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(it) Italy, UCADI #211 - IA, ovvero la caduta degli Dei (ca, de, en, pt, tr)[traduzione automatica]
Date
Sat, 10 Oct 2026 08:01:01 +0300
Un uragano sembra stia per abbattersi sui nidi degli angeli neri (per
dirla con le farneticazioni di Peter Thiel) e sconvolgerli, facendoli
precipitare nella miseria nella quale travolgeranno tutti coloro che
hanno investito sulle loro follie. --- Intelligenza artificiale ---
L'Intelligenza Artificiale (IA) non è intelligente: si basa su inferenze
lineari e deve il suo appeal alla velocità ed al numero di chip che,
lavorando in parallelo, permettono di fare un numero enorme di calcoli e
confronti in tempi tali da risolvere molti compiti. L'IA non è nemmeno
artificiale, dato che si basa su operazioni logiche del tutto simili a
quelle effettuate dal cervello umano. Di nuovo, la differenza sta nel
numero di operazioni che si riescono ad effettuare in breve tempo. L'IA
è inoltre diversa dalla programmazione a cui eravamo abituati: in un
certo senso si basa su analogie che non garantiscono la correttezza
delle conclusioni (in tal senso, è molto simile ai ragionamenti umani
naturali). Tuttavia, stiamo assistendo ad investimenti enormi e
crescenti, soprattutto negli USA, nella convinzione che avrà un impatto
enorme in moltissimi settori dell'attività umana.
Tra le altre: Microsoft, pioniere e principale finanziatore di OpenAI,
che ha integrato l'IA in tutta la sua gamma di prodotti e servizi cloud;
Alphabet (Google), che attraverso Google DeepMind e la famiglia di
modelli Gemini, è uno dei pilastri storici e attuali della ricerca e
dell'applicazione dell'IA; Amazon Web Services (AWS), che fornisce
infrastrutture cloud su larga scala e servizi dedicati per lo sviluppo e
l'implementazione dell'IA aziendale; Meta, che sviluppa e rilascia la
serie di modelli open-source Llama, integrando l'intelligenza
artificiale nelle sue piattaforme social.
Si tratta, è bene ricordarlo, di aziende parassitarie che nutrono le
loro "creature" saccheggiando miliardi di informazioni prodotte da
università o comunque da altre istituzioni pubbliche che coinvolgono
ricercatori, scrittori, giornalisti ecc. senza pagare alcun diritto
d'autore in sfregio alle tutele della proprietà intellettuale.
A queste si aggiungono le compagnie che producono l'hardware necessario
per far girare i vari codici, prima fra tutte Nvidia, leader mondiale
nella produzione di GPU, che si appoggia sulla Taiwanese TSMC (Taiwan
Semiconductor Manufacturing Company, e l'olandese ASML, tuttora l'unica
compagnia in grado di produrre chip nanoscopici che permettono una
grande velocità di esecuzione grazie alla messa a punto di tecniche
litografiche nell'ultravioletto estremo: per dare un'idea della
complessità necessaria, la macchina sviluppata da ASML coinvolge quasi
mezzo milione di componenti e richiede l'uso di elementi prodotti da
altre aziende high-tech tedesche e americane.
Finora, la crescita (in borsa) delle aziende coinvolte nella produzione
di IA è però il risultato di uno schema di Ponzi (catena di
Sant'Antonio) nel quale gli introiti vengono principalmente dalla
vendita da un'azienda all'altra di prodotti necessari per costruire
nuovi data center, piuttosto che dall'uso finale del software da parte
di aziende esterne.
L'unico esempio di un successo eclatante delle tecniche IA viene dalla
predizione della forma spaziale di certi polimeri che ha permesso lo
sviluppo di nuove medicine e la cura di alcune malattie croniche: la Eli
Lilly ne ha beneficiato in modo particolare.
Al di fuori di questo caso, non si hanno notizie di miglioramenti
significativi nell'efficienza di grandi compagnie (quelle che
garantirebbero un maggiore guadagno). Al momento, sembra che l'IA abbia
un impatto significativo solo in micro-aziende, startup, dove singole
persone riescono a fare il lavoro che prima richiedeva un pool di addetti.
La Cina
Alle incertezze sull'effettivo successo dell'IA, va aggiunta la presenza
di un concorrente formidabile per gli Stati Uniti: la Cina. Tanto per
cominciare, il successo dell'IA è per gli USA quasi una questione di
vita o di morte: al momento, l'IA è responsabile del 40% della crescita
del PNL americano e contribuisce all'80% della capitalizzazione in
borsa. Un eventuale crollo avrebbe conseguenze inimmaginabili
sull'economia americana (oltre che mondiale). Lo stesso non può dirsi
della Cina, che non ha investito quantità comparabili di denaro in
questo settore.
Andando nello specifico, il tallone di Achille della Cina erano le
prestazioni dei singoli chip. Per mantenere il vantaggio, già il primo
Trump e poi Biden avevano posto divieti di vendita dei chip più
avanzati, ma come spesso succede, la risultante carenza ha spinto la
Cina a varare una specie di progetto Manhattan (messo a punto a suo
tempo dagli USA per sviluppare l'arma atomica) per sviluppare
l'intelligenza artificiale, il Next Generation AI Development Plan,
attraendo investimenti in ricerca e formazione della forza lavoro,
intensificando il rapporto di cooperazione tra governo, industria
tecnologica con ingenti investimenti pubblici in data center,
trasmissione di energia e produzione di semiconduttori.
Con un misto di spionaggio industriale, reverse engineering, ma anche
con lo sviluppo di tecniche innovative, i cinesi sono ora in grado di
produrre fasci nell'ultravioletto estremo sulle stesse frequenze
dell'ASML. Il problema è la mancanza di affidabilità che impedisce una
produzione di massa (troppi scarti).
Anche se il gap con gli USA non è ancora chiuso, la qualità dei
semiconduttori cinesi è salita al punto che la Cina stessa ha proibito
l'acquisto dei chip americani di penultima generazione, gli H20 che
Trump aveva invece autorizzato; con il risultato di mettere in
difficoltà Nvidia che ha dovuto rinunciare ad una buona fetta del
proprio mercato. Da aggiungere che Pechino controlla tutta la linea di
approvvigionamento e produzione e non è quindi ricattabile.
Stessa cosa non può essere detta degli Stati Uniti, dato che la
produzione dei semiconduttori richiede terre rare altamente raffinate.
L'anno scorso, nel 2025, gli USA fecero gli sboroni, mettendo dazi
improponibili sui prodotti provenienti dalla Cina e come risultato, i
cinesi bloccarono la vendita di terre rare, costringendo gli USA ad un
imbarazzante macchina indietro, così significativa da riportare i dazi
su prodotti cinesi al di sotto del loro valore al momento
dell'insediamento del clown arancione. Passano i mesi e gli americani
hanno ricominciato a introdurre blocchi vari sui prodotti cinesi con il
risultato che Pechino sta di nuovo restringendo le esportazioni di terre
rare usate in prodotti duali (di uso sia civile che militare). La
suddivisione è molto soggettiva ed è lecito prevedere che i cinesi
possano stringere i cordoni a seconda dell'occorrenza. A proposito di
talloni di Achille, questo sembra molto più critico di quello cinese.
La velocità del singolo chip non è però tutto, anche rimanendo nel
contesto del hardware. I sistemi di processamento dati lavorano in
parallelo con chips che operano in simultanea, ma che devono scambiarsi
informazioni. La gestione del "traffico" è un problema altrettanto
importante. Praticamente tutto il mondo usa CUDA (Computer Unified
Device Architecture), piattaforma sviluppata da Nvidia e tipicamente
implementata nelle schede grafiche. Al contempo i cinesi hanno
sviluppato CANN (Computer Architecture for Neural Networks), che oltre
ad essere slegata dall'azienda americana sembra essere in grado di
ottimizzare il traffico delle comunicazioni fra i vari singoli chip,
sfruttando una struttura tridimensionale. Questo risultato è stato
ottenuto anche grazie ad un impegno nazionale (il cosiddetto progetto
Manhattan) che ha coordinato colossi quali Alibaba, Tencent e Huawei.
Strada facendo, si arriva al software. I cinesi hanno scelto un
approccio open source o open weight, che possono essere scaricati,
modificati e usati liberamente, contrariamente al software proprietario,
criptato tipicamente sviluppato da sempre negli USA. Una scelta, quella
americana, che nel passato (e attualmente) ha costretto l'utente a
comprare a scatola chiusa ed ad acquistare gli aggiornamenti. Questa è
la scelta che ha permesso a Microsoft a diventare quello che è, ponendo
una tassa ius primae noctis, quando un PC viene acquistato. Ma questa
scelta ha funzionato anche grazie ai vassalli europei, che pur avendo
sviluppato negli anni novanta del secolo scorso un software open source
competitivo (UNIX che poi ha figliato Linux), hanno preferito pagare il
pizzo e dare la priorità, nelle pubbliche amministrazioni, al software
Microsoft.
Ma la Cina non è l'UE e non solo ha sviluppato modelli open source, ma
si sta impegnando a distribuirli nel resto del mondo, perché l'eventuale
successo commerciale dell'IA dipende dal numero di utilizzatori e
chiaramente, la possibilità di mettere mano al codice a seconda delle
esigenze rappresenta un forte incentivo allo sviluppo.
Un ulteriore fattore da considerare è il tempo necessario per
l'addestramento dell'IA in relazione ad un compito specifico. L'IA non
nasce imparata, ha bisogno di essere addestrata e l'addestramento
richiede tempo e soprattutto energia (elettrica): per dare un'idea dei
consumi previsti, il programma americano Stargate, che coinvolge i più
grandi fondi di investimento (Black Rock, Vanguard, State Street),
prevede la necessità di installare 10 GigaWatt entro 5 anni per il
funzionamento dei vari data center: si tratta di una potenza superiore a
quella attualmente installata in Giappone.
Quindi l'energia costa (piccolo promemoria per gli inetti governanti
europei che stanno facendo di tutto per suicidarsi energeticamente) ed è
quindi essenziale risparmiare sui costi dell'addestramento: anche se il
software è gratis, un qualunque sviluppatore deve caricare i costi per
lo sviluppo stesso del codice.
Qui sembra emergere un altro elemento a favore dei modelli cinesi ed in
particolare di Deep Seek, che pare avere bisogno di tempi molto
inferiori (presumibilmente legati alla struttura logica dei codici).
A questo si aggiunge Qwen (Alibaba): un modello linguistico fra i più
apprezzati e scaricati al mondo su piattaforme come Hugging Face,
costituendo una validissima alternativa ai prodotti statunitensi.
Aggiungiamo anche GLM (Zhipu AI) che mette a disposizione modelli
avanzati (es. GLM-5.2) con licenze permissive (spesso MIT) che offre
ottime capacità nel coding e nel supporto in contesti molto generali.
Rimanendo nel contesto del software, la potenzialità di una data
piattaforma IA abbisogna di sviluppatori competenti per essere messa in
pratica e qui emerge un'altra nota dolente per gli USA. La Cina sforna
ogni anno 5 milioni e 357mila laureati STEM (nelle discipline
scientifiche) contro gli 820mila americani, molti dei quali lasciano poi
il paese o sono costretti a farlo dalle politiche trumpiane. Il gap non
è solo virtuale: l'università di Tsinghua produce ogni anno nel settore
informatico un numero di brevetti superiore al MIT, Stanford, Princeton
ed Harvard messi insieme.
Un ultimo tratto distintivo dell'approccio cinese riguarda il tipo di
obiettivi. A differenza delle società statunitensi, che mobilitano
risorse per lo sviluppo di una tanto avveniristica quanto «astratta»
tipologia di intelligenza artificiale (General Artificial Intelligence)
che riproduce i meccanismi della mente umana, le imprese cinesi puntano
sul pragmatismo e la finalizzano all'esecuzione di funzioni specifiche
(Narrow Artificial Intelligence) soprattutto nei settori della
sorveglianza, della pubblica amministrazione, dell'educazione
scolastica, nell'industria high tech, come certificato dal gigantesco
complesso costruito da Xiaomi, che integrando l'intelligenza artificiale
nei processi produttivi completamente robotizzati, produce
un'autovettura elettrica ogni 76 secondi. Questa politica ha reso il
comparto cinese dell'intelligenza artificiale di gran lunga più
accessibile. È inquietante, però l'applicazione sperimentale dell'IA in
alcune scuole vicino a Shangai fra studenti delle scuole primarie (6-10
anni) dove caschetti con elettrodi vengono applicati agli alunni per
monitorare il livello di attenzione in relazione in discipline diverse
per orientare il loro futuro percorso scolastico.
Con la strategia adottata la Cina ha potuto dichiarare non solo di aver
azzerato la distanza con l'industria USA, ma anche di crescere più
velocemente sia per quanto riguarda l'IA che per i chip perché il
modello adottato consente maggiore innovazione pragmatica e aperta,
aggirando le politiche tariffarie statunitensi che strozzano il mercato.
Come ulteriore esempio, Kimi (Moonshot AI), azienda con appena 200
dipendenti e un investimento di appena 6 milioni di dollari, che si è
dimostrata capace di gestire progetti enormi e fornire prestazioni di
alto livello, e si va affermando come la IA più competitiva a fronte di
una diretta concorrente con 5.000 addetti che ha investito ben 100
milioni di dollari per ottenere un prodotto equivalente nelle prestazioni.
Per il futuro, la Cina ambisce a escludere completamente gli Stati Uniti
dalle sue catene di approvvigionamento, includendo non solo l'hardware,
ma anche software statunitense ed europeo di ogni tipo che dovrà essere
rimpiazzato completamente con controparti cinesi, in particolare nei
comparti critici della finanza, dell'energia e della pubblica
amministrazione.
Lo scoppio della bolla IA
Secondo l'opinione di alcuni accreditati analisti che hanno previsto già
lo scoppio della bolla del 2008, una nuova bolla si prepara e riguarda
l'IA, le sue conseguenze saranno devastanti a causa degli immensi
capitali investiti i cui rendimenti sono destinati a crollare. La
crescita vertiginosa della bolla dell'IA trova in questo contesto un
riscontro inquietante. L'incremento tendenziale degli interessi sulle
obbligazioni societarie emesse dalle imprese integrate nell'ecosistema
dell'intelligenza artificiale, unito all'aumento dei Credit Default Swap
sulle principali società operanti nel settore, segnala un crescente
nervosismo tra gli investitori istituzionali. Si guardi alle manovre sul
mercato azionario del fondo Thiel Macro (guidato da Peter Thiel,
cofondatore di PayPal e Palantir), che ha liquidato le azioni di Nvidia
e ridotto drasticamente l'esposizione rispetto a Tesla. Alex Karp e
Stephen Andrew Cohen di Palantir, invece, si sono liberati di decine di
milioni di dollari di azioni della loro stessa società. Operazioni
simili sono state compiute da Fidelity, T-Rowe Price, JpMorgan Chase,
SoftBank e Stanley Druckenmiller, speculatore di punta divenuto famoso
per l'attacco alla sterlina condotto nel 1992 quando lavorava con George
Soros e Michael Burry. Per costoro i profitti da capogiro realizzati
dalle società operanti nel comparto si fondano su «una delle frodi più
comuni dell'era moderna», ovvero la manipolazione artificiosa delle
tempistiche di ammortamento. Le aziende spalmano gli investimenti in
hardware su tempi di lunga durata, a fronte di una «vita» media dei chip
pari a circa due anni: «per giustificare gli attuali multipli di prezzo
in alcuni casi ormai sospesi nel vuoto servirebbero ricavi dieci volte
superiori a quelli generati oggi dall'intelligenza artificiale e
servirebbero in tempi rapidissimi, perché il ciclo di ammortamento di
data center e chip è brevissimo: te, forse cinque anni».
Tra le cause della possibile crisi viene indicata l'incertezza
geopolitica ed economica e un eccesso di liquidità che ha gonfiato il
valore degli asset molto oltre i fondamentali. La combinazione di
intelligenza artificiale, high frequency trading con gli algoritmi di
investimento che amplificano a dismisura le oscillazioni del mercato
creano e sovrabbondanza di liquidità, portando i listini su una
traiettoria molto pericolosa. Quanto sta avvenendo produrrà un'ulteriore
fase di verticalizzazione dei soggetti che operano e gestiscono il
mercato. Nessuno sa quando esploderà la bolla, ma alla fine succederà e
allora potrebbe scatenarsi una corsa agli sportelli bancari.
Le implicazioni sarebbero particolarmente pesanti per il consumo, la cui
crescita è già più debole rispetto a prima del crollo delle dot-com. Uno
choc di questa portata potrebbe ridurla di 3,5 punti percentuali,
traducendosi in un calo di due punti della crescita complessiva del Pil,
anche senza considerare il calo degli investimenti. Le ricadute globali
sarebbero altrettanto gravi.
A risentirne sarebbero anche gli investitori stranieri che potrebbero
subire perdite di ricchezza superiori a 15.000 miliardi di dollari, pari
a circa il 20% del Pil del resto del mondo, penalizzando i possessori di
titoli statunitensi e fra questi gli investitori istituzionali europei e
italiani. A titolo di confronto, il crollo delle dot-com ha causato
perdite per gli investitori esteri pari a circa 2.000 miliardi di
dollari, circa 4.000 miliardi di dollari in valuta attuale e meno del
10% del Pil del resto del mondo all'epoca della crisi del 2008. Questo
netto aumento degli spillover sottolinea invece quanto la domanda
globale sia vulnerabile agli shock provenienti dagli Stati Uniti».
Resta il fatto che quella relativa all'intelligenza artificiale è una
bolla 17 volte più grande di quella della New Economy e quattro volte
maggiore rispetto a quella dei mutui subprime da cui è scaturito il crac
del 2008.
Le dimensioni e la complessità della bolla dell'intelligenza artificiale
può far crollare l'economia globale per un decennio perciò bisognerebbe
predisporre un «paracadute pubblico» per gli investimenti colossali
effettuati da OpenAI in chip, data center e infrastrutture collegate, al
fine di mitigare i rischi finanziari derivanti dai rapidi cambiamenti
tecnologici. Il fatto è che OpenAI, così come Nvidia e altri giganti
dell'alta tecnologia, sono diventati troppo grandi per fallire (too big
to fail) al pari delle banche di Wall Street salvate nel 2008. In altre
parole l'intero listino azionario statunitense rischia la crisi e, a
ricasco, gran parte del sistema economico.
In altre parole la guerra in atto tra USA e Cina potrebbe essere vinta
senza combattere, secondo i migliori insegnamenti di Sun Zu, il quale
affermava che la migliore vittoria è quella ottenuta senza combattere.
Antonio Politi
https://www.ucadi.org/2026/09/06/ia-ovvero-la-caduta-degli-dei/
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