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(it) Italy, UCADI #203 - Ucraini pretoriani d'Europa (ca, de, en, pt, tr)[traduzione automatica]
Date
Tue, 27 Jan 2026 07:42:03 +0200
Il Consiglio dell'Unione Europea, riunitosi a Bruxelles il 18 dicembre
2025, decidendo che "L'Unione Europea coprirà le urgenti esigenze
finanziarie dell'Ucraina nel 2026-2027, stanziando 90 miliardi di euro
nei prossimi due anni attraverso un credito garantito dal bilancio
dell'Ue." ha decretato la crisi terminale del welfare e delle
prospettive economiche future dei paesi dell'Unione. Fanno eccezione
Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia, che hanno legalmente rifiutato
di partecipare al finanziamento europeo a tasso zero per gli anni
2026-2027.[1]
Ha deciso inoltre che la Russia non recupererà i suoi beni fino a quando
"non cesserà l'aggressione all'Ucraina" la quale, da parte sua,
rimborserà il credito solo dopo che la Russia avrà pagato le riparazioni
di guerra, mentre l'Unione Europea si riserva il diritto di utilizzare i
beni congelati per rimborsare questo credito.
Assumendo questa decisione i governi europei prendono scientemente in
giro i cittadini dei diversi Stati d'Europa poiché sanno bene che la
Russia sta vincendo sul campo la guerra e quindi non pagherà mai alcun
debito di guerra. Da che mondo e mondo non sono i vincitori a pagare i
danni di guerra e, di solito, anche chi perde non li paga, se non in
parte. I 90 miliardi di euro "di prestito" sono quindi a fondo perduto e
graveranno per intero sul bilancio comunitario presente e futuro,
compromettendo la capacità dei singoli Stati di continuare ad erogare il
welfare ai propri cittadini.
Sperare nel riarmo come un'occasione per rilanciare l'economia in modo
da alimentare la crescita del PIL dei singoli Stati e far quindi fronte
al debito contratto sui mercati è un'illusione, posto che gli Stati
europei - servili - si sono impegnati con l'egemone statunitense a
comprare in USA le armi sia per proseguire la guerra e sia per riarmarsi.
Sarebbe per ciò nell'interesse dei cittadini dell'Unione chiudere al più
presto il conflitto in Ucraina e ripristinare relazioni diplomatiche ed
energetiche con la Russia. Occorre farlo ora, prima che l'intesa tra USA
e Russia che sia Trump che Putin perseguono, si consolidi, a tal punto
da consentire loro di dividersi il vecchio continente in aree di influenza.
Per fare ciò è necessario ribaltare la narrazione che vuole la
partecipazione a questa guerra da parte dell'Europa motivata dalla
necessità di salvare la democrazia e la libertà che vigerebbe in
Ucraina, minacciata dall'imperialismo e dal colonialismo degli oligarchi
russi.
Ucraina e Russia sono ambedue regimi oligarchi e nemici delle libertà
individuali e collettive, ambedue animati da un nazionalismo radicale,
fondativo per ambedue le compagini statali, con la differenza che mentre
quello russo è confermativo di una storia millenaria, quello ucraino ha
bisogno di affermarsi, in quanto privo di radici storiche, è in una fase
costituente e perciò più radicale. Si aggiunga inoltre che il
nazionalismo ucraino è dichiaratamente xenofobo, etnico, linguistico,
suprematista e contrario alla libertà religiosa e all'uguaglianza sia
tra le diverse confessioni che fedeli di queste, le numerose etnie che
vivono nel paese, al punto da averle soppresse culturalmente e a livello
istituzionale.
Né per difendere l'Ucraina vale la pena di fare appello al principio di
non aggressione poiché i conflitti tra nazionalismi sfoggiano
inevitabilmente nella guerra che modifica gli ambiti della giurisdizione
statale e dei territori, esattamente come è avvenuto in occasione della
guerra in Jugoslavia nella quale l'occidente ha imposto con la forza
alla Serbia la nascita del Kosovo. Ciò detto va rilevato che il vertice
dei leader dell'Ue ha evidenziato profonde divisioni interne su come
finanziare gli aiuti all'Ucraina e si è svolto in concomitanza con
massicce proteste di agricoltori all'esterno dei palazzi del potere,
generate dalla contemporanea decisione di firmare il Trattato del
Mercosur (argomento che affronteremo sul prossimo numero). Non è un caso
che il bilancio dell'Unione Europea contenga una consistente riduzione
dei finanziamenti comunitari all'agricoltura, pur essendo questo settore
produttivo uno degli elementi fondanti e costitutivi dell'Unione.
L'attenzione rivolta al mantenimento della macchina bellica ucraina
rappresenta una comoda distrazione di risorse rispetto ai crescenti
problemi interni dell'Ue, che includono, ma non si limitano al
malcontento degli agricoltori. La stagnazione economica dell'Ue è in
gran parte autoinflitta, poiché l'Ue ha accettato la distruzione del
Nord Stream 2 e non può essere affrontata da leader politici così
lontani dalla realtà che parlano di "infliggere una sconfitta strategica
alla Russia", una potenza nucleare, tanto più quando questa sta vincendo
sul campo di battaglia. La linea fortemente sostenuta da Merz e Von der
Leyen è stata sconfitta e il Consiglio europeo ha incaricato la
Commissione di proseguire i lavori sul "prestito di riparazione" legato
ai beni russi congelati, per dare un contentino a questa componente. Va
da sé che ciò che non si fa oggi per non spaventare gli investitori non
sarà fattibile domani, tanto più se la Russia vincerà la guerra sul
campo. La decisione adottata ha spaccato il fronte dei volenterosi in
quanto è stata sostenuta dalla Francia, dall'Italia, dal Belgio e dalla
Spagna. Per far digerire la decisione alla Germania, ai baltici e ai
polacchi si è sostenuto da parte del Consiglio Ue che la soluzione
adottata costituisce un'apertura nei confronti degli Stati Uniti e del
loro tentativo di trovare un accordo di pace con la Russia.
Anche se, verosimilmente, quanto deciso lascia intatti i beni finanziari
russi, a causa dell'avvertimento dell'agenzia Fitch a Euroclear di un
possibile declassamento del suo attuale rating AA, ha come effetto di
far fallire i piani della Ue di utilizzare i capitali congelati
appartenenti alla Banca centrale russa, rendendo estremamente insicuro
il mercato europeo tanto più che le proposte di pace dei volenterosi non
fanno che prorogare il conflitto.
Le proposte dei "volenterosi"
Il finanziamento concesso è finalizzato a prolungare il conflitto per
guadagnare tempo per riarmarsi e difendersi dalla Russia, ma i
cosiddetti "volenterosi " chiedono un cessate il fuoco immediato e
sostengono le proposte dell'Ucraina di intangibilità dei confini;
chiedono alla Russia le riparazioni di guerra; sostengono la richiesta
dell'Ucraina di disporre a guerra finita di un esercito di 800.000
uomini, e che una forza di interposizione che comprenda anche Paesi
occidentali venga dispiegata nel paese come contropartita alla rinuncia
formale dell'Ucraina all'ingresso nella NATO; acconsentono all'ingresso
nell'UE all'Ucraina, bypassando le procedure comunitarie per l'adesione
che richiedono l'unanime accettazione di tutti gli attuali membri.
L'inaccettabilità da parte russa di tali richieste è del tutto evidente
e non porterebbe alla fine della guerra. La decisione assunta e le
richieste sostenute rendono impossibile la soluzione del conflitto che
non può che venire dal campo di battaglia.
Papaveri e papere che vorrebbero vincere la guerra (Sic!)
Infatti la rinuncia della Russia ai territori rivendicati dovrebbe
tradursi nella restituzione da parte di Putin dei territori conquistati,
mentre la presenza di truppe dei paesi occidentali, alleati
dell'Ucraina, rappresenterebbe la sua sconfitta sul piano strategico e
vedrebbe confermata la persistenza della minaccia occidentale ai suoi
confini, svuotando di ogni valore la rinuncia dichiarata all'ingresso
dell'Ucraina nella NATO. La Russia è consapevole che la richiesta del
cessate il fuoco immediato avrebbe il solo fine di consentire
all'Ucraina di riorganizzarsi e riarmarsi, tentando di superare le
attuali difficoltà, mentre sa bene che l'ingresso nell'Ue costituirebbe
solo un aggravio economico per i suoi avversari che dovrebbero
accollarsi il costo della ricostruzione del paese, costo che vorrebbero
caricare alla Russia.
Le loro proposte boicottano di fatto le trattative di pace e questo
mentre sul campo di battaglia la Russia è all'attacco su tutti i fronti.
Ucraini ed europei minimizzano i successi militari sul campo di
battaglia dei russi, mettendo in risalto la supposta lentezza della loro
avanzata, anche se non si capisce quale sia il metro di paragone per
formulare una tale valutazione. Questo mentre sul campo di battaglia i
russi hanno iniziato la loro campagna d'inverno, durante la quale
continueranno ad avanzare, smantellando uno a uno gli ultimi caposaldi
di difesa del Donbass, Kramatosk e Slovianx, ed estendendo l'occupazione
del territorio alla presa dell'intero oblast di Zaporizzja e a quello di
Dinipropetrvk, nonché a quello di Karkiv, aggiungendo altri due oblast
alle terre rivendicate. Tutto questo senza contare che un non
impossibile tracollo dell'esercito ucraino sul campo di battaglia può
consentire a Putin di estendere le sue rivendicazioni all'oblast di
Odessa, togliendolo l'accesso al mare al paese, come da lui dichiarato.
Le future dimensioni dell'esercito ucraino
Rimane da spiegare perché ucraini e volenterosi convergano nel
richiedere che l'esercito ucraino, a conflitto terminato, abbia la
consistenza di 800.000 uomini, divenendo il più numeroso esercito
d'Europa e il maggiore anche per armamento e professionalità. Per
comprenderlo basti considerare che una macchina bellica così
sovradimensionata avrebbe bisogno di notevoli risorse economiche per
essere mantenuta in attività. Si dirà che queste sarebbero fornite
dall'Unione europea, ma questa scelta farebbe degli ucraini i pretoriani
d'Europa, impegnati a combattere le guerre per l'intera Ue, stante la
scarsa volontà e attitudine dei cittadini dei paesi che ne fanno
attualmente parte, il calo demografico, la loro età avanzata e con
giovani e meno giovani indisponibili a trasformarsi in guerrieri. Un
tale esercito sarebbe molto utile anche e soprattutto per controllare le
popolazioni inermi degli altri paesi che avessero intenzione di
ribellarsi a chi li governa, soddisfacendo le necessità dei governi
sovranisti e dei loro epigoni.
[1]Dall'inizio del conflitto, l'UE e il G7 hanno congelato circa la metà
delle riserve della Russia all'estero, con oltre 200 miliardi di euro
detenuti nei conti di Euroclear in Belgio. L'UE, avendo esaurito le
risorse disponibili per finanziare la guerra ucraina, ha fatto
inutilmente pressione sul Belgio per autorizzare l'uso dei fondi russi
congelati. Nel frattempo, la Banca Centrale russa ha intentato una causa
contro Euroclear per oltre 18 trilioni di rubli, sostenendo di aver
subito danni dalle restrizioni alla gestione dei propri asset.
Gianni Cimbalo
https://www.ucadi.org/2025/12/23/ucraini-pretoriani-deuropa/
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