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(it) Italy, FdCA, IL CANTIERE #39 - Tra riformismo e neostalinismo per un fronte alternativo - Ignazio Leone (ca, de, en, fr, pt, tr)[traduzione automatica]
Date
Sat, 20 Dec 2025 08:49:32 +0200
Xi che veste Mao, l'ex KGB Putin e l'Emanuele Filiberto di Corea,
ultimo erede della dinastia Kim: questo il simpatico terzetto
protagonista del duplice evento svoltosi in Cina ai primi settembre e
che ha visto anche la partecipazione di illustri ospiti internazionali,
tra cui alcuni dei nostri orgogli italici come il redivivo Massimo
D'Alema. Ma riavvolgiamo il nastro e cerchiamo di capire quale è il
sottile filo rosso (mai modo di dire fu cromaticamente meno adatto ai
personaggi in questione) che lega il sopraccitato terzetto all'ex
baffuto premier, protagonista di una tra le più selvagge stagioni di
privatizzazioni del patrimonio pubblico italiano.
Lo scorso 31 agosto ha preso il via ufficialmente il 25° vertice
dell'Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai (SCO), che riunisce
10 paesi (Cina, Russia, India, Pakistan, Iran, Bielorussia, Kazakistan,
Kirghizistan, Tagikistan e Uzbekistan). Il vertice, tenutosi a Shangai,
ha avuto una grande eco, in quanto costituisce un ulteriore sforzo del
governo cinese volto alla costruzione di un nuovo ordine mondiale che
metta definitivamente in soffitta l'ormai fragile equilibrio a guida USA.
Al vertice SCO è seguita poi la parata militare a Pechino per
celebrare gli 80 anni dalla vittoria della Repubblica Popolare Cinese
contro il Giappone.
Fin qui i fatti nudi e crudi, di per sé importanti, ma che non
dovrebbero stupire: si tratta del tentativo della Cina di creare un
nuovo ordine mondiale che meglio si confà alle sue necessità di potenza
imperialista.
Ciò che invece lascia molto perplessi, ma solo di primo acchito,
sono i commenti di parte della sinistra italiana, sia quella cosiddetta
riformista (e qui entra in gioco D'Alema), sia quella che si considera
alternativa al capitalismo.
D'Alema spera e confida che da Pechino "venga un messaggio per la
pace e per la cooperazione e per il ritorno ad uno spirito di amicizia
tra tutti i popoli e per porre fine alle guerre che purtroppo
insanguinano, in modo così tragico, diversi Paesi del mondo». Le sue
parole trovano un sostegno nel segretario di Rifondazione Comunista
Maurizio Acerbo, che dal suo profilo X dichiara che D'Alema "non si è
allineato con la nuova guerra fredda con la Cina che gli USA ci vogliono
imporre".
Si spinge invece ben oltre il sito OttolinaTV, arrivando a fare
affermazioni dal mio punto di vista abbastanza singolari: nella rubrica
"Non chiamatelo Tg" del 3 settembre 2025 si afferma che (vale la pena
riportare tutto il passaggio) "il significato della più grande parata
militare mai organizzata nella sua storia[ndr della Cina]- e, a maggior
ragione, dopo lo straordinario successo del vertice SCO, dove le potenze
del mondo multipolare hanno dato una prova di unità mai vista prima - è
evidente: per la prima volta dopo secoli, le forze imperialiste non sono
le più potenti forze del pianeta; il Paese più tecnologicamente,
industrialmente e militarmente avanzato al mondo sta dalla parte di
tutti quei popoli che hanno dovuto subire secoli di stragi, ingiustizie
e colonizzazioni da parte di chi aveva dominato i rapporti
internazionali in virtù delle sue capacità di dominio e violenza. Per la
prima volta dopo secoli, il primato della forza è nelle mani di chi non
è interessato ad imporre con la rapina e con la guerra il proprio
dominio a Stati canaglia, ma è anzi pronto a sostenere con
responsabilità e determinazione la nascita di nuovo ordine mondiale e di
una nuova governance che garantisca veramente (e non a parole) pace e
sviluppo: uguaglianza sovrana tra i popoli, solidarietà, redistribuzione
internazionale delle risorse, un diritto internazionale veramente
democratico che garantisca diritti universali per i popoli, sicurezza e
benessere della persona umana come fine ultimo della politica; non
dobbiamo certo stupirci se i fascisti del terzo millennio sono nel
panico, ma si dovranno rassegnare. Per la prima volta nella storia, la
civiltà di gran lunga più forte, organizzata ed efficiente, è
socialista; un pessimo giorno per i Molinari e i Rampini di tutto il
mondo, un grande giorno per l'umanità".
Al contrario di D'Alema, OttolinaTV ha il pregio di abbassare la
maschera e dire chiaramente che c'è una parte della sinistra per cui la
Cina è un modello alternativo al capitalismo e non in marcia verso il
socialismo, perché semplicemente...è già socialista.
A onor del vero bisogna dire che da anni personaggi del calibro di
Romano Prodi o Pino Arlacchi, ex europarlamentare del PD, non mancano di
spendere parole di elogio per la Cina.
Non è il proposito di questo articolo analizzare nel dettaglio la
Cina e le sue contraddizioni, ciò su cui si vuole focalizzare
l'attenzione è il consolidarsi di un'inedita alleanza, quantomeno
ideale, tra settori riformisti, con legami passati e/o presenti con il
PD, e settori riconducibili a una sinistra radicale che non ha mai
reciso il cordone ombelicale con lo stalinismo e non riesce proprio a
immaginarsi un'alternativa al capitalismo che non sia il fallimentare
socialismo autoritario e statalista (fallimentare nel raggiungere
libertà e uguaglianza per tutti gli esseri umani su questo pianeta,
perché invece il socialismo in salsa cinese sta dimostrando, rispetto ai
regimi liberaldemocratici, una maggiore efficacia nello sfruttamento
della forza-lavoro e nell'estrazione di plusvalore).
Accanto a questo polo non manca poi naturalmente chi da sempre
sostiene, anche sinceramente, ipotesi socialdemocratiche e
neokeynesiane, di cui crediamo che sia più che legittimo dubitare: i
fallimenti inanellati anche in tempi piuttosto recenti (Syriza docet)
sono la dimostrazione plastica dell'impossibilità, anche da un punto di
vista meramente tecnico, di implementare politiche di questo tipo in un
ciclo economico non espansivo come quello in cui siamo invischiati da
decenni, a meno di "forzare" lo status quo e rompere con la
concertazione, con tutte le conseguenze del caso.
Di fronte a questo desolante panorama politico un progetto
libertario avrebbe le praterie davanti a sé, al momento invase da loschi
figuri che pascolano ruminando paure e odio sociale, pronti a
rispolverare le armi come mezzo per superare l'ormai pluridecennale
crisi economica, nonché a utilizzare i migranti come capro espiatorio di
qualsiasi problema.
La domanda è sempre la stessa: che fare?
Sicuramente non si può continuare a fare quello che si è fatto fino
ad oggi: il progetto libertario è sempre più minoritario infatti, e a
breve potrebbe non riuscire ad assolvere neanche alla funzione di mera
testimonianza.
"Di paradisi comunisti se ne parlerà fra qualche secolo" diceva il
nostro compagno Camillo Berneri in un suo scritto dal titolo "Per un
programma d'azione comunalista", "ora è roba da far ridere e far pietà
insieme[...]La politica è calcolo e creazione di forze realizzanti
un'approssimarsi della realtà al sistema ideale, mediante formule di
agitazione, di polarizzazione e di sistemazione, atte ad essere
agitanti, polarizzanti e sistematizzanti in un dato momento sociale e
politico". Un anarchismo attualista era il sogno di Berneri: ed è
proprio quello che servirebbe oggi, per garantire la sopravvivenza non
solo al movimento anarchico, ma alla prospettiva stessa di una società
veramente alternativa all'attuale, che sia in grado di ispirare e
svegliare dal torpore o dall'indifferenza la maggioranza della
popolazione che vive del proprio lavoro.
Per fare ciò è necessario elaborare un programma minimo, fondato su
proposte unificanti e concrete, sostenuto da un fronte ampio o
un'alleanza politico-sociale che abbia poche ma nette discriminanti quali:
* Internazionalismo: non esistono borghesie e imperialismi buoni (o
"meno peggio") con cui schierarsi;
* Anticapitalismo: il rifiuto di ogni forma di sfruttamento, sia
quello del mercato neoliberista che quello del "socialismo di Stato",
con la prospettiva di una società autogestita e federale, in cui
lavoratori e comunità decidono direttamente su produzione e risorse,
senza padroni né burocrazie. Al superamento complessivo del sistema
capitalistico è necessario saper coniugare le lotte quotidiane (salari,
welfare, diritti sociali) per miglioramenti concreti e immediati;
* Creazione di un nuovo immaginario alternativo, capace di indicare
la possibilità concreta di società diverse, fondate su solidarietà,
autogoverno e giustizia sociale: si può partire per esempio dalla
valorizzazione di quelle esperienze che tutt'oggi, tra mille difficoltà,
cercano di portare avanti progetti politico-sociali fondati su
democrazia dal basso e autogestione comunitaria, protagonismo delle
donne ed ecologia sociale (Rojava e Chiapas zapatista).
Solo a titolo esemplificativo, un programma minimo potrebbe riguardare:
* aumenti generalizzati dei salari: campagna per l'introduzione del
salario minimo e/o reintroduzione della scala mobile;
* abbattimento delle imposte indirette (IVA, accise), cioè di
quelle tasse che colpiscono in modo regressivo i ceti popolari;
* reintroduzione degli scaglioni IRPEF ante anni '80, in moda da
alleggerire il carico fiscale dei redditi medio-bassi e reintrodurre
veramente il principio di progressività fiscale;
* tassazione dei grandi patrimoni per rifinanziare scuola, sanità e
transizione ecologica;
* abolizione delle leggi sull'immigrazione vigenti,
regolarizzazione dei/delle migranti in modo che possano rivendicare i
propri diritti e non siano costantemente ricattabili;
* stop alle spese militari, uscita dalla NATO e risoluzione di
tutti i contratti e accordi militari con Israele.
Non possiamo più permetterci di arrivare divisi e dispersi in mille
parrocchie in un momento storico così delicato: un'ipotesi di fronte
unico rivoluzionario o alleanza del 99% è indispensabile.
Chi avrà il coraggio politico di fare il primo passo verso ciò?
https://alternativalibertaria.fdca.it/
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