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(it) Italy, UCADI, #209 - Cosa c'è di nuovo - Regno disunito: il trionfo dell'instabilità (ca, de, en, pt, tr)[traduzione automatica]
Date
Sat, 18 Jul 2026 09:23:07 +0300
Le dimissioni di Starmer certificano la profonda crisi della Gran
Bretagna che non si rassegna a prendere atto della fine del suo impero
e, desiderosa di ricostruire una propria area di sfruttamento coloniale,
aspira alla frammentazione dello Stato russo per fare del suo immenso
territori una costellazione di Repubbliche etniche, sufficientemente
deboli, per offrirsi allo sfruttamento dei paesi dell'Europa occidentale
e della Gran Bretagna, in particolare. Questo obiettivo fa parte
dell'immaginario della politica estera britannica (oggi condiviso
dall'intera classe dirigente dell'Unione Europea) ed è unitariamente
condiviso sia dai laburisti che dai conservatori, il che spiega la
perseveranza e la continuità con la quale viene perseguita; costituisce
la ragione profonda per la quale l'Inghilterra ha armato e sostenuto
l'Ucraina e ha fatto di tutto per provocare il conflitto con la Russia.
Storicamente le aggressioni della Gran Bretagna verso la Russia
risalgono al 1919 ed ebbero inizio proprio nei territori del Donbass.
Nel conseguire questo obiettivo, l'Inghilterra ha finito per esaurire le
proprie riserve economiche e indebolirsi, soprattutto dopo che la City
di Londra ha perso il controllo delle politiche della Federal Reserve.
Oggi il Regno Unito ha un'economia al collasso, una marina fatta di
carrette arrugginite, per le quali non si trovano equipaggi, mentre
l'unità stessa del Regno vacilla sotto la spinta dei regionalismi. La
crisi dell'apparato industriale, quella demografica, la composizione
multietnica di larga parte delle popolazioni del suo territorio,
alimentano lo stato di emergenza del Paese, del suo sistema di
formazione, delle strutture logistiche, scuotono e rendono problematico
il mantenimento dell'ordine pubblico. La conflittualità culturale ed
etnica tra i residenti è al limite di rottura. Solo o quasi, esempio di
efficienza, i suoi servizi segreti e gli apparati occulti dello Stato.
La crisi di Starmer costituisce l'ultimo stadio dell'avvicendamento di
ben 7 governi a partire dalla Brexit e di 4 dopo l'inizio della guerra
in Ucraina. Il dato di fatto è che l'economia del paese non è in grado
di sostenere lo sforzo bellico e che quindi a pagare le conseguenze
della congiuntura economica negativa e del deficit di bilancio è il
welfare, sempre più degradato, il tracollo del trasporto pubblico
privatizzato, la perdita di competitività del sistema paese,
l'impoverimento dei ceti e delle classi meno abienti.
La gloriosa classe operaia britannica, militarmente sconfitta
dall'azione congiunta di Thatcher e Blair, pensava di aver trovato in
Starmer il leader che potesse risollevare le sorti del paese, ma egli
non è stato capace di abbandonare la politica neo-imperialista
bipartisan dei governi britannici ed oggi ne paga le conseguenze con il
fallimento e le dimissioni, mentre si prepara a succedergli Burnham,
russofono e filo-sionista come tutto l'establishment britannico, che
promette la rinazionalizzazione dei trasporti e il rafforzamento del
welfare, e che ha annunciato che il suo primo viaggio da premier avverrà
in Israele.
Molto strano che Starmer non si sia dimesso del tutto, rimarrà in carica
per gli affari correnti per un tempo ancora non chiaro: niente
vieterebbe l'insediamento immediato di Burnham a Downing Street. Forse,
lo Stato profondo ha bisogno di tempo per istruire il nuovo primo
ministro ed evitare che devii dal corso previsto di un riarmo forzato, e
gli consenta di preparare gli inglesi all'introduzione di una carta
d'identità elettronica (leggi controllo sociale con la scusa di tenere
lontani i minorenni dai social). Sarà interessante verificare a breve se
sarà il dimissionario Starmer a firmare l'aumento di spese per la
difesa: ottima scusa per non lasciare la patata bollente al successore,
oppure decisione presa ora per evitare rischi futuri.
In ogni caso, la Gran Bretagna non sembra avere alternative, e le scelte
che vengono fatte non eviteranno la conseguente crescita delle forze più
reazionarie, a partire da Reform, il partito di Farage e forse
includendo i suoi epigoni più radicali come i neonazisti di Restore
Britain guidati da Rupert Lowe, i quali porteranno con loro la crescita
dello scontro razziale. Ma non è forse questo ciò che preparava Starmer
condividendo e alimentando le politiche di deportazione dei migranti,
stabilmente residenti nel paese, insieme al respingimento dei nuovi
migranti e dei clandestini?
Il nostro augurio e auspicio è che il nuovo premier acceleri il processo
che trasformerà il paese in un regno disunito.
https://www.ucadi.org/2026/06/27/cosa-ce-di-nuovo-regno-disunito-il-trionfo-dellinstabilita/
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A - I n f o s Notiziario Fatto Dagli Anarchici
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