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(it) Italy, Sicilia Libertaria #471 - Internazionale - Sguardi sul mondo - BOLIVIA. Terminano le proteste (ca, de, en, pt, tr)[traduzione automatica]

Date Thu, 29 Oct 2026 09:01:55 +0200


Dallo scorso maggio la società boliviana si è mobilitata contro le politiche neoliberiste del governo, organizzando e svolgendo proteste di massa sulle quali si è riferito il resoconto nel precedente articolo della rubrica. Le organizzazioni contadine, dei minatori e dei trasportatori e lavoratori e lavoratrici di altri settori hanno contrastato il governo boliviano per più di 50 giorni con blocchi stradali e manifestazioni, opponendosi alle misure di austerità comprendenti i tagli alla spesa pubblica e contestando l'aumento dei prezzi dei carburanti e una riforma agraria che incideva sui terreni comunitari, in un contesto di inflazione e svalutazione salariale. La principale causa della recente rivolta popolare è la crisi economica generata da un modello di crescita basato sull'esportazione del gas naturale che secondo le opposizioni sociali è risultato fallimentare, anche a causa del calo della produzione locale e dei prezzi internazionali. La popolazione ha inoltre contestato le ingerenze degli Stati Uniti, il clientelismo favorito dal governo e le trattative per un prestito con il Fondo Monetario Internazionale.
Le proteste si sono ridimensionate fino a fermarsi a causa della forte repressione governativa. In applicazione della legge sullo stato di emergenza, in vigore dal 20 giugno, il presidente Rodrigo Paz ha autorizzato il dispiegamento delle forze armate, con l'obiettivo di fermare i blocchi stradali che proseguivano a La Paz, El Alto, Santa Cruz, Cochabamba e Pando. Nelle ultime settimane i militari hanno rimosso tutti i blocchi stradali ancora in corso. Secondo il Difensore civico, gli interventi dei militari e della polizia contro i blocchi hanno causato 22 morti, 88 feriti e l'arresto di 573 persone, di cui 255 incriminate. La repressione ha continuato a colpire con processi giudiziari i principali esponenti delle organizzazioni coinvolte nelle proteste, anche con capi d'accusa di terrorismo e di narcoterrorismo. Il Ministero dell'Interno ha dichiarato che presso la Procura sono state presentate 44 denunce contro i leader delle mobilitazioni di maggio e giugno. Tra gli indagati figurano l'ex presidente Evo Morales e Mario Argollo, principale dirigente della Centrale Operaia Boliviana (COB). In questo contesto, il leader contadino Vicente Salazar, segretario della Federazione dei Contadini Túpac Katari, è stato condannato a sei mesi di custodia cautelare ed è incriminato per i reati di istigazione pubblica alla commissione di reati, associazione a delinquere, terrorismo e attentati contro la sicurezza dei servizi pubblici e dei mezzi di trasporto.Per le organizzazioni impegnate nelle proteste, l'esito di questo periodo di mobilitazione viene interpretato come una sconfitta nello scontro di forze contro l'alleanza di centristi e di destra al governo, nonché per non aver ottenuto la dimissione del presidente Paz. Diversi articoli riferiscono della conclusione delle proteste alla fine di giugno.

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