|
A - I n f o s
|
|
a multi-lingual news service by, for, and about anarchists
**
News in all languages
Last 40 posts (Homepage)
Last two
weeks' posts
Our
archives of old posts
The last 100 posts, according
to language
Greek_
中文 Chinese_
Castellano_
Catalan_
Deutsch_
Nederlands_
English_
Français_
Italiano_
Polski_
Português_
Russkyi_
Suomi_
Svenska_
Türkçe_
_The.Supplement
The First Few Lines of The Last 10 posts in:
Castellano_
Deutsch_
Nederlands_
English_
Français_
Italiano_
Polski_
Português_
Russkyi_
Suomi_
Svenska_
Türkçe_
First few lines of all posts of last 24 hours |
of past 30 days |
of 2002 |
of 2003 |
of 2004 |
of 2005 |
of 2006 |
of 2007 |
of 2008 |
of 2009 |
of 2010 |
of 2011 |
of 2012 |
of 2013 |
of 2014 |
of 2015 |
of 2016 |
of 2017 |
of 2018 |
of 2019 |
of 2020 |
of 2021 |
of 2022 |
of 2023 |
of 2024 |
of 2025 |
of 2026
Syndication Of A-Infos - including
RDF - How to Syndicate A-Infos
Subscribe to the a-infos newsgroups
(it) Italy, Sicilia Libertaria #471 - Ambiente cibo clima - Ritornare alla terra (ca, de, en, pt, tr)[traduzione automatica]
Date
Sun, 18 Oct 2026 07:14:31 +0300
Oramai più di vent'anni fa - nel 2005, edizione italiana del 2007- la
documentarista e sociologa Silvia Pérez-Vitoria pubblicava un libro dal
titolo emblematico e provocatorio allo stesso tempo Il ritorno dei
contadini. Dieci anni dopo, nel 2015, Manifesto per un XXI secolo
contadino riaggiornava il tema con una maggiore urgenza, tanto che la
studiosa afferma che senza un ritorno alla terra le nostre società
rischiano il collasso.
Ma oggi nella nostra società, a fronte delle numerose crisi attraversate
- dall'ambiente al lavoro, dal clima sempre più rovente alla
impossibilità persino di produrre il cibo necessario -, qual è la
riflessione che facciamo sulla terra, la considerazione che abbiamo del
mondo contadino. Si direbbe nessuna riflessione, nessuna considerazione
del mondo contadino: il cibo, sul quale negli ultimi anni si è costruita
una retorica basata su "bontà, tradizione, salubrità", sembra tuttavia
disincarnato dalle braccia, dall'impegno, dalla fatica e dalle
difficoltà di chi produce gli alimenti. I contadini sono per lo più
invisibili, tranne quando vengono trasformati in imprenditori, con una
retorica altrettanto vacua che non tiene conto né delle condizioni reali
in cui si opera né dei rapporti sociali e di classe. Se questo è il
quadro generale, ma se è anche vero, come scrive Silvia Pérez-Vitoria,
che il XXI secolo sarà contadino o non sarà, adesso che è già passato un
quarto di secolo con una certa urgenza dovremmo chiederci da quale parte
cominciare?
L'agricoltura è evidente ha subito notevoli trasformazioni, si è molto
meccanizzata e industrializzata, anche i piccoli produttori sono
inseriti in qualche misura nelle rete modernizzatrice, costretti anche a
ricorrere a sementi brevettate, concimi e pesticidi di sintesi. Il
paesaggio agrario si presenta con ampie aree di monocolture volte
all'esportazione. Per fare un solo esempio si pensi alla viticoltura in
Sicilia, cosa è diventata negli ultimi due decenni: una trasformazione
di successo dal punto di vista delle logiche imprenditoriali, fatta di
propaganda e brand. Tuttavia, a fianco o in alternativa a questo sistema
esiste un tessuto di piccoli contadini che producono e lavorano su un
piano locale, rifiutando spesso le logiche produttivistiche del sistema
industriale, mantenendo una relazione diretta con quelli che definiamo
consumatori, dentro cui funzionano meccanismi che vanno al di là della
semplice utilità. A livello globale è proprio la piccola agricoltura che
fornisce lavoro e cibo alla maggioranza della popolazione. Anche in
Sicilia e in Italia la produzione contadina ha un ruolo importante. Ecco
dunque quale potrebbe essere un primo passo verso un ritorno più
consapevole alla terra: sostenere, rafforzare, incentivare in varie
forme le reti dell'agricoltura contadina. Non è semplice ma è qualcosa
che in nuce esiste già, caratterizza luoghi e territori. Si dovrebbe
forse da un lato sottrarla alle spinte alla brandizzazione, che comunque
sono presenti in alcuni contesti, dall'altro lavorare a rendere queste
reti più esplicite, più solide, farle diventare uno spazio politico di
confronto e azione.
Altra questione, porre il problema dell'uso e dell'accesso alla terra.
Se l'idea di una riforma agraria nei termini in cui era intesa nel
Novecento può apparire fuori tempo, in realtà la questione della
concentrazione della proprietà è attuale come ieri. Purtroppo
dall'immaginario collettivo sono scomparsi i lavoratori della terra, i
contadini come classe sociale, ridotti a comparse o a eroi di cui
raccontare storie esemplari, buone per programmi televisivi per il
grande pubblico. Ma oggi sarebbe possibile, urgente e necessario
ricostituire un movimento contadino, capace di ridare centralità alla
terra, di individuarla come una via d'uscita alle crisi attuali e di
ridefinire nuovi modelli sociali e nuove relazioni che perseguano
autonomia, sovranità alimentare, riadattamento alla natura? E' una
domanda che dobbiamo porci, una riflessione da avviare, da fare uscire
sicuramente dagli ambiti ristretti in cui avviene per trasformarla in
una discussione pubblica e in un progetto politico.
Perché il punto non è semplicemente affermare modelli di produzione
contadina dentro il mercato esistente, per un più equo e sostenibile,
come spesso si dice, sistema produttivo, ma fare diventare il ritorno
alla terra il grimaldello di una più generale e radicale trasformazione
della società. Il tema è vasto e la riflessione è appena all'inizio,
anche se non mancano in Italia e altrove esempi interessanti. Noi al
momento affidiamo le conclusioni di questo articolo ancora a Silvia
Pérez-Vitoria: "In futuro, forse le società saranno costrette a
scegliere tra industria e agricoltura. Di certo non potranno continuare
col modello esistente. Ciò implica un'energia che finirà per non essere
più disponibile, un consumo di ricchezze naturali che entra in
concorrenza con la sopravvivenza dell'umanità (pane o
smartphone?).[...]L'agricoltura industriale non è capace nemmeno di
nutrire la popolazione, dal momento che non è questo il suo obiettivo.
Esistono delle alternative. Vengono dai contadini, dalle popolazioni
autoctone. Riprendono tradizioni millenarie che fanno dell'agricoltura
industriale una parentesi infelice nella storia
dell'umanità.[...]dobbiamo avere il coraggio di dire che ci siamo
sbagliati e che in ogni caso non andremo lontani proseguendo per questa
strada. Allora perché non ripartire dai fondamenti della vita sulla
Terra, che presuppongono rispetto, equilibrio e considerazione delle
molteplici visioni del creato dai popoli?[...]Bisogna riconoscere che
quando le crisi economiche e sociali si inaspriscono la gente torna alla
terra".1
1 Silvia Pérez-Vitoria, Manifesto per un XXI secolo contadino. Jaca
Book, Milano 2016, pp. 119-122.
https://www.sicilialibertaria.it/wp-content/uploads/luglioAgosto2026_compressed.pdf
________________________________________
A - I n f o s Notiziario Fatto Dagli Anarchici
Per, gli, sugli anarchici
Send news reports to A-infos-it mailing list
A-infos-it@ainfos.ca
Subscribe/Unsubscribe https://ainfos.ca/mailman/listinfo/a-infos-it
Archive http://ainfos.ca/it
- Prev by Date:
(it) France, Monde Libertaire - Idee e lotte: l'estrema destra, il grande pericolo seguito dalla censura (ca, de, en, fr, pt, tr)[traduzione automatica]
- Next by Date:
(it) France, UCL AL #374 - Politica - Salute mentale: Ondate di calore e psichiatria, tra negazione e strumentalizzazione (ca, de, en, fr, pt, tr)[traduzione automatica]
A-Infos Information Center