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(it) Italy, FdCA, IL CANTIERE #39 - «Nisi nadlezan»: come il movimento studentesco detta il cambiamento politico in Serbia (2024/2025) Katarina Beshirevic (*) - Introduzione (ca, de, en, fr, pt, tr)[traduzione automatica]
Date
Sun, 28 Dec 2025 08:30:12 +0200
Nel novembre 2024 in Serbia è esploso quello che può essere
considerato il più grande movimento studentesco in Europa dagli anni
Sessanta. La scintilla è stata un evento tragico - il crollo della
copertura di una stazione ferroviaria a Novi Sad - che ha trasformato la
rabbia per la corruzione e l'inefficienza del governo in un'ondata di
mobilitazione collettiva. ---- Da allora gli studenti hanno occupato
facoltà e università in tutto il paese, sospendendo le lezioni e
trasformando le aule in spazi di assemblea permanente. Le proteste si
sono rapidamente diffuse in oltre 250 città, paesi e villaggi, dando
vita a un movimento che ha rimesso al centro del dibattito pubblico il
tema dello stato di diritto, del funzionamento delle istituzioni e della
democratizzazione della società serba.
Lo slogan scelto, «Nisi nadlezan» ("Non è di tua competenza"), è
diventato un simbolo della protesta: una critica diretta al presidente
Aleksandar Vucic, accusato di oltrepassare i limiti costituzionali del
suo mandato.
Questo articolo mette a confronto il movimento studentesco del
2024/2025 con quelli precedenti in Serbia - le proteste del 1968 e
quelle del 1996/1997 - per capire in che modo le mobilitazioni degli
studenti possano effettivamente "dettare" il cambiamento politico.
Lo slogan «Nisi nadlezan» e le origini del movimento
Il motto che dà il titolo al movimento, «Nisi nadlezan» - che in
serbo significa letteralmente «Non è di tua competenza» - è stato
adottato fin dai primi giorni delle proteste. Con questa frase, gli
studenti hanno voluto mandare un messaggio chiaro: il presidente
Aleksandar Vucic deve rispettare i limiti del suo ruolo costituzionale e
smettere di interferire direttamente nel funzionamento delle istituzioni.
L'esplosione del movimento non è avvenuta nel vuoto. Da anni la
società serba era segnata da corruzione sistemica, scarsa trasparenza e
un progressivo accentramento del potere politico. Tuttavia, a innescare
l'indignazione collettiva è stato un episodio tragico e simbolico: il
crollo della copertura della stazione ferroviaria di Novi Sad, il 1°
novembre 2024, che ha causato numerose vittime. L'incidente ha fatto
emergere non solo la negligenza delle autorità, ma anche le profonde
responsabilità politiche legate alla gestione delle opere pubbliche.
A partire da quell'evento, gli studenti hanno trasformato il dolore
e la rabbia in organizzazione. Le prime assemblee si sono svolte
all'interno delle facoltà occupate, dove si è deciso di estendere la
protesta a livello nazionale. In poche settimane, più di 250 località -
dai grandi centri urbani ai piccoli villaggi - sono state attraversate
da cortei, manifestazioni e iniziative di solidarietà.
La forza del movimento sta anche nella sua capacità di comunicare
in maniera semplice e diretta. «Nisi nadlezan» non è solo uno slogan: è
una sintesi della frattura tra cittadini e potere, e un modo per
affermare che la politica non può appropriarsi di ogni ambito della vita
pubblica.
Organizzazione e strategie
del movimento
Fin dai primi giorni, il movimento studentesco si è distinto per la
sua struttura orizzontale e per il rifiuto di ogni forma di leadership
centralizzata. Le decisioni principali vengono prese nei plenum,
assemblee aperte in cui tutti i partecipanti hanno diritto di parola e
di voto.
Per rendere più efficiente il lavoro quotidiano, sono stati creati
diversi gruppi di lavoro: comunicazione, logistica, sicurezza, rapporti
con i media, raccolta fondi. In questo modo il movimento riesce a
coordinarsi senza rinunciare al principio di orizzontalità.
Un'altra caratteristica importante è la rotazione dei portavoce:
ogni giorno un volto diverso si presenta ai giornalisti, in modo che non
possa emergere un leader unico da colpire con la repressione o la
diffamazione. Questa scelta ha rafforzato l'idea che non si tratta di un
movimento guidato da singole personalità, ma da una collettività
determinata.
Sul piano finanziario, le iniziative vengono sostenute attraverso
donazioni spontanee e campagne online, che hanno permesso di mantenere
indipendenza dalle forze politiche e dai partiti.
Grazie a questa organizzazione, le occupazioni universitarie hanno
resistito per settimane, trasformando le facoltà in spazi politici
aperti, luoghi di dibattito e di autoformazione. La scelta di un modello
orizzontale e inclusivo ha reso difficile per il governo isolare i
leader, frammentare il movimento o reprimerlo con arresti mirati.
Rivendicazioni e primi risultati
Il movimento ha formulato fin dall'inizio una serie di richieste
concrete, volte a colpire sia le responsabilità immediate della tragedia
di Novi Sad sia i nodi strutturali della politica serba.
Tra le principali rivendicazioni:
* la pubblicazione di tutti i documenti legati alla ricostruzione e
alla manutenzione della stazione ferroviaria crollata;
* l'individuazione e la punizione dei responsabili diretti, sia tra
i costruttori che tra i funzionari pubblici;
* le dimissioni dei ministri e dirigenti coinvolti, con assunzione
di responsabilità politica;
* l'aumento del bilancio destinato all'istruzione superiore e alla
ricerca;
* una maggiore trasparenza delle istituzioni e il rispetto rigoroso
dei limiti costituzionali da parte del Presidente.
Le mobilitazioni hanno prodotto anche risultati concreti: sotto la
pressione delle proteste, il primo ministro Milosh Vucevic e alcuni
membri del governo hanno rassegnato le dimissioni. È stata inoltre
avviata un'inchiesta parlamentare sugli appalti relativi alle
infrastrutture ferroviarie.
Va sottolineato, tuttavia, che il movimento non ha chiesto
esplicitamente la rimozione del Presidente Vucic. Piuttosto, gli
studenti insistono sul fatto che egli rispetti i limiti costituzionali
del proprio ruolo e non concentri su di sé poteri che non gli competono.
I precedenti storici: 1968 e 1996/1997
Per comprendere meglio il significato del movimento del 2024/2025,
l'autrice lo mette a confronto con due momenti cruciali della storia
serba recente: le proteste studentesche del 1968 e quelle del 1996/1997.
Nel 1968, in piena Jugoslavia socialista, gli studenti occuparono le
facoltà e scesero in piazza contro la riforma economica che accentuava
le disuguaglianze sociali e contro la burocrazia del sistema. Pur
represse con la forza, quelle manifestazioni aprirono uno spazio di
critica che segnò un'intera generazione.
Tra il 1996 e il 1997, invece, i giovani furono protagonisti delle
mobilitazioni contro il governo di Slobodan Miloshevic, che aveva
rifiutato di riconoscere i risultati delle elezioni municipali vinte
dalle opposizioni. Per mesi, Belgrado e altre città furono attraversate
da cortei e occupazioni: alla fine, il regime fu costretto a riconoscere
la vittoria dell'opposizione in diversi comuni, segnando una prima
incrinatura nell'autoritarismo di Miloshevic.
Rispetto a questi precedenti, il movimento attuale si colloca in un
contesto diverso: la Serbia di oggi non è più né un paese socialista né
una dittatura aperta, ma una democrazia formale caratterizzata da un
forte accentramento del potere, da un controllo dei media e da una
corruzione diffusa.
La continuità con il passato si vede nella capacità degli studenti
di trasformare l'università in un luogo politico e di dare voce a un
malcontento sociale più ampio. Ma ci sono anche differenze
significative: oggi la protesta deve affrontare una società molto più
frammentata e una classe politica che ha imparato a neutralizzare il
dissenso con promesse parziali o riforme cosmetiche.
Limiti, sfide e prospettive
Il movimento studentesco del 2024/2025 ha già ottenuto risultati
tangibili, ma si trova davanti a sfide decisive.
La scelta di un'organizzazione orizzontale e senza leader è al
tempo stesso un punto di forza e una vulnerabilità. Da un lato rende
difficile per il governo colpire con arresti mirati o delegittimare un
leader carismatico; dall'altro può ostacolare la capacità di elaborare
una strategia politica a lungo termine.
Un rischio concreto è che le autorità ricorrano a riforme
cosmetiche, con dimissioni simboliche e inchieste parziali, senza
intaccare davvero le strutture di potere e corruzione. Anche il
controllo esercitato dal governo sui media rappresenta un ostacolo: il
racconto ufficiale cerca spesso di presentare le proteste come
disordinate o manipolate dall'opposizione, riducendone la legittimità.
Eppure, nonostante questi limiti, il movimento ha già dimostrato
che la società civile in Serbia è in grado di dettare l'agenda politica,
costringendo il potere a rispondere a richieste che altrimenti sarebbero
state ignorate. La lezione principale è che gli studenti, organizzati in
forma collettiva e solidale, possono diventare un attore politico capace
di incidere sulla vita pubblica, proprio come era accaduto in passato.
Il futuro del movimento resta aperto. Molto dipenderà dalla sua
capacità di mantenere la partecipazione viva, di stringere alleanze con
altri settori sociali e di trasformare l'energia della piazza in
cambiamenti istituzionali duraturi.
*Nota sull'autrice
Katarina Beshirevic insegna e fa ricerca alla Facoltà di Filosofia di
Belgrado. Segue da vicino i movimenti sociali e le lotte giovanili nei
Balcani, con particolare attenzione ai processi di democratizzazione dal
basso.
Fonte
Traduzione dall'articolo di Katarina Beshirevic, «"Nisi nadlezan": How a
Student Movement Dictates Political Change in Serbia (2024/2025)»,
Contemporary Southeastern Europe, vol. 12, n. 1, 2025, pp. 30-38. DOI:
10.25364/02.12:2025.1.3.
Nella traduzione abbiamo omesso le note dell'autrice.
https://alternativalibertaria.fdca.it/
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