sfiorano i 50 milioni di unità annuali mentre attualmente la
domanda complessiva di auto (non solo elettriche) nel Paese si ferma a
sole 23 milioni di unità.
Detto per inciso questi semplici dati, di un solo settore merceologico,
seppure importante e strategico per l'economia, per chi vagheggia di una
presunta economia socialista in Cina, testimoniano che in questo settore
siamo alla classica situazione di sovrapproduzione di merci tipica del
sistema economico capitalistico.
Ma torniamo, seppur brevemente, alla analisi del nostro settore.
Questo eccesso di capacità, unito alla guerra dei prezzi al ribasso che
ha agitato il mercato cinese dell'auto, si stanno rapidamente
trasformando in uno slancio verso l'export si cui primi segnali sono
già osservabili.
Per esempio, l'incidenza delle vendite all'estero per BYD è passata dal
5% al 9% tra il secondo e il terzo trimestre di quest'anno. O ancora, a
ottobre in Europa l'import di auto elettriche dalla Cina ha sorpassato
per la prima volta la soglia dei 2 miliardi di dollari, raddoppiando il
dato di settembre e registrando un +32,3% rispetto allo stesso mese
dell'anno precedente.
La risposta europea: ognuno guarda al suo interesse economico e politico
Per proteggere il proprio patrimonio industriale, a inizio ottobre l'UE
ha lanciato un indagine per determinare se le importazioni di auto
elettriche dalla Cina (siano esse prodotte da case automobilistiche
cinesi o occidentali) comportano un danno per i produttori europei in
termini di concorrenza sleale.
Le istituzioni europee in totale hanno 13 mesi per introdurre dazi
contro le importazioni dalla Cina, basando le proprie conclusioni sulla
messa in esame di tre produttori cinesi (BYD, SAIC e Geely): si tratta
di una decisione che ha fatto molto discutere: secondo alcuni, i dazi
calcolati sui sussidi ricevuti dalle tre società cinesi potrebbero
danneggiare pesantemente le esportazioni di auto occidentali prodotte in
Cina (come ad esempio Tesla), che verosimilmente hanno ricevuto meno
aiuti da parte del governo di Pechino.
L'avvio dell'indagine europea è stata una vittoria diplomatica per la
Francia, che ne è stata un'importante promotrice. L'intento del governo
di Parigi è quello di proteggere il patrimonio industriale nazionale (ed
europeo) nel settore automobilistico, minacciato nella fascia di prezzi
sotto i 40.000 euro dalla competizione cinese che, a detta delle
autorità francesi, distorce il normale equilibrio di mercato.
Sulla stessa falsariga nei mesi scorsi la Francia ha varato un programma
di sussidi per l'acquisto di auto elettriche che, vincolando
l'erogazione del credito d'imposta all'impronta carbonica del
produttore, di fatto esclude le auto elettriche prodotte in Cina (dove
gran parte dell'energia elettrica usata nelle fabbriche viene prodotta
bruciando carbone).
Ben più cauta è invece la Germania che, pur sostenendo l'indagine
anti-sussidi europea, teme possibili ritorsioni cinesi. Le case
automobilistiche tedesche infatti, come abbiamo visto, oltre a
posizionarsi in una fascia di mercato più alta rispetto a quella dove si
collocano le controparti francesi, sono molto esposte a eventuali
contromisure cinesi in caso di applicazione dei dazi europei.
Con 4,6 milioni di veicoli venduti, la Cina è infatti uno dei principali
mercati di riferimento per l'industria dell'auto tedesca e, per esempio,
sia BMW che Volkswagen dipendono dalla Repubblica Popolare per più di un
terzo delle proprie vendite.
Le case automobilistiche europee però si stanno già muovendo per
accorciare le distanze nella rincorsa della concorrenza cinese.
Società come Renault e Orano stanno stringendo accordi con le
controparti cinesi per produrre componenti per batterie (che da sole
costituiscono il 30-40% del valore di un'auto elettrica) in Francia,
mentre Volkswagen ha stretto un'alleanza con Xpeng per sviluppare
assieme nuovi modelli elettrici, basati sulla tecnologia cinese ma da
lanciare sul mercato col proprio marchio. Un accordo simile è stato
raggiunto anche tra Audi e SAIC.
La conflittualità della risposta statunitense
Gli USA hanno preso seriamente la questione del dominio cinese nella
filiera delle auto elettriche, identificandolo come una sfida strategica
alla leadership tecnologico-industriale dell'Occidente che richiede una
risposta vigorosa.
L'approccio dell'amministrazione guidata da Joe Biden è infatti molto
più radicale e deciso di quello europeo.
La strategia statunitense non si limita a cercare di bloccare la
concorrenza cinese, spesso tecnologicamente superiore a quella delle
case automobilistiche occidentali, ma persegue un chiaro obiettivo di
re-industrializzazione del Paese.
Stabilendo vincoli e limiti in modo tale da incentivare le società del
settore a investire nella produzione negli USA, Biden ha lanciato una
sfida diretta alla Cina che però pone un grosso dilemma anche per le
case automobilistiche degli altri Paesi.
Già l'anno scorso l'Inflation Reduction Act (IRA) introduceva anche un
credito d'imposta combinato del valore di circa 7.500 dollari per ogni
auto elettrica acquistata. Per risultare idoneo alla richiesta del
sussidio, l'IRA prevede che un modello elettrico debba soddisfare due
criteri: il primo impone che i materiali critici contenuti nella
batteria del veicolo debbano essere estratti o processati un Paese con
cui gli USA condividono un trattato di libero scambio (dunque non la
Cina) oppure che debbano essere stati riciclati in Nord America; il
secondo invece impone che le componenti delle batterie debbano essere
prodotte o assemblate in Nord America.
A inizio dicembre, inoltre, gli USA hanno reso pubbliche alcune linee
guida attuative che hanno ulteriormente ristretto i margini di manovra
per le società automobilistiche cinesi nel mercato statunitense.
La legislazione approvata l'anno scorso prevede infatti che il credito
d'imposta non possa essere concesso per i veicoli prodotti da "foreign
entity of concern" (FEOC).
In sostanza per accedere all'agevolazione un veicolo non potrà contenere
componenti della batteria prodotti da aziende di proprietà straniere in
particolare cinese.
Le linee guida emesse di recente definiscono come FEOC ogni società o
gruppo che sia sottoposta alla giurisdizione della Repubblica Popolare,
oppure in alternativa che sia "posseduta, controllata o soggetta alla
direzione" del governo cinese identificando tale condizione quando più
del 25% del capitale azionario, dei diritti di voto o dei seggi nel
consiglio di amministrazione siano nelle mani di Pechino.
Per quanto stringenti, tuttavia, anche le nuove linee guida lasciano uno
spazio alla contaminazione tecnologica di società cinesi leader
nell'innovazione. Ad esempio, il partenariato stretto tra Ford e CATL
( il più grande produttore cinese al mondo di batterie) a inizio anno
dovrebbe poter continuare secondo le disposizioni delle linee guida,
permettendo così al marchio statunitense di continuare a beneficiare
delle licenze concesse dalla prima società al mondo nella produzione di
batterie.
D'altronde, l'importanza del partenariato è difficile da sottovalutare
poiché si focalizza sulle batterie LFP, una tecnologia basata su un mix
di litio-ferro-fosfato in rapido sviluppo ma che soprattutto comporta
costi ben più contenuti rispetto alle batterie NCM basate su
nichel-cobalto-manganese (che sono quelle predominanti nei veicoli
elettrici occidentali). Per competere con le società cinesi, le case
automobilistiche occidentali non possono affidarsi alle sole politiche
industriali dei propri governi, ma devono anche poter competere sul
piano delle tecnologie e dei costi.
Come si vede, in uno dei settori economici e produttivi maggiormente
significativi, la battaglia concorrenziale è massima e si sviluppa su
tutti i fronti; dalle materie prime, alla tecnologia , ai costi di
produzione. Quando questa continua battaglia economica non si dimostra
sufficiente alla supremazia ed al dominio economico la logica della
guerra guerreggiata rimane il terreno possibile e necessario della
contesa imperialista.
Note:
1) Cfr Comunicato congiunto di Hamas Movimento di Resistenza Islamica
- Hamas Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina -
Movimento del Jihad islamico palestinese -Fronte Democratico per la
Liberazione della Palestina - Fronte Popolare per la Liberazione della
Palestina - Comando Generale - Beirut il 28/12/2023
2) vedi il CANTIERE n.21 novembre 2023 "Assalto al dollaro" di Gianni
Cimbalo
http://alternativalibertaria.fdca.it/
________________________________________
A - I n f o s Notiziario Fatto Dagli Anarchici
Per, gli, sugli anarchici
Send news reports to A-infos-it mailing list
A-infos-it@ainfos.ca
Subscribe/Unsubscribe https://ainfos.ca/mailman/listinfo/a-infos-it
Archive http://ainfos.ca/it
- Prev by Date:
(it) France, UCL AL #346 - Febbraio AL è in edicola! (ca, de, en, fr, pt, tr)[traduzione automatica]
- Next by Date:
(it) France, OCL CA #337 - In che stato è il mondo? (ca, de, en, fr, pt, tr)[traduzione automatica]
A-Infos Information Center