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(it) Italy, FAI, Umanita Nova #6-26 - Oltre lo specismo. Il cammino verso la liberazione totale (ca, de, en, pt, tr)[traduzione automatica]
Date
Mon, 2 Mar 2026 09:05:15 +0200
"mangiare carne è qualcosa che fai al corpo di qualcun? altr? senza il
suo consenso" ---- Pattrice Jones (Fighting Cocks. Ecofeminism vs.
sexualized violence, 2011) ---- Era il 1792 quando Mary Wollstonecraft,
della quale si è parlato nella rubrica Una filosofa al mese nel numero
02/2026 di Umanità Nova, pubblicava il saggio A Vindication of the
Rights of Woman. ---- In quello stesso anno Thomas Taylor, filosofo
neoplatonico britannico dell'Università di Cambridge, usando uno
pseudonimo, pubblicava il testo satirico A Vindication of the Rights of
Brutes allo scopo di ridicolizzare la rivendicazione dei diritti delle
donne sostenuta da Wollstonecraft: per sottolineare quanto fosse assurdo
che le donne potessero rivendicare dei diritti, Taylor suggeriva, in
maniera provocatoria, di estendere tali diritti anche agli animali.
Taylor nel suo libello colloca le donne, le cui rivendicazioni suscitano
risate di scherno, nella stessa categoria degli animali, ma di fatto,
con tale reductio ad absurdum, suggerisce l'esistenza di un collegamento
tra le istanze femministe e quelle di liberazione animale.
Oggi, con buona pace di Taylor, tali rivendicazioni non suscitano più
tanta ilarità e, sul piano filosofico, le istanze etiche della
liberazione animale sono state accolte dal femminismo sin dagli anni
Sessanta. Da un punto di vista politico è infatti possibile rinvenire un
collegamento tra femminismo e animalismo, intesi come movimenti di
liberazione, che individuano nel paradigma del dominio la radice comune
dell'oppressione.
Tale collegamento è ben sottolineato dal filosofo australiano Peter
Singer che, in Liberazione Animale (1975), rende popolare il termine
specismo (coniato nel 1970 da Richard D. Ryder, psicologo britannico
che, dopo l'avvio di esperimenti sugli animali, iniziò una battaglia
contro questa pratica diventando uno dei pionieri del movimento di
liberazione animale), definendolo "una distorsione del giudizio a favore
degli interessi della propria specie e contro quelli dei membri di altre
specie". La filosofia di Singer, di stampo utilitarista, considera
moralmente giuste le azioni che tengano conto degli interessi degli
esseri che hanno la capacità di soffrire.
Lo specismo è l'ideologia diffusa, in cui tutt? noi siamo immers? e che
assorbiamo senza rendercene conto, che pone la specie umana al vertice
di una piramide e la legittima a considerare tutte le altre specie
animali come inferiori, una visione che ha radici culturali e che,
afferma Singer, viene codificata nelle antiche scritture ebraiche, dove
si legge che la specie umana avrebbe un diritto divino di dominio sulle
altre specie, e nella grecità classica con la sua visione
antropocentrica. Tali principi sarebbero poi confluiti nel
cristianesimo, attraverso il quale sono giunti al predominio in Europa
e, negli ultimi cinque secoli, fuori dai confini europei, fino ad
influenzare il resto del mondo.
La svalutazione sistematica degli animali non umani, ridotti ad oggetti
a nostra totale disposizione, ne rende possibile lo sfruttamento e
l'uccisione. Ne deriva una stretta analogia con razzismo e sessismo, in
quanto forme di discriminazione fondate sull'interesse di un gruppo a
discapito di altri e sulla perpetuazione di una gerarchia di potere.
L'antispecismo, vicino al movimento dell'ecologia profonda e
all'anarchia verde, amplia i concetti di antirazzismo e di antisessismo
includendo le altre specie animali e, superando la visione
antropocentrica, sostiene che l'appartenenza biologica alla specie umana
non possa in alcun modo giustificare la possibilità di disporre della
vita, della libertà e del corpo di un individuo appartenente ad un'altra
specie, riconosciuto come soggetto senziente e non più come risorsa o mezzo.
Tra le figure a cui Singer riconosce una straordinaria azione
pionieristica c'è il saggista ed attivista inglese Henry Salt,
antispecista ante litteram, che fu il primo, nella storia del pensiero
occidentale, a riconoscere una radice politica comune tra l'oppressione
umana e animale. Salt, a cui dobbiamo la nozione di diritti animali, si
batté per l'abolizione della pena di morte e per la riforma del sistema
carcerario, e nel 1891 fondò la Humanitarian League per opporsi sia alle
ingiustizie verso gli esseri umani che alle forme di crudeltà nei
confronti degli altri animali. Nel 1894 scrisse il saggio Animals'
Rights, Considered in Relation to Social Progress, in cui sottolineava
l'analogia tra la condizione degli animali domestici e quella degli
schiavi neri del secolo precedente: "L'emancipazione degli uomini dalla
crudeltà e dall'ingiustizia - vi si legge - porterà con sé, a tempo
debito, anche l'emancipazione degli animali. Le due riforme sono
inseparabili e nessuna delle due può essere completamente realizzata da
sola". La modernità del pensiero di Salt consiste nel superamento
dell'atteggiamento pietistico tipico dell'approccio protezionista nei
confronti delle altre specie e nell'intuizione di riunire i diritti
naturali di tutte le specie in un'unica causa da combattere.
Ai giorni nostri ritroviamo un simile approccio anche nell'opera del
filosofo giusnaturalista statunitense Tom Regan, autore del saggio I
diritti animali (1983) in cui sostiene la cessazione di tutte le
pratiche di sfruttamento, basandosi sull'assunto che ogni animale, in
quanto soggetto-di-una-vita, dotato perciò di valore intrinseco e di
interesse a vivere, sia titolare di diritti morali inalienabili.
Nel saggio Gabbie vuote. La sfida dei diritti animali (2004),
l'approccio abolizionista e il rifiuto di pratiche del cosiddetto animal
welfare sono ben sintetizzati da Regan nella frase: "Dobbiamo svuotare
le gabbie, non renderle più grandi".
A dispetto del fatto che nel corso degli anni sembra essersi sviluppata
una maggiore attenzione per il benessere animale, a tutela del quale
sono state promulgate svariate leggi, è indubbio che l'avvento del
capitalismo e dell'era industriale abbiano reso la nostra "l'epoca
peggiore per essere un animale", per usare ancora le parole di Peter
Singer, poiché lo specismo ha avuto gli strumenti per mettere in atto il
più grande sterminio della storia del pianeta: "l'allevamento di stampo
industriale non è altro che l'applicazione della tecnologia e delle
forze di mercato all'idea che gli animali siano un mezzo per i nostri fini".
Ogni anno nel mondo circa 170 miliardi di esseri senzienti (considerando
solo gli animali allevati a scopo alimentare), ciascuno con la propria
complessa unicità di individuo, pur senza che la specie umana abbia la
necessità di cibarsene, vivono imprigionati negli ingranaggi di una
gigantesca catena di montaggio e da queste somme già impressionanti sono
esclusi gli animali marini, il cui numero, difficilmente quantificabile,
pur se arrotondato per difetto, supera di gran lunga quello relativo al
massacro della fauna terrestre.
In questi numeri abnormi e nel crescente tasso di crudeltà che la
competizione di mercato porta ad esercitare sugli animali per
incrementare la produzione contenendo i costi, risiede la ragione per
cui lo storico americano e studioso dell'Olocausto Charles Patterson nel
2002 scrive Un'eterna Treblinka. Il massacro degli animali e
l'Olocausto, in cui, in seguito ad un'analisi storica indispensabile per
capire come si sia arrivati a una tragedia di tali dimensioni, dando
voce ad alcuni sopravvissuti all'Olocausto, diventati poi difensori
degli animali dopo aver compreso che la radice della violenza è la
medesima, stabilisce un innegabile paragone tra il modo in cui i nazisti
trattavano le loro vittime e il modo in cui, nella società attuale,
vengono trattati gli animali. Il titolo del libro prende spunto dagli
scritti di Isaac Bashevis Singer, e in particolare da un passo del suo
racconto L'uomo che scriveva lettere: "Nei loro confronti tutti sono
nazisti: per gli animali Treblinka dura in eterno". L'analogia stabilita
da Patterson suscitò polemiche e indignazione, ma è innegabile che la
gestione dei campi di concentramento, come descritto dalle testimonianze
dei superstiti, richiama procedure di tipo industriale tipiche dei
mattatoi, esattamente come il trattamento dei corpi degli individui,
ridotti ad oggetti in entrambi i casi.
Il tema della reificazione dei corpi degli animali, associato alla
mercificazione dei corpi delle donne, è al centro dell'opera di Carol J.
Adams, saggista e attivista statunitense, autrice di Carne da macello.
La politica sessuale della carne (1990). Il comune destino riservato
quotidianamente ai corpi femminili e animali è individuato da Adams
nelle fasi di oggettificazione, frammentazione e consumo. È il
linguaggio a favorire la normalizzazione dell'oppressione, generando una
dissociazione tra la carne presente nel piatto e il corpo dell'animale
ucciso. Per spiegare tale processo di rimozione Adams introduce il
concetto di referente assente: sostituendo all'animale che viene
consumato termini neutri come "carne", "hamburger" o "bistecca", che
disinnescano l'impatto cruento della violenza, il linguaggio evita che
si produca un'associazione diretta con il corpo dell'animale a cui quei
pezzi appartenevano. È proprio a partire dagli anni Novanta che, a
livello teorico, si sviluppa un movimento femminista intersezionale,
antispecista ed ecologista, che individua come capisaldi l'inviolabilità
dei corpi, la lotta contro ogni tipo di oppressione e contro la cultura
del dominio antropocentrico.
Per superare l'antropocentrismo occorre ripensare radicalmente al nostro
ruolo di specie all'interno della rete dei viventi e recuperare quello
che, grazie agli studi dell'antropologia moderna, sappiamo essere stato
il rapporto dell'uomo pre-civilizzato con la natura, rapporto che ancora
oggi caratterizza molte popolazioni indigene: una relazione di non
separazione, priva di gerarchie, che permette all'essere umano di
dialogare senza frontiere di specie con la comunità dei viventi di cui è
parte.
Occorre ricordare che il conflitto tra natura e cultura che noi
occidentali moderni abbiamo elevato a paradigma, non è altro che un
approccio disfunzionale alla realtà, che ci sta conducendo alla nostra
stessa fine. Dovremmo superare questo modello dicotomico, questa visione
della natura come alterità che ha colonizzato le menti di tutt? noi, ma
che, come oggi sappiamo grazie agli sviluppi che ci sono stati in ambito
scientifico (soprattutto grazie all'etologia e alle neuroscienze), è in
antitesi con la nostra stessa biologia.
Come abbiamo visto, alla base di ogni forma di oppressione c'è sempre
una separazione, l'attribuzione arbitraria di superiorità da una parte e
subalternità dall'altra, che legittima la sopraffazione, sia che si
parli di corpi umani, di corpi animali, di foreste, di sistemi
ecologici, di comunità indigene, ecc.
Se combattiamo le discriminazioni, non esiste alcuna valida ragione per
non mettere in discussione lo specismo. Se combattiamo per la libertà e
l'autodeterminazione degli individui, non esiste alcuna valida ragione
per adottare uno standard morale diverso nei confronti degli individui
che appartengono ad una specie diversa dalla nostra. Essere libertari? è
un motivo in più per rifiutare di ignorare l'orrore a cui la nostra
specie sottopone tutte le altre. Come è possibile opporsi alla violenza,
senza considerare il fatto che i nostri piatti ne sono pieni? Come è
possibile accettare di perpetuare il retaggio religioso di una gerarchia
tra le specie?Costruire recinti identitari e vivere le lotte in modo
settoriale non ha senso. È invece necessario e urgente, soprattutto alla
luce degli scenari attuali e delle sfide future, ribadire ancora una
volta la necessità di un approccio intersezionale nelle lotte, che veda
finalmente riconosciuta e affrontata la matrice comune di tutte le forme
di oppressione, senza dimenticare lo specismo, che è talmente
interiorizzato e normalizzato che spesso non solo è assente dai
dibattiti, ma non è nemmeno considerato un terreno di lotta, e che
invece va assolutamente affrontato per scardinare anche l'ultimo
baluardo di sfruttamento e di violenza sistematica e per costruire un
fronte comune sull'unico cammino possibile, quello verso la liberazione
totale.
Francesca Geloni - Gruppo Germinal Carrara
https://umanitanova.org/oltre-lo-specismo-il-cammino-verso-la-liberazione-totale/
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A - I n f o s Notiziario Fatto Dagli Anarchici
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