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(it) Italy, FAI, Umanita Nova #32-25 - Frontiere che uccidono. Respingimenti illegali nei porti (ca, de, en, pt, tr)[traduzione automatica]
Date
Sat, 20 Dec 2025 08:48:48 +0200
Due giovani sono morti lo scorso 30 ottobre nelle acque del porto di
Livorno intorno alle 13:30 risucchiati dalle eliche delle navi in
manovra. Trovati dalla Polizia Marittima nascosti all'interno di un
container scaricato dalla nave ro-ro Stena Shipper, battente bandiera
danese, della compagnia svedese Stena Line - ma in affitto alla
compagnia statale tunisina CoTuNav - proveniente da Radès, Tunisia, i
due sarebbero stati reimbarcati sulla stessa nave, affidati alla
custodia del comandante, per essere rimpatriati. Chiusi in una cabina a
bordo, sarebbero riusciti a liberarsi e si sarebbero gettati in mare per
evitare il rimpatrio. Questa la versione ufficiale dei fatti riportata
dalla stampa. Una ricostruzione del tutto opaca, che non chiarisce cosa
sia successo in due passaggi chiave. Innanzitutto cosa sia accaduto
quando i due giovani si trovavano già a terra, in porto, una volta
individuati dalle autorità. In secondo luogo con quali modalità sia
avvenuta la consegna di queste due persone al comandante della Stena
Shipper, e cosa sia effettivamente successo a bordo della nave.
Se anche prendessimo per buona questa versione, rimarrebbero ancora
molte domande senza risposta. È stato garantito l'accesso alla richiesta
d'asilo? Le due persone sono state visitate da un medico o è stato
verificato il loro stato di salute? Sono state identificate dalle
autorità? Sono state informate dei propri diritti in una lingua per loro
comprensibile? Con quale procedura e con quali metodi sono state
affidate alla custodia del comandante della nave? A bordo della nave,
battente bandiera di un paese UE, le persone sono state informate dei
propri diritti, compreso l'accesso all'asilo? In che modo a bordo è
stata disposta la custodia dei due giovani e con quali precauzioni?
Questi interrogativi sulle precise responsabilità delle autorità
coinvolte nella vicenda devono avere una risposta.
Tale opacità lascia pensare che il respingimento avvenuto nel porto di
Livorno sia avvenuto in modo illegale, anche sulla base delle stesse
leggi dell'UE. Va considerato che per casi simili di respingimento
immediato nei porti, l'Italia è stata già condannata per non aver
garantito l'accesso al diritto all'asilo. Fra i casi più emblematici
quello dei respingimenti immediati attuati tra gennaio 2008 e febbraio
2009 nei porti di Ancona e Venezia nei confronti di cittadini afghani,
sudanesi ed eritrei che si erano imbarcati clandestinamente nel porto di
Patrasso, in Grecia. Riguardo a questi casi, con la sentenza "Sharifi e
altri contro Italia e Grecia" del 21 ottobre 2014, la Corte Europea dei
Diritti dell'Uomo riconosceva che l'Italia aveva eseguito espulsioni
senza effettuare la valutazione individuale e senza aver garantito
l'accesso alla procedura di asilo.
Con un presidio e una conferenza stampa di fronte al Varco Zara, venerdì
7 novembre diverse realtà sindacali, politiche e sociali hanno
denunciato la situazione chiedendo verità e giustizia per i due giovani.
Un impegno che deve continuare per porre le autorità di fronte alle
proprie responsabilità.
Altri articoli apparsi sulla stampa locale fanno capire come il fatto
non possa essere considerato una fatalità, o il risultato di dinamiche
imprevedibili sorte in un episodio eccezionale. Stando ai dati
pubblicati dal Tirreno, nel porto di Livorno vi sono in media 20
respingimenti l'anno. Certo, sono pochi, ma abbastanza da costituire la
media locale di un fenomeno complessivo. Tanto che, sempre secondo il
quotidiano locale, sarebbero stati presi nel tempo precisi
provvedimenti. Da due anni infatti sarebbero state rinforzate le
barriere fisiche, con lo scopo di renderle più difficili da
oltrepassare, poste a chiusura della banchina presso la quale negli
ultimi anni sono state destinate le navi provenienti dal Nordafrica.
Alcune di queste navi, 60 da inizio anno, arrivano dalla Tunisia, in
particolare da Tunisi e Radès, tra queste diversi trasporti della
compagnia CoTuNav. Il Tirreno arriva addirittura a parlare di tratta,
pur senza davvero chiarire con quale significato sia impiegato questo
termine. Qualunque valutazione si voglia trarre da queste notizie, è
chiaro che non possono essere considerati fatti imprevedibili, dal
momento che ci sono già stati provvedimenti che hanno investito anche le
attività portuali. È da evidenziare anzi, che a fronte di tale
situazione pubblicamente riconosciuta, manca del tutto al porto di
Livorno un presidio di accoglienza fatto da mediatori e interpreti, come
invece avviene in altri porti.
Altre questioni sono state sollevate dal sindacato Usb, che ha
denunciato come il transito delle navi all'interno del porto non sia
stato interrotto durante le operazioni di ricerca dei due giovani.
Inizialmente infatti almeno uno era dato per disperso, dal momento che,
secondo alcune testimonianze, mentre uno dei giovani era stato visto
sparire tra i gorghi prodotti dalle eliche della nave ECO Napoli della
compagnia Grimaldi, l'altro sarebbe stato visto allontanarsi a nuoto. I
corpi sono stati trovati solo nei giorni successivi. Al contempo i
legali di Asgi (Associazione Studi Giuridici sull'Immigrazione) che
stanno seguendo il caso, sono impegnati anche nel garantire i diritti
dei due giovani dopo la morte, innanzitutto perché possano avere un nome
e perché possano essere informati eventuali familiari. Ciò risulta
particolarmente difficile in questo caso, perché qualsiasi
riconoscimento può purtroppo essere svolto solo attraverso l'esame del
DNA. Per questo un cittadino tunisino, che potrebbe essere lo zio di uno
dei due giovani è arrivato in città per gli esami di riconoscimento.
La morte terribile di due giovani ci piomba nella realtà del porto di
Livorno. Dietro al mito delle leggi livornine e dietro la retorica
istituzionale sull'accoglienza, anche qui si muore cercando di entrare
in Europa. Anche qui ci sono i pushback - anche se li chiamiamo
respingimenti - anche qui si impone con violenza la politica di
frontiera italiana ed europea. Anche qui ci sono gli agenti di Frontex,
arrivati in conseguenza della persecutoria politica dei porti lontani
con cui il governo ha imposto alle navi di ricerca e soccorso delle Ong
di affrontare ulteriori giorni di viaggio, giorni in più di tribolazione
per naufraghi stremati, per raggiungere porti di sbarco migliaia di
chilometri a nord dai luoghi di salvataggio, spedendole addirittura fin
qua. Anche Livorno è una frontiera della Fortezza Europa, e di fronte
alla negazione delle libertà e dei diritti, di fronte alla strage che
continua, bisogna scegliere da che parte stare.
Dario Antonelli
https://umanitanova.org/frontiere-che-uccidono-respingimenti-illegali-nei-porti/
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(it) UK, ACG: Le loro guerre, i nostri morti! Riflessioni anarchiche sull'antimilitarismo dopo l'invasione dell'Ucraina. A cura di Alex Alder e Bill Beech. (ca, de, en, fr, pt, tr)[traduzione automatica]
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