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(it) Italy, FAI, Umanita Nova #10-26 - Tra frana e Muos: liberare i territori! Niscemi dopo due mesi e dopo un'altra guerra (ca, de, en, pt, tr)[traduzione automatica]
Date
Tue, 28 Apr 2026 08:13:00 +0300
A Niscemi "il rischio per la frana nel suo complesso rimane elevato e il
fenomeno è destinato a evolvere ulteriormente": questo è il quadro
complessivo delineato dai sopralluoghi e dai dati satellitari. La frana,
in particolare la sua scarpata principale che costeggia il paese, è
suscettibile di evoluzione. Confrontando la frana del 1997 e dell'evento
del 1790, è possibile un'ulteriore evoluzione del fenomeno franoso e
l'arretramento del ciglio della scarpata per diverse decine di metri,
soprattutto in caso di nuove piogge significative. L'evoluzione potrebbe
coinvolgere altri fabbricati e compromettere ulteriormente in modo
permanente la viabilità strategica.
Il fenomeno iniziato lo scorso gennaio fa parte di una stabilità di
lungo periodo, caratterizzato da movimenti di eccezionale entità. Nel
1997 si era riattivato un corpo di frana profondo che è il precedente
diretto della frana del 26 gennaio scorso. Gli eventi di gennaio 2026
hanno provocato un fronte franoso di quasi cinque chilometri lungo il
margine del paese, con un volume di 80 milioni di metri cubi di
materiale. Quindi una frana eccezionale, che nella sua fase acuta ha
provocato uno scivolamento che è durato una intera giornata, con una
velocità di un metro all'ora.
Hanno giocato un ruolo fondamentale i processi erosivi alla base della
collina di Niscemi, determinati dall'acqua che scende dal paese
incanalandosi nel torrente sottostante, il tutto unito al contrasto fra
le sabbie e le argille.
In modo rapido bisognerebbe riorganizzare la rete fognaria e
l'acquedotto, realizzare pozzi per estrarre acqua dalle falde
sotterranee, costruire gallerie drenanti, sistemare le reti idrauliche
torrentizie, effettuare interventi di ingegneria naturalistica. Questo
il minimo necessario per il contenimento e la stabilizzazione della
frana e la messa in sicurezza del versante.
Attualmente nulla si sta muovendo in tal senso e nessuna sicurezza è
stata data alle centinaia di niscemesi costretti ad abbandonare le
proprie abitazioni, né alle decine di esercenti che hanno dovuto
chiudere le loro attività lavorative. Drammatica rimane la condizione
dei coltivatori che hanno avuto la devastazione degli appezzamenti
agricoli colpiti dal fenomeno franoso e che di conseguenza hanno perso
sia il raccolto stagionale che il podere.
Mentre a più di due mesi dall'inizio del fenomeno il movimento franoso
non si è ancora fermato, mentre con le ferite ancora aperte e
sanguinanti si piangono le conseguenze del disastro, Niscemi si ritrova
improvvisamente ad essere anche obiettivo militare sensibile per via del
criminale attacco di Stati Uniti d'America e Israele all'Iran.
A sud-est, a pochi chilometri dal centro abitato di Niscemi si estende
non solo un bosco, ma un vero e proprio monumento naturale: la Riserva
Naturale Orientata della Sughereta. È l'ultimo grande relitto delle
antiche e maestose foreste di querce da sughero (Quercus suber) che un
tempo ammantavano la Sicilia centro-meridionale. Il suo straordinario
valore è riconosciuto a livello europeo come sito di interesse
comunitario. A otto chilometri di distanza dalla frana, all'interno
della Riserva Sughereta di Niscemi è stata costruita la base MUOS
statunitense. Adesso anche il MUOS rischia di franare. Il fenomeno
franoso che interessa il MUOS è indipendente da quello che ha
interessato il paese di Niscemi, anche se geologicamente simile. Il
crollo del MUOS sarebbe una bella notizia. Se non fosse che il
cambiamento minimo della traiettoria di quelle parabole diventerebbe un
grave problema per l'incolumità umana e non umana. Se per ipotesi le
parabole improvvisamente perdessero stabilità e di conseguenza il fascio
elettromagnetico, diretto solitamente ai satelliti, finisse sul centro
abitato o sulla attigua riserva della Sughereta non si sa con precisione
che danni potrebbero esserci per la salute.
Da almeno tre anni smottamenti di terreno interessano le parabole nord
americane del MUOS, che garantiscono la comunicazione a tutte le forze
armate degli Stati Uniti sparse nel mondo (comprese quelle impegnate in
Iran). Gli stessi nord americani hanno presentato una corposa
documentazione alla Regione Sicilia descrivendo che attorno alla base
MUOS c'è la presenza di movimenti franosi, illustrando le cause e le
possibili soluzioni, per mettere in atto gli interventi necessari di
consolidamento dell'area. I documenti forniti dai nord americani
descrivono come la situazione sia già grave. Sia nella zona delle tre
parabole del MUOS sul versante meridionale della base, che nell'area
dove sorgono le altre antenne preesistenti. Nella relazione è
evidenziato che "nell'area delle antenne uno dei plinti di calcestruzzo
è franato congiuntamente al terreno, con conseguente perdita di
funzionalità e, parzialmente, delle condizioni che assicurano la
stabilità dell'antenna e la sicurezza nell'area"; per il "piazzale del
MUOS sono stati rilevati dei franamenti del terreno sottostante al
sedime del piazzale, con conseguente dislocamento e perdita di
funzionalità di vari cordoli che supportano la recinzione interna
dell'area". Una delle cause è "l'erosione accelerata prodotta
dall'azione delle acque pluviali selvagge, che favorisce la formazione
di dissesti localizzati ed il conseguente arretramento delle testate.
Questi dissesti provocano pericolose forme di scalzamento al piede del
versante, causando la formazione di falesie in corrispondenza degli
affioramenti sabbioso-calcarenitici".
Per questi motivi il governo degli Stati Uniti aveva chiesto il supporto
alla Difesa italiana che a sua volta si era rivolta all'Ispra. L'ufficio
lavori pubblici di Sigonella, da cui dipende la base di Niscemi, il 23
aprile 2025 ha presentato la richiesta di Valutazione d'Incidenza
Ambientale alla Regione; a luglio viene investita la Commissione tecnico
scientifica, che nel giro di due mesi acquisisce tutte le autorizzazioni
necessarie e rilascia parere positivo. Il 15 settembre l'assessora al
Territorio Giusi Savarino dichiara chiuso favorevolmente il procedimento.
Quindi per il consolidamento della base militare di un Paese straniero
la macchina burocratico/amministrativa si è mossa con grande celerità e
nel giro di pochi mesi ha approvato gli interventi di salvaguardia. Cosa
ben diversa per la messa in sicurezza delle opere civili e delle
abitazioni dei cittadini che non hanno visto nessun intervento da quasi
trent'anni.
Protezione Civile e Regione Siciliana penseranno adesso alla sicurezza
delle persone, o si darà precedenza al consolidamento della base di
guerra nord americana?
Appare evidente l'incompatibilità radicale tra la fragilità geologica e
idrogeologica del territorio, il valore ambientale dell'area e la
presenza di un'infrastruttura militare delle dimensioni del MUOS.
La presenza del MUOS a Niscemi, in un momento di acuta crisi bellica fra
USA e IRAN, aumenta ulteriormente i pericoli per la popolazione. Da
questo territorio passano quotidianamente le comunicazioni che
sostengono le guerre degli Stati Uniti.
Niscemi, come qualsiasi territorio che ospita infrastrutture militari
strategiche, diventa automaticamente un potenziale bersaglio nei conflitti.
Il territoro siciliano è segnato dalle basi militari italiane, Nato e
USA: Trapani-Birgi base aerea e prossima sede per l'addestramento per
gli F35, Pantelleria (Tp) base aerea, Augusta (Sr) e Messina basi
navali, Sigonella (CT) base aeronavale, Niscemi MUOS.
Dai cieli siciliani, dal 28 febbraio, si alzano in volo droni spia
Triton, aerei da guerra come il P8 Poseidon decollati da Sigonella per
arrivare sul Golfo Persico. I Triton sono droni spia escogitati per
identificare gli obiettivi e che mandano segnali in tempo reale ad altri
aerei per coordinare gli attacchi e i bombardamenti di precisione. Il P8
Poseidon è un aereo armato che porta missili anti nave e siluri. Tutto
questo in violazione palese dei trattati Italia USA. La guerra
tecnologica moderna vede coinvolto il MUOS di Niscemi, che coordina, a
distanza, i bombardamenti sull'Iran che partono da piattaforme militari
anche lontane dall'Italia. Le basi statunitensi sul territorio siciliano
sono attualmente coinvolte in modo diretto nella guerra con l'Iran.
Sabato 14 e domenica 15 marzo ci sono state mobilitazioni
antimilitariste contro l'uso delle basi di Birgi e di Sigonella. Sabato
28 marzo una grande mobilitazione a Niscemi chiede a gran voce la
chiusura della base USA MUOS e l'attivazione degli interventi necessari
contro la frana che ha colpito il paese.
La mobilitazione del 28 marzo a Niscemi non interessa solo una città o
una base militare. Riguarda una questione molto più ampia: la
restituzione dei territori alla sovranità popolare e la liberazione dei
luoghi dalla militarizzazione permanente. Niscemi, Sigonella, la Sicilia
e l'Italia non possono essere piattaforme di guerra nel Mediterraneo.
I nostri territori devono tornare alle comunità che li abitano e non
devono essere trasformati in nodi operativi di conflitti fra stati
imperialisti. Le risorse economiche devono essere spese per la messa in
sicurezza del territorio e per sostenere la popolazione colpita dal
disastro ambientale.
Renato Franzitta
https://umanitanova.org/tra-frana-e-muos-liberare-i-territori-niscemi-dopo-due-mesi-e-dopo-unaltra-guerra/
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