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(it) France, UCL AL #374 - Internazionale - Nuova Zelanda: la situazione si surriscalda in Aotearoa (ca, de, en, fr, pt, tr)[traduzione automatica]
Date
Tue, 13 Oct 2026 07:36:48 +0300
Crescita economica e conservazione degli ambienti naturali non vanno
d'accordo. Eppure, questa è una menzogna spesso ripetuta dalle classi
dirigenti capitaliste. In Aotearoa - nome maori della Nuova Zelanda - il
governo è pronto a mettere in vendita e a cementificare terreni che
sono, di fatto, classificati come patrimonio mondiale. ---- Dal giugno
2026, un progetto governativo neozelandese prevede di mettere in vendita
quasi il 60% delle terre protette del Paese. Alcuni ministri difendono
questa riforma, come il ministro per la Conservazione Tama Potaka,
sostenendo che "crescita economica e conservazione non sono in
contrapposizione tra loro". Il governo e i sostenitori di questo nuovo
emendamento renderebbero disponibili alla vendita solo i terreni in cui
"le specie non sono minacciate" e che "non ospitano esempi eccellenti di
flora e fauna endemiche". In parole povere: se non si tratta di un parco
nazionale, di una riserva scientifica o di una zona definita "selvaggia"
(wilderness), il terreno sarà vendibile ed edificabile. È davvero
necessario spiegare che, anche al di fuori delle tutele nazionali legate
alla qualifica di "parco", queste aree sono fondamentali per la
sopravvivenza della fauna selvatica e della biodiversità? Inoltre,
alcune delle aree presto messe in vendita sono classificate come siti
patrimonio dell'umanità dell'UNESCO e potrebbero, di fatto, essere
privatizzate e cementificate.
Sul posto, la protesta monta in un clima particolarmente nocivo per la
tutela della fauna e caratterizzato dalla lesione dei diritti delle
popolazioni indigene; il governo, infatti, ha recentemente proposto di
tutelare la lingua inglese a scapito di quella maori. Le preoccupazioni
sono dunque molteplici: un aumento significativo del turismo che
esercita una pressione crescente su ambienti finora incontaminati,
l'urbanizzazione di aree rifugio, la perdita del diritto di passaggio e
dell'accesso alla natura... senza contare l'ambiguità delle zone
definite come "miglior esempio di fauna e flora dell'isola" e - seguendo
la logica capitalistica - un'espansione perpetua delle terre destinabili
alla vendita. Un'altra preoccupazione riguarda il declassamento della
New Zealand Conservation Authority[1]e del Ministero della Conservazione
a semplici consulenti; il Ministro detiene infatti pieni poteri per
attuare la politica espansionistica del governo, anche in contrasto con
le raccomandazioni del proprio stesso ministero.
Un progetto che minaccia anche gli abitanti
Sebbene la cosiddetta conservazione "a fortezza" possa e debba essere
criticata[2], un governo coloniale che vende terre indigene è
indifendibile. Numerosi *iwi* (Prime Nazioni) e i loro *hapu* (comunità
indigene) attendono ancora l'autorizzazione del governo per tornare nei
luoghi da cui furono un tempo scacciati - terre che oggi il governo
intende vendere. Questa situazione ricorda il fallimento del referendum
"The Voice" in Australia nel 2023, un progetto volto a dotare gli
aborigeni di un organo rappresentativo a livello federale e nazionale.
Il 25 giugno scorso, il governo - e in particolare il Ministro della
Conservazione - ha avviato una consultazione pubblica per consentire ai
cittadini di esprimersi sul progetto e avanzare proposte, iniziativa che
rimarrà aperta fino a metà luglio. Alcune parti sono già state
stralciate dal testo, ma la contestazione prosegue: sono in programma
oltre trenta manifestazioni nelle prossime settimane in diverse località
del Paese, con il 15 agosto come data chiave[3]. Rudy (Commissione
Relazioni internazionali dell'UCL)
Conferma
[1]Organismo indipendente che fornisce consulenza al Ministero della
Conservazione su questioni di rilevanza nazionale.
[2]Si veda in particolare l'opera di Bram Büscher e Robert Fletcher, *Le
vivant et la révolution*, 2023.
[3]Questo articolo è stato redatto prima di tale data.
https://www.unioncommunistelibertaire.org/?Nouvelle-Zelande-la-situation-chauffe-en-Aotearoa
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