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(it) Italy, FAI, Umanita Nova #13-26 - HUB: territori in lotta. Bollettino di inchiesta sulla logistica di guerra (ca, de, en, pt, tr)[traduzione automatica]
Date
Sun, 24 May 2026 08:15:49 +0300
Di fronte ad un aumento delle disuguaglianze e del malcontento sociale,
i poteri politici ed economici rispondono con la forza, attraverso
l'aumento delle spese militari e un rafforzamento della logistica di
guerra. Anche il governo italiano non è da meno, con le sue 43 missioni
militari all'estero, il continuo incremento della spesa in armamenti,
un'industria bellica - come per esempio Leonardo - che fa profitti
miliardari, e le basi militari sparse in tutto il territorio. Industria,
logistica, missioni e basi militari coinvolte nelle varie situazioni di
guerra sparse per il mondo, dall'Ucraina a Gaza, dal Libano all'Iran,
fino alle missioni militari e agli aiuti verso alcuni paesi del Golfo.
A tutto questo si oppongono i movimenti antimilitaristi, tutte quelle
forze sociali e sindacali che nei vari luoghi e città si organizzano per
contrastare questa avanzata militarista con la quale i governi vogliono
schiacciare e asservire territori e persone.
Tra Toscana e Liguria i movimenti e le realtà impegnate in questa lotta
hanno dato vita ad "HUB", un bollettino digitale e cartaceo - aperiodico
- dove trovare analisi e approfondimenti su come funziona il complesso
militare-industriale in cui siamo immersi, con il fine di creare
capacità operative e organizzative per bloccarlo e smantellarlo. L'idea
nasce dall'assemblea del campeggio No Base del 5-6-7 settembre 2025,
grazie al confronto di lavorator*, movimenti, abitanti di Livorno, Pisa,
Carrara, La Spezia e Firenze. Al primo numero hanno contribuito il
Movimento No Base, il Coordinamento antimilitarista di Livorno,
Riconvertiamo Seafuture di La Spezia, il Coordinamento antimilitarista
di Carrara, il collettivo Ferrovier* contro la guerra, i Ferrovieri in
lotta con il sindacato USB, il GAP (Gruppo Autonomo Portuali) di
Livorno, Scrivania autogestita di informazione di Livorno.
Camp Darby, Cisam e nuova base
Il primo approfondimento riguarda l'hub militare di Pisa-Livorno e si
apre con Camp Darby, il più grande deposito militare statunitense
situato al di fuori degli Stati Uniti. Qui viene stoccato e smistato
materiale bellico in Europa, rifornendo nell'area africana,
mediorientale e mediterranea le forze aeree e terrestri statunitensi. Un
enorme deposito che rappresenta anche un obiettivo strategico in caso di
guerra e un motivo di grave e costante pericolo per la popolazione che
vive nella zona.
La vicinanza di Camp Darby con l'autostrada, la ferrovia e il canale dei
Navicelli, gli permette di collegarsi con il porto di Livorno e
l'aeroporto militare di Pisa. Quest'ultimo è sede della 46° brigata
aerea dell'Aeronautica Militare, e ha compiti di trasporto tattico, di
materiali e di equipaggiamenti. Ha inoltre ricevuto circa 43 milioni di
euro da parte del Ministero della Difesa per la costruzione di un hangar
per la manutenzione di velivoli strategici.
Vicino a Camp Darby, all'interno dell'area Cisam (Centro Interforze
Studi per le Applicazioni Militari), un centro di ricerca della Marina
Militare, con lo stanziamento di 520 milioni di euro si prevede la
costruzione di una base militare che dovrebbe ospitare i reparti
paracadutisti Tuscania e del Gruppo di Intervento Speciale (GIS), che
sono delle forze speciali dei Carabinieri. Parte di questi soldi sono
previsti anche per la costruzione di un autodromo e di un poligono di
tiro nel territorio di Pontedera. Oltre che un problema di
militarizzazione di un territorio e di contrasto ad una politica
guerrafondaia, la lotta contro la base assume in questo contesto anche
un carattere ecologista, visto che la base verrebbe costruita nella zona
di San Piero a Grado, all'interno del parco naturale di San Rossore.
Inoltre, all'interno del Cisam è presente un reattore nucleare di cui è
stata proposta la riattivazione. Per lottare contro tutto questo nel
2022 a Coltano (dove inizialmente era prevista la costruzione della
base) nasceva il Movimento No Base.
La Spezia
Per quanto riguarda l'hub militare di La Spezia, qui la militarizzazione
del territorio risale a quasi due secoli fa, con la costruzione, nel
1869, dell'Arsenale della Marina militare, in un'area che si estende su
900.000 m2, 1.400.000 m2 di acque interne, 12km di strade all'interno
della città e 6,5 km di banchine. Nemmeno il pretesto occupazionale ha
funzionato, visto il calo, nel tempo, dai 12.000 lavorator* ai meno dei
300 attuali.
A questo si è accompagnato lo scempio ambientale. L'Arsenale infatti,
oltre alla perdita e distruzione di importanti reperti storici e
archeologici, ha contribuito alla creazione di un muro tra la città e il
mare, rendendone impossibile alla popolazione l'accesso, come denunciato
anche dal comitato Murati Vivi di Marola. Poi c'è la questione della
discarica "Campo di ferro", contenente rifiuti tossici, con il rischio
persistente di infiltrazioni nel terreno, nonostante ad oggi una parte
di rifiuti sia stata rimossa, e il transito costante di carichi
radioattivi e di unità a propulsione nucleare della NATO.
A tutto questo si aggiungono ulteriori iniziative militari, come il
progetto Basi Blu di adeguamento delle strutture portuali militari agli
standard NATO (oltre 350 milioni di euro), o l'ampliamento del Sea
Terminal POL NATO, la pipeline che, immettendosi nel North Italian
Pipeline System, rifornisce i reparti di volo delle Forze Armate, dei
Corpi Armati dello Stato, le Forze Armate USA nonché i Reparti della
NATO (vedi specifico articolo del Coordinamento antimilitarista di
Carrara su U.N. n.4/2026).
Il bollettino "HUB" censisce anche ulteriori realtà militari presenti
nel territorio spezzino: il Forte della Castellana, il Centro Logistico
di Supporto Aerale dell'Aeronautica Militare, il poligono di tiro
sperimentale Balipedio Cottrau, il Comando Raggruppamento Subacquei e
Incursori "Teseo Tesei" (CONSUBIN), il Polo Nazionale della Subacquea,
l'area del Comando Marina Nord ed infine due polveriere utilizzate da
MDBA come struttura di supporto per l'immagazzinamento e la produzione
di missili.
Proprio per contrastare tutto questo a La Spezia, tra maggio e settembre
del 2025, ci sono state due importanti manifestazioni, l'ultima delle
quali espressamente rivolta contro Seafuture, la fiera bellica del
settore marittimo, di cui U.N. ha diffusamente trattato.
Da rilevare, ovviamente, anche l'ingente traffico d'armi che attraversa
il porto di La Spezia, traffico che dal 2019 si cerca di tenere sotto
traccia attraverso la sostituzione del codice statistico "armi e
munizioni" con il generico "altri prodotti di metallo".
Porto di Livorno
La questione porti è diventata assai importante grazie alle lotte, gli
scioperi e i blocchi che ci sono stati per fermare il traffico di armi e
contro le politiche guerrafondaie dei governi - soprattutto nell'autunno
del 2025 - e ci rimanda alla parte dell'opuscolo che si occupa di
infrastrutture militari, quindi porti, eliporti e ferrovie.
Il porto di Livorno è tra i primi cinque in Italia, sia per traffico di
merci sia in termini di Teu e passeggeri, ed è uno scalo polivalente e
multipurpose. Marter Neri, Lorenzini, TDT (Terminal Darsena Toscana),
SDT (Sintermar Darsena Toscana), Moby e LTM sono i principali
terminalisti presenti all'interno dello scalo, coinvolti anche nella
movimentazione di carichi militari e nel commercio con Israele. Questo
coinvolgimento è stato la scintilla che ha innescato le varie lotte e
blocchi, portate avanti da* lavorator* portuali organizzati nel GAP
(Gruppo Autonomi Portuali): una mobilitazione importante che il
bollettino "HUB" non manca di citare. Il momento più alto si è avuto
durante gli scioperi tra settembre e ottobre del 2025, con la formazione
di un presidio permanente iniziato nella giornata dello sciopero del 22
settembre e finalizzato a bloccare la nave cargo statunitense SLNC
Severn, che svolgeva trasporti di tipo militare, soprattutto verso basi
USA, e che aveva trasportato in Israele caterpillar utilizzati contro la
popolazione palestinese. Portuali e solidali sono riusciti a impedire
l'attracco della nave e nei giorni successivi il presidio, spostatosi al
varco Zara, è riuscito a bloccare l'attracco anche della nave Zim
Virginia, creando concrete occasioni di solidarietà e sostegno
all'azione della Global Sumud Flotilla che proprio in quei giorni stava
attraversando una fase drammatica. Tramite le partecipatissime assemblee
quotidiane, il presidio è stato un'importante occasione di confronto e
partecipazione dal basso, rendendo possibile l'imponente partecipazione
alla manifestazione dello sciopero del 3 ottobre. Un'esperienza che
sicuramente nel territorio (e non solo) ha lasciato un segno.
Sarzana
Il bollettino "HUB" si occupa anche della militarizzazione del
territorio di Sarzana. Qui abbiamo l'eliporto Maristaeli di Luni,
costruito nel settembre del 1967, operativo dal 1969 con la costituzione
del Quinto Gruppo Elicotteri, a cui si è aggiunto, nel 1971, anche il
Primo Gruppo Elicotteri trasferito da Catania. La base è dotata di una
pista lunga mille metri e di un piazzale elicotteri, ed è divisa in due
aree: una operativa e una logistica di supporto. Inoltre, è sede del
centro addestramento ammaraggio forzato, del centro sperimentale
aeromarittimo e del centro simulazione di missione per elicotteri. Tra
gli interventi bellici dei reparti ospitati nella stazione militare ci
sono quelli in Golfo Persico, Somalia, ex Jugoslavia, Albania, Libano e
Afghanistan. Il previsto ampliamento di un nuovo Centro addestrativo per
piloti di elicotteri da guerra sarà realizzato dall'azienda israeliana
Elbit System, leader del complesso militare-industriale di Israele, a
cui si aggiungono Leonardo e una derivazione di Elbit System con sede
legale in Italia.
Ferrovie militarizzate
Molto importante anche la parte riservata dal bollettino "HUB" alla
mobilità militare ferroviaria, con il piano europeo dedicato alla
military mobility e lo sviluppo duale civile-militare delle
infrastrutture normalmente utilizzate per il trasporto civile. Una
questione di cui Umanità Nova si è occupata molto nel periodo recente,
anche in concomitanza con la settimana di lotta contro la logistica
militare ferroviaria lanciata dalla Assemblea Antimilitarista. Una lotta
che unisce l'aspetto antimilitarista con la sicurezza, poiché, come
spesso è stato ricordato, militarizzare la rete ferroviaria comporta un
forte rischio per i viaggiatori e per la popolazione che abita in
prossimità di zone ferroviarie.
Il bollettino illustra bene le direttrici italiane della rete TEN-T
(Trans-European Networks Transport), nata per scopi di trasporto civile
ma piegata all'utilizzo del trasporto militare, il tutto rafforzato
anche dall'accordo tra Leonardo e RFI (Rete Ferroviaria Italiana). Un
processo di riconversione militare del trasporto su rotaia che ha
portato alla formazione del collettivo Ferrovier* Contro la Guerra.
Nella zona tra Pisa e Livorno il Collettivo, attivo sul territorio
nazionale, si è raccordato con il Coordinamento Antimilitarista
Livornese dando vita a significative iniziative, denunciando l'effettivo
scopo dei lavori nella tratta Pisa - Livorno, finalizzati a incrementare
il trasporto di armi, esplosivi e munizioni tra la stazione di Tombolo,
il Canale Navicelli e Camp Darby, ma anche l'ampliamento a scopo bellico
del binario 4 della stazione di Pontedera, a 20 km da Pisa. Iniziative
vi sono state anche contro i lavori ferroviari militari allo scalo merci
di La Spezia Marittima (costo 9.274.599 euro), come pure sono stati
denunciati gli interventi militari allo scalo di Genova Sampierdarena -
Parco Fuori Muro (28.774.201,50 di euro).
Controinformazione e coordinamento delle lotte antimilitariste
Quella di "HUB" dunque è una trattazione puntuale della militarizzazione
di una parte significativa del territorio toscano e ligure. Lo scopo è
quello di creare conoscenza, approfondimenti, sinergie fra i vari
territori e le varie realtà che lottano contro la guerra e e i suoi
ingranaggi; mettere insieme le varie esperienze maturate da movimenti,
sindacati, realtà politiche e sociali che si battono contro le basi, le
produzioni di morte, la logistica di guerra per poter così meglio
coordinare le lotte ad un livello più allargato ed ampio.
Per fermare i governi e le loro guerre solo l'azione diretta può essere
efficace, e per poterla condurre al meglio c'è bisogno di organizzazione
dal basso, a partire dai luoghi in cui viviamo, dove lavoriamo, dove
studiamo e dove si trovano produzioni di morte, basi militari e
propaganda militarista.
Coordiniamo le lotte, costruiamo insieme un mondo senza eserciti e senza
frontiere.
Marco Bianchi
https://umanitanova.org/hub-territori-in-lotta-bollettino-di-inchiesta-sulla-logistica-di-guerra
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