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(it) Italy, Sicilia Libertaria #470 - LA RUSSIA DI PUTIN. Impressioni di un turista per caso (ca, de, en, pt, tr)[traduzione automatica]

Date Tue, 13 Oct 2026 07:36:02 +0300


Nei lontani anni ottanta, dopo avere finalmente ottenuto il passaporto, negatomi per tanti anni dalla polizia di Stato, ho compiuto quattro viaggi nei Paesi del cosiddetto "socialismo reale". Il primo in Albania, il secondo a Mosca e Leningrado, il terzo in Jugoslavia e l'ultimo nella Georgia sovietica. Già con il primo viaggio si consolidò in me la convinzione che il "socialismo reale" di socialismo aveva ben poco e che in realtà in quei regimi c'era l'apoteosi del potere dispotico del partito unico, con una nuova classe di boiardi che teneva fra le mani il Paese. Il cosiddetto "potere proletario" non esisteva e la classe operaia era classe subalterna che non aveva alcuna possibilità di incidere sulle scelte politiche ed economiche. Il controllo poliziesco e militare era evidente e soffocante, le libertà individuali e collettive pesantemente limitate. In quei anni di duro confronto, anche militare, fra ovest capitalista ed est "socialista" consideravo imperialista il regime dell'Unione Sovietica (per distinguerlo da quello americano lo definivamo socialimperialista). L'austerità dei costumi, la scarsezza dei beni di largo consumo, la povertà evidente (specialmente in Albania e in Jugoslavia), le forti limitazioni di movimento delle persone, anche all'interno dello stesso Paese, faceva si che quel modello di società non fosse minimamente appetibile per noi giovani anticapitalisti e libertari.
Dopo gli avvenimenti del 1989 ho visitato la Repubblica Ceka, città della ex DDR, la Croazia, la Bosnia, l'Ungheria, la Slovenia. Paesi dove non c'è più tracia dei vecchi regimi socialisti, ma dove sono evidenti le notevoli disparità di classe. Ad occhio si percepisce da un lato la presenza di una classe di boiardi super ricchi, dall'altro una moltitudine di nuovi poveri, di accattoni e senza dimora, di emarginati sociali.
Approfittando di un invito arrivatomi da stretti amici che lavorano a Mosca prendo la palla al balzo e decido di andare vedere come è oggi il Paese che fu dei Soviet.
Le sanzioni occidentali contro la Russia dopo l'invasione dell'Ucraina creano le prime difficoltà. Le carte di credito occidentali e le nostre sim telefoniche in Russia non funzionano.
I collegamenti diretti con la Russia sono interrotti. La compagnia aerea Aeroflot non vola più dagli aeroporti occidentali. Per andare a Mosca le alternative sono via Belgrado, via Minsk, via Yerevan o via Istanbul.
Dopo diverse ricerche scegliamo la Turkish Airlines che ha un volo Palermo-Mosca con scalo ad Istanbul.
Per fare il biglietto aereo si deve spezzare il volo e dividerlo in Palermo Istanbul e Istanbul Mosca.
Dall'Italia per le sanzioni non si può pagare un volo diretto per la Russia.
Mentre il biglietto di ritorno San Pietroburgo Palermo riusciamo a farlo tranquillamente.
Il 7 maggio alle 9,30 con Mary decolliamo da Palermo verso Istanbul.
Abbiamo preferito dare un largo margine di tempo fra l'arrivo ad Istanbul e la partenza per Mosca non avendo il biglietto unico Palermo Mosca. Arriviamo a Istanbul alle 12,00 (13,00 locali), la partenza per Mosca è prevista per le 18,30 (19,30 locali).
Diverse ore di attesa, forse nell'aeroporto più grande del mondo, con distanze fra un gate e l'altro di alcuni chilometri. Oltre ad essere il più grande del Mondo l'aeroporto di Istanbul è il più caro del Mondo per quanto riguarda la ristorazione.
Aspettiamo a lungo che venga comunicato il gate di partenza e quando appare nei monitor apprendiamo che c'è un ritardo alla partenza di due ore. La Turkish ci fornisce di buoni pasto. Si cena, ma all'improvviso arriva la notizia che è iniziato l'imbarco e quindi si corre verso il gate (alcuni chilometri). Arrivati al gate c'è tanta gente, tanti russi e pochi turchi. Noi e altri due i soli italiani. Si aspetta quasi un'ora e finalmente ci imbarchiamo. Dopo una ventina di minuti seduti in aereo arriva l'ordine di scendere dall'aereo e tornare in aeroporto. Il cielo di Mosca è chiuso? Nessuna notizia certa.
Usciamo tutti e ci fermiamo al gate in attesa di indicazioni. Dopo una quindicina di minuti arriva il contro ordine di rientrare in aereo. Grande caos, ma forse si parte.
Aspettiamo in pista fermi per quasi un'ora, ma poi si parte davvero verso Mosca. Seguo il volo sul monitor dell'aereo e vedo che stiamo arrivando a Mosca, ma con stupore mi accorgo che l'aereo vira e torna sulla traiettoria di partenza. Si torna ad Istanbul. Il cielo di Mosca è stato chiuso al traffico aereo. Siamo alla vigilia del 9 maggio, la festa della vittoria sul nazifascismo, forse c'è il pericolo di droni ucraini.
Alle 5 atterriamo nuovamente ad Istanbul la tensione è alle stelle. Tutti fuori. Cosa si farà ora? Si Torna a Palermo? Ci sistemeranno in un albergo a Istanbul? Niente di ciò, al gate veniamo chiamati nominalmente e ci viene consegnata una nuova carta d'imbarco per le 8,30.
Alle 8,30 si riparte e finalmente a mezzogiorno atterriamo a Mosca, distrutti dalla fatica ma felici, dopo quasi 30 ore di viaggio.
Controlli di polizia di frontiera normali. In fila con tanti lavoratori migranti delle repubbliche ex sovietiche. Ma tutto è molto tranquillo, pochi minuti e siamo in Russia.
All'aeroporto incontriamo la nostra amica. Con lei prendiamo la metro per il centro e dopo un cambio scendiamo alla fermata Smolenskaja, vicino via Arbat, proprio al centro di Mosca. Metropolitana sovietica monumentale in stile stalinista, con tante stelle rosse, falci e martelli e statue di partigiani.
Il pomeriggio è piovoso, la città semi deserta ma addobbata con bandiere russe, nastri neri e arancione di san Giorgio e bandiere rosse per la festa della vittoria del 9 maggio.
Con nostra sorpresa i nostri amici ci invitano a cena in un ristorantino ucraino, dove abbiamo mangiato bene e dove in nostro onore viene suonata e cantata Katiuscia (che è l'aria della canzone partigiana Fischia il Vento).
Il giorno dopo, il 9 maggio, cambiamo gli euro in rubli. Per un euro ci danno 91 rubli, quindi un rublo oggi vale 91 centesimi di euro. Ricordo che nel 1984 un rublo al cambio ufficiale valeva un dollaro statunitense e a quello nero con un dollaro si ottenevano quattro rubli.
In giro per Mosca incrociamo cortei di macchine con bandiere russe e quelle rosse con falce e martello. Tutto molto ordinato. La città sembra tranquilla, tanta gente vestita bene per strada. Non c'è ombra di un clochard. Numerosissimi i giovani, incrociamo tanti bravi suonatori di strada. Tantissime grosse automobili con marchi cinesi. Ma anche tante BMW, Mercedes, Porche, Ferrari.
Nonostante che le principali vie abbiano anche ben otto corsie il traffico è intenso e lento. La benzina costa pochissimo.
La città è molto bella e viva, segnata dall'architettura dei sette palazzoni costruiti in stile gotico stalinista: una miscela di barocco russo, neoclassico ed elementi gotici, con chiara influenza dei grattacieli newyorchesi degli anni '30.
Ad occhio sembra che tutto funzioni bene, che il periodo di acuta crisi dell'epoca Eltsin sia stato ampiamente superato. I negozi sono colmi di mercanzia, in gran parte occidentale, alla faccia dell'embargo, i prezzi sono molto simili a quelli occidentali. Negozi che prima erano "sovietici" e a prezzi popolari come i GUM e i SUM sono ora negozi di alto bordo pieni di botteghe coi marchi occidentali da Christian Dior, a Luisa Spagnoli, a Chanel, a gli altri marchi di lusso occidentali (sempre alla faccia dell'embargo). Si percepisce in modo evidente la presenza di una classe borghese arricchita capace di spendere grosse cifre con facilità.
I ristoranti di media categoria hanno prezzi simili ai nostri, ma esistono ancora numerosissime "sale da pranzo" in perfetto stile sovietico, aperte 24 ore su 24, dove con sei, sette euro (700, 800 rubli) è possibile pranzare in modo abbondante.
Oltre ad essere disseminata da tanti parchi, la presenza di teatri, palestre, sale da ballo è costante in tutta la città. Qui i pensionati hanno forti sconti sui biglietti e sugli abbonamenti.
L'efficienza dei servizi è anche supportata dall'uso di robot che si incontrano per strada per la consegna a domicilio. I robot sono usati anche per sostituire il personale nei chioschetti per il caffè e per il gelato da passeggio.
Parlando con i nostri amici apprendiamo che in Russia c'è carenza di manodopera, e per fare funzionare il Paese vengono assunti migranti dai paesi dell'ex Unione Sovietica, e l'uso dei robot è sempre in aumento. A questo va aggiunto che i servizi, i musei i trasporti pubblici sono pieni di personale che provvede al funzionamento della macchina pubblica con grande efficienza.
Anche se per le strade c'è traffico intenso, siamo in presenza della grandissima efficienza del trasporto pubblico di autobus, taxi e metro. La metropolitana di Mosca è la terza metropolitana più grande al mondo, superata solo di recente da quelle di Pechino e Shangai. I treni passano con una frequenza di solo 50 secondi, e sono sempre pieni. Una efficienza che stupisce non poco.
Le strade vengono pulite in modo costante con acqua e sapone più volte al giorno.
I servizi funzionano alla perfezione.
A parte i numerosi manifesti con la Z con i colori del nastro di San Giorgio, la guerra con l'Ucraina non si percepisce per niente. Non c'è gran presenza di militari e polizia per le strade. Ma quello che salta all'occhio è l'assenza di turisti occidentali. I soli turisti che incontriamo sono cinesi, indiani e ovviamente russi. Il settore turistico è quello che sta soffrendo maggiormente per le sanzioni.
Cosa che ci permette la visita di musei e monumenti senza l'angoscia né della prenotazione né delle code.
Non vi nascondo l'emozione di visitare i luoghi della rivoluzione del 1917, di visitare la prigione nella fortezza di Pietro e Paolo dove furono rinchiusi Kropotkin, Bakunin, Dostoevskij, Aleksandr Il'i? Ul'janov voluzionarie, cosa che testimonia la grande maturità del movimento rivoluzionario russo già dalla metà del secolo 19°. Tanta emozione nell'attraversare i luoghi della resistenza antinazista e del lungo assedio di Leningrado. Il Kremlino, la piazza del Palazzo d'Inverno, Kronstadt, l'incrociatore Aurora non possono lasciare indifferenti. Anche se viene una stretta al cuore per come sono involuti gli avvenimenti: dalla presa del Palazzo d'Inverno da parte dei Bolscevichi, all'esautorazione concreta dei soviet, all'instaurazione della dittatura del partito unico, alla feroce repressione contro ogni movimento alla sinistra del partito bolscevico, alla guerra con la Germania Nazista chiamata guerra patriottica in barba all'internazionalismo proletario.
Sia Mosca che San Pietroburgo sono città bellissime, la gente è gentile e si respira un clima allegro e spensierato. I musei sono ricchissimi di opere d'arte, testimoniando la sensibilità russa per la bellezza.
La guerra è veramente lontana. La strategia del governo Putin di mandare al fronte i professionisti della guerra, i detenuti, i mercenari ben pagati reclutati nelle campagne, e tanti mercenari giunti dall'Africa, dalla Corea del Nord e da tanti paesi poveri, allontana la tragedia della guerra dai normali cittadini.
L'orgoglio grande russo, il riscatto nazionalista dopo lo sfascio seguito allo scioglimento dell'URSS e al periodo di grande devastazione dell'era Eltsin, la rinascita economica del Paese hanno cementato il potere dell'oligarchia predatoria che vede in Putin la sua massima espressione politica.
Quello che si percepisce è che siamo in un sistema capitalista avanzato dove il controllo dello Stato sugli individui è parte essenziale della conservazione del potere oligarchico. Ogni strada, ogni piazza, i musei, le metropolitane, i mezzi pubblici sono costantemente monitorati da un fitto sistema di telecamere. Non si vedono per strada tanti poliziotti, ma le persone sono costantemente controllate da remoto. Il controllo poliziesco è controbilanciato da uno stato sociale funzionante e dall'efficienza della macchina statale che è congeniale a dare sicurezza alla popolazione. Una politica populista che crea consenso attorno all'autocrate, all'uomo forte.
L'efficienza della macchina amministrativa e sociale oltre ad averla percepita al centro di Mosca e di San Pietroburgo l'abbiamo vista anche nelle periferie dove ci siamo recati anche a più di 30 chilometri dal centro. Anche qui strade ordinate, gente ben vestita, edifici residenziali in buono stato, mercati ordinati e a prezzi contenuti.
La Russia che abbiamo visitato è apertamente un Paese capitalista avanzato che mette in mostra le sue capacità produttive e le sue ricchezze. Una Russia lontanissima da quella che fu l'Unione Sovietica e dove i nuovi ricchi sfrecciano con le Ferrari rombanti sulla prospettiva Nevskij di quella che fu Leningrado, dove nei ristoranti il vino costa un occhio della testa ma scorre a fiumi, dove per entrare nel parco di Peterhof a San Pietroburgo (affollato da tantissimi russi) bisogna pagare un biglietto di ben 2000 rubli (circa 22 euro). Nella Russia di oggi c'è la chiara tendenza a ridiventare potenza mondiale, economica e militare, rispolverando i fasti di era zarista, senza però dimenticare Stalin considerato il vincitore della Grande Guerra Patriottica. Il "socialismo" in Russia è stato relegato ad icona di un passato che non tornerà, in un presente di economia capitalista dove lo Stato forte e autoritario si erge come regolatore del tutto.

Renato Franzitta

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