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(it) Italy, FAI, Umanita Nova #12-26 - Tra lamiere e cartone. Torretta Antonacci: morire di fango e di abbandono (ca, de, en, pt, tr)[traduzione automatica]
Date
Fri, 22 May 2026 08:13:15 +0300
A Torretta Antonacci, nelle campagne di San Severo, si continua a
morire. Non per fatalità, non per caso, ma dentro un sistema che da anni
produce sfruttamento, precarietà abbandono. Alagie Singath aveva
compiuto 29 anni il 2 aprile. Da cinque anni viveva nella baraccopoli di
Torretta Antonacci. Cinque anni passati a lavorare nei campi del
foggiano e ad aspettare un permesso di soggiorno che non arrivava.
Cinque anni trascorsi tra lamiere e cartone, in condizioni che nessuna
società che si definisca civile dovrebbe accettare. Lo hanno trovato
impiccato nella sua baracca. Un suicidio, si dice. Ma è difficile
parlare di scelta individuale quando una vita è sospesa per anni tra
lavoro sfruttato, diritti negati e assenza totale di prospettive.
La sua morte arriva in un contesto già segnato dalla violenza e
dall'abbandono. Solo due settimane prima, nello stesso ghetto, un uomo
era stato ucciso a colpi di martello durante una disputa. Poi è arrivato
il maltempo: piogge intense hanno trasformato l'area in una distesa di
fango, sommergendo le baracche e rendendo impraticabile l'unica strada
di accesso. Centinaia di persone sono rimaste isolate, senza soccorsi,
senza vie di fuga.
Non sappiamo se esista un legame diretto tra l'alluvione e il gesto di
Alagie. Ma sappiamo che il contesto è lo stesso: un'esistenza fragile,
esposta a tutto, dove basta poco perché la situazione precipiti.
Negli stessi giorni, nelle campagne di Manfredonia, un giovane
bracciante è rimasto intrappolato nella sua auto durante la piena del
fiume Cervaro. È stato salvato dai carabinieri. Una storia a lieto fine,
che però dice molto: per salvarsi bisogna essere visti, intercettati,
soccorsi. Nei ghetti, questo accade raramente.
A Torretta Antonacci nulla di tutto questo è nuovo. Le condizioni di
vita sono note da anni. Si parla da tempo di fondi stanziati per il
superamento degli insediamenti informali, mai realmente utilizzati. Si
susseguono denunce, promesse, tavoli tecnici. Ma le baracche restano, e
con esse la precarietà.
Non siamo di fronte a un'emergenza, ma a un modello. Un sistema agricolo
che si regge su manodopera migrante, flessibile e ricattabile. Un
sistema che scarica sui lavoratori i costi della vita: la casa, la
sicurezza, la salute. Un sistema che ha bisogno di invisibilità per
funzionare.
In questo quadro, la precarietà giuridica è decisiva. Senza documenti
non c'è accesso al lavoro regolare. Senza residenza non ci sono servizi,
sanità, diritti. La vita resta sospesa, sempre sul punto di cadere.
Quando si muore di freddo in inverno, o nel fango durante una piena, o
nella solitudine di una baracca, non si tratta di eventi separati. Sono
espressioni diverse dello stesso meccanismo.
A Torretta Antonacci il fango si asciugherà. Le baracche verranno
ricostruite. I braccianti torneranno nei campi. E tutto continuerà come
prima.
La domanda non è cosa è successo. La domanda è perché continuiamo ad
accettarlo.
Totò Caggese
https://umanitanova.org/tra-lamiere-e-cartone-torretta-antonacci-morire-di-fango-e-di-abbandono/
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