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(it) Italy, UCADI, #209 - Il PD e la politica estera (ca, de, en, pt, tr)[traduzione automatica]

Date Mon, 10 Aug 2026 07:26:32 +0300


Le posizioni del PD in politica estera nella prospettiva di una alleanza dei partiti di sinistra per le prossime elezioni politiche in Italia si presentano particolarmente deficitarie, malgrado tutti gli sforzi della Segretaria Schlein di innovare la linea del partito per renderla consonante ad un orientamento dignitoso almeno vicino agli interessi nazionali. A fronte delle posizioni assunte da Conte, volutamente vaghe per lasciare spazio a future possibilità di manovra, la linea condivisa dalla Segretaria Pd, è di assoluta aderenza alle posizioni atlantiste, riconducibili alle politiche dei democratici statunitensi, e questo perché il Pd, partito senz'anima e senza personalità, o come si sarebbe detto una volta, partito senza ideologia quanto meno di riferimento, ha fatto proprio il programma e l'ideologia neoliberista dei democratici statunitensi, completamente abbandonando qualsiasi residuo barlume di socialismo.
Questa scelta non è solo frutto di un disagio culturale o di una crisi profonda della visione strategica del partito, ma contiene elementi di una scelta tattica, dettata dalla necessità di accreditamento del partito presso la potenza egemone che esercita il controllo su un paese satellite, ininterrottamente, fin dalla fine della Seconda guerra mondiale. La Schlein, come tutti i suoi predecessori, sa che se desidera andare al governo deve preventivamente ottenere l'approvazione dell'ambasciatore statunitense e del governo degli Stati Uniti e quindi si profonde nella professione di un atlantismo che fornisca certezze al governo statunitense. Sa inoltre che il governo degli Stati Uniti si è assicurato il controllo di una frazione del partito. in grado di condizionarne la linea politica, costituita dalla cosiddetta ala riformista, della quale fanno parte un mixer tra succubi delle politiche neoliberiste, opportunisti che galleggiano all'interno di un mainstream servile pronto a prostituirsi ai potenti di turno e appartenenti a raggruppamenti lobbistici che fanno capo ai diversi think tank dagli Stati Uniti che orientano la politica estera del paese, i quali in qualsiasi momento possono scalare la direzione del partito, bloccando l'operato di chi lo dirige. Non è un caso che proprio per superare queste resistenze e rinnovare il partito è stato necessario ricorrere ad una non iscritta come segretaria.
Per i motivi suddetti la scelta della Schlein è stata quella di spostare nel Parlamento europeo la gran parte degli appartamenti all'ala riformista e a quel ceto politico compromesso del partito che si è prestato a quest'uso a cominciare da Gori, per procedere con la Gualmini, la Picierno, Arianna Media, le quali, volutamente ignorate per sminuirne il ruolo e vedendo ridursi la loro capacità di condizionamento hanno recentemente deciso di abbandonare il partito, mentre ci si augura che anche altri stiano "scaldando i motori", anche se ancora resistono al suo interno, perché sanno bene che non verrebbero ricandidati e perderebbero ogni utilità per i loro padroni.
Per sfuggire al condizionamento appena descritto la Segretaria del PD ha accettato di vincolare la propria posizione a quella del gruppo dei socialisti europei, ma questi sostengono la Commissione della Von der Stupid che costituisce il terminale europeo delle lobby statunitensi che lavorano alla frammentazione della Russia e vedono nella spartizione delle sue spoglie e nella costellazione di piccoli Stati che ne deriverebbe i luoghi ideali nei quali fare affari e rapinarne le risorse nel quadro di un nuovo colonialismo. L'odio anti russo, scientemente fomentato, serve a nascondere la convinzione che un territorio immenso e poco popolato si presta egregiamente ad essere sfruttato e costituisce una preda più facile di territori densamente popolati come l'Africa e l'Asia oppure il medio Oriente o l'America Latina. Questa spirazione contiene un errore concettuale perché non considera che la Russia possiede un arsenale missilistico e nucleare che utilizzerebbe se costretta, pur di non soccombere.
Una volta fatta questa scelta a nulla vale considerare che col tempo i documenti diplomatici rilasciati da diversi paesi sui pregressi confronti di politica internazionale, sulla conferenza di Minsk, sugli accordi sottoscritti abbiano inequivocabilmente dimostrato che la disponibilità agli accordi è stata scientemente violata dai paesi occidentali i quali intendevano, sottoscrivendo accordi, guadagnare il tempo necessario per armare l'Ucraina, come in effetti è stato fatto.

L'ancoraggio del PD all'Unione Europea

La narrazione dei cosiddetti difensori dei valori dell'Occidente che assume a difendere questi valori l'Ucraina non regge per ragioni evidenti se solo si guarda al contrasto tra i principi contenuti nei documenti fondanti dell'Unione europea e le politiche praticate dai nazionalisti ucraini. Uno dei cardini dei principi comunitari che sta alla base della convivenza pacifica dei popoli che ne fanno parte è costituito dal rispetto dei diritti delle minoranze: ebbene questi in Ucraina sono repressi al punto che il loro mancato rispetto è una delle cause principali del conflitto. Le leggi varate dal governo ucraino perseguono la minoranza russofona del paese, impediscono ai cittadini di etnia russa e a tutti coloro che lo desiderano di parlare la lingua russa, inibiscono l'uso del russo nelle scuole, perseguono con l'arresto perfino chi lo utilizza in pubblico; hanno disposto la rimozione dalle biblioteche dei libri in russo e organizzato roghi per disfarsene; hanno messo al bando scrittori, musicisti e poeti russi, cancellato la toponomastica, distrutto monumenti, vestigia culturali che si rifanno alla cultura russa; hanno perfino rimosso i santi di origine russa dal calendario e, non da ultimo, hanno provveduto alla costituzione di una Chiesa nazionale autocefala, mettendo al bando la Chiesa ortodossa Canonica, che storicamente è maggioritaria nel paese. Un'apposita legislazione repressiva è stata emanata per colpire qualsiasi altra confessione o associazione religiosa che non accetti la subordinazione alla Chiesa Autocefala Nazionale, divenuta culto di Stato, la quale beneficia di finanziamenti pubblici ed è entrata in possesso dei beni espropriati alle altre confessioni religiose.
Né la manomissione della memoria, della cultura e delle tradizioni ucraine si ferma a questo perché la storia viene, per legge, riscritta dall'attuale governo, esaltando quelle componenti nazionali che si richiamano al nazismo e al fascismo e alle quali va attribuita l'organizzazione dei pogrom che hanno avuto luogo durante i primi 50 anni di inizio del 900 e che hanno portato allo sterminio in Ucraina degli ebrei e zingari, delle popolazioni polacche ad opera delle milizie nazionaliste e nazisti c spadroneggiavano in quelle terre.
Non possiamo pensare che tutto questo sia ignoto alla Segretaria del Partito Democratico come non è ignoto a molti cittadini italiani che quindi non comprendono come possa essere compatibile con la linea politica del partito fornire un appoggio indiscriminato e senza condizioni al governo ucraino, tanto più che ciò avviene a totale detrimento degli interessi del popolo italiano che si vede privato di risorse destinate a foraggiare lo scontro bellico in atto e soprattutto ad alimentare la speculazione, le ruberie, il commercio di armi verso tutto il mondo, la corruzione della classe politica che gestisce il governo ucraino.
Invece di sposare la retorica di una Italia priva di difesa, a fronte della decisione di Trump di ritirare le truppe statunitensi dall'Europa o almeno parte di esse la Segretaria del Partito non vuole comprendere che conferirebbe maggiore chiarezza e credibilità alla linea politica del PD chiedere lo smantellamento e l'abbandono delle basi statunitensi in Italia, tanto più che queste, oltre ad essere strumento di condizionamento della vita politica italiana sono il luogo nel quale vengono stipate bombe atomiche non certamente destinate a difendere l'Italia ma piuttosto a costituire una proiezione del potere d'interdizione statunitense verso la Russia.
Questo atteggiamento, servile e prono, conferisce alla politica estera del partito mancanza di dignità e credibilità che fanno sorgere più di un dubbio sulle capacità effettivamente innovative di un governo di sinistra ed è una delle cause del persistente disinteresse dell'elettorato dal voto, nella convinzione evidente che nulla cambierebbe sostenendo un governo a guida PD o comunque del quale il partito fa parte con un ruolo rilevante.
Oggi che l'Italia è divenuta, con la fornitura di armi all'Ucraina, sempre più una retrovia del fronte, esponendo il paese ad una legittima ritorsione russa, le posizioni in politica estera del partito non possono che contribuire ad allontanare il sostegno dell'elettorato, anche considerando l'alto costo dell'aiuto all'Ucraina che sottrae risorse alle famiglie, alla sanità, alla scuola e ai servizi.
La dirigenza del Partito Democratico dovrebbe capire che il tempo delle ambiguità è finito e che non c'è spazio per rinviare ulteriormente una presa di coscienza responsabile sul posizionamento internazionale del paese. Da questa svolta deve e può iniziare l'assunzione di un nuovo ruolo sulla guerra in Medio Oriente e la credibilità della condanna del governo israeliano e della repressione dei palestinesi.

La Redazione

https://www.ucadi.org/2026/06/27/il-pd-e-la-politica-estera/
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