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(it) Italy, FDCA, Cantiere #42 - Un'anarchica americana Di Stefania Baschieri (ca, de, en, fr, pt, tr)[traduzione automatica]

Date Mon, 13 Apr 2026 07:31:59 +0300


Voltairine de Clerye (1866-1912) rappresenta una delle figure più originali e al tempo stesso meno studiate dell'anarchismo statunitense di fine Ottocento. La sua opera, che attraversa poesia, saggistica politica e interventi pubblici, costituisce un contributo significativo alla storia del pensiero libertario e alla genealogia del femminismo radicale. ---- Pur non avendo raggiunto la notorietà di contemporanee come Emma Goldman, de Cleyre sviluppò una riflessione teorica di notevole coerenza e profondità, frutto anche dell'influenza di Kropotkin, Bakunin e Proudhon, che la portò a enfatizzare l'azione diretta, la solidarietà e, soprattutto, l'opposizione al capitalismo, causa di povertà e sfruttamento.
La sua biografia intellettuale è segnata da una costante tensione tra disciplina e ribellione. Cresciuta in un ambiente povero ma permeato dal libero pensiero (suo padre era un fervente ammiratore di Voltaire, e da qui il suo nome), ricevette, contraddittoriamente, una educazione cattolica che però contribuì a consolidare la sua avversione verso ogni forma di autorità religiosa.
L'evento che segnò la sua svolta politica fu il processo per la rivolta di Haymarket (1886), che ella interpretò come manifestazione esemplare della violenza strutturale dello Stato nei confronti dei movimenti operai. Da quel momento la sua adesione all'anarchismo divenne progressivamente più articolata e consapevole.
Uno degli aspetti più significativi del pensiero di de Clerye è la sua adesione al cosiddetto "anarchismo senza aggettivi", espressione con cui si intendeva superare le divisioni all'interno del movimento anarchico - individualismo, mutualismo, collettivismo, comunismo libertario - considerate da lei sterili e controproducenti. L'anarchismo, nella sua prospettiva, non è un modello economico prefissato, bensì un principio etico fondato sul rifiuto di ogni forma di autorità coercitiva.
Sebbene de Cleyre non si definisse esplicitamente femminista, la sua analisi delle strutture patriarcali e il suo rifiuto dei ruoli di genere, che lei considera come prodotti della società e non della natura, costituiscono un contributo rilevante alla storia del pensiero femminista. La sua critica del matrimonio come istituzione giuridica ed economica funzionale al controllo del corpo e del lavoro femminile anticipa temi centrali del femminismo radicale del secondo Novecento. Nel saggio La schiavitù sessuale (pubblicato in Un'anarchica americana, elèuthera, 2017) denuncia il matrimonio come schiavitù sessuale legalizzata e la doppia oppressione delle donne da parte dello Stato e degli uomini. Rifiuta fermamente anche il suffragismo borghese: la libertà delle donne non passa per il voto, ma per la distruzione totale di Stato, capitale e patriarcato. Al riguardo rimane celebre una sua frase: «Volete il voto? A che vi servirà votare leggi fatte da uomini che vi considerano bestiame da riproduzione?».
De Clerye individua tre dimensioni fondamentali dell'emancipazione femminile:
* autonomia economica, condizione necessaria per sottrarsi alla dipendenza materiale del marito;
* autodeterminazione sessuale, intesa come diritto a disporre del proprio corpo al di fuori di vincoli religiosi o normativi;
* educazione, concepita come strumento di emancipazione intellettuale e politica; questa convinzione l'ha resa una sostenitrice della Scuola Moderna di Francisco Ferrer.
La sua riflessione sulla violenza maschile, sulla colpevolizzazione delle vittime e sull'impunità sociale della violenza praticata contro le donne, costituisce un elemento di notevole modernità e di grande potenza rivoluzionaria, soprattutto se collocato nel contesto culturale dell'epoca. Ma possiamo aggiungere che la sua visione del matrimonio come stupro anticipa dibattiti contemporanei sul consenso e la violenza domestica.
La vita di de Clerye fu segnata da difficoltà materiali, problemi di salute e, non ultimo, un tentato omicidio che la lasciò molto debilitata. Nonostante ciò ella mantenne un impegno costante nell'attività educativa, a cui dava una grandissima importanza, e nella produzione teorica. Anche il suo rifiuto di denunciare colui che aveva tentato di ucciderla, coerentemente con la sua opposizione ai meccanismi punitivi dello Stato, costituisce un esempio emblematico della sua coerenza etica.
Oggi il pensiero di Voltairine de Cleyre risuona in molte correnti del femminismo contemporaneo: dal femminismo intersezionale ai movimenti queer, dalla critica delle istituzioni familiari alle pratiche educative antiautoritarie. La sua idea che la libertà non possa essere concessa dall'alto, ma costruita dal basso, è diventata un principio cardine di molti movimenti sociali più radicali.

Per finire si può affermare che Voltairine de Clerye non è stata certamente una rivoluzionaria di piazza, né un'icona popolare. È stata forse qualcosa di più raro: una pensatrice che ha saputo unire rigore morale e immaginazione politica, senza mai cedere al dogmatismo; una visionaria le cui idee continuano a sfidare le strutture di potere a più di un secolo dalla sua morte. La sua voce continua a ricordarci che la libertà non è un evento, ma un processo da costruire con un lavoro e una pratica coerente e quotidiana.

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