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(it) Italy, FAI, Umanita Nova #20-26 - Fragole e sangue. Padroni assassini (ca, de, en, pt, tr)[traduzione automatica]
Date
Wed, 5 Aug 2026 07:35:27 +0300
Il primo giugno ad Amendolara, paese dell'alta Calabria, si è consumata
una strage di immigrati: quattro giovani vite di braccianti sono state
arse vive dentro un'auto, per mano di altri immigrati che svolgevano la
loro sporca e infame funzione di caporalato. --- Si chiamavano Ullah
Ismat Qiemi, Safi Iayjad, Amin Fazal Khogjani e Waseem Khan. Lavoravano
nella raccolta delle fragole. --- La notizia, data l'efferatezza della
barbarie messa in atto, è subito salita, come si suol dire, all'onor di
cronaca ed ecco immediatamente venir fuori gli ipocriti piagnistei dei
pennivendoli di mestiere, nonché le ipocrite dichiarazioni dei
politicanti di maggioranza, di opposizione e dei cosiddetti bonzi
sindacali, tutti pronti a gridare e a scrivere "mai più", "basta stragi
di questa natura". Lacrime di coccodrillo.
Tutti sanno come non solo il territorio nord della Calabria, che va
dalla Sibaritide al Metapontino, ma anche altri territori del sud della
Calabria (ad es. la tendopoli di San Ferdinando), nonché altri territori
ancora, soprattutto dell'Italia meridionale, siano infestati dalla
sotto-mafia del cosiddetto caporalato. Una pratica, quest'ultima,
spregevole, infame, però non solo tollerata ma addirittura voluta e
protetta da una miriade di aziende che pensano in tal modo di tenere
meglio ricattati e soggiogati i lavoratori immigrati.
Tutti sanno come gli immigrati vengono ricattati e costretti a logiche
di super sfruttamento, a paghe da fame, a vivere e dormire in tuguri,
ammassati in dieci, quindici persone in uno spazio di pochissimi metri
quadri. Lo sanno i padroni, lo sa il governo, lo sa l'opposizione, lo
sanno i bonzi sindacali. Lo sanno ma fanno finta di non saperlo, fino a
quando la tragedia non scoppia.
Anzi, non solo le forze politiche istituzionali ma anche non pochi, fra
la cosiddetta gente comune, nello sproloquiare sulla sicurezza con
rigurgiti a sfondo razzista, sembra che si dilettino nell'indicare gli
immigrati come potenziale di delinquenza; c'è chi lo fa in maniera
blanda, sottovoce, con savoir faire e chi invece lo fa col megafono in
maniera brutale. Il governo, intanto, in cerca di consensi elettorali
vara leggi e leggi sempre più repressive, che però guarda caso non vanno
a colpire i padroni, il caporalato, bensì coloro che dissentono, coloro
che contro padroni e caporalato lottano.
Dal canto loro, l'opposizione istituzionale e i bonzi sindacali, invece,
pur sempre in cerca di consensi elettorali ma in opposta sponda,
manifestano a parole dissenso contro la logica autoritaria dei
governanti, ma intanto lasciano fare.
Insomma, mentre il teatrino istituzionale procede nella propria strada,
gli effetti nel mondo reale continuano a produrre la cancrena di sempre:
guerre fra poveri, sfruttamento fra le classi lavoratrici e guerre
imperialiste nel mondo, in senso lato.
Il 6 giugno, ad Amendolara, un corteo promosso dalla Cgil ha
attraversato le vie del paese confluendo in una piazza centrale. Un
corteo di alcune migliaia di lavoratori, provenienti soprattutto dalla
Calabria e altre regioni meridionali dell'Italia, per dire no al
caporalato, per dire no all'atto selvaggio perpetrato da due immigrati
caporali che ha tolto la vita a tre braccianti afgani e ad uno
pachistano. Quattro giovani vite barbaramente stroncate che per essere
considerate semplicemente vite umane hanno dovuto cessare di esistere,
altrimenti da vive, stando alle etichette che il linguaggio del potere
affibbia a tutti gli immigrati in senso spregiativo, di sicuro sarebbero
state considerate semplicemente vite di clandestini, di irregolari, di
potenziali delinquenti. Sarebbe ora che gli stati ed i governi con le
loro maggioranze e opposizioni, bonzi sindacali, tutti succubi dei
padroni, la smettessero con l'ipocrisia ed assumessero le proprie
responsabilità nell'aver costruito un mondo di oppressi ed oppressori,
di sfruttati e sfruttatori, un mondo in cui ogni giorno si hanno morti
sui luoghi di lavoro, un mondo di lavoratori sottopagati (e non solo tra
gli immigrati).
Ma considerato come ben ci sguazzano in questo loro sporco mondo, se
aspettiamo che lo facciano... il proverbio dice "campa cavallo che
l'erba cresce". Perciò, mai come oggi occorre far ripartire le lotte dal
basso nei luoghi di lavoro, nel territorio, nelle piazze. Lotte non
mediate da burocrazie sindacali o da chicchessia. Lotte di azione
diretta, autogestite ed autogestionarie. Lotte protese ad iniziare a
costruire, già nel qui ed ora, un nuovo mondo fondato sulla libertà. Un
mondo che la faccia finita con i padroni e gli stati, con l'oppressione
e le guerre.
D. Liguori
https://umanitanova.org/fragole-e-sangue-padroni-assassini/
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